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Leader 26 Giugno, 2020 @ 5:55

Sul ring del futuro con Federico Pozzi Chiesa, l’uomo di copertina del numero di Forbes in edicola

di Alessandro Rossi

Direttore di Forbes magazine.Leggi di più dell'autore
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Federico Pozzi Chiesa ritratto da Stefano Guindani

Articolo tratto dal numero di giugno di Forbes Italia

Una famiglia granitica, con i ruoli ben definiti. Il padre Franco presidente dell’azienda di famiglia, la Italmondo, da 65 anni uno dei maggiori player nel settore delle spedizioni e dei trasporti a livello europeo. Massimo Pozzi Chiesa, il figlio minore, vicepresidente di Italmondo, e Federico Pozzi Chiesa, il figlio maggiore, 38 anni, amministratore delegato di un gruppo da 200 milioni di euro. Deve molto, umanamente e professionalmente, al nonno materno Giacinto che praticamente gli ha insegnato tutto. Lo ha costruito professionalmente. Poi, diciamo la verità, Federico ci ha messo del suo. Non solo gestisce con successo l’azienda, ma ha creato Supernova Hub, un incubatore che ha investito negli ultimi tre anni 10 milioni di euro in 12 startup, tra cui Supernova Factory, Sendabox, IoRitiro, Termostore, BorsadelCredito.it. E recentemente ha fatto un aumento di capitale di 6 milioni di euro per lanciare e sviluppare nuove startup. Federico è sposato con Alessia Arbib, ha tre figli, e tanta voglia di poter dedicare più tempo libero possibile a loro. Appena possono scappano in montagna, a sciare, o al mare in barca. Ma la sua grande passione è la kick boxing. La pratica da 20 anni per stare in forma e sempre pronto: fisicamente  e mentalmente. Ecco la sua storia e i suoi progetti.

 

Cominciamo dall’inizio. È tutto merito del nonno da cui lei ha ereditato lo spirito imprenditoriale e una concretezza visionaria?

Mio nonno era un imprenditore e innovatore eclettico, instancabile lavoratore e grande appassionato dell’Inter, tanto da diventare uno dei padri fondatori della spa voluta da Angelo Moratti. Nel 1953 ha fondato Italmondo, facendola diventare uno dei maggiori player nel settore delle spedizioni e dei trasporti a livello europeo. È stato lui a decidere che a 20 anni dovessi entrare nell’azienda di famiglia.

 

Come ha fatto?

Ha voluto che toccassi con mano ogni fase del processo aziendale, facendomi lavorare in diverse sedi del gruppo in giro per il mondo: Belgio, Francia, Hong-Kong, Cina, Russia. Ho ricoperto diversi ruoli, iniziando dal magazzino, passando per la dogana, fino agli uffici operativi delle varie divisioni terra, mare e aereo.  Una volta rientrato a Milano, mio nonno mi volle accanto a lui e a 25 anni entrai nel cda dell’azienda.

 

E suo padre?

Mi ha aiutato anche lui. Mio padre da 36 anni nel Gruppo, dapprima come direttore generale a fianco del nonno, e poi come amministratore delegato per 12 anni, con me, che negli ultimi 10 anni l’ho affiancato come vice-amministratore delegato, ha contribuito a portare a 25 le sedi nel mondo e ad incrementare gli asset  immobiliari del Gruppo fino agli attuali 500mila mq di aree, con 250mila mq coperti fra magazzini e uffici fra Italia ed estero. Nel 2018 decise di prendere la carica di presidente, e di nominarmi ad.

 

Quali furono le sue prime mosse?

Mi sono occupato subito del rebranding del gruppo, dando vita a Itlm Group di cui fanno parte sia le società di trasporto e logistica, sia quelle dell’ambito It e della consulenza. A sette anni dal mio ingresso, anche mio fratello, Massimo, è entrato in azienda e dopo aver ricoperto vari ruoli, dall’anno scorso è vicepresidente di Italmondo con un focus sullo sviluppo del network internazionale e immobiliare. Insieme stiamo facendo crescere la società con l’obiettivo di raggiungere un fatturato aggregato di gruppo di oltre 200 milioni di euro nei prossimi tre anni, anche tramite acquisizioni.

 

Quali sono le sue caratteristiche di imprenditore?

Direi che sono un imprenditore innovatore e pragmatico. Ho alle spalle 17 anni di gavetta, formazione e grandi sfide sia all’interno che all’esterno dell’azienda di famiglia. Credo che ogni impresa per mantenere la leadership debba innovare e anche Italmondo aveva necessità di digitalizzarsi. Da qui partono i progetti di open innovation.

 

Da dove le viene la passione (o l’intuizione, come preferisce) del digitale?

Nel 2014 ho avuto l’idea di Sendabox.it, il primo comparatore online di spedizioni parcel. Questo ci ha dato la possibilità di avere un’overview sulle potenzialità strategiche dell’e-logistic. La piattaforma, grazie alla crescita costante dell’e-commerce, ha avuto molto successo, tanto che oggi Sendabox.it è diventato un vero e proprio system intregrator, il business si è ampliato con l’offerta di servizi extra come i punti di ritiro e consegna e affianca grandi gruppi dell’e-commerce a livello nazionale e internazionale. Recentemente abbiamo rafforzato il management team con l’ingresso di un nuovo direttore generale, Valentina Pavan, che dopo un’esperienza di 15 anni maturata in Nexive, mi supporterà nel raggiungimento di nuovi traguardi.

 

Ma non vi siete fermati qui, giusto?

Oggi posso dire che abbiamo avuto la lungimiranza di capire che la rete non è solo un mezzo di comunicazione, ma è anche un vero e proprio grande mercato e così abbiamo proseguito a investire in questo senso. Poco dopo la creazione di Sendabox.it, ho investito in seed in BorsadelCredito.it, pioniere italiano del peer to peer lending per le imprese e oggi una delle principali società fintech in Italia con 25mila imprese clienti provenienti da tutto il territorio, 4mila prestatori e oltre 83 milioni di euro già erogati. Ad aprile ha annunciato un accordo con Azimut per veicolare 100 milioni di euro alle Pmi in modalità digitale, in 48 ore. Da li a poco è nata Termostore.it, società specializzata nella vendita online e nell’installazione “chiavi in mano” di impianti di riscaldamento e condizionamento, attraverso una piattaforma full digital service unica in Italia che ha appena raccolto nuove risorse tra aumento di capitale e nuove linee per oltre 2 milioni di euro.

 

Ma come è nata l’idea dell’incubatore? E quanto avete investito?

Il ventaglio delle aziende create si è ampliato in pochi anni, insieme anche all’esperienza e alle competenze dei diversi team, così ho deciso di riunire tutto sotto un unico cappello per creare nuove sinergie. Nasce Supernova Hub, uno dei pochi incubatori certificati in Italia di cui oggi fanno parte 12 realtà e in cui il gruppo ha già investito oltre 10 milioni di euro.

 

Come funziona? Come sceglie una startup da incubare?

Si tratta di un modello di business nuovo, che mette a frutto l’esperienza di 65 anni di Italmondo e che si configura come un unicum nel panorama italiano. Partendo da idee di business spesso nate internamente, affianchiamo l’analisi e la verifica delle basi di mercato, in cui sia possibile innovare i modelli di business, e le finanziamo direttamente con capitali propri. Ho creato un modello che si sta rivelando efficiente proprio perché entra nella creazione stessa delle startup che poi verranno incubate, costruendo business sostenibili nel medio periodo, applicando il mindset di un imprenditore tradizionale alla creazione di società digitali. Supernova Hub funge quindi da divisione ricerca & sviluppo perché oltre a investire verticalmente nelle startup restituisce open innovation e know-how per il gruppo. Infine abbiamo messo a disposizione del progetto un’area di 15mila mq, di cui 2.500 mq di uffici già riqualificati e a disposizione delle startup.

 

Investirà ancora? Quali sono i suoi prossimi progetti?

Certo. A luglio scorso abbiamo approvato un aumento di capitale di 6 milioni di euro, per continuare il percorso di Supernova Hub e delle sue startup, oltre alla ristrutturazione del building in viale Espinasse 163, in zona Certosa. È un building simbolico, la prima sede di Italmondo, costruita nel 1964 da mio nonno, a fianco della veneranda Fabbrica del Duomo, una delle aziende più antiche al mondo. Non è un caso che sia il cuore del progetto. Entro il 2021 saranno ristrutturati altri 4.500 mq. L’obiettivo è quello di ampliare il bacino di startup incubate e di creare uno spazio di coworking aperto anche a società esterne. Vogliamo generare valore e innovazione in un’area in forte espansione di Milano, che verrà in questo modo anche riqualificata, per dare vita nel giro di due anni a un vero e proprio polo tecnologico che racchiuda software developing, consulenza It, e probabilmente un’accademy in sinergia con poli universitari di primario livello a Milano.

 

Insomma, non vi fermate mai.

No, siamo sempre in movimento. Stiamo anche lanciando una nuova sgr, una società di gestione del risparmio che si chiamerà Ulixes per la quale siamo in attesa di autorizzazione da parte di Banca d’Italia. La sgr sarà per il 60% di Banca Popolare di Fondi, rappresentata in questa iniziativa dal suo direttore generale Gianluca Marzinotto, il 20% di Supernova hub e il 20% di A.A. Tech, società di Alessandro Andreozzi, già co-fondatore di Borsadelcredito.it. Ulixes diventerà il nuovo veicolo a cui Supernova Hub contribuirà con il proprio know-how tecnologico nelle valutazioni sottostanti i futuri investimenti. Una evoluzione fisiologica per continuare il percorso tracciato inizialmente sulle startup, aprendo la possibilità di investire anche su scaleup e aziende di dimensioni più importanti, con un fondo di impact investing fino a 100 milioni di raccolta. È la prima volta che si crea un veicolo tra un istituzionale, una società innovativa e un incubatore certificato, unendo le competenze digitali create fino ad oggi, la dinamicità di un management giovane con la potenzialità di un soggetto istituzionale.

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