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Lifestyle 9 Settembre, 2020 @ 11:25

I cimeli del principe Sadruddin Aga Khan vanno all’asta: ecco cosa si vedrà da Christie’s a ottobre

di Glenda Cinquegrana

Staff

PhD in Economia della Cultura, gallerista, consulente d’azienda e art advisor.Leggi di più dell'autore
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Noto per aver creato la Bellerive Foundation in Svizzera, il principe Sadruddin Aga Khan, figlio dell’Imam dei Musulmani ismailiti e Sultano Mahomed Shad Aga Khan III, è stato un personaggio eccezionale. Dal 1966 al 1977 uomo di servizio per l’Alto Commissariato dei Rifugiati per le Nazioni Unite, assieme alla moglie francese, la principessa Catherine, è stato un collezionista e filantropo al servizio dell’ambiente e del patrimonio al livello internazionale. Un’esclusiva vendita all’asta da Christie’s a Parigi il prossimo 1 ottobre, di una selezione di magnifici oggetti custoditi Castello di Bellerive, vicino a Ginevra, ci testimonia una biografia eccezionale.

Una vita, una collezione. La collezione si ricollega all’impegno filantropico e alla vita spesa nella cura del patrimonio culturale e l’ambiente. Laureatosi ad Harvard e dopo aver ricevuto un’educazione islamica profondamente liberale dal padre, entra nell’UNESCO nel 1958 come Segretario esecutivo dell’International Action Committee per la salvezza della Nubia nel 1961. Il suo ruolo esecutivo conduce a quello che è “uno dei grandi successi dell’UNESCO“: grazie a lui, in una zona che al culmine della guerra fredda e a seguito della costruzione della diga di Assuan è al centro forti tensioni internazionali, si riescono a salvare antichi tesori egizi tra cui Abu Simbel, i templi di Philae e Kalabsha e le chiese cristiane della Nubia.

Come direttore dell’agenzia dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, Sadruddin riusce a gestire alcune crisi importanti come quella del Bangladesh del 1971, l’esodo degli Hutu dal Burundi alla Tanzania, quella del Vietnam.

Nel corso della sua questa vita avventurosa ed affascinante, i due coniugi raccolgono una splendida raccolta di oggetti, ospitata nel Castello di Bellerive, nei dintorni di Ginevra, dove un ruolo importante per l’arredamento degli spazi ricopre Henri Samuel.

Ritenuto uno dei massimi arredatori del tempo, Samuel, dopo aver lavorato per le più importanti società di interior design del XX secolo come Jansen, Ramsay e Alavoine, aveva arredato i più bei castelli fra Europa e Medio Oriente. Approdato a Bellerive, riesce a valorizzare la bellezza del luogo attraverso la scelta di oggetti, fino a realizzare nell’architettura un’opera totale e unica, in cui contenitore e contenuto sono una sola cosa. Il suo talento ne fa un gioiello assoluto.

Il gusto e la cultura dei due coniugi si riflette pienamente nella collezione che assembla le arti decorative di gusto orientale ed occidentale, la pittura moderna a quella classica, in una fusione raffinatissima. La varietà e il gusto sofisticato sono gli elementi unificatori di una collezione che vede mobili del XVII e XVIII secolo interagire con pezzi di designer del tempo Diego Giacometti, Claude Lalanne o Philippe Hiquily; i dipinti antichi in dialogo con i pezzi di matrice orientalista, cui si affiancano le opere di Isabelle de Borchgrave.

Nella raccolta le arti decorative classiche hanno un certo peso, rappresentate da una coppia di poltrone reali, risalenti al periodo del tardo Giorgio III (stimato fra i € 20.000-40.000) e da un arazzo gotico degli inizi del XVI secolo (stima compresa fra i € 40.000-60.000). La coppia, intrattenendo numerosi rapporti con artisti e designers ha raccolto anche manufatti e opere di artisti a loro contemporanei: in catalogo si trovano una splendida coppia di candelabri in bronzo patinato e dorato di Claude Lalanne (stimati € 60.000-80.000 ciascuno), oltre a due tavoli “Ginkgo” dello stesso artista. Fanno parte della collezione anche diversi pezzi di Philippe Hiquily, come una lampada da terra creata nel 1974 (stima fra € 4.000 – 6.000) e un paio di tavolini “Quille” (stima fra € 10.000 – 15.000 ciascuno). Commissionato anche direttamente all’artista Alfred James Hummings è il Ritratto del cavallo Mahmoud IV che, datato 1936, è stimato € 200.000 – 300.000. I dipinti orientalisti, tra cui Femme orientale allongée entourée d’un lion et d’un esclave eseguiti da Henrich Faust (stima compresa fra i € 10.000-15.000), sono accompagnati dalle ricche caraffe di cristallo di Boemia, pouf ricoperti di preziosi tessuti iraniani e mobili giapponesi scelti da Henri Samuel.

La pittura moderna trova un piccolo nucleo di opere rarissime. Di Picasso il catalogo presenta una coppia di lotti: si tratta di una splendida natura morta su carta del 1919 (Nature morte sur un guéridon devant une fenêtre ouverte), stimata € 100.000-150.00, accanto ad una preziosa gouache su carta (Guitare et compotier sur un guéridon) del 1920, stimato € 180.000 – 220.000. Splendida poi l’opera a pietra nera carta di Gustav Klimt, Studie für Bildnis Adele Bloch-Bauer, Stehend von vorne del 1903-04, stimata € 12.000-18.000, altro gioiello della collezione.

I numerosi oggetti della collezione sono testimonianza dell’unione fra la conoscenza della cultura islamica ed orientale di lui e quella europea e francese di lei. Raffinatissime sono le due lampade gemelle del XIV secolo (lotto no. 54), di stile francese, accanto alla coppia di tende datate cavallo fra il XVII e XVIII secolo (lotto no. 57), che ricamate in fili di lana di Crewel, con un’abbondante decorazione vegetale di ispirazione indiana fatta di uccelli esotici e rivestita di seta, sono stimate fra € 2.000-3.000. Ce n’è per tutti i gusti e tutte le tasche.

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