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SpaceEconomy 31 Gennaio, 2020 @ 11:30

La Nasa si prepara ad aprire un hotel di lusso sulla Stazione Spaziale Internazionale

di Simona Politini

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Modulo Stazione Spaziale Internazionale Iss firmato Philippe Starck per Axiom
(starck.com)

Altro che hotel a 5 stelle, in questa location eccezionale le stelle non si contano, ma si ammirano a distanza ravvicinata. Stiamo parlando dell’ultimo progetto messo in cantiere dalla Nasa nel settore del turismo spaziale.

L’Agenzia spaziale americana ha appena annunciato l’accordo con la società Axiom Space, una startup con sede a Houston in Texas, per la realizzazione del primo “modulo di destinazione commerciale” da costruire e agganciare alla Stazione Spaziale Internazionale – ISS.

 

Questa selezione, come riporta il comunicato ufficiale, rappresenta un passo significativo verso lo sviluppo di destinazioni commerciali indipendenti che soddisfano le esigenze a lungo termine della Nasa in orbita terrestre bassa (un’orbita terrestre bassa è un’orbita attorno alla Terra di altitudine compresa tra l’atmosfera e le fasce di van Allen, ossia tra 160 e 2000 km, ndr), oltre la vita della stazione spaziale, e continuano a favorire la crescita di una solida economia spaziale.

Turismo spaziale di lusso, Axiom mette in campo l’archistar Philippe Starck

Axiom prevede di agganciare alla Stazione Spaziale Internazionale tre grandi moduli e una finestra di osservazione della Terra per formare il “Segmento Axiom”, con il lancio del primo modulo previsto nella seconda metà del 2024.

Secondo il comunicato stampa rilasciato da Axiom, i tre moduli che compongono il segmento Axiom saranno divisi in un modulo nodo, un habitat per l’equipaggio e un modulo di ricerca e produzione, oltre alla grande finestra.

Una piattaforma commerciale in orbita terrestre è un’opportunità per segnare un cambiamento nella nostra società simile a quello a cui gli astronauti subiscono quando vedono il pianeta dall’alto“, ha detto Ghaffarian, presidente esecutivo di Axiom.

Già da alcuni anni Axiom è impegnata nel progettare moduli spaziali. Nel 2018 ha coinvolto il designer francese Philippe Starck per realizzare un ideale prototipo dei loro futuri moduli abitativi per la ISS, comprese le aree abitative dell’equipaggio con schermi interattivi e una cupola che offre una vista mozzafiato della Terra e dello spazio circostante. Un lusso davvero stellare! 

La visione di Starck, si legge sul sito dell’archistar, era quella di creare un “nido” caratterizzato da materiali e colori derivati ​​da un universo fetale. Le pareti sono cosparse di centinaia di nano-LED con colori cangianti come continuazione della vista sull’universo che si gode attraverso le grandi finestre.

Space Economy: passi avanti della Nasa per trasformare lo spazio in una destinazione turistica

Lo sviluppo di destinazioni commerciali in orbita terrestre bassa è uno dei cinque elementi del piano della Nasa che punta ad aprire la Stazione Spaziale Internazionale a nuove opportunità commerciali e di marketing. Gli altri elementi del piano in cinque punti includono gli sforzi per rendere disponibili le risorse della stazione e dell’equipaggio per uso commerciale attraverso una nuova politica commerciale e tariffaria; abilitare missioni di astronauti privati ​​nella stazione; cercare e perseguire opportunità per stimolare una domanda sostenibile e di lungo periodo per questi servizi; e quantificare la domanda a lungo termine della Nasa per attività in orbita terrestre bassa.

SpaceEconomy 20 Novembre, 2019 @ 3:00

Cuore torinese e sogni marziani, il cosmo visto da Altec

di Emilio Cozzi

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ALTEC_Mission_Support_Center

dal numero di novembre di Forbes Italia

“Il concetto di esplorazione dello spazio sta cambiando: via via si passa dall’osservazione e dalla ricerca alla possibilità di considerare e sfruttare come risorsa tutto quello che è intorno alla Terra”. Napoletano, classe 1958, laureato in ingegneria elettronica alla Federico II, con le sue parole Vincenzo Giorgio rivela una passione per lo spazio simile a quella per la squadra della sua città, che, beninteso, ama. Sarebbe infatti scorretto definirlo “solo” un tifoso: Giorgio è un osservatore attento alle strategie in campo, uno di quelli pronti a cogliere ogni opportunità per scattare in avanti.

Via da metafore calcistiche, lo dimostra da amministratore delegato di Altec, gioiello dello “Space in Italy” che fa da centro di controllo delle attività sulla Stazione spaziale internazionale e di ExoMars, la doppia missione, a guida italiana, che il prossimo maggio ripartirà verso il pianeta rosso. “Ci muoviamo su basi solide”, sottolinea Giorgio parlando di Altec come fosse schierata in campo, “da oltre dieci anni gestiamo la logistica a livello europeo della Iss, attività che ci ha fatto guadagnare la qualifica di centro di controllo per i sistemi di esplorazione planetaria. Per ExoMars abbiamo allestito un centro senza eguali fuori dagli Stati Uniti, sia in termini tecnologici che di impatto visivo”. Costituita a Torino nell’aprile del 2003, la Aerospace Logistics Technology Engineering Company, o Altec, è il risultato del coordinamento fra l’Agenzia spaziale italiana (che ne possiede il 36,25%) e Thales Alenia Space (63,75%), una sinergia che ai tempi portò anche alla costruzione del Centro Multi Funzionale Spaziale, oggi gestito dalla Altec.

L’azienda, che conta circa 80 dipendenti e nel 2018 ha dichiarato un ricavo sopra i 19 milioni di euro, fornisce servizi ingegneristici e logistici a supporto dell’utilizzo di diverse infrastrutture orbitanti, Iss compresa, e di missioni per l’esplorazione spaziale. Non è un caso che dal 2004 Giorgio faccia parte dell’International Space Exploration Committee e che prima fosse il vice presidente per Scienza ed esplorazione di Thales Alenia Space in Italia, per cui si occupò proprio della partenza dei progetti Solar Orbiter, ExoMars e BepiColombo, destinato a Mercurio: ideale centravanti, la sua vocazione e quella dell’azienda che amministra puntano sempre un po’ più in là. “Voli suborbitali, uso dei big data, gestione dei satelliti a fine vita per noi sono possibilità. Presto si potrà anche volare sulla stazione spaziale cinese o verso il Lunar Orbital Platform-Gateway, la nuova base in orbita cislunare: Altec si propone non solo come gestore dei centri di controllo, ma anche come coordinatore degli utilizzi di queste strutture accompagnando nel settore aziende prive di un background spaziale”.

Un effetto tipico della new space economy, che insieme con la filosofia del rischio mutuata dalla Silicon Valley e con la progressiva diminuzione dei costi di accesso allo spazio, sta riconfigurando tutto il settore. “Uno dei filoni più importanti che seguiamo”, precisa Giorgio, “è l’elaborazione dei dati di provenienza spaziale: missioni come Gaia, che ha lo scopo di ottenere una mappa tridimensionale di una parte della nostra galassia, ed Euclid, che cerca la materia oscura, impongono l’elaborazione di una mole enorme di informazioni. Una volta acquisita questa capacità, gli ambiti di applicazione sono vastissimi e, beninteso, vicini alla vita di ognuno di noi. Non è un caso che Altec sia in contatto con paesi senza una grande tradizione spaziale, ma che stanno cercando di affacciarsi al settore: uno dei nostri compiti è aiutarli a muovere i primi passi”. A proposito di inizi: con Sitael e Virgin Galactic, la compagnia del magnate britannico Richard Branson, Altec è anche firmataria dell’accordo quadro che promette di portare i primi “turisti” oltre l’atmosfera, su spazioplani suborbitali lanciati da Grottaglie, in Puglia. Ancora sulla carta, l’idea ha già venduto 600 biglietti a 200mila dollari l’uno.

“È un progetto da più di 200 milioni di euro: ci saranno investimenti privati, di operatori finanziari, istituzioni, investimenti della stessa Virgin, che poi diventerebbe anche usufruttuaria della gestione dei voli. Abbiamo svolto analisi approfondite per capire quale potrebbe essere il mercato e i risultati sono stati incoraggianti. In più abbiamo ricevuto sollecitazioni da parte dell’Asi per sfruttare questi voli per finalità scientifiche. Siamo convinti che una volta partita l’operazione, cosa che dovrebbe accadere già nel 2022, altre agenzie europee se ne interesseranno. Certo, il progetto ha le sue criticità: non dimentichiamo che il veicolo, lo SpaceShipTwo di Virgin Galactic, sfrutta un propulsore solido unico, spinto a velocità estreme. I rischi devono esser messi in conto, sono insiti nella sperimentazione”. Un po’ come un centravanti sempre sul filo del fuori gioco.

SpaceEconomy 17 Ottobre, 2019 @ 10:29

Sensori ottici nello spazio: la sfida dell’imprenditore Alfredo Maglione

di Emilio Cozzi

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Space economy: Optoi Microelectronics - clean room
La clean room “Classe 1000” per l’assemblaggio secondo standard aerospaziali

Articolo tratto dal numero di ottobre di Forbes

Spazio, la nuova frontiera: suona così futuribile, o se si preferisce finto, da ricordare l’incipit di Star Trek.
La realtà, per una volta più ricca della fantascienza, è che lo spazio è un orizzonte concreto: l’attività umana oltre l’atmosfera ha ricadute tecnologiche, scientifiche ed economiche sempre più significative. E un impatto verificabile nella vita quotidiana di ognuno.

Alfredo Maglione, fondatore e presidente di Optoi Microelectronics
Alfredo Maglione, fondatore e presidente di Optoi Microelectronics

Lo sa bene Alfredo Maglione, fondatore e presidente di Optoi Microelectronics, azienda con cui produce componenti microelettronici ottici e sensori optoelettronici intelligenti. Per dirla semplice, il cuore di una miriade di dispositivi che renderanno l’internet of things una realtà.

Un attimo; ma lo spazio che c’entra? “Essere capaci di sviluppare tecnologie per applicazioni spaziali”, spiega Maglione, “significa acquisire competenze progettuali, sui materiali e sulla validazione dei prodotti senza paragoni in altri ambiti. Per questo 10 anni fa abbiamo raccolto la sfida della space economy: l’obiettivo era di estenderne l’approccio a tutti i nostri progetti. Il corollario è stato aumentare la nostra credibilità”.

Non che Maglione e la sua Optoi ne avessero così bisogno: 52 anni, trentino, Maglione si è laureato in ingegneria con tesi sperimentale sulla sensoristica lavorando alla Fondazione Bruno Kessler. L’idea di Optoi è nata lì, come spin-off del prestigioso istituto di ricerca: “nel 1995, quando stavo specializzandomi, incontrai alcuni imprenditori entusiasti all’idea di produrre sensori ottici ad alta precisione; un settore all’epoca appannaggio esclusivo di aziende giapponesi e statunitensi. Con alcuni di loro, fondammo Optoi, per conquistare il mercato italiano dei produttori industriali di macchine utensili, in Europa superato solo da quello tedesco”.

Missione compiuta: con un ricavo nel 2018 di 3 milioni di euro (Ebitda 15%) e una crescita nel 2019 prevista fra il 10 e il 20% (con Ebitda al 18%), da anni Optoi è il punto di riferimento per i settori industriale e veicoli speciali. Mercati che l’azienda approccia non da fornitore, ma come partner: con i propri acquirenti, sviluppa prodotti innovativi, possibilmente brevettabili, che valorizzino la posizione del cliente nel mercato di riferimento.

Tutto chiaro, a parte gli orizzonti spaziali dell’azienda. “Siamo partiti”, chiarisce Maglione, “muovendoci in controtendenza: in un’Italia che vendeva i propri gioielli tecnologici, ci siamo dedicati alla microelettronica, consapevoli di quanto si potesse concretizzare l’eccellenza delle nostre università. È un’attitudine che chiamiamo ‘innovazione concreta’, il passaggio dalla ricerca a una produzione all’avanguardia. Negli anni, a questa scommessa se n’è aggiunta un’altra: sviluppare tecnologie che non fossero solo alte, ma anche affidabili”. Lo spazio e il suo rigore hanno quindi accompagnato l’evoluzione naturale dell’azienda trentina, diventata nel 2013 un gruppo con, fra le altre realtà, le brasiliane InnovaSens, Duon e Tns.

Il campo aerospaziale ci ha stimolati a migliorare i nostri standard; Optoi era già una realtà unica in Italia, perché esperta di sensori e con il controllo completo della loro filiera, dalla progettazione all’assemblaggio fino alla vendita. Lavorare per lo spazio ci ha però permesso di essere fra i pochi a fornire parametri affidabilistici: oggi garantiamo non solo che la nostra tecnologia funzioni in condizioni estreme, come fuori dall’atmosfera, ma che in quelle condizioni funzioni per anni. È un approccio che abbiamo declinato in ogni settore: quando parliamo con un cliente industria 4.0, possiamo vantare l’omologazione dell’Agenzia spaziale europea e il rispetto dei criteri di affidabilità più stringenti, in qualsiasi ambito applicativo dei nostri sensori”.

Un risultato che dice di una dedizione decennale: “abbiamo vinto diversi progetti con le agenzie spaziali nazionali, a cominciare nel 2005 da quella francese, la Cnes, che anticipò l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e quella europea (Esa), per cui siamo stati selezionati come sviluppatori di componenti critici utilizzati nei satelliti.

Ci aspettiamo che nei prossimi 10 anni la space economy cresca sensibilmente. Per quanto ci riguarda, lo testimonia il numero di opportunità derivanti da enti privati che nei loro sistemi richiedono tecnologie come quelle di Optoi; due su tutti, Thales Alenia Space e Airbus, colossi nel settore. A loro si affiancano possibilità sempre più consistenti con committenze private, ma anche il coinvolgimento nel programma “Mirror GovSatCom”, mirato alla realizzazione di un sistema satellitare innovativo, l’Ital-GovSatCom. Lo spazio è un settore strategico in Europa, che implica la necessità di investire per essere più indipendenti, per esempio, dagli Stati Uniti. Per le aziende come Optoi, è la sfida più ghiotta”.

Per tutti, la nuova frontiera dell’eccellenza. Uno spazio “concreto”, altro che Star Trek.

SpaceEconomy 24 Settembre, 2019 @ 3:08

Argotec, l’italiana che porta le aziende in orbita

di Emilio Cozzi

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Iss
La Stazione spaziale internazionale (Iss)

Articolo tratto dal numero di settembre di Forbes. Abbonati

“Contaminare”. Lo ripete spesso David Avino quando parla della sua Argotec. Fondata a Torino nel 2008, è un’azienda ingegneristica orientata alla realizzazione di satelliti di piccole dimensioni per lo spazio profondo – quello più lontano dall’orbita terrestre – e allo sviluppo di nuove tecnologie per il comfort degli astronauti. Pur corretta, la descrizione però non racconta la capacità dell’azienda di imbastire percorsi di business innovativi rispetto alla tradizionale rigidità dell’industria di settore. Percorsi contaminanti, appunto.

Per Avino, fondatore e amministratore della pmi torinese, l’idea è quella di contagiare con l’entusiasmo e le potenzialità della space economy partner che con lo spazio abbiano poco o nulla a che fare. Succederà la mattina dell’8 novembre, alla Borsa di Milano, quando “un evento sulla commercializzazione dello spazio curato da Argotec”, spiega l’imprenditore, “sarà aperto ad aziende di settori differenti, per stimolarne il coinvolgimento nel business spaziale”.

È quello che Argotec fa da anni e a suon di risultati sorprendenti per un’azienda “profit dal primo giorno”, come ama descriverla Avino. “Già nel 2013 concretizzammo l’idea di commercializzare lo spazio: sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) portammo una macchina del caffè Lavazza, quella con cui Samantha Cristoforetti e Paolo Nespoli si prepararono un ISSpresso. Era la prima attività commerciale europea oltre l’atmosfera, una partnership pubblico privata con l’Agenzia spaziale italiana. Oggi abbiamo individuato una serie di aziende extrasettore che riteniamo possano diventare trainanti in ambito spaziale. Alla Borsa racconteremo come vorremmo portarle con noi nel cosmo, proprio come fu per Lavazza”.

Isspresso Lavazza
Grazie ad Argotec Samantha Cristoforetti ha potuto bere un Isspresso Lavazza sulla Stazione spaziale internazionale.

È un’attitudine, quella di Argotec, che dice molto anche del suo fondatore: classe 1971, radici umbre trapiantate nel capoluogo piemontese, come ufficiale della Brigata paracadutisti “Folgore” Avino a 22 anni è già alla guida di un plotone operativo fuori dai patri confini. Due anni dopo comanda una compagnia. È in quel momento, nel ’98, che dall’esercito decide di proiettarsi verso nuovi orizzonti. La sua passione per lo spazio e la tecnologia – con laurea in informatica – insieme con l’esperienza maturata nella gestione di un gruppo, lo portano prima in Alenia Spazio e poi all’Agenzia spaziale europea, divisione Human spaceflight, dove coordina le attività ingegneristiche per la realizzazione degli esperimenti da eseguire sulla Iss.

Dopo un’avventura imprenditoriale negli Stati Uniti, dove produce software per Nasa ed Esa, il ritorno in Italia coincide con la nascita di Argotec. “Non abbiamo mai avuto esposizioni finanziarie, nemmeno nei confronti di banche, né investitori interni. Nei primi anni offrivamo servizi ingegneristici di consulenza, che fino al 2014 sono stati tutti rivolti all’estero. Già nel 2010 avevamo comunque cambiato pelle e cominciato a investire tutti gli utili in ricerca e sviluppo”.

Oggi, con 50 dipendenti, una squadra di giovani con età media di 29 anni, Argotec è l’unica azienda al mondo che nel 2021 avrà due satelliti nello spazio profondo. “Entrambi della nostra piattaforma Hawk 6”, spiega Avino, “supportata da un sistema evoluto di intelligenza artificiale per la navigazione e il riconoscimento del target”. Il primo dei due, ArgoMoon, sarà l’unico progetto europeo a volare nella Expedition Mission 1 con il nuovo sistema di lancio statunitense, l’Sis. “Realizzando un reportage fotografico supporterà la validazione tecnica e operativa del nuovo sistema di lancio americano”. Il secondo satellite di Argotec, ribattezzato LiciaCube, prenderà parte alla missione Dart, programmata dalla Nasa nel 2021. La spedizione verificherà la possibilità di modificare l’orbita dell’asteroide Didymos attraverso l’impatto di una sonda alla velocità di 21mila chilometri l’ora a oltre 10 milioni di chilometri dalla Terra. LiciaCube, che sta per Light Italian cubesat for imaging of asteroids, si separerà dalla sonda principale per documentare gli effetti dell’impatto.

“La deflessione dell’orbita è una capacità che un giorno potrebbe salvare il nostro pianeta da potenziali minacce di asteroidi in rotta di collisione”, aggiunge Avino. Un fatto ancor più significativo, se si pensa che la tecnologia fornita da Argotec è “all in house”, cioè concepita, realizzata e testata in azienda. “Per la nostra capacità di proporre soluzioni ‘chiavi in mano’ un mese fa siamo stati certificati dal Nasa Jpl Deep Space Network come centro di controllo per satelliti di piccole dimensioni nello spazio profondo”. Sono successi che trovano riscontro anche nell’andamento aziendale: per il 2019 il fatturato previsto è di 5,5 milioni di euro, in aumento del 77% rispetto all’anno scorso; il risultato operativo (Ebit) è, inoltre, segnato da un trend positivo, in rialzo del 75% negli ultimi 12 mesi.

“È un momento buono per il settore, sebbene lavorarci richieda una struttura avanzata e le idee chiare. In questo senso l’evento di Milano testimonia come diverse aziende valutino da anni un percorso spaziale con noi. Ci concentreremo principalmente su due ambiti: da un lato il comfort dei futuri alberghi e dei voli turistici in orbita; dall’altro la sperimentazione tecnico scientifica”. Un ramo, quest’ultimo, che Argotec presidia da tempo, come dimostra l’accordo Utiss che dal 2018 la vede fornire all’Asi supporto ingegneristico e logistico agli esperimenti sulla Iss. “Un esempio”, anticipa Avino, “è la collaborazione con il gruppo veronese Performance in lighting per lo sviluppo di sistemi innovativi di illuminazione nello spazio. È una tecnologia che, assecondando un’altra nostra ambizione costante, ha applicazione evidenti anche sulla Terra. Perché oggi abbiamo l’opportunità di ripensare uno spazio completamente diverso. Uno spazio che contamini chiunque”.

David Avino
David Avino, fondatore di Argotec
SpaceEconomy 11 Settembre, 2019 @ 2:13

Space Economy debutta su BFC: tutto sul business del futuro senza confini

di Forbes.it

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FORBES - SPACE ECONOMY
Emilio Cozzi conduce FORBES – SPACE ECONOMY

Debutta su BFC martedì 17 settembre alle 21 Forbes – SPACE ECONOMY, la nuova trasmissione di approfondimento di BFC dedicata allo spazio e al futuro di un business senza confini come la space economy.

Forbes – SPACE ECONOMY è in onda su BFC in prima visione ogni martedì alle 21, visibile al numero 511 del telecomando Sky, sul canale 61 di Tivùsat e online su Bfcvideo.com, quindi in replica più volte durante la settimana.

A condurre in studio Emilio Cozzi, che accompagnerà i telespettatori alla scoperta del sistema solare, dell’economia, della ricerca scientifica e della tecnologia connesse allo spazio.

Forbes – SPACE ECONOMY ha una durata di 28 minuti ed è una produzione esclusiva di Blue Financial Communication – the Media & Digital Company, realizzata in studio e con contributi in esterna.

Nella prima puntata una panoramica sulla space economy e un approfondimento sul Flyeye, il telescopio europeo realizzato in collaborazione fra OHB, l’Agenzia spaziale italiana e l’Agenzia spaziale europea, un’intervista a Tito Stagno, “la voce della luna”, e uno speciale da Baikonur sulla missione “Beyond” dell’astronauta Esa, Luca Parmitano.

SpaceEconomy 31 Agosto, 2019 @ 11:01

Officina Stellare: i telescopi della Nasa “made in Vicenza”

di Emilio Cozzi

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Alcuni telescopi prodotti da Officina Stellare
Alcuni telescopi prodotti da Officina Stellare
(© Giovanni Antico)

Articolo tratto dal numero di agosto di Forbes

Guardare il cielo è una seduzione antica quanto l’uomo. A meno che non siate Officina Stellare, Pmi vicentina quotata in Borsa  – col botto – lo scorso 26 giugno; in questo caso gli orizzonti scrutati sarebbero anche economici. “Credo che la nostra filosofia, sintesi di ricerca e necessità di fare business, abbia convinto gli investitori, capaci di vedere le opportunità di un’azienda ad alta tecnologia in un settore esplosivo come la new space economy”.

Giovanni Dal Lago, ceo di Officina Stellare
Giovanni Dal Lago, ceo di Officina Stellare (Courtesy: Officina Stellare)

Se lo spiega così, Giovanni Dal Lago, amministratore delegato della società, il debutto sul mercato Aim di Officina Stellare: il prezzo di chiusura del titolo è stato di 9,26 euro (un aumento del 54,33% del prezzo di offerta di 6 euro), per una capitalizzazione post Ipo di circa 33 milioni. Parafrasando l’attività aziendale, è stato uno sguardo fra le stelle. Fondata a Sarcedo, sopra Vicenza, dal presidente Riccardo Gianni, da Gino Bucciol (chief business development officer) e da Dal Lago – compagine cui si è aggiunto nel 2012 il socio e consigliere Fabio Rubeo – Officina Stellare è infatti specializzata nella progettazione e nella produzione di telescopi e strumentazione ottica e aerospaziale di fascia alta, sia ground-based (per osservazioni dalla Terra) che space-based (dallo spazio), per finalità scientifiche, di ricerca o legate alla difesa. Ha una quarantina di dipendenti, “fra ingegneri aerospaziali, meccanici e dei materiali, fisici e astronomi”, e conta di raddoppiarne il numero in un paio d’anni. “Tutto è partito nel 2009”, continua Dal Lago, “dall’esperienza in campo astronomico di tre appassionati. Da allora Officina Stellare si è spostata dalla realizzazione di telescopi di elevate prestazioni ma non professionali alla produzione di attrezzature per istituti di ricerca, spaziali e università”. Detto altrimenti, l’azienda è una delle poche al mondo a controllare l’intera filiera verticale. Non è un caso che fra i suoi clienti spicchino agenzie come la Nasa e l’Istituto coreano di ricerca aerospaziale (il Kasi), realtà accademiche come il Mit e la Princeton University, o la United States Air Force Academy, Airbus, l’Aeronautica italiana e aziende del gruppo Leonardo.

Il management di Officine Stellari il giorno dell'Ipo in Borsa Italiana
Il management di Officina Stellare il giorno dell’Ipo in Borsa Italiana (Courtesy: Officina Stellare)

Nel settore definito tradizionale, Officina Stellare costruisce strumenti per l’osservazione del Sole e dei pianeti extra solari, oltre a sistemi di difesa anti drone. Nella cosiddetta new space economy, la sua attività spazia dall’osservazione della Terra al monitoraggio degli space debris, la “spazzatura spaziale”, e dei satelliti attivi.

Proprio questi ultimi ambiti, secondo Dal Lago, saranno fra i più proficui nei prossimi anni. “È un mercato in radicale cambiamento: da una parte è stimolato dall’esigenza globale di accedere allo spazio per tutte quelle applicazioni che hanno bisogno di comunicazione, si pensi all’Iot (Internet delle cose ndr). Dall’altra registra una contestuale riduzione dei costi, dovuta a nuovi player privati. Diventa allora necessario avere un’infrastruttura che consenta di monitorare gli oggetti in orbita. A oggi esistono data base incompleti e non così precisi, d’altronde non è detto un governo sia disposto a far sapere dove posiziona i propri satelliti”.

Non solo. “Oggi la new space economy abbraccia uno spettro di attività sempre più ampio, dai lanciatori ai sistemi di comunicazione. Officina Stellare produce telescopi, strumenti che hanno applicazioni fino a pochi anni fa inimmaginabili”. Il che smentisce l’idea di grossi cannocchiali per l’osservazione del cielo: “è una descrizione riduttiva. Tecnologia e applicazioni fanno sempre di più la differenza: si pensi all’Earth imaging, cioè all’osservazione della Terra dallo spazio per la sorveglianza, l’uso in campo agricolo, il monitoraggio dell’inquinamento o dei confini, ma anche alla business intelligence necessaria alla sua gestione. Uno dei nostri clienti ha creato un’infrastruttura per l’analisi dei dati che permette di capire, per esempio, come le persone si muovano nei centri urbani, nelle stazioni, o nei centri commerciali. Buona parte dell’analisi è dedicata proprio alle immagini spedite dai telescopi”. È la conferma di quella potenzialità intravista dagli investitori: “Senza dimenticare la laser communication. Oggi la comunicazione tradizionale ha problemi di velocità e saturazione, soprattutto a fronte della mole crescente di dati che dallo spazio si riversa sulla Terra. Per questo si usa la comunicazione ottica, che attraverso fasci di luce modulati consente una banda passante e una velocità di trasferimento molto maggiori. Ebbene, la comunicazione laser sfrutta antenne ottiche, nient’altro che telescopi. Un ambito in cui siamo attivi e che costituirà il futuro della comunicazione”.

Lo confermano i bilanci: Officina Stellare ha visto i ricavi passare dai 2,1 milioni di euro del 2016 ai quasi cinque del 2018 e prevede di raggiungere nel 2020 quota 13 milioni (con Ebitda di 4,44 milioni), “per il 92% legati a commesse estere”. Eppure sembra non sia trascorso tanto tempo dal primo progetto importante, “Sofia” nel 2012, quando la Nasa volle un telescopio scientifico da montare su un Boieng 747. “A dire il vero”, prosegue Dal Lago, “a me non ne sembra passato molto nemmeno da quando vidi, ancora ragazzo e con il primo telescopio comprato con i miei soldi, Saturno. Quando lo inquadro, provo le stesse emozioni di allora”.

A proposito, nato a Thiene nel 1964, Dal Lago si definisce un autodidatta. Appassionato di fotografia e astronomia – diverse sue foto vennero pubblicate su riviste come Sky&Telescope, Astronomy e Ccd Astronomy -, ha un pianetino dedicato, il “(15950) Dallago”, e un passato nell’editoria: nel 2002, con Margherita Hack e Corrado Lamberti, fondò e poi diresse Le Stelle, rivista tuttora in edicola. “L’emozione non è mai tramontata, solo che oggi la devo anche ai nostri dipendenti”. Siano il cielo, Saturno o il business, in fondo è tutta questione di come li si guarda.

ForbesLive 12 Luglio, 2019 @ 12:18

La nuova avventura dell’economia è nel Cosmo

di Emilio Cozzi

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L’evento Forbes LIVE per la presentazione di COSMO

“Ha toccato, ha toccato!” urla in studio Tito Stagno. E anche la piccola polemica con Ruggero Orlando, che sostiene il Lem dell’Apollo 11 abbia sì toccato il suolo lunare ma dopo, scrive la storia di quel leggendario 20 luglio 1969.

Parafrasando Stagno, è possibile dire che nel luglio di 50 anni più tardi, “Cosmo” è partito, partito! Perché la serata di qualche settimana fa, ospitata nella stellare cupola del Planetario Ulrico Hoepli di Milano – a proposito, un altro editore decisamente attratto dallo spazio -, ha celebrato il lancio del nuovo progetto di Blue Financial Communication: “Cosmo”, appunto, interamente dedicato allo spazio, a chi lo ama e a chi lo costruisce.

Beninteso, sarebbe difficile limitare un progetto proiettato oltre l’atmosfera alle pagine di un magazine. E infatti, le pagine, saranno solo la rampa della rivista che dal prossimo ottobre unirà la gloriosa eredità di “Nuovo Orione” e di “Le Stelle” – fondata da Margherita Hack – a una corposa sezione dedicata alla space economy, per chi, nello spazio, sa di guardare anche le frontiere del business.

Come ricordato al Planetario dal divulgatore scientifico Luigi Bignami e dagli editori Denis Masetti (Bfc) e Franco Cappiello (di Gruppo B Editore, partner dell’operazione), il “Cosmo” non può che essere oltre i confini dell’uomo. Ed è per questo che al magazine, alle trasmissioni tv dedicate (dal prossimo autunno su Bfc Video, sul canale 511 di Sky e 61 di TiVuSat) e ai siti di riferimento per astrofili e amanti dell’astronautica e dell’economia spaziale, il progetto “Cosmo” di Bfc Space unirà un’impresa senza precedenti: Blue Satellite, il primo oggetto spedito da una casa editrice oltre l’atmosfera terrestre. Finanziato in crowdfunding e pronto a decollare entro due anni, permetterà a chiunque di prenotare mezz’ora per osservare lo spazio senza l’ingombrante filtro dell’atmosfera. Da “Cosmo” verso il cosmo.

Sì, Tito Stagno, l’ospite d’onore al Planetario, ce lo permetterà: luglio 2019, “Cosmo” è partito, è partito!

SpaceEconomy 10 Luglio, 2019 @ 12:55

Virgin Galactic si quota in Borsa, l’entusiasmo nelle parole di Branson

di Simona Politini

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Virgin Galactic
Richard Branson (Spencer Platt/Getty Images)

Siamo all’alba di una nuova era spaziale”, ha dichiarato Richard Branson nel suo messaggio ufficiale pubblicato sul sito web della Virgin Galactic, annunciando l’ingresso in Borsa della società di turismo spaziale da lui creata.

Space Economy: Virgin Galactic sarà la prima compagnia di turismo spaziale a diventare pubblica

Ottocento milioni di dollari sono la cifra sulla quale Virgin Galactic potrà contare per il suo avvio a Wall Street a fronte del 49% delle sue azioni. Questo capitale sarà reso disponibile attraverso la Spac (Special Purpose Acquisition Company) Social Capital Hedosophia Holdings, società creata e guidata dall’ex vicepresidente di Facebook Chamath Palihapitiya, che metterà personalmente 100 milioni di dollari nell’operazione. L’investimento servirà a coprire le spese per la produzione delle navicelle spaziali fino a quando il business genererà profitto autonomamente e, grazie a esso, nei prossimi mesi i titoli della società faranno il loro ingresso sul listino.

Oggi – dice Branson – siamo diventati ancora più formidabili, annunciando che Virgin Galactic, insieme all’organizzazione produttiva sorella, The Spaceship Company, ha fatto un enorme passo avanti per diventare la prima società di voli spaziali umana quotata in borsa e quindi disponibile per gli investitori azionari.

Turismo spaziale: scoppia la voglia dei viaggi nello spazio

La Virgin Galactic di Branson, che competerà con Blue Origin di Jeff Bezos e SpaceX di Elon Musk, sostiene di aver già venduto centinaia di biglietti a 250.000 dollari per posto. L’ingresso in Borsa servirà ad aumentare il potenziale ritorno economico generato dalla voglia di viaggiare nello spazio e diventare tutti un po’ astronauti.

Sappiamo che milioni di persone sono profondamente ispirate dai voli spaziali  – afferma Branson – vorrebbero essere più coinvolti e, alla fine, sperimentare lo spazio per se stessi. Rendendo pubblica Virgin Galactic, in questo punto avanzato del suo sviluppo, possiamo aprire lo spazio a più investitori e, così facendo, aprire lo spazio a migliaia di nuovi astronauti.

SpaceEconomy 9 Luglio, 2019 @ 12:30

Nasce il primo progetto editoriale dedicato alla New Space Economy

di Forbes.it

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A 50 anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna inizia l’avventura spaziale di Blue Financial Communication.

Blue Financial Communication, ha acquisito oggi il 50,1% della società Gruppo B Editore srl (ridenominata BFC Space srl), primo editore italiano del settore spaziale con le testate Nuovo Orione e Le stelle (fondata da Margherita Hack) che, a partire da ottobre, verranno riunite in un unico magazine, COSMO, in edicola e nelle librerie ogni mese.

Il nuovo magazine COSMO, con immagini esclusive e contributors di grande esperienza e qualità, potrà contare su una distribuzione particolarmente efficace grazie all’accordo con Giunti Editore, con oltre 200 librerie qualificate che andranno ad aggiungersi alla tradizionale diffusione edicola curata da Press-Di.

Questo è il primo passo di un progetto editoriale innovativo su cui Blue Financial Communication ha deciso di investire nei prossimi anni importanti risorse economiche e professionali che, attraverso la società BFC Space, culminerà con la messa in orbita del satellite denominato BFCSatelliteNumber1, il primo lanciato da una media company e interamente dedicato all’infotainment.
Il progetto verrà presentato oggi alle 17 al Planetario nei giardini di Porta Venezia a Milano.

“Con un investimento di oltre 10 milioni di euro nei prossimi 5 anni”, ha dichiarato Denis Masetti, presidente di Blue Financial Communication, “abbiamo intenzione di dare vita a un sistema informativo che unisce magazine (Forbes e COSMO), siti web (astronomianews e BFCspace), prodotti televisivi (SPACEeconomy e DESTINAZIONEspazio), eventi e progetti di education. Inoltre, per primi al mondo abbiamo in programma di costruire e mandare nello spazio un satellite per l’osservazione dell’universo.
A tal proposito avvieremo a breve un progetto di crowfunding per vendere spazi di 30 minuti per l’utilizzo esclusivo del nostro satellite agli appassionati di tutto il mondo”.

BFC Space avrà un focus sui servizi tecnici ed editoriali da destinare alle aziende, alle strutture di ricerca e agli appassionati di tematiche spaziali. In Italia gli interessati al settore sono oltre 20 mila mentre sono 6 milioni nel mondo. Il valore globale del settore spaziale oggi è pari a 383 miliardi di dollari ma le previsioni prevedono una crescita fino a 1.000 miliardi entro il 2040. Sono invece 300 le aziende attive in ambito spaziale in Italia, il terzo paese al mondo a mandare autonomamente un satellite in orbita.

“Noi ci siamo da sempre specializzati nell’informazione economica legata a target di qualità sofisticati e verticali e la nostra crescita dipende dalla individuazione di nuove tendenze e nicchie di mercato. In passato abbiamo anticipato i tempi occupandoci per primi di prodotti finanziari, di hedge fund, di advisor e consulenti, di private banking, di fintech e recentemente di blockchain. Oggi è il momento della new space economy”, ha concluso Masetti, “e vogliamo essere il primo editore al mondo a esplorare la strada dell’informazione e dell’intrattenimento spettacolare che ci offre lo spazio”.

Magazine 27 Giugno, 2019 @ 11:50

Forbes di luglio porta in edicola la Space Economy

di Forbes.it

Staff

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Sarà in edicola da domani il volume n° 21 del mensile Forbes. Riflettori puntati su Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana ad andare nello spazio che guadagna la cover a 50 anni
dallo sbarco dell’uomo sulla luna. Il suo segreto? La tensione permanente verso l’eccellenza, un curriculum fatto di fatica e miglioramenti costanti, di concentrazione, di rinunce. E soprattutto di sogni. Senza perdere mai di vista la lucidità: “temo sia da escludere che gli astronauti della mia generazione”, ricorda Samantha, “possano raggiungere Marte”.

La Cristoforetti è una delle 100 donne selezionate da Forbes per rappresentare l’idea della donna di successo: scienziate, professioniste, imprenditrici, manager, sportive, possono operare tra i numeri della finanza o in ambiti creativi ma tutte sono contraddistinte da percorsi e progetti vincenti che fanno la differenza.

Sempre in tema di Space Economy (il prossimo 9 luglio presso il Planetario di Milano Blue Financial Communication presenterà un progetto editoriale “stellare” alla presenza di Tito Stagno) da segnalare due importanti interviste all’interno della sezione dedicata di oltre 12 pagine che apre il volume di luglio di Forbes.
Quella a Luca Parmitano, astronauta siciliano dell’Esa, atteso presto sulla stazione spaziale internazionale, e l’altra a Giorgio Saccoccia, fresco di nomina alla guida dell’Asi, che ricorda come “serve una maggiore capacità di fare sistema tra imprese grandi e piccole”.

I soliti noti guidano una delle classifiche più amate in tutto il mondo dai lettori di Forbes. È Lionel Messi, seguito da Cristiano Ronaldo e Nymar, lo sportivo più pagato al mondo nella selezione 2019. Una classifica, quest’ultima, che incorona lo stesso Ronaldo, seguito da Dybala e Pjanic tra i calciatori della serie A che in Italia riescono a incassare di più tra stipendi, premi, eventuali bonus e soprattutto sponsorizzazioni.

Nella sezione Social Responsibility, recentemente introdotta nel mensile, spicca il settore automotive. C’è sintonia e collaborazione tra il sistema di produzione tedesco di auto e la componentistica italiana. Partnership industriali che definiscono una leadership globale con una precisa responsabilità: disegnare la strategia migliore per vincere la sfida dell’innovazione coniugata alla sostenibilità.

Spazio infine al Fintech nel reportage della serata celebrativa al Grand Hotel di Rimini con le premiazioni dei leader italiani del comparto che più si sono distinti per la capacità di innovare il servizio agli utenti nel corso del 2019, anno in cui le cryptovalute hanno attraversato una fase interlocutoria. Forbes, in questo numero di luglio, ha selezionato i 50 campioni a livello mondiale che utilizzano la tecnologia Blockchain per le proprie attività.

Forbes volume #21 sarà come sempre proposto in abbinata a fine luglio con le edizioni milanese e romana del quotidiano La Stampa.

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