Seguici su
Business 2 Gennaio, 2020 @ 10:30

Investire in passion asset, spiegato da Finarte

di Glenda Cinquegrana

Dirigo una galleria d’arte e mi occupo di consulenza.Leggi di più dell'autore
chiudi
Mercato dell'arte: aste Finarte
(finarte.it)

articolo tratto dal numero di dicembre di Forbes Italia

Le opere d’arte, le automobili e i vini oggi vengono circoscritti nella categoria dei cosiddetti passion asset. Insieme a Vincenzo Santelia, ceo di Finarte, abbiamo parlato di quali cambiamenti stanno impattando il mercato delle aste in Italia e all’estero.

Passione e investimento sono due termini conciliabili?
I dati parlano del fare investimento come elemento che contraddistingue il fare acquisti di opere d’arte. Ma per noi questo aspetto non costituisce mai il primo motivo dell’acquisto di un’opera. Durante un’asta l’acquirente si aggiudica un’opera dopo una battaglia con altri potenziali pretendenti, e non sempre al prezzo inferiore. Questa lotta presuppone una motivazione passionale, che è ineludibile dall’acquisto in asta.

Quindi la passione è ancora l’elemento dominante?
Elemento altrettanto importante è l’ossessione, che porta il collezionista a pensare di essere la persona più titolata a possedere un oggetto raro e prezioso. Chi acquista spesso si autoproclama il migliore custode di un oggetto, che nel caso dei più prestigiosi all’interno delle collezioni, dialoga con l’immortalità. Nondimeno, dobbiamo considerare anche le nuove esigenze che emergono nella nostra clientela. Mi sono occupato di consulenza strategica di livello internazionale. Per l’investimento sic et simpliciter ho altre idee.

Che cosa consiglia Finarte ai suoi clienti?
Il nostro compito è quello di proporre alla nostra clientela buoni affari. In un costante dialogo con loro, non possiamo eludere il tema della componente di rischio dell’investimento, che è altrettanto forte.

Vincenzo Santelia, ceo di Finarte

Quali sono gli altri cambiamenti evolutivi che si stanno verificando nel mercato delle aste in Italia e all’estero? E come risponde Finarte a queste evoluzioni?
I cambiamenti che sono in atto nel mercato sono relativi a più fattori: il primo è di carattere generazionale. Il nostro cliente più tipico appartiene a una generazione più giovane rispetto ai nostri collezionisti storici. Il secondo è nelle caratteristiche: oggi nelle file dei nostri clienti si trovano startupper e imprenditori che vengono da una formazione
meno storico-letteraria e più utilitaristica. Inoltre, prendiamo atto dell’ampliamento dei confini geografici del mercato dell’arte che, con l’inclusione di nuovi paesi, abbraccia realtà lontane dalla nostra per mentalità e abitudini, come ad esempio la Russia e la Cina, alle quali oggi non possiamo non rivolgerci.

In che modo Finarte si adegua a questo scenario?
Il nostro compito è aprire questi nuovi collezionisti alla classica liturgia delle case d’asta, rinnovandola. A questo scopo abbiamo aperto una sede nuova a Milano in via Paolo Sarpi, elegante come una galleria d’arte. Inoltre stiamo traducendo i nostri contenuti online anche in cinese. Ma questi sono piccoli gesti del nostro operato quotidiano. Il
nostro impegno costante è volto a rendere le aste migliori in termini di accessibilità e trasparenza.

L’investimento nell’online rientra nella strategia di Finarte?
Certo. Le transazioni online sono molto cresciute negli ultimi anni. L’online è una sfida importante nel settore delle aste, che porta a modifiche radicali nel nostro modo di profilare i clienti e di fare marketing. La diffusione dell’online implica il rinnovamento delle nostre correnti modalità di valorizzazione dell’opera, lungo la direzione, ancora tutta da esplorare, dell’ipertestualità.

Quali sono i progetti futuri?
I nostri obiettivi sono diversi. Il primo di questi è crescere e ampliare i nostri dipartimenti. Abbiamo aperto l’anno scorso le aste di automotive, diventando leader sul mercato italiano in questo comparto. Ancora più recente è l’apertura di aste dedicate a vini e distillati e al lusso. Questi incanti hanno suscitato un grande interesse. Passo successivo sarà ampliare il numero delle aste, anche nei comparti più tradizionali come quello dell’arte moderna e contemporanea, creando sessioni di carattere sempre più specialistico. Infine il consolidamento: dopo l’acquisizione di Minerva, intendiamo proseguire con acquisizioni di piccole realtà.

Quali sono gli obiettivi del suo recente nuovo incarico?
Creare una casa d’asta italiana che possa essere leader al mondo. E finalmente sognare che Milano possa tornare a essere una piazza di riconosciuto livello internazionale come lo è nella moda, capace di competere con Londra e New York. Questo implicherebbe il superamento di quella realtà fortemente parcellizzata che c’è oggi nel nostro paese nel settore delle aste, verso la costruzione di un operatore italiano forte e competitivo nei confronti dei giganti internazionali.

Dalla consulenza strategica a Finarte: ci racconta come ha deciso di ricoprire il ruolo di ceo?
Ho scelto il settore delle aste perché mi diverte. Cambiare è importante, e per me l’emozione di vedere lo svolgimento delle nostre battute e lavorare con uno staff giovane pieno di passione è un grande motore di motivazionale.

Vincenzo Santelia, lei ha mai collezionato?
No, ma oggi lo farei. Quando vedo alcuni lotti di arte antica che offriamo a prezzi d’affare mi viene voglia di comprarli.

Business 3 Ottobre, 2019 @ 10:11

Perché Unicredit mette all’asta da Christie’s i capolavori della sua collezione

di Glenda Cinquegrana

Dirigo una galleria d’arte e mi occupo di consulenza.Leggi di più dell'autore
chiudi

L’arte contemporanea come serbatoio di risorse che possono diventare liquide, carburante per finanziare progetti di sostenibilità sociale ed ambientale. E’ questa la visione innovativa che si trova alla base della decisione di UniCredit di mettere in vendita alcune eccellenti opere della sua storica collezione d’arte moderna e contemporanea, costruita negli anni dall’assemblaggio delle raccolte d’arte delle singole banche locali accorpate nel gruppo.

L’iniziativa Social Impact Banking rappresenta l’impegno di UniCredit nel costruire una società più equa e inclusiva. Il suo scopo è identificare, finanziare e promuovere persone e imprese che possono avere un impatto sociale positivo. Nel 2018 Social Impact Banking ha approvato in Italia 72,9 milioni di euro di finanziamenti a impatto e sarà estesa nel 2019 in altri dieci mercati in cui opera il gruppo.

I proventi ottenuti dalla vendita delle opere saranno usati a supporto di questo grande progetto che implementa i valori etici di responsabilità sociale del più grande gruppo bancario italiano.

Nei prossimi giorni Christie’s, partner scelto per mettere in atto la vendita, e alcune delle sue aste più prestigiose a Londra, saranno il palcoscenico delle prime vendite; fra queste la celebre asta dedicata all’arte italiana Thinking Italian, erede della ventennale Italian Art Sale.

Per capire di più di questo progetto di gestione innovativa, abbiamo intervistato Maurizio Beretta, responsabile per Unicredit dell’Institutional Affairs & Sustainability, ed in particolare del progetto Social Impact Banking, chiedendogli il perché di questa politica di deaccessioning varata dal gruppo. “Dal nostro punto di vista, la gestione dell’arte non è parte costitutiva della nostra mission come banca. Per noi di UniCredit, la messa in vendita delle opere rappresenta un processo di trasformazione del valore con l’obiettivo di riallocare la ricchezza e generare un bene sociale concreto alle nostre comunità locali”. Beretta non ha dubbi nell’affermare che il modello SIB sia lo strumento pratico atto a rafforzare la vocazione sociale della banca: “Il Social Impact Banking è parte del nostro impegno a costruire una società più giusta e inclusiva, secondo una visione che guarda oltre i ritorni economici dei nostri investimenti per produrre un impatto positivo tangibile sulla società ovunque operiamo”.

Gli strumenti operativi del SIB sono il micro credito alle imprese – “che sono generalmente escluse dai prestiti bancari, finalizzato all’inclusione sociale e all’ampliamento dell’occupazione”, afferma Beretta. Il secondo strumento è il finanziamento a impatto, ovvero il sostegno a quelle imprese e organizzazioni no profit che secondo la banca possono generare risultati sociali chiari e misurabili per la comunità a supporto dell’innovazione sociale come motore positivo di cambiamento. Il terzo è la leva dell’educazione e inclusione finanziaria, con cui UniCredit si pone l’obiettivo di promuovere alcune iniziative di sensibilizzazione finanziaria a sostegno delle microimprese e le imprese sociali nella fase iniziale, incoraggiando lo sviluppo di una cultura finanziaria e commerciale tra i segmenti più fragili delle popolazioni locali, compresi i giovani.

In un ampio ventaglio di iniziative promosse dal gruppo alcune sono dedicate all’arte contemporanea, a sostegno della giovane arte nell’ambito dei singoli paesi. Ad esempio, in Germania, UCB AG ha istituito il cosiddetto K4 – Künstlercube, in cui i giovani artisti sono invitati a esporre una delle loro opere in un CUBE dedicato presso gli uffici del private banking tedesco per un periodo di sei mesi. A Venezia, invece, nell’ambito della sponsorizzazione della mostra ‘Rothko in Lampedusa’ a fianco delle Nazioni Unite, UniCredit ha chiesto a un gruppo di artisti rifugiati di creare un’opera per la sede centrale della banca.

Cristiano De Lorenzo, managing director di Christie’s Italia, racconta della grande opportunità della casa d’aste di lavorare con UniCredit in modo innovativo.  ‘Avere l’opportunità di lavorare con UniCredit per portare sul mercato capolavori è un privilegio, aggiunge. Il progetto ha una matrice innovativa e di lungo periodo: le opere della collezione non saranno messe in unico catalogo, poiché provenienti da collezioni e provenienze diverse; saranno allocate in battute differenti, secondo una pianificazione strategica, per “massimizzare il potenziale ritorno a supporto del Social Impact Banking e di altre iniziative UniCredit pertinenti”.

 

La descrizione delle opere di Mariolina Bassetti, Head of Continental Europe per il dipartimento di Post-War & Contemporary Art.

All’asta serale Post-War and Contemporary sono presenti 3 opere di collezione UniCredit:

• Lot 12. Gerhard Richter, Abstraktes Bild (559-1) (1984, stima: £ 6.500.000-9.500.000) è una visione monumentale risalente a un momento spartiacque nella carriera di Richter. Acquistato poco dopo la sua creazione, è tra le più grandi tele prodotte durante l’anno cardine del 1984.
• Lot 13. Gerhard Richter Wiese (Meadow) (1983, stima: £ 3.500.000-5.500.000) è uno squisito esempio dei celebri paesaggi tedeschi fotorealistici che Gerhard Richter ha prodotto negli anni ’80.
• Lot 11. Gerhard Richter. 7.3.86 (1986, stima: £ 550.000-750.000) proviene dal seminale dopo la data della loro creazione, questi complessi lavori su carta punteggiano la pratica dell’artista a vari intervalli dai primi anni ’80 in poi.

Anche nell’asta serale del Post-War and Contemporary:

• Lot 14. Yves Klein Sculpture Éponge bleue sans titre di Yves Klein, (SE 244) – un esempio delle pionieristiche Sculptures Éponges (Sponge Sculptures). L’opera risale al 1959: l’anno cardine in cui l’artista espose una selezione di queste straordinarie creazioni insieme ai suoi monocromi blu nella mostra seminale Bas-Reliefs in un forêt d’ponges alla Galerie Iris Clert di Parigi.

Un punto culminante della SELEZIONE di UniCredit offerto in Thinking Italian è (Lot 111). la Superficie bianca di Enrico Castellani (1989, stima: £ 250.000-350.000).
Concepito come una meditazione sul gioco di luci e ombre, tra profondità positiva e negativa, è un elegante esempio della continua evoluzione della pratica pittorica dell’artista attraverso gli anni ’80.

Questo è presentato in Thinking Italian insieme a (LOT. 110) Untitled di Giuseppe Gallo (2002, stima: £ 25.000-35.000).
Nell’opera dell’artista ricorre spesso l’uso di foglie, numeri, lettere, simboli ed elementi, che commemorano tradizioni e culture lontane. La serie di foglie, che si possono trovare sull’opera, è una sorta di classificazione del mondo naturale, che comprende matematica, cosmogonia, filosofia, materiali naturali ed elementi del paesaggio.

Life 10 Settembre, 2019 @ 3:00

All’asta da Sotheby’s una collezione di whisky del valore di 5 milioni di dollari

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi

 

Quello che si terrà il 24 da Sotheby’s a Londra è destinato a diventare un evento storico nel mondo degli alcolici: sarà messa in vendita all’asta la più preziosa collezione di whisky di sempre, tra quelle in mano a un singolo proprietario. Sotheby’s l’ha chiamata The Ultimate Whisky Collection ed è composta da 394 lotti, che comprendono 467 bottiglie e 9 botti.  Il valore stimato totale è di $ 4.9 milioni e a vendere la collezione sarà un misterioso collezionista americano.

Il whisky Macallan rappresenta circa la metà dei lotti, per un valore totale stimato di $ 2,7 milioni. Le bottiglie in vendita ripercorrono 70 anni di produzione di whisky: dal Macallan 60-Year-Old 1926, proveniente dalla stessa botte della bottiglia già venduta all’asta per $ 1,1 milioni di dollari, ai due pezzi della collezione Lalique Six Pillars. La casa d’aste ha scritto che si tratta delle più completa collezione delle serie “Fine e rare di Macallan” mai venduta in un’asta.

Oltre ai whisky Macallan, ci sono una vasta gamma di bottiglie iconiche delle migliori distillerie: uno Springbank 1919 di 50 anni; un Glenfiddich 64 Year Old, il più antico imbottigliamento di questa distilleria; dei whisky invecchiati 70 di Mortlach e Glenlivet e 4 bottiglie di almeno 50 anni di The Dalmore. Uno dei pezzi forti di questa collezione è inoltre la bottiglia numero 1 del 1957 Bowmore 54 Year “Crashing Waves”, imbottigliato in 12 esemplari.

A proposito di The Ultimate Whisky Collection ha rilasciato una dichiarazione il suo attuale proprietario: “Collezionare whisky negli ultimi vent’anni è stata una mia vera passione, anche se non era qualcosa che mi ero prefissato di fare. Ho sempre amato bere whisky – come attestano la famiglia e gli amici – ma prima ero un collezionista di vini. Mi sono poi ritrovato a guardare bottiglie uniche, inizialmente attratte dalla bellezza delle etichette. Così ho iniziato questa collezione e mi sono reso conto che se avessi davvero trascorso del tempo su di essa ed ero selettivo nelle mie scelte, avrei potuto mettere insieme qualcosa di significativo e unico. A distanza di due decenni, penso che la collezione sia a quel punto in cui è davvero unica. Avendo amato queste bottiglie, ora sono pronto a condividerle con i collezionisti di tutto il mondo. Spero che trovino buone case nelle mani degli amanti del whisky che apprezzeranno l’esperienza tanto quanto me, sia il loro consumo che il senso della storia che ognuna di queste bottiglie porta ”.

Jamie Ritchie, chairman di Sotheby’s Wine, ha detto che questa “rivoluzionaria vendita ricorda le prime aste di vino che Sotheby’s tenne a New York nel 1994 e Hong Kong nel 2009 e crediamo che verrà considerato un momento altrettanto simile nel mercato degli alcolici”. Già dal 27 settembre sarà possibile partecipare all’asta online, in attesa dell’evento del 24 ottobre.