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Leader 17 Febbraio, 2020 @ 12:05

Questo Under 30 italiano è a caccia dei migliori imprenditori hi-tech

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

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Venture capital Italia: Matteo Frattini, l'Under 30 a caccia dei migliori imprenditori hi-tech

Articolo tratto dal numero di Forbes di febbraio 2020. Abbonati

Il desiderio di conoscere il mondo e le cose nuove  ha sempre fatto parte del suo dna. Fin da quando,  all’età di 17 anni, Matteo Frattini è partito per Pechino dove ha frequentato per un anno la N. 97 Beijing Public High School, ospite di una famiglia cinese con il programma Intercultura (Afs), imparando il mandarino. Con la voglia di continuare a scoprire le realtà internazionali, ha deciso di intraprendere il percorso universitario in Inghilterra: prima si è laureato in Economia & Management alla University of London, poi qui ha concluso i suoi studi con un master in economia alla Cambridge University.

L’interesse per le startup e l’imprenditoria lo ha portato, dopo la laurea, ad avere alcune esperienze imprenditoriali a Londra e da due anni è investment analyst di Indaco Venture Partners Sgr, il più grande asset manager Italiano specializzato nel venture capital e growth equity, dopo aver lavorato anche per Quadrivio Capital Sgr. “In Indaco Sgr aiuto a individuare e investire nelle migliori società innovative Italiane ed estere, soprattutto nella loro fase di crescita”, racconta. “Sono quindi orientato alla ricerca di attività tecnologiche condotte da imprenditori con una grande visione e che abbiano possibilità di sviluppo interessanti, supportando il processo di investimento con analisi finanziarie, valutazioni, simulazioni e tramite processi strutturati di due diligence”.

Leggi anche: Da magazziniere a venture capitalist: la storia di un Under 30 italiano

Insieme a tanti giovani colleghi, Frattini, classe 1991, ha contribuito allo sviluppo di un trend positivo degli investimenti e alla crescita dell’attività di venture capital in Italia, che negli ultimi anni ha visto l’ingresso nel sistema di diversi operatori, tra cui fondi di investimento, advisor e acceleratori di startup anche settorialmente specializzati. “La sfida continua è che i soggetti interessati siano in grado di collaborare costruttivamente fra di loro, focalizzandosi sulla creazione di valore costruendo le basi per far crescere un ecosistema che attragga sempre più talenti, investimenti e know how, anche dall’estero”, dice. Come conseguenza dello sviluppo del venture capital in Italia, anche gli startupper si sono dovuti adeguare, cambiando il proprio approccio al mondo imprenditoriale e nella ricerca di capitali: “Sta diventando tutto più strutturato: non si investe in un’idea o in un brevetto. Si richiede sempre di più all’imprenditoria: gli investitori vogliono eliminare i rischi non necessari. Ci sarà più attenzione ai risultati ottenuti. Di idee se ne possono avere tante ma ad attrare investimenti è solo chi riesce a svilupparle con più velocità e qualità.”, spiega. “A un imprenditore alle prime armi consiglio di attaccare mercati che non esistono o che sono minuscoli”. Un esempio che gli viene in mente è quello di Chiara Ferragni, diventata influencer quando ancora non esisteva tale figura. “Agli imprenditori più navigati spetta invece sfidare, in modo innovativo e prestando attenzione a tutti i dettagli, grandi player in mercati affollati perché possono portare agilità”.

Per competere con gli altri paesi, insomma, l’Italia dovrà essere capace di creare un ecosistema sviluppato, non solo per quanto riguarda gli investitori, ma soprattutto con elevato tasso di imprenditorialità in fase seed. Prendendo come modello il mondo della moda, l’idea potrebbe essere quella di creare dei grandi contenitori – come Tomorrow e New Guards Group – all’interno dei quali condividere le competenze e far crescere tante aziende insieme. “Il problema del futuro non sono i finanziamenti. Penso che i manager di realtà strutturate debbano scendere in campo per contribuire allo sviluppo di questo sistema. So che c’è la volontà, manca qualcuno che possa unire questi manager acclamati al mondo startup”.

Classifiche 11 Ottobre, 2019 @ 9:00

Chi sono le italiane più influenti nell’Europa delle startup e del venture

di Forbes.it

Staff

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Paola Bonomo
Paola Bonomo

Ci sono anche due italiane tra le donne più influenti d’Europa in ambito startup e venture capital: Paola Bonomo e Fausta Pavesio, che entrano nella Top 50 redatta da Eu-Startups.com.

Business angel e già manager di successo in McKinsey, eBay, Vodafone e Facebook, Paola Bonomo si è seduta anche in importanti consigli di amministrazione come quelli di Piquadro, Axa o Sisal. Qui il ritratto che Forbes ha dedicato a “nostra signora delle startup”. Anche Fausta Pavesio è business angel: fa base a Milano dove è indipendent director dello spazio di coworking Talent Garden.

Di seguito la lista completa delle Europe’s most influential women in the startup / VC world stilata da Eu-Startups.com:

Alice Bentinck (co-founder di Entrepreneur First e Code First:Girls)
Alice Zagury (co-fouder e ceo di The Family)
Alisée de Tonnac (co-founder e ceo di Seedstars World)
Alix de Sagazan (co-founder e ceo di AB Tasty)
Avid Larizadeh Duggan (co-founder di Bottica.com e oggi coo di Cobalt Music)
Brigitte Baumann (founder e ceo di Go Beyond Early Stage Investing)
Celine Lazorthes (founder e ceo di Leetchi Group: Leetchi.com, MANGOPAY)
Colette Ballou (founder di Ballou PR)
Corinne Vigreux (co-founder di TomTom)
Delia Lachance (co-founder e managing director di Westwing)
Dörte Höppner (coo di Riverside Europe Fund)
Eileen Burbidge (partner di Passion Capital)
Elizabeth Varley (founder e ceo di TechHub)
Fausta Pavesio (indipendent director di Talent Garden Milano)
Ida Tin (co-founder e ceo di Clue)
Jessica Butcher (co-founder e director di Blippar)
Julia Bösch (founder e ceo di Outfittery)
Justine Roberts (ceo di Mumsnet e Gransnet)
Kaidi Ruusalepp (founder e ceo di Funderbeam)
Karen Boers (co-founder e managing director di Startups.be)
Karoli Hindriks (ceo di Jobbatical)
Kinga Stanislawska (founder e managing partner di Experior Venture Fund)
Laura Kohler (founder e managing director di Sharkbite Innovation)
Laura Urquizu (ceo di Red Points)
Lea-Sophie Cramer (founder e managing director di Amorelie)
Madeleine Gummer v. Mohl (co-founder e ceo di Betahaus e co-founder di Hardware.co)
Mar Alarcon Batlle (founder e ceo di SocialCar.com)
Marie Ekeland (co-founder di Daphni)
Marie Helene Ametsreiter (partner di Speedinvest)
Maria Pennanen (ceo di Santiment e co-founder di Accelerator Frankfurt)
Martha Lane Fox (co-founder di lastminute.com, Lucky Voice, Antigone, Go On UK, and Doteveryone)
Mette Lykke (co-founder di Endomondo, ceo di Too Good To go)
Nancy Cruickshank (founder di MyShowcase, svp digital business transformation di Carlsberg Group)
Natalie Massenet (founder di Net-a-Porter)
Nathalie Gaveau (co-founder di Priceminister e di Shopcade, managing director e partner di BCG Digital Ventures)
Nicola McClafferty (investment director di Draper Esprit)
Paola Bonomo (Angel Investor, già membro del leadership team europeo di eBay e già marketing solutions director di Facebook)
Raffaela Rein (co-founder di CareerFoundry, founder e md di WildWildVentures e Vitalute)
Reshma Sohoni (co-founder e partner di Seedcamp)
Roxanne Varza (director di Station F project)
Sarah Nöckel (vc investor in Dawn Capital, founder ed editor di Femstreet)
Sarah Wood (co-founder di Unruly)
Sharmadean Reid (founder e ceo di Beautystack)
Sherry Coutu (Angel Investor e presidente di Founders4Schools, non executive director di Zoopla)
Sissel Hansen (founder di Everywhere)
Sonali De Rycker (partner di Accel Partners)
Steffi Czerny (co-founder e managing director DLD Media)
Stephanie Hospital (founder di One Ragtime)
Tanja Kufner (partner & head of dynamics.vc)
Tugce Bulut (founder e ceo di Streetbees)

Business 2 Settembre, 2019 @ 10:30

Neva Finventures, la nuova “fabbrica italiana startup Torino”

di Pieremilio Gadda

Staff

Giornalista, coordinatore di Forbes, scrivo di economia e finanza.Leggi di più dell'autore
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Il grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino
Il grattacielo di Intesa Sanpaolo progettato da Renzo Piano a Torino
(© Giorgio Perottino)

Articolo tratto dal numero di agosto 2019 di Forbes

Non solo fintech, naturale bacino d’interesse per il primo gruppo bancario in Italia. Ma anche startup e scaleup – quelle che ce l’hanno fatta e sono ben avviate lungo un percorso di crescita dimensionale – in altri settori. Con un occhio di riguardo per due aree nelle quali il capoluogo piemontese vanta una forte vocazione: l’automotive e l’aerospaziale. “Torino è la sede di Intesa Sanpaolo Innovation Center e quindi ci sono le condizioni ideali per creare in questa città un nuovo polo dell’innovazione internazionale”, spiega Mario Costantini, amministratore delegato di Neva Finventures, il corporate venture capital che fa capo per il 100% a Intesa Sanpaolo Innovation Center, società del gruppo Intesa Sanpaolo guidata da Maurizio Montagnese e Guido de Vecchi, rispettivamente presidente e direttore generale, che si occupa di innovazione per la clientela della banca, ovvero aziende e startup. Partita appena tre anni fa, come gran parte dei venture capital, Neva, investe con quote di minoranza in società emergenti scommettendo sul loro potenziale di crescita. Inizialmente si è focalizzata sulle realtà del settore finanziario ad alto contenuto di tecnologia , sinergiche alle attività del Gruppo guidato da Carlo Messina. Ma da qualche tempo, punta anche a sostenere iniziative legate all’economia circolare e alla data-driven economy, l’economia dei dati.

Il progetto per la creazione di un hub a supporto delle startup nasce, invece, dal memorandum d’intesa firmato lo scorso maggio da Innovation center, Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt. Alleanza rafforzata dal successivo accordo con Techstars, il terzo più grande acceleratore al mondo, che si è insediato presso le Officine grandi riparazioni di Torino per lanciare, insieme ai partner italiani, un nuovo programma focalizzato sulla smart mobility, che decollerà il prossimo anno. Non a caso, anche Neva Finventures ha appena deciso di insediare il proprio quartier generale presso le Ogr.

“Le startup nascono e creano valore lì dove esiste un ecosistema adatto ad accoglierle e a farle crescere. Per questo l’accordo tra Intesa Sanpaolo Innovation Center, CRT e Compagnia San Paolo è strategico. Sono sicuro che riusciremo a creare le condizioni per lo sviluppo di nuove imprese e per una positiva contaminazione con le aziende già esistenti. In questo progetto”, spiega Costantini, “Neva Finventures vuole rappresentare il motore finanziario di nuova generazione”.

Mario Costantini
Mario Costantini, a.d. di Neva Finventures

Ad oggi Neva ha una potenziale dotazione di capitale di 100 milioni di euro destinata a crescere, forse, grazie al possibile apporto delle due Fondazioni torinesi- come recentemente ipotizzato da Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo. Un intervento che darebbe nuova linfa al progetto per lo sviluppo del nuovo polo dell’innovazione. In tre anni di attività il venture capital ha realizzato sei operazioni. L’ultima risale a poche settimane fa, quando Neva ha investito circa 4 milioni di euro per acquisire una partecipazione di minoranza (con opzione per acquisire una quota di controllo) nel capitale di BacktoWork24, primario operatore italiano nel settore dell’equity crowdfunding e gestore dell’omonimo portale online per la raccolta di capitali di rischio. “Una decisione strategica che ci permetterà di entrare in contatto con startup operative in una pluralità di settori, da seguire valutando anche nuovi progetti d’investimento”, osserva l’ad.

Le altre operazioni realizzate da Neva riguardano R3, il più grande consorzio mondiale di istituzioni finanziarie, che collabora per testare l’utilizzo di soluzioni basate sulla tecnologia blockchain, il fondo corporate venture tedesco Rocket Internet Capital Partners, e poi Iwoca, società fintech del Regno Unito specializzata in finanziamenti alle piccole e medie imprese con fatturato fino a 5 milioni di euro.

Completano il sestetto due investimenti in società molto note in ambito fintech: Oval Money, startup italo-inglese attiva nel mondo del risparmio e Yolo, operatore insurtech che svolge intermediazione assicurativa esclusivamente in modalità digitale tramite un’offerta di polizze on demand sottoscrivibili via app. “Le prime operazioni stanno andando bene. Ci hanno permesso di meritare la fiducia del gruppo, che ha messo a disposizione ulteriori risorse, in termini di capitali e persone”, precisa Costantini.

Oggi il venture capital può contare su un team composto da una decisa di persone, che sono in grado di valutare opportunità di business in una vasta gamma di settori di attività, contraddistinti da un elevato tasso d’innovazione. Senza dimenticare il supporto e la collaborazione costante con Intesa Sanpaolo Innovation Center. La Fabbrica Italiana Startup Torino è pronta a mettere in produzione nuovi futuri campioni di business.