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Smart Mobility

Dall’automotive alla smart city: il design di Icona a servizio della persona

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Il board e il team di Icona Design all’Auto Show di Los Angeles (Photo: James Lipman)

Che Icona Design Group voglia lasciare un segno lo si coglie fin dal nome. Non soltanto il suo di nome (icona è infatti chi riesce a essere emblematico di un’epoca o un determinato ambito di interesse e non a caso Icona ha per logo una freccia), ma anche quello dei modelli che ha finora lanciato sul mercato: Vulcano, Nucleus e Fibonacci, tanto per citarne solo alcuni tra i più impattanti. Ma riavvolgiamo il nastro e procediamo con ordine.

Mentre nell’Italia colpita dalla crisi cominciano a farsi sentire gli effetti negativi della recessione iniziata negli Usa soltanto un paio d’anni prima, nasce a Torino, nel 2010, Icona Design Group, che affonda le sue radici nel cuore di un territorio che fa del know-how nell’automotive un punto di vanto riconosciuto globalmente: studi di design, aziende manifatturiere, università e centri di ricerca sono fiori all’occhiello della creatività Made in Italy. Icona però non fa solo design: è una realtà capace di offrire una conoscenza che spazia dal management allo stile, dall’ingegneria ai prototipi e fino alla produzione. Una realtà che nemmeno teme il confronto con l’estero né di competere su nuovi mercati se si considera che, oltre alla sede torinese, ci sono anche quelle di Shanghai, Los Angeles, Dubai (inaugurata per il primo decennale della società) ed è in arrivo quella di Tokyo nel lussuosissimo quartiere Ginza. Per un totale di oltre 100 dipendenti tra designer, modellisti, ingegneri e project manager di venti nazionalità diverse in rappresentanza dei cinque continenti. Giovani, perché l’età media è intorno ai trent’anni.

Diversificazione è una parola chiave per Icona. Il primo prototipo esibito dalla società al Salone dell’automobile di Shanghai nel 2011 si chiama Fuselage, un’elegante berlina a quattro posti, già concepita per essere elettrica quando la mobilità intelligente e sostenibile non era ancora un tema all’ordine del giorno. Seguono la supercar Vulcano (nel 2013), la versione in titanio Vulcano Titanium (2015) e il concept della city car elettrica quattro posti Neo, modelli ispirati alle linee dell’architettura all’avanguardia di Zaha Hadid e dello skyline di Shanghai. Ma è con la concept car Nucleus, pensata per essere totalmente autonoma e presentata al Salone internazionale dell’auto di Ginevra, che Icona Design Group inizia a far parlare di sé. Aggiudicandosi, peraltro, prestigiosi riconoscimenti tra i quali: Panda d’oro per l’innovazione, Good Design Award e German Award.

Oltre all’automotive e alla smart mobility, poi, ci sono anche il lifestyle, il design di prodotto e quello industriale nel ventaglio di interessi perseguiti da Icona Design Group. Nel 2016, infatti, è nato Exxeo, il pianoforte costruito in fibra di carbonio, e nel 2018 è stata la volta di Rotomac Icebreaker 165 SG, una macchina concepita e realizzata per la bergamasca Ims Technologies, che produce ribobinatrici per alluminio, pellicole e carta ad uso alimentare. Mentre tra i progetti più recenti c’è Fibonacci, il catamarano elettrico di lusso che ha sancito il debutto di Icona nel design nautico.

Icona per JD
Veicolo Icona per JD (Courtesy (Icona)

Privilegiato per Icona Design Group è il rapporto con l’Oriente. Lo conferma, per esempio, il fatto che diverse case automobilistiche cinesi, come Faw, Saic, Geely, abbiano prodotto in questi primi dieci anni di vita modelli di Icona che sono tuttora in vendita. Sempre in Cina il team di Icona ha consegnato all’Amazon locale, Jd.com, il suo veicolo di logistica autonomo ad alta automazione. Mentre per il colosso delle consegne di alimenti e altri prodotti di consumo Meituan, Icona ha presentato Space-pod, robot progettato proprio per le consegne take away autonome all’interno degli edifici.

“Non possiamo più pensare alla mobilità come solo trasporto di persone – affermano dalla società italiana di design – perché tutto è movimento e, in un mondo sempre più smart, la connessione tra luoghi, cose e persone è imprescindibile. Far dialogare la tecnologia con l’uomo e le cose richiede un approccio sempre più aperto del design, che non può più essere un attributo estetico finale ma deve integrarsi alla progettazione fin dall’inizio. Inoltre, la smart mobility si integra nel concetto di smart city, un ecosistema complesso e articolato: due concept che per diventare realtà richiedono un approccio multidisciplinare e una integrazione tra competenze diverse. E proprio il design, che nasce dalla capacità di visualizzare il futuro, e ha quindi in sé il germe dell’innovazione, può diventare aggregatore di competenze diverse e promotore di nuove forme di collaborazione”.

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