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Leader 10 Gennaio, 2020 @ 1:14

Metti una sera a cena in riva al mare con gli imprenditori del Cenacolo Artom

di Simona Politini

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Storie di successo alle Maldive con Arturo Artom
Il “Cenacolo Artom”

Il genio non va in vacanza, è proprio il caso di dire.  Durante le festività appena concluse, un gruppo di imprenditori di successo ha trascorso una serata in riva al mare raccontando la propria avventura, tra aneddoti, aspirazioni e soprattutto tante emozioni. Lo ha fatto immerso nella natura di quello che è stato il primo investimento fuori dall’Europa di Baglioni, l’unica catena di hotel a 5 stelle tutta italiana: il Resort Maldives. A tessere le fila di questo atipico incontro “les pieds dans l’eau”, Arturo Artom, anfitrione del Cenacolo, l’appuntamento culturale che raggruppa ogni mese a Milano una decina di leader di differenti settori invitandoli a raccontare la propria vita e a condividere quel mix unico di talento e chance che li ha portati al successo. Un appuntamento dal sapore rinascimentale nel quale scambiarsi idee e visioni per il futuro e che sui canali tv di BFC trova rinnovata formula nella versione “one to one”.

Maldive: Pierfrancesco Favino, Alberto Galassi e Arturo Artom
L’attore Pierfrancesco Favino, Alberto Galassi ad del Gruppo Ferretti e Arturo Artom cantano My Way

Ma torniamo là, a quella sera di pochi giorni fa sulla fine sabbia bianca, con le stelle da soffitto e il suono del mare come sottofondo. A raccontarsi per primo lui, Matteo Zoppas. figlio di Antonia Zanussi e di Gianfranco Zoppas, Matteo l’arte dell’imprenditoria la respira dall’istante in cui ha messo piede in questo mondo. Come non ricordare il claim “Zoppas li fa e nessuno li distrugge”? Assorbito dalla Zanussi prima e poi entrato a far parte della multinazionale Electrolux, il marchio è riuscito a ritagliarsi una sua nicchia diventando come Zoppas Industries uno dei leader mondiali nella produzione di resistenze elettriche e sistemi riscaldanti. Non solo metalmeccanica. Nel 1971, infatti, la famiglia Zoppas acquisisce la maggioranza della San Benedetto. Multinazionale tascabile con oltre 700 milioni di fatturato. Dal 2008 Matteo Zoppas è nel board dell’Acqua Minerale San Benedetto. La sua capacità imprenditoriale l’ha portato a ricoprire ruoli di leadership anche all’interno di Confindustria, sino a qualche mese fa era sua la presidenza di Confindustria Veneto.

Arte e impresa. Un binomio caro ad Artom che, tenendo fede alla sua visione nella quale imprenditoria e cultura si incrociano e collaborano per delineare un percorso di crescita umano ispirato al bello, dà la parola a Pierfrancesco Favino. L’attore, giunto al successo nel 2005 col film drammatico Romanzo Criminale, ha raccontato della sua esperienza nella conduzione del Festival di Sanremo lo scorso anno, un’occasione che gli ha permesso di stringere un rapporto più forte, più empatico, col proprio pubblico. Grande protagonista della pellicola che in questi giorni sta facendo discutere non poco, Hammamet, da diversi anni Favino è direttore della Scuola L’Oltrarno di Firenze, e, come un artigiano di bottega fiorentina, forgia gli animi dei giovani artisti preparandoli a conquistare i propri sogni.

Dall’arte allo sport. La parola passa fluidamente a Vicenzo Novari, il manager genovese al quale è stato affidato il complesso compito di portare al successo le Olimpiadi Milano-Cortina del 2026. Già da giovanissimo Novari arriva a conquistare col proprio talento ruoli manageriali per aziende quali L’Oréal e Danone. Ma a consacrare le sue capacità imprenditoriali sono le telecomunicazioni. direttore commerciale e marketing di Omnitel prima e poi amministratore delegato di 3 Italia, Vincenzo Novari lascia il ruolo solo tre anni fa, ma non del tutto il settore. Dal 2016 infatti è Special Advisor Italia per CK Hutchinson. Oggi il top manager si prepara ad una sfida nuova, imponente e entusiasmante al tempo stesso: gestire la grande macchina delle olimpiadi invernali che porteranno alla ribalta il nostro Paese.

Se parliamo di servizi postali privati il primo nome in assoluto che ci viene in mente non può che non essere Mail Boxes Etc., azienda che, a seguito anche di alcune importanti fusioni avvenute nel 2017, oggi conta 2.500 centri di assistenza, di cui 500 negli Stati Uniti e 2.000 in 43 paesi in tutto il mondo. Non tutti però sanno che si tratta di una holding italiana con sede a Milano legata alla famiglia Fiorelli. È proprio Paolo Fiorelli, proprietario, presidente e ceo di Mail Boxes Etc. a parlare adesso. Imprenditore di seconda generazione, Fiorelli, segue le orme del padre e va oltre: è notizia freschissima l’ingresso del fondo americano Oaktree nel capitale di Mbe Worldwide (proprietaria a livello internazionale del marchio Mail Boxes Etc.) con un aumento di capitale da oltre 100 milioni di euro che gli ha garantito così il 40% della società.

Da venditore American Express a fondatore di Attitude LTD, società che dal 2007 si occupa di costruzione e gestione in outsourcing di reti di vendita e oggi punto di riferimento del settore. È questa la storia raccontata dal suo protagonista, il napoletano Gennaro Tella che dell’esperienza acquisita lavorando per diverse multinazionali del settore financial service ha fatto il suo passaporto per l’imprenditoria. Quando si dice che mettersi in proprio non è un sogno, ma un’esigenza dello spirito.

Per chiudere con la storia incredibile di Agron Shehaj che, partito con un barcone dalle coste albanesi all’età di dodici anni, studia, si laurea e diventa leader prima nel settore dei call center (fu uno dei primi a capire le potenzialità della delocalizzazione di queste strutture in Albania) e poi nel settore digital lanciando la sua startup Local Web con l’obiettivo di aiutare le aziende italiane ad abbracciare la rivoluzione tecnologia in pieno fermento. “Ricordatevi sempre quanto sia importante la libertà” ha concluso Shehaj. E qui, da un’isola vicino, partono i fuochi d’artificio. Un caso, ma ci piace pensare di più sia stato un segno del destino. La giusta conclusione ad una cena che ha nutrito cuori e menti.

 

Rivedi qui tutte le puntate di Cenacolo Artom One to One su BFC 

Classifiche 8 Gennaio, 2020 @ 8:48

Gli under 30 di Forbes che hanno plasmato il mondo nell’ultimo decennio

di Forbes.it

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Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. (Photo by Samuel Corum/Getty Images)

di Steven Bertoni per Forbes.com

È stato un decennio d’oro per i giovani fondatori nell’ambito della tecnologia. Negli ultimi dieci anni, alcuni giovani fondatori hanno costruito e fatto crescere società di social media che ora dominano l’intero mondo dei media. Altri hanno stimolato il mobile commerce, creato potenti tecniche di marketing, inventato nuove forme di contenuto e creato marchi di consumo dinamici e influenti.

Non è una coincidenza che il film The Social Network, che ha offerto al mondo una mitologia della fondazione di Facebook, ha debuttato all’inizio dell’ultimo decennio nell’autunno del 2010. Il film, una storia che avverte sul potere e l’influenza delle reti tecnologiche. Ha reso cool la tecnologia allo stesso modo in cui il film Wall Street – un’altra storia che ammoniva su ricchezza e potere – ha dato alla generazione precedente sogni di grandezza finanziaria, evidenziandone l’avidità.

Negli anni seguenti arrivarono Instagram, Spotify, Snap, Pinterest, Dropbox, Tinder, Bumble, tutti nati dalle menti di 20enni. Queste nuove società hanno innescato nuovi ecosistemi unici in cui altre nuove società da miliardi di dollari si sono sviluppate e prosperate.

Come cronista di audaci e giovani leader, il marchio Forbes Under 30 ha avuto un posto in prima fila in queste vicende. Inaugurata nel dicembre 2011, le nostre liste Under 30 hanno studiato e messo in evidenza le gesta dei principali leader tecnologici del mondo. Molti sono finiti anche sulla copertina di Forbes.

Di seguito sono riportati i migliori fondatori tecnologici Under 30 del decennio, disposti in ordine di valutazione. Si tratta di uno sguardo affascinante su come la tecnologia si sia evoluta nell’ultimo decennio e offre uno sguardo prezioso su ciò che ci potrebbe attendere per i prossimi dieci anni.

1. Mark Zuckerberg
Facebook
Valutazione della società: $ 595 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2011 (27 anni)

1. Dustin Moskovitz
Facebook e Asana
Valutazione della società: $ 595 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2011 (28 anni)

3. Kevin Systrom e Mike Krieger
Instagram
Valutazione dell’azienda: circa $ 100 miliardi (acquistato da Facebook per $ 1 miliardo nel 2012, il valore di Instagram come società indipendente è stato oggetto di un grande dibattito).
Forbes Under 30 Class Year: Systrom: 2011 (28 anni). Krieger: 2015 (28 anni)

4. Patrick Collison e John Collison
Stripe
Valutazione dell’azienda: $ 35 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2014 (25 e 23 anni)

4. Daniel Ek
Spotify
Valutazione dell’azienda: $ 28 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2011 (28 anni)

5. Evan Spiegel e Bobby Murphy
Snap
Valutazione dell’azienda: $ 23,5 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2014 (23 e 25 anni)

6. Ben Silbermann ed Evan Sharp
Pinterest
Valutazione dell’azienda: $ 10,25 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2011 (29/28 anni)

7. Sean Rad e Justin Mateen
Tinder
Valutazione dell’azienda: $ 10 miliardi (Parte dell’impero di dating online Match Group, il valore di Tinder è stato recentemente stimato intorno ai $ 10 miliardi)
Forbes Under 30 Class Year: 2014

8. Drew Houston
Dropbox
Valutazione dell’azienda: $ 7,5 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2011 (28 anni)

9. Melanie Perkins
Canva
Valutazione dell’azienda: $ 3,2 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2016 — Forbes Asia List (28 anni)

10. Whitney Wolfe Herd
Bumble
Valutazione dell’azienda: $ 3 miliardi
Forbes Under 30 Anno di lezione: 2017 (27 anni)

11. Steph Korey e Jen Rubio
Away
Valutazione della società: $ 1,4 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: Korey, 2016 (27 anni); Rubio, 2015 (27 anni)

12. Emily Weiss
Glossier
Valutazione dell’azienda: $ 1,2 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2015 (29 anni)

13. Neil Parikh
Casper
Valutazione dell’azienda: $ 1,1 miliardi
Forbes Under 30 Class Year: 2015 (25)

14. Rachel Romer Carlson e Brittany Stich
Guild Education
Valutazione dell’azienda: $ 1 miliardo
Forbes Under 30 Class Year: 2017 (entrambi 28 anni)

Leader 20 Settembre, 2019 @ 10:30

Business di sangue blu. Quattro storie di imprenditori nobili italiani

di Piera Anna Franini

Contributor

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Niccolò Branca
Niccolò Branca (Courtesy Distillerie Branca)

Articolo tratto dal numero di settembre 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

Se è vero che, con la nascita della Repubblica italiana, i titoli nobiliari hanno perso valore giuridico, va precisato che v’è nobiltà e nobiltà. Di spada e di toga, di fatto e di diritto, d’antica data e di recente costituzione. Vi sono poi aristocratici che capitalizzano le ricchezze patrimoniali, mentre altri soffocano sotto il peso dei costi di gestione di manieri ormai gattopardeschi, incapaci di reagire al cambio dei tempi. Vi sono giovin (e meno giovin) signori orgogliosi di memorie lontane, pronti a sventolare titoli patrizi a compensazione di conti in rosso. Altri invece sanno leggere la storia. Dunque, monetizzano nomi, terre, contatti, consapevoli che imprenditoria e nobiltà non sono un ossimoro, ma spesso una necessità. Anzi, un imperativo categorico, come direbbe la baronessa Ariane de Rothschild, imprenditrice fino all’ultima fibra, capitana di un impero finanziario che gestisce masse per 156 miliardi di euro. Vale poi la regola aurea per cui signori si nasce. “E io lo nacqui, modestamente!”, esclamò Totò, che spese una fortuna per farsi riconoscere il titolo di principe: il riscatto di un’infanzia da noblesse oblige? Forbes ha raccolto quattro storie di imprenditori di sangue blu: conti, principi, baroni, eredi di grandi dinastie, che si dedicano a business profittevoli. Tra vigneti e ricette segrete.

Barone Francesco Ricasoli

Barone Francesco Ricasoli
Barone Francesco Ricasoli

È nel castello di Brolio, nel senese, dal 1141 proprietà Ricasoli, che riposa Bettino Ricasoli, Presidente del consiglio nell’Italia del dopo Cavour, eminenza grigia della Destra storica. Un politico ma anche imprenditore vitivinicolo lungimirante, fu lui a creare la formula del vino Chianti, oggi Chianti Classico. L’azienda Barone Ricasoli, la più antica d’Italia, dal 1993 è condotta da Francesco Ricasoli. È lui l’artefice della rinascita seguita alla crisi degli anni ‘70 e ‘80. La società è rinata come un’araba fenice e ora conta 1200 ettari, di cui 235 vitati, 150 dipendenti, 2,5 milioni di bottiglie e 17 milioni di fatturato. Tutto partì con un regalo di papà, “volle cedermi il 2% delle azioni. Mi infuriai. Ma la cosa era fatta”, racconta il barone che all’epoca era un noto fotografo attivo per brand come Valentino, Piaggio, Barilla, Parker. Con lui il marchio è tornato a brillare, sono state rinnovate le cantine, i fabbricati, reimpiantati quasi tutti i vigneti. Si continua a innovare perché “Brolio è sempre stato un luogo privilegiato per le sperimentazioni. Collaboriamo con Università e centri di ricerca. Nel vino entrano in gioco arte e passione, ma alla base c’è tanta scienza”, osserva. Cosa vuol dire essere aristocratici? “Nulla”, risponde, con il pragmatismo che è stato il motore di questo successo toscano.

Barone Andrea Franchetti

Andrea Franchetti
Andrea Franchetti

La sua è una vita da romanzo. Franchetti è il nome chiave di una dinastia che conta famosi esploratori (Raimondo), compositori (Alberto), collezionisti (Giorgio, acquistò e restaurò Ca’ D’oro a Venezia). È un caso, il suo, dove nobiltà e ricchezza sono in perfetta simbiosi. Cosa nota anche Oltreoceano: il figlio Condy era tra i dieci protagonisti di Born Rich, il docufilm del 2003 dedicato ai figli dei paperoni, da Trump a Bloomberg. Andrea Franchetti è cresciuto a Roma ma facendo la spola fra Usa e Italia. Nel 1990 ha dato un colpo di spugna alla vita irrequieta di città con il fermo obiettivo di fare il vignaiolo. Prima ha appreso l’arte di fare il vino nel Bordeaux, poi ha avviato l’azienda Tenuta di Trinoro, in Val d’Orcia, provincia di Siena. Visionario, ha intuito le potenzialità del paradiso sepolto alle pendici dell’Etna. Assieme a Marc De Grazia ha così dato impulso al rinascimento enologico dell’area. Qui ha sede la sua seconda azienda, Passopisciaro. “Mi piace fare vino. È un’opera d’arte che cambia ogni anno. E man mano che io cambio anche il mio modo di fare vino muta. I vini sono molto simili al produttore”, dice. Complessivamente ogni anno produce 200mila bottiglie d’alta gamma, da centinaia di euro l’una.

Conte Niccolò Branca

È il pro-pro-pro nipote di Bernardino Branca: lo speziale che nel 1845 creò la formula, tutt’ora segretissima, del Fernet-Branca. Sotto la sua presidenza, sono stati acquisiti nuovi marchi: sotto l’ala dell’aquila che trattiene una bottiglia sorvolando il globo terraqueo, oggi si trovano anche Carpano, Caffè Borghetti e Candolin. Così come sono state promosse operazioni di diversificazione, anzitutto nell’immobiliare commerciale, nella cultura e nelle tenute agricole. Niccolò Branca guida una holding da 360 milioni di fatturato. Firma libri sull’economia della consapevolezza: “In azienda profitto e competitività sono essenziali, ma al servizio di un business etico e sostenibile”, dice. Ha introdotto il codice etico, il bilancio ambientale e l’Organismo di vigilanza e controllo interno. Vive l’azienda “come un organismo vivente che produce e crea benessere non solo per se stessa ma anche per i dipendenti, per la città di Milano, per l’Italia”. Ama costruire, “in me c’è sempre stato il senso della scoperta”, confessa. Branca è fedele a una massima: “Bisogna decidere della propria vita, senza pensare di far piacere o dispiacere a qualcuno. Dovremmo assecondare le nostre scelte pur attenti a non recare danno. Sfoceremmo altrimenti nell’egoismo”.

Principe Alessandro Jacopo Boncompagni Ludovisi

Alessandro Jacopo Boncompagni Ludovisi
Alessandro Jacopo Boncompagni Ludovisi

Risiede in Piazza di Spagna, in una casa museo dove spiccano i ritratti di due avi non comuni: i papa Gregorio XIII e Gregorio XV. Un cognome impegnativo, il suo. “I Boncompagni Ludovisi hanno avuto un peso nella storia e sono stato abituato sin da bambino a rispettarla. Ma non è affatto complicato portare il mio cognome. In fin dei conti ognuno di noi ha una storia familiare”, osserva con autentica semplicità.
Da ragazzo, sentì il desiderio di realizzarsi professionalmente “con qualcosa di mio. In parte ci sto riuscendo, con la Tenuta di Fiorano”: un’azienda di vini pluripremiata, alle porte di Roma, con 40mila bottiglie presenti a livello internazionale. Appassionato di arte, nella città eterna ha creato Gallerja, dove ospita vernissage dedicati ad artisti di caratura internazionale, da Jannis Kounellis a Jan Dibbets, Antoni Tapies, Arnulf Rainer, David Nash, Carlo Rea. E Sidival Fila, al quale ha messo a disposizione anche il Castello di Trevinano, che spalanca alla comunità con periodici eventi culturali. Allergico alla mondanità, dichiara di essere “spesso all’estero per la mia professione e per il ruolo di consigliere dell’Ambasciata dell’Ordine di Malta presso la Santa Sede. Il tempo libero è davvero poco, quindi preferisco dedicarlo alla famiglia e agli amici di sempre”.