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Smart Mobility 12 Agosto, 2020 @ 3:09

La storia di Spotter, l’app italiana per scambiarsi i parcheggi (guadagnando)

di Giovanni Iozzia

Staff

Direttore di EconomyUp ed esperto di economia digitale.Leggi di più dell'autore
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Spotter: la app dei parcheggi

Articolo apparso sul numero di agosto 2020 di Forbes. Abbonati

Quante volte siamo arrivati tardi a un incontro importante perché non sapevamo dove lasciare l’auto? O quante volte ci siamo visti soffiare un parcheggio sotto il naso dopo decine e decine di rabbiosi giri nel tentativo di trovarne uno? Da una frustrazione diffusa può nascere l’idea di un’impresa. È quel che è accaduto a Jader Manno, fondatore e ceo di Spotter, l’app per condividere lo spazio metropolitano più raro e prezioso che ci sia: un parcheggio.

Dall’avvocato (il bravissimo Paolo Bonacelli) che porta in giro Johnny Stecchino (l’ingenuo Roberto Benigni) per Palermo all’Istat sono tutti d’accordo: quello del parcheggio è un incubo nazionale. I problemi più sentiti dalle famiglie italiane, secondo l’Istituto centrale di statistiche, sono nell’ordine il traffico, l’inquinamento e la difficoltà di parcheggio, da Nord a Sud. Un problema di difficile risoluzione, visto che oltre il 95% delle auto più che muoversi di solito restano ferme.

Sembra che le migliori startup nascano da un’esperienza personale. Un giorno del 2018 Jader Manno è con alcuni amici sui Navigli, una zona di Milano dove il parcheggio è semplicemente un miraggio. Da 40 minuti stanno girando per trovarne uno, hanno la sensazione di vedere un’auto che va via ma quando arrivano…nulla. Ad un certo punto in macchina qualcuno dice: darei anche 5 euro se qualcuno mi tenesse il posto! È l’espressione della disperazione ma anche il primo abbozzo di una nuova impresa.

“L’idea è nata insieme con Alessio Mazzotta, amico che fa l’avvocato. Poi ho portato a bordo anche mio fratello gemello, Jona, che si occupa di finanza”, racconta Jader, milanese, 30 anni, laureato in giurisprudenza ma con master in comunicazione perché voleva fare il lobbista. Va a Bruxelles per studiare public affair ma, per diverse ragioni, decide di tornare a Milano dove di lobbying se ne fa poca. Sa già di startup, digital marketing e lancio di nuovi prodotti e quindi non si lascia sfuggire l’idea. Con il team di amici e familiari cerca una soluzione esistente per risolvere il problema del parcheggio e non la trova. Verifica che quello della sosta non è solo un loro problema (a Milano un quinto del tempo in macchina è speso per ricercare un parcheggio e, se si considera solo la mattina, si arriva a un terzo, secondo una ricerca della Camera di commercio in collaborazione con il Centro ricerca sui trasporti e le infrastrutture dell’Università Cattaneo – Liuc Castellanza), decide di lanciarsi nell’impresa perché c’è un bisogno che non ha ancora trovato risposta e uno spazio di mercato.

Dalle parole ai fatti ce ne corre. “Abbiamo studiato sei mesi”, racconta Manno. “Ma abbiamo tutti e tre una mentalità progettuale e quindi abbiamo lavorato bene: mio fratello con l’aiuto di un amico tech ha persino realizzato un software che prevede l’andamento finanziario della startup prima ancora di cominciare. La competenza di Alessio è stata fondamentale per capire se e come da un punto di vista legale è possibile farsi remunerare quando si lascia un parcheggio. Poi tutta l’analisi del mercato e dei competitori. Abbiamo fatto un business plan di 60 pagine prima ancora per noi stessi che per gli investitori”. Il prototipo viene fatto con i soldi dei fondatori. Nel maggio 2019 si chiude il primo round di 330mila euro sulla base di una valutazione di 1 milione e mezzo. A dicembre parte Spotter.

Come funziona? “Scaricata l’app ed entrato nella community, io segnalo dove e quando lascio un parcheggio e tengo il posto da uno a 15 minuti massimo”, spiega Manno. “Per questo vengo remunerato con crediti, i sesterzi, che posso riutilizzare per altri parcheggi e che cambiano in base al mio comportamento (aspetto, non aspetto?) e al rating che ricevo dagli altri utenti”. Quanto costa? “La cifra è fissa: 2 euro, che chi riceve può convertire ad esempio in buoni Amazon. Si ottiene credito, seppur minore, solo per la segnalazione anche se nessuno prende il parcheggio”. L’incentivo, quindi, è razionalizzare la gestione e lo scambio dei parcheggi in città in previsione di un aumento delle auto in circolazione dopo il coronavirus.

Spotter è arrivata sul mercato a fine dell’anno scorso, poi c’è stato il lockdown. “Nei primi 90 giorni abbiamo avuto circa 30mila download dell’app, di cui quasi la metà sono diventate registrazioni. I parcheggi condivisi sono stati 3.500, quelli acquistati e completati 850, quelli non andati a buon fine 58, i rimborsi 78”, è il primo bilancio, solo su Milano. “Per ragioni di marketing facciamo una città alla volta”, spiega Manno. “La prossima tappa è Roma, a inizio 2021. Poi andremo a Firenze, Torino e all’estero. Nei prossimi cinque anni contiamo di raggiungere Parigi, Londra, San Pietroburgo, Mosca, Bucarest, Madrid, Dublino e Berlino”. La tecnologia è scalabile, ma il modello di business? “Molti non hanno voglia di condividere un parcheggio prima di trovarne uno, quindi devono comprare i sesterzi. Poi guadagniamo nella conversione dei crediti in buoni. In futuro prevediamo l’advertising in app”.

Spotter andrà a regime quando ci sarà sempre qualcuno che condivide un parcheggio che io sto cercando. Deve crescere la community, ma intanto vanno avanti i discorsi con diversi operatori che sono già sul mercato per il pagamento del ticket: la condivisione potrebbe essere un servizio in più. Manno, del resto, non ha certo intenzione di restar fermo in un parcheggio. Appassionato di videogiochi, sta studiando per preparare un altro progetto e ha già costituito con quattro amici una società di consulenza, MFour, per il lancio di nuovi prodotti che semplifichino la vita dei cittadini. “So che imbarcandomi nell’imprenditoria mi sono preso un rischio grosso”, ammette. Ma è un rischio che conosce bene: “A 23 anni ho fatto la mia prima esperienza trovandomi a dover gestire un locale aperto da mia madre. È stato molto formativo. E l’ho fatto già con mio fratello Jona”. A proposito: ma da dove vengono questi nomi? “Jader è un nome latino, vuol dire abitante di Zara. Ricordate Jader Jacobelli, il famoso conduttore di Tribuna Politica? Mio fratello si chiama Jona e mio sorella Joy. In casa nostra piacciono i nomi originali, esotici”.

 

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