Covid Tax sopra gli 80mila euro? Eurobond? Una soluzione alternativa esiste

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri NUNZIA CATALFO
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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri
NUNZIA CATALFO

Quando l’emergenza economica spinge a fare cassa la fantasia della politica si scatena. Ieri è stato il gruppo della Camera del Pd, presieduto da Graziano Delrio, a lanciare la proposta di una tassazione straordinaria per due anni (2020 e 2021) sui redditi superiori agli 80mila euro come contributo per l’emergenza coronavirus da dirottare in favore dei ceti più poveri.

Una proposta da cui hanno preso le distanze sia il Governo sia lo stesso segretario Pd, Nicola Zingaretti e dalla quale, secondo calcoli del Sole 24 Ore, lo Stato potrebbe incassare al massimo “solo” 1,3 miliardi di euro. Di certo inadatti a coprire il fabbisogno necessario a rispondere a una crisi come quella indotta dall’emergenza Coronavirus.

Che fare quindi? Continuare a richiedere la solidarietà europea, che sia nella forma degli Eurobond, del Mes o di altri veicoli creati ad hoc? Oppure richiedere spostare la solidarietà sul fronte interno intervenendo sui redditi o sui patrimoni più alti?

Nel dibattito si inserisce uno dei decani della finanza italiana, Guido Giubergia, presidente di Ersel, con una proposta contenuta in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte e pubblicata oggi sui quotidiani finanziari.

“Ben vengano le misure finora adottate per fare arrivare liquidità alle imprese e ai cittadini”, scrive Giubergia. “Sono azioni tattiche necessarie ma non sufficienti che rischiano di arrivare alle aziende oltre i tempi di sopravvivenza a causa dei tanti, sempre meno comprensibili, impedimenti burocratici”.

Giudizio positivo anche sull’opera della Bce: “La solidarietà finanziaria europea è già funzionante. Ma sempre di debito pubblico si tratta”. E quindi “perché cercare soluzioni nella solidarietà europea, difficilissima da ottenere, quando avremmo in casa altre soluzioni possibili?”.

Ecco allora una proposta che fa leva sull’enorme risparmio privato italiano.

“Credo che sia venuto il momento di appellarsi al risparmio e al senso di responsabilità degli italiani – scrive ancora Giubergia – mettendo in atto tutte quelle forme agevolative, non coercitive, che portino finalmente questo capitale privato a finanziare infrastrutture e quanto è necessario alla ripresa, senza gravare troppo sullo Stato. Veicolando il risparmio attraverso banche, assicurazioni, fondi di investimento”.

Le agevolazioni potrebbero essere, secondo Giubergia, di almeno tre tipi:

  • Detassazione per privati, imprese e fondi dei proventi (dividendi, interessi, capital gain) di emissioni azionarie, obbligazionarie o di qualunque altro strumento finanziario che supporto il sistema produttivo del Paese.
  • Deducibilità dal reddito, in aggiunta a quanto sopra, di parte degli investimenti effettuati, per tutti i soggetti interessati.
  • Altre forme agevolative che utilizzino al meglio le risorse di cui il Paese già dispone, senza chiedere aiuto ad altre nazioni colpite, seppur in maniera diversa, dalla stessa emergenza.

Perché “ben diverso sarebbe chiedere a Bruxelles la possibilità di usare i nostri capitali per finanziare il nostro sistema produttivo rispetto a invocare una solidarietà europea del debito”, scrive Giubergia, che conclude: “Cerchiamo insieme di inventare una nuova solidarietà del risparmio invece di ostinarci a chiedere una controversa solidarietà del debito”.