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Innovazione 8 Maggio, 2020 @ 10:13

Il digitale sostenibile di Telepass spiegato dall’a.d. Gabriele Benedetto

di Giovanni Iozzia

Staff

Direttore di EconomyUp ed esperto di economia digitale.Leggi di più dell'autore
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Gabriele Benedetto, amministratore delegato di Telepass (Courtesy Telepass)

Articolo tratto dal numero di maggio 2020 di Forbes Italia

La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti” diceva quel geniaccio di Albert Einstein. E sappiamo bene quanto l’impossibilità di muoversi abbia messo a dura prova il nostro equilibrio negli ultimi due mesi trascorsi a casa per contrastare la diffusione del coronavirus. Abbiamo bisogno di muoverci, abbiamo voglia di muoverci. La mobilità è uno degli ingredienti necessari per la fase 2, la riapertura dei negozi e delle fabbriche, il lavoro e la scuola, il divertimento e la scoperta del mondo. La pandemia è, però, un punto di svolta: c’è già un prima e ci sarà presto un dopo che porterà molti cambiamenti, non solo negativi.

“Tutto sta cambiando, lo stesso concetto di mobilità sarà diverso e dobbiamo prepararci a nuove abitudini, esigenze e comportamenti”, dice Gabriele Benedetto, 38 anni, ceo di Telepass, riconfermato a fine marzo per il suo secondo mandato, che ha guidato l’evoluzione della società del gruppo Atlantia da sistema di pagamento per il pedaggio autostradale a piattaforma per la distribuzione di servizi digitali per la smart mobility, con il lancio e lo sviluppo dell’app TelepassPay. Benedetto può anche contare su un punto di osservazione privilegiato: 7 milioni di clienti e i loro comportamenti, gente che si muove, soprattutto in auto e sui mezzi commerciali ma anche, sempre di più negli ultimi anni, con taxi, bici, monopattini e scooter in condivisione. “Telepass è sempre stata contactless, una forma di pagamento a distanza: solo al casello in passato, attraverso un’app per tanti servizi adesso”, ricorda Benedetto in questi giorni di distanziamento sociale. A lui abbiamo chiesto di aiutarci a leggere il futuro prossimo della mobilità.

Come sarà la mobilità nel dopo coronavirus?

Dopo le prime settimane di pandemia abbiamo lavorato per definire un possibile scenario della fase 2 ma anche di quelle successive, studiando quanto accaduto in Cina. È chiaro che dopo due mesi di blocco, la ripartenza sarà lenta ma ci aspettiamo una netta ripresa del traffico nei mesi estivi, soprattutto di auto private. E questa è la prima sorpresa.

Perché parla di sorpresa?

Prima della pandemia eravamo di fronte a una crescita costante dei veicoli in sharing, si metteva persino in discussione la proprietà a vantaggio dell’uso. Adesso, con la preoccupazione del contagio, prevediamo un rallentamento dello sharing, dell’uso dei mezzi pubblici, dei treni e degli aerei e un ritorno al viaggio in auto, con auto di proprietà o noleggiata per un lungo periodo. È questa la prima, netta inversione di tendenza che vediamo.

È la fine dello sharing?

No, perché è diversa la percezione di bici, scooter e monopattini che si muovono all’aria aperta, con minori superfici di contatto rispetto allo spazio chiuso dell’abitacolo di un’auto. Nella mobilità dell’ultimo miglio i mezzi leggeri continueranno a funzionare. Ma non è solo una questione di mezzi in circolazione. Cambiano le esigenze a cui dobbiamo dare risposta.

Quali sarebbero?

La sanificazione delle auto, ad esempio. Come farla in modo semplice, comodo e sostenibile? La nostra risposta è WashOut, startup sulla quale abbiamo investito e in cui abbiamo di recente portato la nostra partecipazione al 70%, che faceva e fa il lavaggio dei mezzi mentre sono parcheggiati con materiali non inquinanti e che lancerà presto un servizio di sanificazione degli interni di auto private, taxi e flotte aziendali. Questo per noi però è solo un punto di partenza verso una nuova dimensione della mobilità, che deve essere green ma anche clean.

Che cos’è una mobilità “pulita” che non sia già “verde”?

Posso rispondere con un paradosso: una mobilità sempre meno veloce. Fuori dal paradosso: sempre più sicura. Un concetto che abbiamo già cominciato a sviluppare e che in occasione della pandemia abbiamo potenziato con la nostra offerta di polizze assicurative.

Che cosa avete fatto in questo campo durante l’emergenza che tornerà utile anche dopo?

La polizza sanitaria istantanea, che si attiva con lo smartphone, sviluppata in partnership con Metlife, per coprire dal rischio contagio gli operatori sanitari che devono andare in ospedale: sarà estesa a tutti coloro che torneranno a lavorare utilizzando i mezzi pubblici.

Come siete arrivati dalla mobilità all’assicurazione?

Lavorando sui dati. Siamo partiti dall’auto e poi abbiamo allargato il nostro campo di osservazione su altre esigenze. Studiando statisticamente i comportamenti dei clienti siamo arrivati a formulare risposte alle domande che arrivavano dall’analisi dei dati. E spesso sono domande legate a un momento particolare e alla sensibilità del rischio che quel momento genera. Prima era la tranquillità che si voleva acquistare per un viaggio all’estero, adesso la copertura dal rischio di contagio prima di salire su un mezzo pubblico.

Quali sono le parole fondamentali per guardare con ottimismo alla ripartenza?

Digitale e sostenibilità, non ho dubbi. Stiamo per entrare in un mondo in cui dovremo mantenere le distanze, avremo bisogno di monitorare i flussi di traffico e i movimenti nelle città, mantenere condizioni igieniche perfette, lavorare sempre più spesso da casa. Le soluzioni si chiamano pagamenti digitali, smart city, smart working come abbiamo sperimentato tutti in una situazione di stress. Adesso dobbiamo andare oltre e creare le condizioni migliori per la nuova normalità.

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