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SpaceEconomy 11 Settembre, 2019 @ 2:13

Space Economy debutta su BFC: tutto sul business del futuro senza confini

di Forbes.it

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FORBES - SPACE ECONOMY
Emilio Cozzi conduce FORBES – SPACE ECONOMY

Debutta su BFC martedì 17 settembre alle 21 Forbes – SPACE ECONOMY, la nuova trasmissione di approfondimento di BFC dedicata allo spazio e al futuro di un business senza confini come la space economy.

Forbes – SPACE ECONOMY è in onda su BFC in prima visione ogni martedì alle 21, visibile al numero 511 del telecomando Sky, sul canale 61 di Tivùsat e online su Bfcvideo.com, quindi in replica più volte durante la settimana.

A condurre in studio Emilio Cozzi, che accompagnerà i telespettatori alla scoperta del sistema solare, dell’economia, della ricerca scientifica e della tecnologia connesse allo spazio.

Forbes – SPACE ECONOMY ha una durata di 28 minuti ed è una produzione esclusiva di Blue Financial Communication – the Media & Digital Company, realizzata in studio e con contributi in esterna.

Nella prima puntata una panoramica sulla space economy e un approfondimento sul Flyeye, il telescopio europeo realizzato in collaborazione fra OHB, l’Agenzia spaziale italiana e l’Agenzia spaziale europea, un’intervista a Tito Stagno, “la voce della luna”, e uno speciale da Baikonur sulla missione “Beyond” dell’astronauta Esa, Luca Parmitano.

SpaceEconomy 31 Agosto, 2019 @ 11:01

Officina Stellare: i telescopi della Nasa “made in Vicenza”

di Emilio Cozzi

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Alcuni telescopi prodotti da Officina Stellare
Alcuni telescopi prodotti da Officina Stellare
(© Giovanni Antico)

Articolo tratto dal numero di agosto di Forbes

Guardare il cielo è una seduzione antica quanto l’uomo. A meno che non siate Officina Stellare, Pmi vicentina quotata in Borsa  – col botto – lo scorso 26 giugno; in questo caso gli orizzonti scrutati sarebbero anche economici. “Credo che la nostra filosofia, sintesi di ricerca e necessità di fare business, abbia convinto gli investitori, capaci di vedere le opportunità di un’azienda ad alta tecnologia in un settore esplosivo come la new space economy”.

Giovanni Dal Lago, ceo di Officina Stellare
Giovanni Dal Lago, ceo di Officina Stellare (Courtesy: Officina Stellare)

Se lo spiega così, Giovanni Dal Lago, amministratore delegato della società, il debutto sul mercato Aim di Officina Stellare: il prezzo di chiusura del titolo è stato di 9,26 euro (un aumento del 54,33% del prezzo di offerta di 6 euro), per una capitalizzazione post Ipo di circa 33 milioni. Parafrasando l’attività aziendale, è stato uno sguardo fra le stelle. Fondata a Sarcedo, sopra Vicenza, dal presidente Riccardo Gianni, da Gino Bucciol (chief business development officer) e da Dal Lago – compagine cui si è aggiunto nel 2012 il socio e consigliere Fabio Rubeo – Officina Stellare è infatti specializzata nella progettazione e nella produzione di telescopi e strumentazione ottica e aerospaziale di fascia alta, sia ground-based (per osservazioni dalla Terra) che space-based (dallo spazio), per finalità scientifiche, di ricerca o legate alla difesa. Ha una quarantina di dipendenti, “fra ingegneri aerospaziali, meccanici e dei materiali, fisici e astronomi”, e conta di raddoppiarne il numero in un paio d’anni. “Tutto è partito nel 2009”, continua Dal Lago, “dall’esperienza in campo astronomico di tre appassionati. Da allora Officina Stellare si è spostata dalla realizzazione di telescopi di elevate prestazioni ma non professionali alla produzione di attrezzature per istituti di ricerca, spaziali e università”. Detto altrimenti, l’azienda è una delle poche al mondo a controllare l’intera filiera verticale. Non è un caso che fra i suoi clienti spicchino agenzie come la Nasa e l’Istituto coreano di ricerca aerospaziale (il Kasi), realtà accademiche come il Mit e la Princeton University, o la United States Air Force Academy, Airbus, l’Aeronautica italiana e aziende del gruppo Leonardo.

Il management di Officine Stellari il giorno dell'Ipo in Borsa Italiana
Il management di Officina Stellare il giorno dell’Ipo in Borsa Italiana (Courtesy: Officina Stellare)

Nel settore definito tradizionale, Officina Stellare costruisce strumenti per l’osservazione del Sole e dei pianeti extra solari, oltre a sistemi di difesa anti drone. Nella cosiddetta new space economy, la sua attività spazia dall’osservazione della Terra al monitoraggio degli space debris, la “spazzatura spaziale”, e dei satelliti attivi.

Proprio questi ultimi ambiti, secondo Dal Lago, saranno fra i più proficui nei prossimi anni. “È un mercato in radicale cambiamento: da una parte è stimolato dall’esigenza globale di accedere allo spazio per tutte quelle applicazioni che hanno bisogno di comunicazione, si pensi all’Iot (Internet delle cose ndr). Dall’altra registra una contestuale riduzione dei costi, dovuta a nuovi player privati. Diventa allora necessario avere un’infrastruttura che consenta di monitorare gli oggetti in orbita. A oggi esistono data base incompleti e non così precisi, d’altronde non è detto un governo sia disposto a far sapere dove posiziona i propri satelliti”.

Non solo. “Oggi la new space economy abbraccia uno spettro di attività sempre più ampio, dai lanciatori ai sistemi di comunicazione. Officina Stellare produce telescopi, strumenti che hanno applicazioni fino a pochi anni fa inimmaginabili”. Il che smentisce l’idea di grossi cannocchiali per l’osservazione del cielo: “è una descrizione riduttiva. Tecnologia e applicazioni fanno sempre di più la differenza: si pensi all’Earth imaging, cioè all’osservazione della Terra dallo spazio per la sorveglianza, l’uso in campo agricolo, il monitoraggio dell’inquinamento o dei confini, ma anche alla business intelligence necessaria alla sua gestione. Uno dei nostri clienti ha creato un’infrastruttura per l’analisi dei dati che permette di capire, per esempio, come le persone si muovano nei centri urbani, nelle stazioni, o nei centri commerciali. Buona parte dell’analisi è dedicata proprio alle immagini spedite dai telescopi”. È la conferma di quella potenzialità intravista dagli investitori: “Senza dimenticare la laser communication. Oggi la comunicazione tradizionale ha problemi di velocità e saturazione, soprattutto a fronte della mole crescente di dati che dallo spazio si riversa sulla Terra. Per questo si usa la comunicazione ottica, che attraverso fasci di luce modulati consente una banda passante e una velocità di trasferimento molto maggiori. Ebbene, la comunicazione laser sfrutta antenne ottiche, nient’altro che telescopi. Un ambito in cui siamo attivi e che costituirà il futuro della comunicazione”.

Lo confermano i bilanci: Officina Stellare ha visto i ricavi passare dai 2,1 milioni di euro del 2016 ai quasi cinque del 2018 e prevede di raggiungere nel 2020 quota 13 milioni (con Ebitda di 4,44 milioni), “per il 92% legati a commesse estere”. Eppure sembra non sia trascorso tanto tempo dal primo progetto importante, “Sofia” nel 2012, quando la Nasa volle un telescopio scientifico da montare su un Boieng 747. “A dire il vero”, prosegue Dal Lago, “a me non ne sembra passato molto nemmeno da quando vidi, ancora ragazzo e con il primo telescopio comprato con i miei soldi, Saturno. Quando lo inquadro, provo le stesse emozioni di allora”.

A proposito, nato a Thiene nel 1964, Dal Lago si definisce un autodidatta. Appassionato di fotografia e astronomia – diverse sue foto vennero pubblicate su riviste come Sky&Telescope, Astronomy e Ccd Astronomy -, ha un pianetino dedicato, il “(15950) Dallago”, e un passato nell’editoria: nel 2002, con Margherita Hack e Corrado Lamberti, fondò e poi diresse Le Stelle, rivista tuttora in edicola. “L’emozione non è mai tramontata, solo che oggi la devo anche ai nostri dipendenti”. Siano il cielo, Saturno o il business, in fondo è tutta questione di come li si guarda.

ForbesLive 12 Luglio, 2019 @ 12:18

La nuova avventura dell’economia è nel Cosmo

di Emilio Cozzi

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L’evento Forbes LIVE per la presentazione di COSMO

“Ha toccato, ha toccato!” urla in studio Tito Stagno. E anche la piccola polemica con Ruggero Orlando, che sostiene il Lem dell’Apollo 11 abbia sì toccato il suolo lunare ma dopo, scrive la storia di quel leggendario 20 luglio 1969.

Parafrasando Stagno, è possibile dire che nel luglio di 50 anni più tardi, “Cosmo” è partito, partito! Perché la serata di qualche settimana fa, ospitata nella stellare cupola del Planetario Ulrico Hoepli di Milano – a proposito, un altro editore decisamente attratto dallo spazio -, ha celebrato il lancio del nuovo progetto di Blue Financial Communication: “Cosmo”, appunto, interamente dedicato allo spazio, a chi lo ama e a chi lo costruisce.

Beninteso, sarebbe difficile limitare un progetto proiettato oltre l’atmosfera alle pagine di un magazine. E infatti, le pagine, saranno solo la rampa della rivista che dal prossimo ottobre unirà la gloriosa eredità di “Nuovo Orione” e di “Le Stelle” – fondata da Margherita Hack – a una corposa sezione dedicata alla space economy, per chi, nello spazio, sa di guardare anche le frontiere del business.

Come ricordato al Planetario dal divulgatore scientifico Luigi Bignami e dagli editori Denis Masetti (Bfc) e Franco Cappiello (di Gruppo B Editore, partner dell’operazione), il “Cosmo” non può che essere oltre i confini dell’uomo. Ed è per questo che al magazine, alle trasmissioni tv dedicate (dal prossimo autunno su Bfc Video, sul canale 511 di Sky e 61 di TiVuSat) e ai siti di riferimento per astrofili e amanti dell’astronautica e dell’economia spaziale, il progetto “Cosmo” di Bfc Space unirà un’impresa senza precedenti: Blue Satellite, il primo oggetto spedito da una casa editrice oltre l’atmosfera terrestre. Finanziato in crowdfunding e pronto a decollare entro due anni, permetterà a chiunque di prenotare mezz’ora per osservare lo spazio senza l’ingombrante filtro dell’atmosfera. Da “Cosmo” verso il cosmo.

Sì, Tito Stagno, l’ospite d’onore al Planetario, ce lo permetterà: luglio 2019, “Cosmo” è partito, è partito!

SpaceEconomy 10 Luglio, 2019 @ 12:55

Virgin Galactic si quota in Borsa, l’entusiasmo nelle parole di Branson

di Simona Politini

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Virgin Galactic
Richard Branson (Spencer Platt/Getty Images)

Siamo all’alba di una nuova era spaziale”, ha dichiarato Richard Branson nel suo messaggio ufficiale pubblicato sul sito web della Virgin Galactic, annunciando l’ingresso in Borsa della società di turismo spaziale da lui creata.

Space Economy: Virgin Galactic sarà la prima compagnia di turismo spaziale a diventare pubblica

Ottocento milioni di dollari sono la cifra sulla quale Virgin Galactic potrà contare per il suo avvio a Wall Street a fronte del 49% delle sue azioni. Questo capitale sarà reso disponibile attraverso la Spac (Special Purpose Acquisition Company) Social Capital Hedosophia Holdings, società creata e guidata dall’ex vicepresidente di Facebook Chamath Palihapitiya, che metterà personalmente 100 milioni di dollari nell’operazione. L’investimento servirà a coprire le spese per la produzione delle navicelle spaziali fino a quando il business genererà profitto autonomamente e, grazie a esso, nei prossimi mesi i titoli della società faranno il loro ingresso sul listino.

Oggi – dice Branson – siamo diventati ancora più formidabili, annunciando che Virgin Galactic, insieme all’organizzazione produttiva sorella, The Spaceship Company, ha fatto un enorme passo avanti per diventare la prima società di voli spaziali umana quotata in borsa e quindi disponibile per gli investitori azionari.

Turismo spaziale: scoppia la voglia dei viaggi nello spazio

La Virgin Galactic di Branson, che competerà con Blue Origin di Jeff Bezos e SpaceX di Elon Musk, sostiene di aver già venduto centinaia di biglietti a 250.000 dollari per posto. L’ingresso in Borsa servirà ad aumentare il potenziale ritorno economico generato dalla voglia di viaggiare nello spazio e diventare tutti un po’ astronauti.

Sappiamo che milioni di persone sono profondamente ispirate dai voli spaziali  – afferma Branson – vorrebbero essere più coinvolti e, alla fine, sperimentare lo spazio per se stessi. Rendendo pubblica Virgin Galactic, in questo punto avanzato del suo sviluppo, possiamo aprire lo spazio a più investitori e, così facendo, aprire lo spazio a migliaia di nuovi astronauti.

SpaceEconomy 9 Luglio, 2019 @ 12:30

Nasce il primo progetto editoriale dedicato alla New Space Economy

di Forbes.it

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A 50 anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna inizia l’avventura spaziale di Blue Financial Communication.

Blue Financial Communication, ha acquisito oggi il 50,1% della società Gruppo B Editore srl (ridenominata BFC Space srl), primo editore italiano del settore spaziale con le testate Nuovo Orione e Le stelle (fondata da Margherita Hack) che, a partire da ottobre, verranno riunite in un unico magazine, COSMO, in edicola e nelle librerie ogni mese.

Il nuovo magazine COSMO, con immagini esclusive e contributors di grande esperienza e qualità, potrà contare su una distribuzione particolarmente efficace grazie all’accordo con Giunti Editore, con oltre 200 librerie qualificate che andranno ad aggiungersi alla tradizionale diffusione edicola curata da Press-Di.

Questo è il primo passo di un progetto editoriale innovativo su cui Blue Financial Communication ha deciso di investire nei prossimi anni importanti risorse economiche e professionali che, attraverso la società BFC Space, culminerà con la messa in orbita del satellite denominato BFCSatelliteNumber1, il primo lanciato da una media company e interamente dedicato all’infotainment.
Il progetto verrà presentato oggi alle 17 al Planetario nei giardini di Porta Venezia a Milano.

“Con un investimento di oltre 10 milioni di euro nei prossimi 5 anni”, ha dichiarato Denis Masetti, presidente di Blue Financial Communication, “abbiamo intenzione di dare vita a un sistema informativo che unisce magazine (Forbes e COSMO), siti web (astronomianews e BFCspace), prodotti televisivi (SPACEeconomy e DESTINAZIONEspazio), eventi e progetti di education. Inoltre, per primi al mondo abbiamo in programma di costruire e mandare nello spazio un satellite per l’osservazione dell’universo.
A tal proposito avvieremo a breve un progetto di crowfunding per vendere spazi di 30 minuti per l’utilizzo esclusivo del nostro satellite agli appassionati di tutto il mondo”.

BFC Space avrà un focus sui servizi tecnici ed editoriali da destinare alle aziende, alle strutture di ricerca e agli appassionati di tematiche spaziali. In Italia gli interessati al settore sono oltre 20 mila mentre sono 6 milioni nel mondo. Il valore globale del settore spaziale oggi è pari a 383 miliardi di dollari ma le previsioni prevedono una crescita fino a 1.000 miliardi entro il 2040. Sono invece 300 le aziende attive in ambito spaziale in Italia, il terzo paese al mondo a mandare autonomamente un satellite in orbita.

“Noi ci siamo da sempre specializzati nell’informazione economica legata a target di qualità sofisticati e verticali e la nostra crescita dipende dalla individuazione di nuove tendenze e nicchie di mercato. In passato abbiamo anticipato i tempi occupandoci per primi di prodotti finanziari, di hedge fund, di advisor e consulenti, di private banking, di fintech e recentemente di blockchain. Oggi è il momento della new space economy”, ha concluso Masetti, “e vogliamo essere il primo editore al mondo a esplorare la strada dell’informazione e dell’intrattenimento spettacolare che ci offre lo spazio”.

Magazine 27 Giugno, 2019 @ 11:50

Forbes di luglio porta in edicola la Space Economy

di Forbes.it

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Sarà in edicola da domani il volume n° 21 del mensile Forbes. Riflettori puntati su Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana ad andare nello spazio che guadagna la cover a 50 anni
dallo sbarco dell’uomo sulla luna. Il suo segreto? La tensione permanente verso l’eccellenza, un curriculum fatto di fatica e miglioramenti costanti, di concentrazione, di rinunce. E soprattutto di sogni. Senza perdere mai di vista la lucidità: “temo sia da escludere che gli astronauti della mia generazione”, ricorda Samantha, “possano raggiungere Marte”.

La Cristoforetti è una delle 100 donne selezionate da Forbes per rappresentare l’idea della donna di successo: scienziate, professioniste, imprenditrici, manager, sportive, possono operare tra i numeri della finanza o in ambiti creativi ma tutte sono contraddistinte da percorsi e progetti vincenti che fanno la differenza.

Sempre in tema di Space Economy (il prossimo 9 luglio presso il Planetario di Milano Blue Financial Communication presenterà un progetto editoriale “stellare” alla presenza di Tito Stagno) da segnalare due importanti interviste all’interno della sezione dedicata di oltre 12 pagine che apre il volume di luglio di Forbes.
Quella a Luca Parmitano, astronauta siciliano dell’Esa, atteso presto sulla stazione spaziale internazionale, e l’altra a Giorgio Saccoccia, fresco di nomina alla guida dell’Asi, che ricorda come “serve una maggiore capacità di fare sistema tra imprese grandi e piccole”.

I soliti noti guidano una delle classifiche più amate in tutto il mondo dai lettori di Forbes. È Lionel Messi, seguito da Cristiano Ronaldo e Nymar, lo sportivo più pagato al mondo nella selezione 2019. Una classifica, quest’ultima, che incorona lo stesso Ronaldo, seguito da Dybala e Pjanic tra i calciatori della serie A che in Italia riescono a incassare di più tra stipendi, premi, eventuali bonus e soprattutto sponsorizzazioni.

Nella sezione Social Responsibility, recentemente introdotta nel mensile, spicca il settore automotive. C’è sintonia e collaborazione tra il sistema di produzione tedesco di auto e la componentistica italiana. Partnership industriali che definiscono una leadership globale con una precisa responsabilità: disegnare la strategia migliore per vincere la sfida dell’innovazione coniugata alla sostenibilità.

Spazio infine al Fintech nel reportage della serata celebrativa al Grand Hotel di Rimini con le premiazioni dei leader italiani del comparto che più si sono distinti per la capacità di innovare il servizio agli utenti nel corso del 2019, anno in cui le cryptovalute hanno attraversato una fase interlocutoria. Forbes, in questo numero di luglio, ha selezionato i 50 campioni a livello mondiale che utilizzano la tecnologia Blockchain per le proprie attività.

Forbes volume #21 sarà come sempre proposto in abbinata a fine luglio con le edizioni milanese e romana del quotidiano La Stampa.

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SpaceEconomy 19 Giugno, 2019 @ 10:13

Business spaziale, un viaggio da 1.100 miliardi

di Emilio Cozzi

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Crew Dragon di SpaceX

Articolo tratto dal numero di giugno 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

“È l’alba di una nuova era per il volo spaziale umano”, ha twittato Anne McClain il 3 marzo, poco dopo l’attracco della Crew Dragon di SpaceX alla Stazione spaziale internazionale (Iss), dove attualmente McClain risiede e dove rimarrà fino a giugno. Quelle dell’astronauta americana sono parole pesanti, ma che trovano piena conferma nella missione dimostrativa (Demo-1) della capsula realizzata da SpaceX. Lanciata dalla storica rampa 39A del Kennedy space center in Florida, la stessa da cui partirono Neil Armstrong e l’Apollo 11 diretti sulla Luna, la navetta della compagnia di Elon Musk ha effettuato un “aggancio morbido” alla Iss quando in Italia erano le 11:51, dopo 27 ore di viaggio. Scaricato il manichino in tuta spaziale Ripley, battezzato così in onore al personaggio interpretato da Sigourney Weaver in Alien, già a luglio Crew Dragon verrà rimessa in orbita per testare il trasporto umano, interrompendo il monopolio della Soyuz russa, dal 2011 l’unico mezzo in grado di trasportare l’uomo fuori dall’atmosfera terrestre. Lo stesso farà il CST-100 Starliner della Boeing, in una missione attualmente fissata ad agosto e con tre astronauti a bordo per 13 giorni.

Tornando alle parole di McClain, oltre che per la missione in sé, il volo della Crew Dragon è epocale per quello che rappresenta: un successo privato in un ambito spaziale, il volo umano, finora di esclusivo appannaggio degli enti governativi. Una svolta significativa che solo pochi giorni prima aveva trovato una prova ulteriore: Virgin Galactic, la compagnia dell’altro nuovo protagonista della space industry, Richard Branson, festeggiava il successo del volo suborbitale della sua SpaceShipTwo Vss unity. Detto altrimenti e parafrasando il tweet di McLain: non solo è iniziata una nuova era del volo umano nello spazio, ma si è ufficialmente riaperta la caccia al tesoro cosmico.

Un tesoro, quello della space economy, che oggi vale 383 miliardi di dollari a livello globale e che Morgan Stanley Research stima possa lievitare fino a 1.100 miliardi entro il 2040. Nel suo rapporto Investment Implications of the final frontier, la banca d’affari americana individua gli stimoli principali della crescita nella diminuzione dei costi di lancio – che renderà lo spazio accessibile ad attori e per motivi diversi -, nei progressi tecnologici (interessi commerciali compresi) e nel rinnovato entusiasmo del settore pubblico.

Le implicazioni per gli investimenti consentiti da un accesso più economico al cosmo saranno significative, con grosse opportunità in settori come la banda larga satellitare, la consegna dei prodotti ad alta velocità, i big data e i viaggi nello spazio umano, anche a scopo commerciale. Lo confermava già nel 2013 il Piano strategico Space Economy del Ministero dello sviluppo economico italiano, rivelando che sebbene il mercato istituzionale continui a costituire l’elemento di traino dell’economia dello spazio, la crescita del settore “è tutta concentrata sul versante delle attività commerciali”.

Allora il valore complessivo della space economy era di 280 miliardi di euro, “di cui tre quarti espressione di attività commerciali e la restante parte derivante dal budget di spesa pubblica, distribuita fra Stati Uniti – con una leggera prevalenza, ndr – e resto del mondo”. Che oggi significa Europa, certo, ma soprattutto Cina, come dimostrato dalla prima missione sul lato nascosto della Luna, la Chang’e-4: da una parte, la romantica conquista di un obiettivo mai raggiunto né dall’Unione Sovietica né dalla Nasa. Dall’altra una dichiarazione strategica: schermato dall’inquinamento elettromagnetico della Terra, il lato lunare nascosto permette osservazioni dello spazio profondo nelle lunghezze d’onda radio a bassa frequenza. È il primo traguardo importante di una nuova corsa spaziale per garantirsi il controllo delle tecnologie più promettenti del futuro prossimo, peraltro inaugurata il 7 dicembre scorso nel pieno di una diatriba fra Stati Uniti e Cina sulle telecomunicazioni e le tecnologie digitali.

Non è un caso che il rapporto di Morgan Stanley indichi nell’accesso internet a banda larga via satellite la fonte delle opportunità d’investimento più significative a breve e medio termine. Il documento stima che la banda larga satellitare rappresenterà il 50% della crescita prevista dell’economia spaziale nei prossimi vent’anni. Addirittura il 70% nell’ipotesi più ottimistica.

“La domanda di dati sta crescendo in maniera esponenziale”, ha spiegato Adam Jonas, analista azionario di Morgan Stanley, “mentre il costo di accesso allo spazio, e per estensione dei dati stessi, è in rapido calo. Riteniamo che la maggiore opportunità derivi dalla fornitura di accesso alla rete in zone del mondo poco o per nulla servite. Contestualmente aumenterà anche la domanda di larghezza di banda generata dalla diffusione di auto autonome, internet delle cose, intelligenza artificiale, realtà virtuale e video”. Detto altrimenti, un eldorado oltre l’atmosfera terrestre. I cui primi conquistatori sono già in viaggio. Dalla Iss, Anne McClain li ha visti arrivare.

SpaceEconomy 29 Maggio, 2019 @ 9:01

Cosa fa lo spazzino del cosmo

di Emilio Cozzi

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Luca Rossettini, ceo e co-fondatore di D-Orbit

Articolo tratto dal numero di maggio 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Nel 1978, quando lavorava al Johnson Space Center di Houston, l’astrofisico della Nasa, Donald J. Kessler, ipotizzò lo scenario che oggi porta il suo nome: secondo la ‘sindrome di Kessler’, la densità dei detriti attorno alla Terra, dovuta all’aumento progressivo delle attività spaziali, sarebbe diventata così alta da impedire a intere generazioni anche solo il lancio di sonde e satelliti.

Via dalle ipotesi, lo scorso gennaio lo Space Debris Office dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ha stimato che i 5.450 razzi lanciati dal 1957, l’anno del primo Sputnik, hanno seminato attorno al nostro pianeta 128 milioni di oggetti più piccoli di un centimetro, 900mila detriti fino a 10 centimetri e 34mila space debris più grossi. È una massa complessiva di 8.400 tonnellate, qualcosa più della Tour Eiffel, che si muove fino a 40mila chilometri l’ora. Un pericolo – presente quel che succede a Sandra Bullock in Gravity? -, ma anche un’opportunità di business inedita.

“Logistica e waste management sono frutto della nuova economia spaziale”, spiega Luca Rossettini, vicentino classe ’75, ceo e fondatore di D-Orbit, azienda comasca con un fatturato di 4 milioni di euro nel 2018 (1,7 l’anno prima), che fra le sue competenze vanta la rimozione della spazzatura spaziale.
“Il fenomeno new space”, dice, “è un mercato emergente e in forte crescita, composto da aziende supportate da finanziamenti privati. Queste imprese puntano a erogare servizi innovativi a terra usando migliaia di satelliti di nuova generazione, molto più economici di quelli precedenti, ma più piccoli e meno durevoli. È uno sviluppo esponenziale, che genera i settori in cui operiamo noi”.

Fondata nel 2011 e con sede a Fino Mornasco, vicino al lago di Como, D-Orbit è un fornitore di prodotti e servizi per il settore spaziale capaci di coprire l’intero ciclo di una missione, dalla progettazione e dallo sviluppo della piattaforma satellitare fino, appunto, allo smaltimento della space junk. “Nello spazio al servizio dello spazio, diciamo della nostra attività”, continua Rossettini, “è il primo passo verso una più completa offerta di servizi di in-orbit servicing e rimozione attiva di detriti: gli operatori satellitari di grandi costellazioni, il trasporto e il rilascio intelligente dei satelliti, l’in-orbit servicing e la rimozione dei detriti spaziali guideranno le attività commerciali dei prossimi anni”. È lo scenario tipico della nuova economia cosmica: “Lo spazio”, sottolinea il fondatore di D-Orbit, “è un ambito tradizionalmente presidiato da agenzie nazionali, giganti industriali e decine di appaltatori secondari che hanno dominato i primi 60 anni di attività. Oggi alcuni attori da poco entrati nel settore provano ad applicare i principi della Silicon Valley. Invece di usare, ad esempio, un singolo satellite enorme e costoso per fornire un servizio, provano a coordinare le operazioni di decine di mini e micro satelliti, ottenendo risultati in linea con le richieste del mercato a una frazione del costo”.

È una sfida, quella dell’innovazione, cui D-Orbit risponde con InOrbit Now, un servizio di lancio e rilascio di satelliti miniaturizzati, che offre alle aziende la possibilità di trasportare i payload (il carico utile, cioè gli oggetti che intendono movimentare ndr) in una posizione orbitale precisa e in poche settimane, “anticipando di diversi mesi l’entrata sul mercato”. Oppure, per quanto riguarda lo smaltimento dei detriti spaziali, con il D-Orbit Decommissioning Device (o D3), un motore intelligente specializzato nell’esecuzione rapida e sicura in manovre di rimozione a fine vita.

“Il nostro obiettivo per il futuro è diventare la prima azienda di trasporto orbitale al mondo, dotata della capacità di muovere satelliti da un’orbita all’altra, di eseguire operazioni di riparazione e rifornimento di veicoli in orbita, e di rimuovere i satelliti a fine missione”.

È un progetto ambizioso e, come tale, con qualche azzardo, come dimostra il segno meno davanti ai bilanci dei primi anni di D-Orbit, che nel 2015 accumulava una perdita di 1,2 milioni. “Per creare una tecnologia che fosse una piattaforma”, spiega Rossettini, “è stato necessario ricorrere a investimenti in capitale di rischio. Grazie a coloro che hanno creduto nella nostra azienda dal primo giorno, oggi possiamo rispondere alle richieste del mercato; questo ci ha permesso di avere una crescita di più del 200% dal 2017 al 2018, che riteniamo di poter mantenere anche quest’anno: a fine febbraio 2019 avevamo già chiuso contratti per un valore superiore ai ricavi del 2018”.

Le parole e i conti di Rossettini testimoniano due novità sostanziali del settore, che potrebbero riconfigurarne equilibri e protagonisti nei prossimi anni: la progressiva estensione dell’accesso allo spazio e la necessità di un coordinamento delle attività extra atmosferiche. “Oggi lo spazio è un po’ come il Far West: le regole ci sono, ma la loro applicazione è blanda e non esiste controllo dopo il lancio di un satellite. È un po’ come nei film di Sergio Leone, in cui lo sceriffo raccomanda a un pistolero che ha appena ucciso qualcuno di non farlo più. Vedo però un trend positivo, stimolato dal mercato: aziende che dichiaravano di non essere interessate al rispetto di regolamenti più stringenti che le obbligassero, per esempio, a rimuovere con rapidità i propri satelliti a fine vita, oggi sanno che lasciare rifiuti nelle orbite operative ha un impatto commerciale diretto per il business. Quindi corrono ai ripari, adottano sistemi che rimuovono i satelliti anche quando smettano di funzionare, oppure installano maniglie per facilitarne la cattura. Le aziende, in collaborazione con le istituzioni, possono aiutare a creare nuove regole che permettano uno sviluppo sostenibile del settore spaziale”. Un futuro in cui la sindrome di Kessler dovrà essere evitata. Nello spazio al servizio dello spazio.

SpaceEconomy 16 Maggio, 2019 @ 11:41

Elon Musk porta internet nello spazio con SpaceX

di Simona Politini

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SpaceX lancerà i suoi primi 60 satelliti Starlink per fornire internet dallo spazio

SpaceX lancerà in orbita 60 satelliti Starlink. Obiettivo del ceo Elon Musk: creare una “megacostellazione” di satelliti che forniranno internet a banda larga a livello globale.

 

SpaceX, nuovi dettagli sui 60 satelliti Starlink in partenza questa notte

L’operazione Starlink, a causa dei forti venti, è stata rimandata alla notte italiana di domani, attorno alle ore 4.00, e per rendere tutti partecipi dell’evento SpaceX fornirà un live streaming sulla home page del webcast. SpaceX generalmente inizia lo streaming circa 15 minuti prima del lancio. La stessa pagina riporta l’orario preciso dello streaming per ammirare in prima fila il grande lancio.

I primi 60 satelliti, ognuno del peso di 227 kg, saranno lanciati dalla Florida a un’altitudine di circa 270 miglia (440 chilometri) al di sopra della Terra e, se tutto procederà senza intoppi, si sposteranno dolcemente verso un’orbita di circa 340 miglia (550 chilometri). Questo sarà il lancio più pesante effettuato dalla società fino ad oggi per il razzo Falcon 9.

 

SpaceX lancerà 60 satelliti per internet nello spazio, ma Musk è scettico sul risultato della missione

Musk, cercando di moderare le aspettative di questo primo e storico dispiegamento di satelliti, ha affermato:  “Ci sono un sacco di nuove tecnologie, quindi è possibile che alcuni di questi satelliti non funzionino”. Questi primi 60 satelliti sono un test e forniranno una dimostrazione delle capacità future di Starlink. Nei prossimi mesi sono programmati altri sei lanci aggiuntivi con carichi di dimensioni simili. Questi lanci porteranno la costellazione ad una capacità “operativa” iniziale.

SpaceEconomy 10 Maggio, 2019 @ 10:18

L’uomo più ricco del mondo ha presentato un veicolo per andare sulla Luna

di Forbes.it

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Jeff Bezos introduces a new lunar landing module called Blue Moon during an event at the Washington Convention Center in Washington. (Photo by Mark Wilson/Getty Images)

Ci sono voluti anni di test ma ne è valsa sicuramente la pena. Il numero uno di Amazon, Jeff Bezos, fondatore della società Blue Origin che costruisce capsule e razzi riutilizzabili da inviare in orbita, ha presentato infatti un nuovo modulo di atterraggio lunare, destinato a portare sul satellite nel 2024 astronauti e materiali.

Il lander lunare, battezzato Blue Moon, è capace di trasportare diverse tonnellate di materiale grazie al suo razzo propulsore BE-7. In che modo? Il piano superiore e gli alloggiamenti inferiori possono facilmente ospitare un’ampia varietà di carichi utili, inclusi satelliti di classe ESPA; ci sono inoltre posizioni di montaggio più basse per un accesso più ravvicinato alla superficie lunare e per lo scarico. I sensori di guida e discesa di precisione, infine, utilizzano la tecnologia di apprendimento automatico per atterrare accuratamente su qualsiasi parte della superficie lunare.

Con il prototipo oramai ultimato, nell’agenda di Blue Origini ci sono ora i test per condurre missioni senza equipaggio, a cui dovrebbero seguire quelle con persone a bordo. E anche se Bezos non ha ufficialmente fatto riferimenti alla NASA e all’eventualità di trasportare i suoi astronauti, non si può fare a meno di notare che la data annunciata per il primo sbarco, il 2024, coincide con gli ultimi obiettivi dichiarati dall’agenzia spaziale americana. Che, peraltro, non ha ancora selezionato un lander per il ritorno sul satellite.

Inutile dire che la concorrenza è già agguerrita. Oltre alla società del patron di Amazon è in lista d’attesa anche Lockheed Martin, impresa statunitense attiva nel settore dell’ingegneria aerospaziale, che ha da poco completato la progettazione di un habitat in grado di assicurare una presenza sostenibile dell’uomo nell’orbita lunare.

Bezos, i cui piani hanno subito un’accelerazione con la spinta dell’amministrazione Trump alla Nasa per costruire una piattaforma spaziale nell’orbita della Luna, investe ogni anno un miliardo di dollari in Blue Origin e ha confermato di recente che la sua società lancerà per la prima volta un razzo di nuova generazione, New Glenn, nel 2021.