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Leader 11 Agosto, 2020 @ 5:44

Il trentenne nel venture capital di Cassa Depositi e Prestiti

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

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Articolo apparso sul numero di agosto 2020 di Forbes. Abbonati

“Sono nato per fare queste mestiere”. Se a pronunciare queste parole fosse uno scrittore, un attore, o chiunque svolga un lavoro che abbia a che fare con le sfere più emotive ed empatiche, non ne saremmo stupiti. Quando, però, a parlare è un ragazzo che si occupa di investimenti, un settore generalmente poco associato ai sentimenti, la curiosità sorge spontanea. Una curiosità svelata dalla storia di Francesco Grassi che ricopre il ruolo di investment manager Fondo Acceleratori per Cdp Venture Capital Sgr – Fondo Nazionale Innovazione. Cresciuto “a pane e aspirine”, come lui stesso dice, in una famiglia di medici, è stato l’unico di tre fratelli a non intraprendere la carriera nel settore sanitario. “Sono stato un po’ ribelle: l’unico della famiglia a non fare il dottore. Dopo una laurea in Economics and Business alla Luiss, mi sono trasferito a New York: volevo trovare la mia posizione nel mondo”.

Proprio negli States ha scoperto il settore del venture capital, di cui è rimasto letteralmente folgorato: all’epoca in Italia se ne parlava davvero poco e il mondo delle startup era soltanto agli albori. “Sono tornato a Roma per guardare una partita di Coppa Italia. Avevo lasciato tutto a New York. In quel momento, mi sono reso conto che volevo fare questo mestiere e volevo farlo in Italia, il Paese che amo”. La carriera di investitore è cominciata all’interno della società di venture capital LVenture, per la quale ha seguito ben 75 operazioni di aumenti di capitale, quattro exit, e investito circa 15 milioni di euro, oltre ad aver dato vita ad Angel Partner Group, un’associazione di business angel per supportare le startup in fase di fundraising. Da due mesi ha cominciato la nuova avventura nel Fondo Acceleratori di Cdp Venture Capital Sgr. “Vogliamo rafforzare la filiera del venture capital in Italia attraverso il lancio di nuovi acceleratori verticali, che noi chiamiamo di nuova generazione, sfruttando il coinvolgimento di operatori nazionali, internazionali e corporate”, racconta. “Il mio ruolo è sempre quello di investitore. Con questi acceleratori, investiamo nelle startup e le supportiamo nelle fasi successive, andando a far leva su tutti gli altri fondi di Cdp Venture. L’obiettivo di massima è quello di rafforzare i passaggi di crescita di queste aziende innovative e permettere loro di scalare il mercato”.

Oggi, più che mai, nel nuovo scenario che l’Italia si trova ad affrontare dall’inizio della pandemia, si sta rafforzando sempre di più la consapevolezza che investire in innovazione è cruciale e il punto di partenza è rappresentato dal patrimonio di grande valore di startup e aziende innovative che compongono la parte più creativa del nostro Paese. L’Italia infatti è il decimo Paese europeo per capitale investito in venture capital: in Regno Unito nel 2019 hanno investito 10,2 miliardi di euro, in Germania 5,4 e in Francia 4,4 mentre in Italia solo 500 milioni. “Come evidenziato dall’amministratore delegato di Cdp Venture Capital, Enrico Resmini, in occasione della presentazione del piano industriale 2020-2022 presentato a giugno, l’obiettivo è di rendere il venture capital un asse portante dello sviluppo economico e dell’innovazione del Paese investendo rapidamente e in modo efficace i capitali assegnati e creando i presupposti per una crescita complessiva e sostenibile dell’intero ecosistema”, spiega Grassi. Molte startup hanno già ricevuto parte degli 800 milioni già stanziati nel piano da un miliardo. Da febbraio 2020 sono state approvate e sono in corso nuove importanti iniziative che portano a oltre 100 milioni di euro il totale degli investimenti deliberati da Cdp Venture Capital Sgr, che avranno un impatto sulla vita di circa 160 startup, e che includono alcune azioni di sostegno nate dalla situazione di emergenza Covid-19. “Io sono innamorato del venture capital. Vivo il mio lavoro come una missione: fare il più possibile per colmare il gap rispetto agli altri Paesi europei. In Cdp vedo la possibilità di cambiare le cose e di farle accadere”, conclude.

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