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Investimenti 29 Luglio, 2020 @ 1:39

Con Ubi in cassaforte ora Intesa può giocare alla pari con i colossi europei

di Massimiliano Carrà

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intesa sanpaolo e ubi banca
Carlo Messina – ad di Intesa Sanpaolo

Veni, vidi, vici e pure in anticipo sui tempi. Può essere sintetizzata così l’operazione scacchistica realizzata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca che ha ufficialmente dato vita a uno dei più grandi colossi finanziari a livello europeo. Nella giornata di ieri, precisamente alla chiusura delle contrattazioni di Borsa, l’istituto guidato da Carlo Messina (grande artefice dell’operazione) ha infatti già raggiunto il 71,9% delle adesioni per la sua ops sulla banca diretta da Victor Massiah.

Ciò significa che con ben due giorni di anticipo rispetto alla scadenza del termine per la consegna delle azioni, dettato da Consob (30 luglio) per tutelare i soci che intendono aderire, Intesa Sanpaolo ha già raggiunto due obiettivi: superare la soglia minima che aveva fissato per l’ops (50% più una) e superare il 66,6%, ossia la quota che gli assicura il controllo dell’assemblea straordinaria di Ubi Banca.

Nonostante i dubbi e i freni iniziali, visti alla fine come un vano tentativo di non cedere alle avances, i segnali che il corteggiamento era pronto a concludersi e trasformarsi in matrimonio sono arrivati proprio nelle ultime 48 ore. Infatti, dopo che lunedì il fondo Silchester (che detiene l’8,5% di Ubi Banca) aveva comunicato l’adesione all’opas, ieri anche il Car (che possiede circa il 18% di Ubi), il patto di sindacato che riunisce alcuni grandi azionisti della banca (che inizialmente si era opposto con forza a Intesa Sanpaolo) ha comunicato la sua adesione.

Quest’ultima comunicazione, in sintesi, ha coinciso con il momento in cui Ubi Banca ha detto “sì” a Intesa Sanpaolo. Grazie alla benedizione del Car, infatti, Ca’ de Sass ha potuto coronare aritmeticamente la sua vittoria. Tant’è che in un solo giorno è stato apportato all’ops il 28,43% del capitale di Ubi, il dato più alto registrato durante questo periodo di raccolta delle adesioni.

Intesa Sanpaolo e Ubi Banca: nasce un colosso che piace anche Bper

E se l’offerta pubblica d’acquisto e scambio si chiuderà tecnicamente domani, giovedì 30 luglio, ormai si può dire: Intesa Sanpaolo e Ubi Banca sono una cosa sola. Certo, come dicevamo, i tira e molla sono stati diversi, eppure in cinque mesi, in un momento in cui il mondo intero si è ritrovato a combattere una pandemia, il matrimonio è stato raggiunto. Il connubio porta alla creazione di un grande gruppo europeo da 5 miliardi di euro di utili, 21 di ricavi e che gestirà oltre mille miliardi di risparmi degli italiani.

A festeggiare, però, non sono solamente i due istituti di cui abbiamo già parlato, ma anche un altro: Bper. La banca emiliana, infatti, aspettava fiduciosa la conclusione dell’opas in quanto – come prevede un accordo firmato proprio con Intesa Sanpaolo (imprescindibile anche per l’Antitrust) – acquisirà proprio dalla banca diretta Messina 532 filiali che, come ha rivelato Alessandro Vandelli, numero uno di Bper, al Sole 24 Ore, “sono già state identificate una ad una. La prevalenza, circa il 70% degli impieghi e della raccolta da clientela, è nel nord del Paese, soprattutto in Lombardia. E poi in Piemonte, Liguria e Marche, meno nel resto d’Italia”.

 

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