Chi è l’investitore che ha guadagnato il 62% nel caos del Coronavirus

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Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana (Shutterstock)

di Antoine Gara per Forbes.com

Con i mercati finanziari globali che sono esplosi nel panico riaccendendo i ricordi dell’era della crisi finanziaria, alcuni trader che si trovavano in prima linea nel momento del crollo del mercato del credito stanno godendo di una rinascita.

Ad esempio Loïc Féry, 45 anni, capo di una società di investimenti nel mercato del credito con sede a Londra, la Chenavari Investment Managers, che gestisce $ 5,5 miliardi di asset. Oltre una dozzina di anni fa, quando la crisi lo aveva colpito, la carriera di Féry era stata sconvolta a causa di un grande operazione di trading non consentita che si era verificata sotto la sua sorveglianza. Ora è ben posizionato per avvantaggiarsi dell’attuale sconvolgimento dei mercati finanziari globali.

Loic Fery Chenevari
Loic Fery (Fonte immagine: www.chenavari.com)

Nel 2007, poco prima che la crisi finanziaria colpisse i mercati globali, Féry era una delle stelle emergenti nel mondo del trading in Europa. A 33 anni, era diventato responsabile globale dei mercati del credito per Calyon, la divisione di investment banking della più grande banca in Francia, Credit Agricole, e supervisionava un team di 200 trader che cercavano di competere con le più grandi società di New York e Londra . La rapida ascesa di Féry ebbe una brusca fine nelle prime tumultuose fasi della crisi. Nell’autunno del 2007, è stato scoperto che un trader infedele del suo team aveva piazzato un’operazione non autorizzata di $ 350 milioni, che alla fine avrebbe raggiunto un valore di oltre 1.000 miliardi di dollari in termini di asset, impattando sui conti del gruppo.

Féry e molti dei suoi colleghi furono licenziati. Successivamente, è stato scagionato pubblicamente dalla banca circa qualsiasi coinvolgimento nell’operazione incriminata. Calyon finì per essere una delle banche di investimento più colpite dalla crisi. Perse miliardi su una serie di scommesse in derivati andate male, costando caro alla sua casa madre.

Nel bel mezzo della crisi, nell’autunno del 2008, Féry ha ripreso la sua carriera da zero. Con meno di $ 50 milioni di capitale, lui e un team di colleghi ed ex controparti come un trader di nome Frédéric Couderc, anch’egli 45enne, hanno co-fondato Chenavari come società di investimento focalizzata sul credito, con l’obiettivo iniziale di fare soldi scommettendo su una ripresa del mercato del credito, in particolare in Europa. Il primo fondo di Chevanari, denominato Toro, ha acquistato un portafoglio di crediti difficoltosi che – secondo due fonti – ha restituito dieci volte l’investimento grazie a un miglioramento delle condizioni dei crediti. Quindi, nel 2015, il fondo si è convertito in un veicolo pubblico chiamato Chenavari Toro Income Fund, che ha offerto rendimenti costanti del 10%, ma viene scambiato con uno sconto sul valore patrimoniale netto dichiarato.

Féry, originario di Nancy, in Francia, una piccola città nella parte occidentale del paese, ha anche fatto una scommessa di riscatto nella sfera sportiva, nel calcio in particolare. Fery ha comprato il Lorient FC, club di Ligue 2, che veniva da una ristrutturazione finanziaria avvenuta nel 2009. Dopo un’inversione di tendenza, la squadra è ora in lizza per essere promossa nella serie A francese.

A partire dal 2018, tuttavia, Féry e i suoi partner hanno iniziato a considerare i mercati del credito in Europa valutati in maniera sempre più corretta e hanno lanciato un hedge fund chiamato Chenavari Dynamic Credit Cycle Fund, che si propone di realizzare profitti qualora si dovesse assistere a problemi dei mercati e a un ampliamento degli spread. Con Couderc al timone, il fondo è salito sulla scia dello scoppio coronavirus. Una fonte ha detto a Forbes che il fondo da $ 400 milioni, avrebbe realizzato una crescita del 62% al netto delle commissioni a partire da questa settimana. La performance è in netto contrasto con la caduta dei valori azionari e obbligazionari a livello globale e più che compensa la perdita del 15% patita l’anno scorso a causa del restringimento degli spread creditizi.

La strategia del fondo è scommettere sulla convessità, ossia sull’idea che i prezzi delle obbligazioni diminuiranno con l’aumentare degli spread e dei tassi di interesse. Chenavari ha messo in pratica l’idea usando credit default swap, scommesse su alcuni indici di credito e specifiche tranche di titoli strutturati, nonché semplicemente scommettendo contro obbligazioni che crede siano pronte per un calo. Prima o poi, quando i mercati del credito dovessero raggiungere un crescendo di turbolenze, il fondo Dynamic Credit Cycle prevede di invertire la rotta, come hanno fatto Féry e Couderc nei giorni post-crisi quando avevano scommesso su una ripresa.

Nel febbraio 2018, Chenavari ha detto ai suoi investitori: “Il nostro punto di vista è che il mercato sperimenterà un” periodo di de-risking sistematico “… È probabile che una inversione sia innescata da una debolezza di fattori tecnici di mercato come scarsa liquidità, veicoli di investimento inadatti con squilibri in termini di asset / liability (ad es. ETF) e leva eccessiva applicata ad attività pienamente prezzate. Ad esempio, riteniamo che ci sia la possibilità di sperimentare un modello simile al crollo del 1987: dopo un periodo di 5 anni di apprezzamento del mercato azionario, dapprima un periodo intermedio di volatilità con movimenti al rialzo e al ribasso del 5%, seguito da un 30% di correzione del mercato “.

Anche se lo scoppio della pandemia coronavirus è un Cigno Nero impossibile da prevedere, ha avvalorato il punto di vista sui mercati del credito di Chenavari e reso alla società un sacco di soldi. Ma non si può avere eccessiva fiducia che la società veda un rapido recupero dall’attuale panico sui mercati finanziari.

In un aggiornamento pubblico del marzo 2020, all’inizio della caduta del mercato dovuta al coronavirus, Chenavari ha detto ai suoi investitori, “[La] dislocazione del mercato è l’eco di un’incertezza senza precedenti, con un significativo rischio di una recessione globale. Al di là del tasso di mortalità effettivo di Covid-19, il potenziale arresto del commercio mondiale è diventato un risultato tangibile per gli operatori del mercato e gli effetti sull’economia globale potrebbero essere devastanti (e un vero momento critico per gli Stati e sistemi sanitari in tutto il mondo) “.

“Detto questo, la maggior parte delle banche centrali non sono ancora arrivate in soccorso e questo contesto sarà un altro test della loro capacità di mettere in atto l’allentamento fiscale e monetario. Anche in questa fase,  lo scenario centrale rimane che il mondo imparerà a far fronte alle pandemie dopo pochi trimestri di grave disruption (e molto probabilmente, un grande tributo di vite umane). ”