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Business 22 Maggio, 2020 @ 11:35

Il Prime Day di Amazon potrebbe essere rimandato a settembre

di Forbes.it

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Amazon Prime Day
(shutterstock.com)

Articolo di Carlie Porterfield apparso su Forbes.com

Amazon starebbe pensando di far slittare a settembre il Prime Day, il suo spettacolare eventuale annuale dello shopping. Lo riporta il Wall Street Journal, adducendo come motivazione il fatto che la pandemia di Covid-19 ha fatto esplodere la domanda nei magazzini dell’azienda.

Aspetti principali

  • Il Prime Day di Amazon si è sempre tenuto a luglio da quando l’azienda lo ha introdotto nel 2015.
  • Secondo il Wall Street Journal, i responsabili di Amazon avrebbero posticipato l’evento di due mesi quest’anno per evitare di accumulare ulteriori tensioni nei magazzini e nella rete di consegna in concomitanza con l’impatto della pandemia da coronavirus.
  • Da marzo Amazon ha dato la priorità alla consegna di articoli “essenziali”, come prodotti per la salute, prodotti per la pulizia e prodotti alimentari a lunga scadenza, sebbene la società stia lentamente facendo progressi verso il ripristino delle consegne rapide di una selezione più ampia di prodotti, secondo fonti del Wall Street Journal.
  • Ad aprile, Reuters ha dichiarato che il Prime Day sarebbe stato rinviato almeno ad agosto, con un costo dichiarato di 100 milioni di dollari.
  • Amazon sta prendendo provvedimenti per ripristinare un numero più alto di consegne in un giorno.

Contesto chiave

Le entrate di Amazon sono aumentate nel primo trimestre fino a 75,5 miliardi di dollari grazie a un grande flusso di ordini online, dato che gran parte della popolazione mondiale si è trovata chiusa in casa. Tuttavia, gli aumenti del costo delle assunzioni, delle retribuzioni e delle spedizioni hanno messo a dura prova i profitti di Amazon, facendo sì che il gigante non raggiungesse gli obiettivi, secondo il Wall Street Journal.

Notizia collegata

Il ceo miliardario di Amazon, Jeff Bezos, è stato criticato fortemente dopo che sono emerse notizie secondo cui la società ha sanzionato e persino licenziato i lavoratori che hanno sollevato preoccupazioni sulla salute e la sicurezza nei magazzini dell’azienda durante la pandemia. Almeno sette dipendenti di Amazon sono morti di Covid-19.

Business 21 Maggio, 2020 @ 4:52

I business esplosi con Covid: il caso delle aziende produttrici di barriere in plexiglass

di Massimiliano Carrà

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barriere di plexiglass coronavirus
Andreas Rentz – Getty Images

Articolo di Alexandra Sternlicht apparso su Forbes.com

Negli Usa la lotta per la ricerca di divisori e scudi in plexiglass tra le varie aziende sta causando enormi ostacoli agli affari, poiché ormai le barriere in plexiglass sono diventate essenziali per riaprire molte aziende.

Fattori chiave

  • Secondo quanto riportato da CNBC, il servizio di intelligenze ICIS ha registrato per alcuni produttori di plexiglass un aumento del 300% della produzione nei mesi di marzo e aprile rispetto a febbraio.
  • A Costa Mesa, California, la Best Framing è stata chiusa fino al momento in cui il proprietario Medi Bendanna ha promosso l’attività di produzione delle barriere in plexiglass. Questo, secondo quanto affermato dalla CBSN di Los Angeles, ha permesso all’azienda di non licenziare i propri dipendenti e mantenere i numeri di vendita coerenti con l’anno scorso.
  • “Ci siamo occupati del municipio di Newport Beach, del campo da golf Pelican Hill, oggi dell’ufficio del mio dentista e della mia assicurazione. Stiamo portando i divisori anche nelle piccole imprese. Ognuno ne ha bisogno per ragioni diverse”, ha detto Bendanna all’outlet TV locale.
  • L’azienda Plastic Man Inc, con sede a Las Vegas, ha aumentato il suo business del 300%. Il responsabile dell’ufficio, a 8 NewsNow Las Vegas, ha dichiarato che il il 99% della loro attività è guidato da divisori di plastica, che vanno da 165 a 385 dollari per ordine. Tra i loro clienti vi sono: Burger King, McDonalds, dispensari di cannabis, saloni di bellezza, dentisti e Costco, con richiesta di backup di ordini per un massimo di 26 settimane.

Coronavirus e barriere di plastica e di plexiglass

Tap Plastics, produttore di plexiglass a San Leandro (California), ha affermato che le vendite sono aumentate del 200% rispetto allo scorso anno, raggiungendo – come afferma Marker – un livello di attività che mai era stato raggiunto dal 1963, ossia dalla nascita della società.

Come indicato nel rapporto dell’OMS di febbraio, il plexiglass ormai viene considerato un elemento chiave dei DPI per i lavoratori in prima linea durante la pandemia. Quando, infatti, riapriranno tutti gli uffici e le attività essenziali, le barriere di plexiglass saranno essenziali.  Ad esempio – secondo quanto dichiarato dall’ Oregon Live, il Casinò Ilani di Southwest Washington riaprirà la prossima settimana con barriere di plexiglass ai tavoli da gioco.

I ristoranti, come questa gelateria a Le Mars, Iowa, stanno installando pareti divisorie in plexiglass che consentono ai commensali di interagire con il personale e sedersi faccia a faccia senza respirare l’uno sull’altro, il che può portare, tramite le cosiddette “goccioline”alla trasmissione malattia. Ecco un Forbessaggio fotografico della nuova realtà di un pubblico diviso dai plexiglass.

Innovazione 21 Maggio, 2020 @ 4:23

Il sistema di tracciamento contatti di Apple e Google debutterà in 3 Stati degli Usa

di Forbes.it

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App tracciamento contatti Covid 19
(shutterstock.com)

Articolo di Rachel Sandler su Forbes.com

Mercoledì Apple e Google hanno rilasciato il software che consentirà alle agenzie sanitarie pubbliche di tutto il mondo di creare le proprie app per tracciare chi potrebbe essere stato esposto a Covid-19 usando segnali bluetooth, con Alabama, North Dakota e South Carolina i primi stati USA che hanno aderito.

Aspetti chiavi

  • Apple e Google non costruiranno app da sole, ma hanno invece rilasciato la tecnologia sottostante che consente alle autorità sanitarie pubbliche di creare le proprie app di tracciamento dei contatti da scaricare nell’Apple Store o nel Google Play Store.
  • Alabama, North Dakota e South Carolina sono i primi stati statunitensi a impegnarsi a utilizzare la tecnologia Apple e Google, insieme a 22 paesi, tra cui Irlanda, Germania, Italia e Paesi Bassi.
  • Il sistema di contact tracing di Apple e Google utilizzerà i segnali bluetooth per scambiare “chiavi” anonime tra telefoni che sono vicini l’uno all’altro; se a qualcuno viene successivamente diagnosticato Covid-19, può inserire il risultato del test positivo in un’app e avvisare tutti gli altri telefoni che erano vicini a quella “chiave” di recente.
  • L’app dispone di rigide misure sulla privacy, come il non utilizzare i dati sulla posizione e il fatto di archiviare i dati sui dispositivi degli utenti piuttosto che un database centralizzato controllato da un’autorità governativa, ma alcuni stati e paesi, come il Regno Unito , si sono lamentati del fatto che tali misure rendono la app meno efficace.

Dichiarazione rilevante

“Il Nord Dakota è entusiasta di essere tra i primi stati della nazione a utilizzare la tecnologia di notifica dell’esposizione sviluppata da Apple e Google per aiutare a proteggere i nostri cittadini”, ha affermato il governatore Doug Burgum in una nota. “Mentre rispondiamo a questa emergenza di salute pubblica senza precedenti, invitiamo altri Stati a unirsi a noi nel fare leva sulle tecnologie degli smartphone per rafforzare gli sforzi di tracciamento dei contatti esistenti, che sono fondamentali per far funzionare le comunità e le economie”.

Contesto chiave

Esperti di salute pubblica affermano che l’identificazione e l’isolamento delle persone infette e i loro contatti saranno necessari man mano che i paesi inizieranno a riaprire le loro economie, anche se alcuni sostengono che mentre la tecnologia può aiutare nel processo, non è un sostituto per l’assunzione di migliaia contract tracers, esseri umani che sono addestrati rintracciare e informare le persone potenzialmente esposte. Il Johns Hopkins Center for Health Security stima che gli Stati Uniti debbano assumere circa 100.000 contract tracers umani per essere efficaci.

Notizia correlata

Altri paesi hanno scelto di lanciare le proprie app di tracciamento dei contatti senza utilizzare la tecnologia di Google e Apple, tra cui Cina, India, Australia e Israele. Solo la Cina e l’India hanno incaricato i cittadini di utilizzare l’app, il che ha portato a un uso diffuso, ma quelle app devono essere ancora esaminate per le pratiche sulla privacy. Anche lo Utah ha realizzato la propria app di tracciamento dei contatti che utilizza i dati sulla posizione GPS, a differenza di Apple e Google.

A cosa fare attenzione

L’adozione sarà una sfida: i ricercatori dell’Università di Oxford affermano che le app di tracciamento dei contatti devono essere scaricate dal 60% della popolazione per essere efficaci, e resta da vedere se lo sforzo di Apple / Google otterrà così tanto buy-in.

BrandVoice
20 Maggio, 2020 @ 11:49

Perché dormire bene è ancora più importante al tempo del coronavirus

di Forbes.it

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Dormire bene, l'importanza di un buon materasso

Che un sonno corretto sia alla base dell’equilibrio psico-fisico è ormai un concetto condiviso da tutta la comunità scientifica. Diversi studi realizzati dalle più prestigiose università internazionali hanno dimostrato come dormire bene sia un potente alleato per il corretto funzionamento del sistema cognitivo dall’età dell’adolescenza fino all’età avanzata.

Dormire bene, un aiuto anche contro il coronavirus

In tempi di Coronavirus poi, un interessante paper firmato da Lisa Medalie della University of Chicago Medicine, è arrivato a spiegare l’importanza del sonno in concomitanza con l’epidemia. Questi i due aspetti rilevanti: in primo luogo un buon sonno supporterebbe il sistema immunitario, riducendo il rischio di infezione e migliorando la risposta nei pazienti infetti; secondariamente un sonno ottimale migliora le funzioni cerebrali e aumenta l’energia e la produttività generale durante il giorno.

In linea con queste considerazioni è il parere della dott.ssa Verena Senn da poco entrata in Emma, società fondata in Germania nel dicembre del 2013 specializzata nella produzione di materassi che oggi serve 21 paesi nel mondo grazie ad una squadra composta da oltre 350 collaboratori. La dott.ssa Senn che ricopre il ruolo di head of Sleep Expert Taskforce (SET), la divisione specializzata in scienze del sonno all’interno del team di Ricerca & Sviluppo di Emma – The Sleep Company, pone l’accento su alcuni test realizzati dai ricercatori sul come si sviluppa il numero di globuli bianchi (ovvero le cellule “natural killer” che localizzano le cellule infette impedendo che si riproducano nuovi virus nel corpo) in condizioni di privazione del sonno. Risultato: il test ha evidenziato come i gruppi di persone che hanno dormito solo 4 ore anziché 8, hanno riportato una riduzione del 70% delle cellule killer. Se si dorme troppo poco quindi, la scienza suggerisce che si rischia di essere più soggetti a infezioni e malattie.

Naturalmente non è solo la quantità di sonno a fare la differenza, ma anche la qualità. E in questo senso il punto di riferimento non può che essere costituito dalle certificazioni, dagli investimenti in Ricerca & Sviluppo e dalla capacità di innovare dei produttori.

Emma – The Sleep Company
Emma – The Sleep Company

Proprio Emma si è aggiudicata nel 2020 il titolo di Prodotto dell’Anno in Italia con il suo Emma Original, un materasso che combina tre diverse schiume e che grazie alle sue caratteristiche di durabilità, comfort e qualità dei materiali, ha ricevuto premi da diverse associazioni di consumatori in tutta Europa.

In questo clima di successi, che ha portato l’azienda a registrare un +85% di fatturato nel 2019, raggiungendo i 150 milioni di euro, si inserisce l’accordo appena firmato con Haniel family equity company con sede a Duisburg, gruppo che già possiede significative partecipazioni nel gruppo Media Markt, presente in Italia con il brand Mediaworld. Una grande opportunità per Emma, che potrà così espandersi su nuovi mercati, ma anche premere ulteriormente l’acceleratore sulla ricerca. Come lasciano intendere le parole di Manuel Mueller, fondatore e co-CEO di Emma insieme a Dennis Schmoltzi: “Siamo certi che, combinando le nostre competenze, porteremo la tecnologia del sonno e il benessere a un livello ancora più alto, a breve infatti, saremo pronti per presentare insieme le ultime novità”.

Emma performance dal 2015 al 2019
Emma: performance dal 2015 al 2019
Life 19 Maggio, 2020 @ 9:45

La compagnia di assicurazioni di Magic Johnson presterà 100 milioni $ alle piccole imprese Usa

di Forbes.it

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Magic Johnson
(shutterstock.com)

Articolo di Lisette Voytko per Forbes.com

L’ex star dell’NBA Magic Johnson ha dichiarato al Wall Street Journal che la sua compagnia di assicurazioni sulla vita fornirà finanziamenti per 100 milioni di dollari alle piccole imprese guidate da donne o da persone appartenenti minoranze nell’ambito del Paycheck Protection Program (PPP) della Small Business Administration (un prestito che aiuta le aziende a conservare i posti di lavoro durante la crisi del Coronavirus).

Aspetti chiave

  • I prestiti sono offerti attraverso una partnership tra Johnson EquiTrust Life Insurance Co. e MBE Capital Partners, una finanziaria non bancaria con sede nel New Jersey specializzata nel finanziamento di imprese dove titolari sono donne o minoranze.
  • Johnson ha detto di aver appreso dalle news che le piccole imprese stavano lottando per ottenere prestiti PPP.
  • Ma l’ex squadra di Johnson, i Los Angeles Lakers (ha giocato 13 stagioni per loro, ed è stato anche il loro presidente) è stata, tra le grandi aziende, quella in grado di ottenere i prestiti, notizia che ha ricevuto accese critiche.
  • L’amministratore delegato dell’MBE, Rafael Martinez, aveva ricevuto denunce da parte di clienti che non erano riusciti ad ottenere prestiti dal primo round di finanziamento del PPP; la stampa ha in seguito rivelato che alcuni istituti di credito hanno dato la priorità alle imprese con le quali avevano relazioni esistenti.
  • Martinez ha dichiarato al WSJ che l’impegno di Johnson per 100 milioni di dollari verrà utilizzato per la prima volta per i 5.000 prestiti PPP che la sua azienda ha approvato finora.
  • “Questo significa, se ci pensi, vita o morte per molti imprenditori. Non hanno altro posto dove rivolgersi”, ha detto Johnson al WSJ .

Citazione rilevante

“Sapevamo perché i soldi erano spariti e non potevamo trasferirli alle piccole imprese, in particolare alle piccole minoranze, perché non avevano ottimi rapporti con le banche”, ha detto Johnson al WSJ .

Grandi numeri

Le minoranze sono state colpite in modo sproporzionato dalla pandemia di coronavirus, secondo i dati diffusi da New York, Los Angeles e Chicago. Gli afroamericani a New York City rappresentano il 28% delle morti per coronavirus, ma rappresentano solo il 22% della popolazione. E a Los Angeles, il 17% delle persone che sono morte di coronavirus erano afroamericane, ma il gruppo è il 9% della popolazione. A Chicago, i numeri sono i più netti: il 71% delle morti per virus hanno colpito afroamericani, che rappresentano il 29% della popolazione della città.

Il contesto

La pandemia di coronavirus ha fatto crollare i mercati statunitensi e, con gli Stati che hanno temporaneamente bloccato le attività non essenziali, i proprietari di piccole imprese stanno lottando per sopravvivere. Il programma di prestiti PPP è stato progettato per aiutare le piccole imprese a cavarsela durante questo periodo, e approvato dal Congresso come parte del piano da migliaia di miliardi di incentivi economici. Sono emerse segnalazioni, tuttavia, che grandi aziende come Shake Shake , Chris Steak House di Ruth e Lakers sono state in grado di ottenere decine di milioni di prestiti PPP. Il conseguente contraccolpo le ha convinte – tra l’altro – a restituire i loro prestiti. Il lancio iniziale del programma è stato segnalato come caotico e il finanziamento si è rapidamente esaurito. Altri 310 miliardi di dollari in finanziamenti in PPP sono stati approvati dal Congresso e sono stati resi disponibili il 27 aprile. Tale lancio sarebbe stato analogamente afflitto da problemi di accesso e da sistemi informatici lenti, e sono state sollevate domande sul fatto che i prestiti siano davvero in grado di raggiungere le aziende che ne hanno maggiormente bisogno.

Business 18 Maggio, 2020 @ 12:56

Bain & Co. ha calcolato l’impatto della crisi su bar e ristoranti italiani: a rischio chiusura il 30%

di Forbes.it

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La chiusura di bar e ristoranti nel periodo marzo-metà maggio ha già causato perdite di fatturato per circa 14 miliardi di euro, 1,6 miliardi di euro in minori entrate fiscali e messo a rischio circa 230mila posti di lavoro. E includendo le misure restrittive sulla riapertura l’impatto sull’intero 2020 arriverebbe a oltre 30 miliardi, con il 30% di bar e ristoranti in Italia a rischio chiusura.

E’ quanto emerge dall’uno studio di Bain & Company, che ricorda come il settore rappresenti il 4% del totale Pil italiano e il 5% dei posti di lavoro. “Le modalità di riapertura che saranno applicate nei prossimi mesi insieme alle altre misure di supporto sia pubbliche che da parte dell’industria – scrivono gli analisti della società di consulenza – saranno determinanti per il futuro del settore”.

 

Lo studio di Bain & Company curato dai partner Sergio Iardella e Duilio Matrullo e dal principal Aaron Gennara ha analizzato i dati di 40mila punti vendita, con interviste a circa 1.000 esercenti in tutta Italia per analizzare non solo il costo già sostenuto ma, soprattutto, per capire le implicazioni che le scelte attualmente in discussione avranno sul futuro di breve e di medio periodo dei circa 320mila bar e ristoranti già messi a dura prova dal periodo di lockdown.

“In questo contesto ci troviamo di fronte alla scelta difficilissima di coniugare la prevenzione e la salute con la sopravvivenza di un pilastro strategico dell’economia italiana e del Made in Italy” spiega Sergio Iardella, partner di Bain & Company”. 

“Le modalità di riapertura in discussione in questi giorni e che si prevedere possano vedere revisioni e modifiche nei prossimi mesi, cercano di bilanciare la necessità di contenimento del rischio epidemiologico con quella di perdita economica, esercizio difficile ma necessario. Si è discusso di prenotazione necessaria, di uso della mascherina (non al tavolo) di requisiti di sanificazione, la misura più dibattuta è stata però quella della distanza minima tra persone e dei m2 per coperto” (in tabella le due opzioni): 

 

OPZIONE A

OPZIONE B

Distanza inter-personale minima

1 m

2 m

Mq minimi per coperto

~1,5 mq

~4 mq


Bain si è focalizzata sull’analizzare e quantificare gli impatti economici delle due opzioni.

Quanto sia drammatica e complessa la scelta è riflesso nei numeri di confronto dei due scenari su un periodo anche solo di 15 giorni (che è la frequenza con cui è stato comunicato che le decisioni potrebbero essere riviste). L’applicazione delle misure più restrittive (i quattro metri quadri per persona) rispetto a misure comunque restrittive rispetto ad una ipotetica situazione normale pre-Covid (1,5 metri quadrati per persona e limiti non necessari per esempio per persone di uno stesso nucleo famigliare) comporta, nelle due settimane di riferimento:

o   Quasi 600 €M di fatturato e consumi persi

o   Quasi 70 €M di minori entrate fiscali

o   Circa 2,7 K posti di lavoro a rischio

 

La differenza su base annuale (da metà maggio a fine dicembre) tra le due opzioni è che l’opzione B (più restrittiva) comporterebbe minore fatturato per il settore di circa 8 miliardi di euro, circa 1,0 miliardi di euro di minori entrate fiscali e 45 mila posti di lavoro a rischio in più. I risultati complessivi sono riassunti nella tabella sottostante.

LOCKDOWN (inclusa ipotesi chiusure POS 2020)

OPZIONE A (metà maggio 2020-fine dicembre 2020)

OPZIONE B (metà maggio 2020-fine dicembre 2020)

OPZIONE A VS. B
Per ogni 15 giorni

IMPATTO 2020

Fatturato

24 €B

4 €B

12 €B

~0,6 €B

27-36 €B

Occupazione

230 K

15 K

60 K

~2,7 K

250-300 K

Entrate fiscali

2,5 €B

0,7 €B

1,7 €B

~0,1 €B

3,3-4,2 €B

 

 “Al di là degli scenari, purtroppo entrambi “drammatici” – commenta Duilio Matrullo, partner di Bain & Company “sarà necessario un approccio strutturale e di sistema a supporto del settore”.

L’impatto totale a fine anno, considerando gli effetti duraturi del lockdown ed includendo le aziende che potrebbero non sopravvivere alla crisi, sarebbe di –40%/-50% di fatturato per il comparto di bar e ristorazione, ovvero circa 2 punti di PIL persi con circa 250-300 mila posti di lavoro a rischio, ovvero con quasi 100 mila bar o ristoranti in pericolo. Questo si tradurrebbe anche in minori entrate fiscali fino a 5,0 miliardi di euro, l’equivalente di circa il 15% della manovra di bilancio 2020.

“Nei prossimi mesi sarà fondamentale che tutti gli attori – produttori, distributori ed esercenti – facciano squadra per contribuire alla sopravvivenza delle parti più esposte della filiera. I produttori di beni di largo consumo sono chiamati ad un momento di leadership cruciale” commenta Aaron Gennara, principal di Bain & Company.

“In questo contesto saranno probabilmente necessarie altre misure di liquidità e forse interventi a fondo perduto da parte dello stato” spiega Sergio Iardella, partner di Bain & Company, “e le grandi aziende del settore alimentare operanti nel fuori casa e le associazioni di settore dovranno adottare un vero e proprio approccio congiunto di filiera per aiutare gli esercenti a ripartire”.

“Come Bain rimaniamo convintamente a disposizione di istituzioni, aziende e stakeholder per aiutare a mitigare gli effetti della crisi in atto ed a difendere un settore, quello del fuori casa, che deve essere messo in condizione di rimanere un fiore all’occhiello del sistema Italia” conclude Matrullo.

Business 18 Maggio, 2020 @ 9:00

La storia del professore di Harvard diventato miliardario con il Coronavirus

di Forbes.it

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Timothy Springer, a destra, in una foto tratta dal suo account Twitter

Articolo di Giacomo Tognini apparso su Forbes.com

Il professore di biologia di Harvard e imprenditore seriale Timothy Springer ha visto la promessa in una nascente azienda di biotecnologie un decennio fa investendovi quando era agli albori. Ora, principalmente a seguito di quella scommessa – su una società di Cambridge (Massachusetts) chiamata Moderna – è diventato miliardario.

Le azioni di Moderna, che ha attualmente in fase di sperimentazione clinica sull’uomo un vaccino per Covid-19, sono salite di oltre il 12% questa settimana, in controtendenza rispetto al calo complessivo del mercato azionario. Questa ascesa prepotente ha trasformato Springer in un miliardario:  Forbes  stima che ora il suo patrimonio valga $ 1 miliardo sulla base della sua quota del 3,5% in Moderna e delle sue partecipazioni in altre tre piccole società biotech.

“La mia filosofia è di investire in ciò che si conosce, e io sono uno scienziato nel cuore. Adoro scoprire cose”, ha detto Springer, 72 anni, a  Forbes . “Molti scienziati danno vita ad aziende ma pochi hanno successo. Sono un investitore attivo e anche uno scienziato molto rigoroso, ed è per questo che ho una buona media di risultati positivi”.

Martedì Moderna ha annunciato che la Food and Drug Administration americana ha concesso il percorso di approvazione rapido per il suo possibile vaccino contro Covid-19, dando una spinta allo sforzo dell’azienda di sviluppare il primo vaccino per la malattia. Moderna è stata la prima azienda a iniziare le sperimentazioni sull’uomo del suo vaccino, il 16 marzo a Seattle, e le azioni della società sono quasi triplicate di valore da quando l’OMS ha dichiarato Covid-19 una pandemia lo scorso 11 marzo. La crescita vertiginosa aveva già di Moderna aveva già portato alla nascita di un nuovo miliardario: il ceo della società, Stéphane Bancel, che ora è accreditato di un patrimonio di circa 2,1 miliardi di dollari.

Oltre a essere emerso come investitore biotecnologico miliardario, Springer è professore di chimica biologica e farmacologia molecolare presso la Harvard Medical School, dove ha iniziato a insegnare nel 1977 e attualmente fa da tutor agli studenti post-dottorato nel suo laboratorio. Nella sua ricerca come immunologo ad Harvard, Springer ha scoperto molecole associate alla funzione linfocitaria, che hanno portato allo sviluppo di diversi farmaci basati su anticorpi approvati dalla FDA. La sua prima incursione nell’imprenditoria è avvenuta nel 1993 quando ha fondato il LeukoSite, azienda biotecnologica, che ha quotato in Borsa nel 1998 e che ha vendutoa alla Millennium Pharmaceuticals un anno dopo con un accordo del valore di 635 milioni di dollari; Springer ne ha ricavato circa $ 100 milioni in azioni Millennium.

Springer è stato uno degli investitori iniziali in Moderna nel 2010, quando ha investito nell’azienda circa 5 milioni di dollari. Ora, un decennio dopo, quell’investimento iniziale vale quasi $ 870 milioni. Ma molto prima che il Covid-19 emergesse sulla scena, Springer stava già pensando a come la rivoluzionaria tecnologia mRNA della società potesse aiutare nello sviluppo di vaccini.

“Molto presto ci siamo resi conto che poteva essere utilizzato per rispondere alla pandemia”, afferma Springer. “Ecco perché abbiamo investito nel fare test su uomini affetti da diverse forme di influenza, quelle forme che normalmente non appaiono durante le epidemie ma che potrebbero emergere e dare il via a una nuova pandemia. Eravamo consapevoli di questo tipo di scenario da sempre. ”

Sebbene Moderna possa essere considerata la scommessa di più alto profilo di Springer, lo scienziato è anche un investitore di spicco in tre piccole startup biotecnologiche quotate in Borsa: Selecta Biosciences, Scholar Rock e Morphic Therapeutic. Nei casi di Scholar Rock e Morphic, Springer è anche uno dei fondatori, avendo contribuito a creare le aziende partendo dalla ricerca scientifica svolta ad Harvard.

Imperturbabile di fronte alla sua nuova ricchezza, Springer va ancora ogni giorno al lavoro in bicicletta a Cambridge, nel Massachusetts, dove conduce ricerche nel suo laboratorio. Il suo unico lusso, dice Springer, è la sua casa. “Mi piace fare giardinaggio e collezionare pietre … Non ho bisogno di soldi. Ho uno stile di vita accademico.”

Springer sta anche usando la sua fortuna economica a favore della comunità scientifica: nel 2017 ha donato 10 milioni di dollari per creare l’ Institute for Protein Innovation, un’organizzazione no profit indipendente dedicata alla ricerca sulle proteine e ad aiutare gli imprenditori del settore delle biotecnologie a realizzare le loro idee.

“Mi piace investire attivamente, ma mi piace anche molto la filantropia attiva”, afferma Springer. “La mia motivazione alla base [dell’Istituto] non è solo quella di aiutare a sviluppare nuovi anticorpi affidabili che gli scienziati di tutto il mondo possono utilizzare per la scoperta biologica, ma anche quella di contribuire a sviluppare una nuova tecnologia che permetterà di fare molte più scoperte. È il tipo di scienza che altrimenti è difficile fare in ambito accademico. ”

Il professore di Harvard non è l’unico membro del club dei miliardari la cui ricchezza ha ricevuto impulso dalla battaglia contro Covid-19. Le fortune di alcuni miliardari della sanità sono cresciute di miliardi di dollari da quando l’OMS ha dichiarato la pandemia globale lo scorso 11 marzo. Il rally di Borsa della biotecnologia potrebbe continuare ad accelerare dato che il mondo attende con impazienza nuovi sviluppi nella lotta contro Covid-19.

Da parte sua, Springer è ottimista circa il fatto che il settore delle biotecnologie proseguirà la sua rapida crescita anche dopo che la pandemia sarà scomparsa. “Prima eravamo accusati di creare farmaci troppo cari … ma ora tutti sono abbastanza consapevoli che la biotecnologia verrà in soccorso di tutti”, afferma Springer. “La biotecnologia costituisce una grande promessa per la realizzazione di nuovi farmaci e la fiducia in essa è giustificata”.

Adrialenti
15 Maggio, 2020 @ 4:02

L’e-commerce che spinge l’ottica nel futuro

di Forbes.it

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adrialenti.it
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Prezzi convenienti, ampia scelta, qualità e consegna immediata. Sono queste le parole chiave per Adrialenti.it, il portale e-commerce italiano leader nel mercato delle lenti a contatto. Attivo dal 2007, Adrialenti.it incarna perfettamente l’idea di un negozio di ottica 4.0, virtuale, in cui il cliente, oltre alle lenti a contatto può scegliere e acquistare soluzioni e colliri, accessori, occhiali da vista, da sole e sportivi.

Il tutto corredato da due aspetti fondamentali: la possibilità di detrarre fiscalmente le spese effettuate (inserendo al momento dell’acquisto il proprio codice fiscale) e la consegna in 24/48 ore in tutto il territorio italiano, che è l’unico in cui opera Adrialenti.it.

Grazie a queste caratteristiche, il portale e-commerce guidato dal ceo Miha Dolinšek è riuscito a ridurre significativamente l’impatto negativo scatenato del coronavirus (che non ha risparmiato neanche le multinazionali) e a rispondere in maniera pronta e veloce alla crisi.

Cosa ha fatto Adrialenti.it per rispondere all’emergenza coronavirus 

Essendo un e-commerce, durante l’emergenza coronavirus Adrialenti.it non ha dovuto rivedere radicalmente la logistica del sito o dei prodotti, ma si è concentrato soprattutto sulla riorganizzazione del lavoro dei propri dipendenti. In particolare:

  • smartworking (già a partire dal 9 marzo 2020): per tutti coloro che potevano lavorare da casa (marketing, graphic design e customer service).
  •  rimodulazione del lavoro dei magazzinieri: sono stati divisi in 3 gruppi e in 3 turni per coprire le 24 ore e per fare in modo che se un gruppo si fosse ammalato, sarebbero rimasti attivi gli altri due.
  • promozioni per i clienti: spedizione gratis per tutta la settimana, invece dei soliti 3 giorni ogni mese; codici sconto con un valore più alto del solito. Inoltre, oltre al servizio clienti rimasto attivo dal lunedì al venerdì, gli ottici ed optometristi interni ad Adrialenti.it continuavano a dare suggerimenti e consigli base.
  • spedizioni regolari, anche se ovviamente nelle zone rosse si sono registrati dei ritardi.

Il futuro dell’ottica online

Il coronavirus cambierà le nostre abitudini nell’immediato futuro? Le ha già cambiate? Come sarà lo shopping tra qualche anno? Sono tante le domande e le ricerche che in questo periodo si stanno susseguendo una dietro l’altra. È ovvio, infatti, che il lockdown di questi mesi, oltre ad aver obbligato le persone a dover comprare online, le ha anche spinte sempre di più verso le soluzioni digitali.

Se acquistare abiti, accessori, scarpe, dispositivi tecnologici, ormai è una costante, lo stesso non si può dire per il settore dell’ottica, ancora legato, come analizza anche Forbes.com, a un aspetto fondamentale: “la naturalezza d’acquisto”. Nel senso che ancora rimane molto forte il legame tra la visita effettuata al negozio (che fornisce la necessaria prescrizione medica), e il successivo acquisto.

Non bisogna dimenticare, però, che l’uomo è da sempre abituato ad abbattere i confini e le distanze, soprattutto in materia di shopping (fino a qualche anno fa comprare vestiti online sembrava infatti un assurdità). Quindi, mai dire mai.

Trending 15 Maggio, 2020 @ 3:16

Ondate ricorrenti e distanziamento sociale fino al 2022: lo studio di Harvard sul coronavirus

di Forbes.it

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(Getty

Distanziamento sociale fino al 2022 e ondate anche nel 2024. È questo in sintesi ciò che emerge da un report di un team di cinque ricercatori di Harvard pubblicato su Science, sul futuro della pandemia da Covid-19, la cui minaccia potrebbe ricomparire a intermittenza nei prossimi quattro anni.

Lo studio, pubblicato dalla Scuola di salute pubblica T. H. Chan dell’Università di Harvard, ha utilizzato i dati statunitensi su due coronavirus precedenti per calcolare le possibili traiettorie di trasmissione del Covid-19 in diversi scenari. Secondo gli esperti, il nuovo coronavirus continuerà a circolare stagionalmente, come i virus influenzali. L’immunologo Stephen Kissler e i suoi collaboratori hanno quindi elaborato un modello matematico per calcolare le dinamiche del contagio nei prossimi cinque anni. “Abbiamo previsto che focolai ricorrenti di Sars-Cov-2 si verificheranno probabilmente dopo l’ondata pandemica iniziale più grave”. In tutte le simulazioni il risultato sembra essere sempre lo stesso: il contagio potrebbe riprendere “proliferare in qualsiasi momento dell’anno”, non appena vengono allentate le restrizioni.

Le misure di distanziamento sociale restano quindi necessarie, consigliano ancora i ricercatori, dal momento che sono l’unico strumento di contenimento del virus, in mancanza di un vaccino o di una cura efficace. Ma, “interventi aggiuntivi, come una estensione della capacità di terapia intensiva e un’efficace cura, migliorerebbero il successo del distanziamento intermittente e accelererebbero l’acquisizione dell’immunità di gruppo”.

Inoltre, conclude la ricerca, sono “urgentemente necessari studi sierologici longitudinali per determinare l’estensione e la durata dell’immunità alla Sars-Cov-2. Anche in caso di apparente eliminazione, la sorveglianza Sars-Cov-2 dovrebbe essere mantenuta poiché una ripresa del contagio potrebbe essere possibile nel 2024”.

Business 15 Maggio, 2020 @ 3:06

Twitter consentirà ai dipendenti di lavorare da casa per sempre

di Forbes.it

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Twitter, la sede di San Francisco
La sede di Twitter a San Francisco (shutterstock.com)

Articolo di Rachel Sandler per Forbes.com

Twitter darà a tutti i suoi dipendenti il ​​diritto di lavorare da casa anche dopo che l’emergenza coronavirus sarà rientrata, ha annunciato la società martedì. Questo è il cambiamento più radicale riguardante le politiche di telelavoro in ufficio da parte di una grande azienda tecnologica nel mezzo alla pandemia.

Aspetti chiave

  • I dipendenti possono scegliere di tornare in ufficio o continuare a lavorare da casa per sempre se sono in grado di compiere il proprio lavoro da lì, ha dichiarato la società in una e-mail interna segnalata per la prima volta da BuzzFeed News.
  • Twitter con sede a San Francisco ha dichiarato che non aprirà i suoi uffici prima di settembre e continuerà a vietare i viaggi d’affari e gli eventi aziendali dal vivo per il resto dell’anno.
  • Twitter aveva già intrapreso azioni prima della pandemia per ridurre la sua presenza a San Francisco costituendo una forza lavoro più distribuita.
  • L’annuncio segue quelli simili di altre grandi aziende tecnologiche: Google e Facebook consentono ai dipendenti di lavorare da casa fino alla fine del 2020, mentre Amazon e Microsoft hanno esteso le loro politiche fino alla fine di ottobre.

Dichiarazione rilevante

“Ci siamo posizionati in maniera univoca per rispondere rapidamente e consentire alle persone di lavorare da casa data la nostra enfasi sul decentramento e il supporto di una forza lavoro distribuita in grado di lavorare da qualsiasi luogo. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che possiamo fare funzionare questo sistema”, ha detto il portavoce di Twitter.

Contesto chiave

Le aziende tecnologiche della Silicon Valley e di Seattle, tra cui Twitter, sono state tra le prime a incaricare i propri dipendenti di lavorare da casa, anche prima che i funzionari locali emettessero ordini per mettersi al sicuro. Sebbene questa azione da sola non abbia comunque risparmiato i centri tecnologici dal svilupparsi di focolai più gravi, gli esperti di salute pubblica affermano che queste azioni probabilmente hanno contribuito al successo del distanziamento sociale nelle prime fasi.

Notizia correlata

Anche se alcuni stati iniziano a riaprire le attività commerciali, le grandi aziende nelle principali aree metropolitane stanno ancora indirizzando i propri dipendenti a lavorare da casa. Gli annunci delle principali aziende tecnologiche indicano che i normali lavori d’ufficio non torneranno più gli stessi per ampie fasce della popolazione fino almeno dopo l’estate.

Cosa tenere sottocchio

Altre società potrebbero seguire l’esempio di Twitter e rendere permanente il telelavoro.