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Investimenti 10 Agosto, 2020 @ 5:02

Le differenti prospettive delle banche in fatto d’arte: Intesa compra in asta quel che Unicredit vende

di Glenda Cinquegrana

Staff

PhD in Economia della Cultura, gallerista, consulente d’azienda e art advisor.Leggi di più dell'autore
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Abstraktes Bild di Gherard Richter, una delle opere messe all’asta (Courtesy: Unicredit Group)

 

Ricordate la messa in vendita di alcuni gioielli della collezione di UniCredit tramite Christie’s a partire dallo scorso ottobre e di cui anche Forbes.it si era occupato? Il nucleo di opere dell’istituto amministrato da Jean Pierre Mustier era stato messo all’incanto per finanziare progetti di microcredito alle imprese inclusi all’interno dell’iniziativa Social Impact Banking. Maurizio Beretta, responsabile per UniCredit dell’Institutional Affairs & Sustainability, aveva giustificato questa politica di deaccessioning varata dal gruppo, come elemento di vitalità della progettuale dell’istituto internazionale, che aveva l’obiettivo di produrre ‘trasformazione del valore con l’obiettivo di riallocare la ricchezza e generare un bene sociale concreto alle nostre comunità locali”. 

La vendita all’asta, in parte collocata nella Evening Sale della Post War & contemporary nelle date strategiche dell’apertura del mercato dell’arte ad ottobre a Londra, era stata un’operazione di successo: il pezzo più prestigioso, Abstraktes Bild (559-1) del 1984 di Gerhard Richter, anno spartiacque per la carriera dell’artista, aveva da solo fruttato 7.877.712 milioni di euro. Erano parte della vendita anche l’opera Erotic Arabesque di Sam Francis, aggiudicato per la cifra di € 362.938, una Superficie Bianca di Enrico Castellani che, messa in catalogo nell’asta specialistica dedicata all’eccellenza dell’arte italiana Thinking Italian, e in qualità di esempio della continua evoluzione della pratica pittorica dedicata allo spazio dell’artista lungo gli anni ’80, aveva segnato quasi il milione di euro (955.766 mila euro, compresi diritti). Infine, una Sculpture Éponge bleue sans titre (SE 244) di Yves Klein, esempio delle pionieristiche Sculptures Éponges (Sponge Sculptures) del 1959, anno della mostra seminale Bas-Reliefs in un forêt d’ponges alla Galerie Iris Clert di Parigi, aveva segnato il prezzo, comprensivo di diritti, di 1.764.169 di euro. L’operazione di deaccessioning sarebbe stata completata a febbraio dopo le sessioni di asta di Amsterdam, con la cessione di circa due terzi del patrimonio messo in vendita.

La messa all’incanto aveva fruttato alla banca internazionale quasi quindici milioni di euro solo nella sessione di ottobre di Londra. È fresca di stampa la notizia che l‘acquirente di alcune di queste opere sarebbe l’istituto concorrente Intesa Sanpaolo. Ne scrive oggi Repubblica, sottolineando che sia l’istituto da poco reduce dall’Opa di successo su Ubi sia Unicredit non hanno smentito gli acquisti (tra cui anche quello di ‘Abstraktes Bild’ di Gerhard Richter) e che presto tali opere potrebbero essere collocate nella vetrina espositiva delle Gallerie d’Italia di Milano.

Ricordiamo anche che Carlo Messina ha inaugurato  nel 2017 la prassi della messa a valore della collezione secondo il fair use, ovvero l’adeguamento dei valori secondo i prezzi mercato corrente, parte del bilancio attivo della banca. L’istituto ha dichiarato il possesso di un patrimonio artistico pari a 271 milioni di euro nel 2019, al quale sia aggiungerebbero le acquisizioni recenti.

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