Wall Street ha trovato la “sua cura” al Covid-19, ma il produttore predica cautela

Coronavirus: ricerca biologica e ricerca genetica
(Gettyimages)
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Una nuova speranza nella frenetica corsa a una cura contro il coronavirus accende il titolo Gilead Sciences, produttore del farmaco Remdesivir, quotato sul Nasdaq di Wall Street. Dopo aver aperto le contrattazioni odierne con un rialzo del 12%, nel momento in cui si scrive il titolo della biotech americana sta guadagnando il 7,5%, con le azioni che vengono scambiate a 82,33 dollari per azione.  

Il movimento di Borsa ha preso spunto dai risultati preliminari di uno studio clinico redatto dall’Università di Chicago, secondo il quale l’antivirale Remdesivir starebbe fornendo ottimi risultati medici.

A renderlo noto, come spiega il sito scientifico americano STATnews, è stata Kathleen Mullane, specialista in malattie infettive dell’Università di Chicago che supervisiona gli studi sul Remdesivir per l’ospedale. La virologa, infatti, in una conferenza video di aggiornamento (registrata da STAT) sulla sperimentazione del farmaco ha dichiarato: “La maggior parte dei nostri pazienti è già stata dimessa, il che è fantastico. Sono morti solo due pazienti”.

La stessa Kathleen Mullane, successivamente, ha confermato quanto detto al sito americano, ma non ha ulteriormente approfondito la questione, anche a causa del fatto che lo studio clinico non è ancora terminato.

Gilead Sciences e lo studio sul Remdesivir

Concentrandosi proprio sullo studio clinico, STAT afferma che il Remdevisir prodotto da Gilead Sciences avrebbe praticamente guarito buona parte dei pazienti affetti da Covid-19, che sarebbe stata dimessa in meno di una settimana. Il Medical Center dell’Università di Chicago per i due studi clinici di Fase 3 di Gilead Sciences ha reclutato in totale 125 persone affette da Covid-19. Di queste, 111 erano in gravi condizioni. Tutti i pazienti sono stati trattati con infusioni quotidiane di Remdesivir.

Nonostante i risultati promettenti, sia l’Università di Chicago sia Gilead Sciences invitano alla cautela. La prima, come afferma STAT, ha sottolineato che “trarre conclusioni a questo punto è prematuro e scientificamente insoddisfacente”, la seconda, come si legge in una nota ufficiale sul suo sito, ha ribadito che sta “lavorando con grande velocità per capire quanto il Remdesivir possa essere considerata un’opzione valida” e che “ci impegniamo a condividere le informazioni quando saranno disponibili per noi”.