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Responsibility 7 Aprile, 2020 @ 10:14

Dentro Kilometro Rosso, uno dei parchi scientifici più attivi d’Italia

di Forbes.it

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Kilometro Rosso, il parco tecnologico che ospita più di 65 tra aziende
(kilometrorosso.com)

articolo di Enzo Argante tratto dal numero di marzo di Forbes Italia

Veloce, appariscente, evocativo e passionale. Dove, se non in Italia, un chilometro può essere rosso? Dove, se non in Lombardia, sulle cui possenti spalle industriali grava una buona parte del presente e del futuro della straordinaria vocazione italiana all’innovazione? Magari green? Se Kilometro Rosso è uno dei parchi scientifici più attivi e prestigiosi di questo paese, lui, il direttore Salvatore Majorana ne è il profeta, intraprendente e soprattutto controcorrente. Bandito per una volta lo stereotipo pessimista, lo dice forte e chiaro: “Sullo scacchiere mondiale del sistema industriale l’Italia c’è (e ci sarà) nel ruolo di protagonista. L’innovazione è nel nostro dna. Abbiamo la capacità di fare scienza e tecnologia e la storia di molti prodotti leader globali lo conferma. Dietro la grande rivoluzione tecnologica di questi decenni c’è tanta Italia: abbiamo inventato i microprocessori, il telefono, la plastica; dietro a tante conquiste tecnologiche c’è una capacità di superare i limiti straordinaria. Nelle nostre università e centri di ricerca si fa scienza di qualità, abbiamo una capacità di fare impresa ai vertici mondiali. Dobbiamo lavorare ancora tanto per creare un collegamento strutturale fra chi sa fare bene impresa e chi sa fare bene la scienza. Questo è il dominio del trasferimento tecnologico su cui meritiamo di mettere molta più energia. Quindi dobbiamo alimentare questa cultura in prospettiva”. E ciò che Majorana ama sempre dire specialmente ai giovani: “Siate curiosi, l’unico modo di affrontare il cambiamento è studiarlo e appassionarvi. Questo è il messaggio che anima chi fa il mestiere come il mio, affascinante, fra impresa e ricerca”.

Salvatore Majorana

Ci sono le competenze, perfino gli strumenti anche se disaggregati. Ma allora che cosa manca perché questa vocazione indiscussa in molti campi si concretizzi in leadership sul mercato internazionale? “Viviamo un’epoca in cui non si può lasciare all’iniziativa del singolo; un’epoca in cui se non impariamo a fare sistema rimaniamo dietro ai grandi colossi. Il nostro paese ha bisogno di darsi un metodo, un sistema, investire risorse, cambiare cultura e status quo”. Un esempio su tutti? “Il concorso attraverso cui i ricercatori universitari fanno carriera dovrebbe essere molto più orientato ai risultati per le imprese. Queste ultime dovrebbero avere spazio per sperimentare, anche sbagliando, perché nell’errore spesso c’è la possibilità di cambiare le cose. Questo è il metodo con cui bisognerebbe affrontare il processo di cambiamento. Quindi condividerlo, ed ecco l’open innovation di cui tanto si parla: mettere insieme la conoscenza di chi fa le cose, l’adozione di strumenti per relazionarsi con soggetti fuori dell’impresa e la capacità di metabolizzare le esperienze degli altri. Questo farà il resto”. A rendere ancora di più ostico il percorso c’è un’ipoteca storica del sistema italiano basato sulle Pmi che non ha mai dato segnali convincenti di voler collaborare per questo ecosistema. Eppure open innovation è un concetto funzionale soprattutto alle piccole e medie imprese. “La capacità di gestire le Pmi in maniera specializzata in alcuni settori è stato un elemento differenziate per l’impresa italiana del recente passato. Oggi però non ci si può permettere di rimanere arroccati nel proprio giardinetto. Il mondo è cambiato molto velocemente e l’unico elemento di successo possibile è nella complementarietà con il vicino di casa: bisogna collaborare con un sistema fatto di cambiamenti organizzativi, formativi e tecnologici”. Ecco il perché di parchi tecnologici modello Kilometro Rosso: più di 65 aziende e centri ricerca, più di 1.900 persone che lavorano li. “Il parco ha il compito di intensificare le relazioni e migliorarne la qualità. La quantità dei protagonisti è una conseguenza quasi naturale. Quando si lavora a un progetto di robotica collaborativa che mette insieme esperti provenienti dalla ricerca più avanzata e proponiamo alle aziende di accompagnarci nello studio, la reazione è immediata e un numero sempre maggiore di soggetti imprenditoriali decidono di condividere il tavolo e accompagnarci. Questo perché appare chiaro che la robotica è o sarà presto un elemento di riferimento imprescindibile per l’azienda”.

Ecco il ruolo di Kilometro Rosso. Trovare contenuti validi attorno a cui creare relazioni e attenzione all’evoluzione della tecnologia. “Mi piace raccontare che all’interno del parco scientifico ci siamo occupati di colmare quel divario che c’è fra il fabbisogno di competenza sentito dalle nostre imprese e la disponibilità di professionisti presenti sul territorio. Dentro Kmr abbiamo voluto e aggregato soggetti che operano nel campo della formazione professionale. Stiamo sviluppando un sistema che ci consentirà nel prossimo futuro di stare vicino a operatori finanziari che investono in startup e nuove idee. Crediamo che dalla contaminazione fra ricerca e industria possano nascere idee che meritano di essere finanziate e che possono generare nuova occupazione e soluzioni per il mercato”. In 10 anni di vita Kmr ha lasciato il segno. E anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto firmare il registro dei visitatori dell’innovazione made in Italy.

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