La casa del design di lusso italiano concepita dall’Under 30 Marco Credendino

Marco Credendino
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Marco Credendino

La sua casa è un tempio del design, rigorosamente italiano. Perché per Marco Credendino, co-founder di Artemest, il gusto per il bello è anche una questione di business. Ma prima di arrivare a concepire nel 2015 il primo marketplace online per articoli di design di lusso, l’imprenditore ha seguito un percorso formativo variegato che comprende un collegio militare all’età di 14 anni, una doppia laurea in International Management presso l’Università Bocconi di Milano e una parentesi a Shanghai presso la Fudan School of Management. Dopo la prima esperienza in un fondo VC a New York, si presenta l’opportunità di entrare nel gruppo Yoox, dove occupandosi di corporate development e M&A, Marco si rende conto che il mondo del design doveva ancora attraversare quella trasformazione digitale che invece aveva già coinvolto il settore del fashion. Da qui l’idea: rendere omaggio al Made in italy e al nostro know-how artigianale creando un network di imprese operanti nel design di lusso. Quando mette nero su bianco il business plan insieme all’attuale socia e creative director Ippolita Rostagno, artigiana fiorentina diventata poi imprenditrice di successo in USA nel settore jewelry, Marco non lascia nulla al caso. A partire dal nome: “Artemest ricorda la locuzione latina Ars est celare artem il cui significato letterale è ‘L’arte consiste nel celare l’arte’; il logo, invece, è stato disegnato dal compasso d’oro Italo Lupi”, racconta Credendino.

Punto forte della piattaforma, che offre oltre 40mila prodotti di oltre 1000 artigiani e brand italiani nelle categorie furniture, home décor, lighting e lifestyle dai pregiati vetri di Murano a pezzi realizzati in antichi laboratori fiorentini, è quindi quello di far risaltare un patrimonio che spesso in Italia non sembra valorizzato come dovrebbe. “Penso che a noi italiani manchi totalmente il concetto di comunione imprenditoriale. Dovremmo fare più squadra ed essere meno protagonisti per competere con gli altri Paesi. Il Made in Italy è ancora riconosciuto nel mondo per qualità e artigianalità ma dovremmo imparare a fare un passo indietro per farne due in avanti. I nostri cugini francesi sono stati eccellenti in questo e la forza dei conglomerati del lusso ne è la dimostrazione”. 

Per Artemest, oggi il suo quartier generale è a Milano ma ha casa anche a New York, la fase di scouting ovvero di scelta di un marchio è essenziale tanto quanto la customizzazione dei prodotti, cruciale quanto nel settore moda, perché in fondo, è di lusso che stiamo parlando: “Sono partito dal concetto di puro marketplace alla Farfetch (no magazzino, inventory distribuito direttamente presso vendor, tech e customer care centralizzati per efficienze e alto livello di servizio), aggiungendo una serie di servizi di creazione di contenuti e storytelling di cui i nostri piccoli brand di lusso italiani erano assolutamente manchevoli”, spiega l’imprenditore. E in poco tempo, dal lancio cinque anni fa, sono arrivati i primi investitori, non senza iniziali difficoltà. “E’ stato molto complesso trovare investitori che credessero nel progetto. Difficile vendere l’italianità agli italiani. E difatti a crederci oggi sono cinesi, francesi e americani. All’inizio abbiamo investito tanto sul brand per creare quella sensazione di fiducia e awareness che ci consente oggi di essere tra gli e-commerce al mondo con lo scontrino medio più alto”. Con una distribuzione in oltre 60 Paesi (gli States al primo posto, seguiti da UK e Canada).

    (Courtesy Artemest)
    (Courtesy Artemest)
    (Courtesy Artemest)
    (Courtesy Artemest)
    (Courtesy Artemest)
    (Courtesy Artemest)
    (Courtesy Artemest)
    (Courtesy Artemest)
    (Courtesy Artemest)

Artemest è a tutti gli effetti un brand di lusso, “non una tech company. Ogni attività svolta deve essere coerente con i valori della nostra azienda. Dagli uffici, all’ombreggiatura delle foto prodotto, è l’insieme dei piccoli dettagli curati di Artemest a rendere il nostro sito un’eccellenza unica nel settore. Per quanto riguarda il prodotto è fondamentale tenere il livello sempre alto e da questo punto di vista il tasso di reso sotto l’1% è la dimostrazione dei grandi sforzi di selezione e quality control che effettuiamo ogni giorno. Infine il servizio: abbiamo capovolto il concetto di marketplace puro con un approccio hands-on sulla supply chain. Oggi un interior designer americano, australiano o cinese riceve un livello di servizio paragonabile a quello di una multinazionale del design anche se sta comprando da piccoli artigiani dislocati in giro per il nostro paese”.

Nata come B2C only, da circa un anno la società sta sviluppando una sezione trade per interior design e architetti con progetti di hospitality e real estate. Il servizio consente di accedere a una selezione di prodotti appositamente selezionati per loro, nonché a un team dedicato che supporta i loro ordini. Dai preventivi alla personalizzazione dei prodotti, tutto viene coordinato dai trade executives e reso possibile attraverso alcuni software sviluppati internamente. 

Per il futuro, intanto, i piani di Artemest sono quelli di verticalizzare l’azienda e offrire sempre più servizi investendo su logistica, customizzazione e augmented reality. Con un occhio ai mercati in cui la piattaforma è già presente e a quelli emergenti, in primis Middle East e Asia.

“Quando ho lasciato Yoox a 24 anni, tutti i miei conoscenti erano contrari. Ci vogliono coraggio e determinazione per affrontare i primi mesi, anzi i primi anni da imprenditore digitale. Dopo i primi incontri con tutti gli investitori VC italiani ero ancora più abbattuto. Continuavano a ripetermi che ero pazzo a pensare di poter convincere un cliente a comprare un lampadario da 20mila euro online con carta di credito senza aver mai visto il prodotto. Oggi sono fiero dell’impatto positivo che generiamo su migliaia di artigiani, designer e artisti che distribuiamo nel mondo”, conclude Credendino.