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Business 13 Ottobre, 2020 @ 2:30

Guido Ampollini sul futuro dell’industria del lusso

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Guido Ampollini, fondatore di GA.Agency
Guido Ampollini, fondatore di GA.Agency

Guido Ampollini è nato a Parma ma vive all’estero da oltre 13 anni (Madrid, Singapore e Londra). La sua passione per il mondo del digital inizia durante gli studi e vede la sua naturale evoluzione, una volta trasferitosi all’estero nel 2007, con il primo lavoro presso la sede londinese di Google. Qualche anno dopo, nel 2013, forte della successiva esperienza con un altro colosso del web, Expedia, inizia a lavorare in proprio come consulente per strategie e attività di search marketing con marchi del lusso come Prada, Miu Miu, Venchi e molti altri. Dopo sei anni di lavoro da consulente, Ampollini scala il business e apre la sua agenzia, GA.Agency, con focus diversi servizi del mondo digitale come e-commerce strategy, social media, search marketing, content marketing, influencer marketing per un’offerta digitale a 360 gradi. Oggi, a distanza di pochi anni dal lancio, tra i clienti della digital agency ci sono brand come Gruppo Calzedonia, Technogym, Kiko Milano, KARL (marchio di moda fondato da Karl Lagerfeld) e molti altri.

La tua formazione comincia all’estero, dove hai lavorato per importanti realtà multinazionali. Cosa hai imparato da queste diverse esperienze e in che modo ti hanno influenzato?
Gli anni trascorsi a lavorare prima da Google poi da Expedia sono stati altamente formativi perché mi hanno consentito di rafforzare le mie competenze nel settore e soprattutto di apprendere aspetti tecnici che non impari nei libri ma puoi cogliere solo sul campo. Senza dimenticare gli ambienti lavorativi stimolanti che si respirano in queste realtà che per sei anni mi hanno spinto a migliorarmi costantemente. Un aspetto per cui mi batto da sempre, imparato proprio nelle grandi multinazionali in cui ho lavorato, è il valore della flessibilità nella gestione del lavoro, che cerco di infondere al mio team perché credo di più alla qualità dei risultati che alla quantità di ore spese.

È stato semplice lasciare la tua posizione per metterti in proprio?
Quando nel 2013 ho deciso di mettermi in proprio ho assunto un rischio: avevo un buon ruolo e un buon salario per la mia età e ovviamente non ero sicuro di quello che facevo (gli amici con i quali mi confrontavo mi sconsigliavano di farlo), però, dopo averci riflettuto qualche mese, sono arrivato alla conclusione che era il momento giusto di provare, avevo esperienza e nel peggiore dei casi, se non avesse funzionato sarei potuto rientrare nel mondo corporate qualche mese dopo con un salario e titolo simile a quando avevo lasciato. Una volta che mi sono trovato da solo, con tanto tempo a disposizione e nessun guadagno, la motivazione è arrivata subito e, ad anni di distanza, sono orgoglioso quella scelta.

Hai sempre voluto fare questo lavoro?
In realtà all’inizio non avevo le idee chiare. Conoscevo per via dei miei studi il mondo della pubblicità ma il resto mi era sconosciuto. Poi, alla fine del secondo anno di università, un giorno mio padre mi fece leggere un articolo del magazine The Economist dedicato all’ascesa del digital marketing e iniziai ad appassionarmi all’argomento, cominciando a studiare in autonomia la materia. Compresi da subito le potenzialità di questa industria che doveva seguire l’ascesa di internet e che al tempo era molto piccola e poco conosciuta. Durante l’Erasmus a Madrid ho seguito un corso di programmazione di siti web e uno degli obiettivi era costruire un sito internet: pensando anche alle mie origini ne aprii uno per vendere parmigiano reggiano. Il business non fu di successo per svariati motivi ma mi permise di mettere in pratica quanto appreso in forma teorica e soprattutto mi fu molto d’aiuto per trovare il lavoro da Google quando mi trasferii a Londra poiché il fatto di essermi messo alla prova con una piccola esperienza imprenditoriale, seppur non di successo, fu visto come elemento positivo del mio curriculum vitae. Vorrei consigliare ai più giovani ancora indecisi sul proprio futuro, di guardare ai nuovi trend, cercare di capire quali saranno le industrie in crescita nei prossimi anni e specializzarsi in una di queste: crescere in un’industria in ascesa è sicuramente più semplice, con molta meno concorrenza e meno “squali”.

Italy Fashion and Luxury Industry Infographic

Il mondo del digital è stato quindi sempre il tuo core business. Come è cambiato negli ultimi 10 anni questo potente strumento?
Il cambiamento in questi anni è stato radicale. E oggi è tutto ancora più veloce. Quando ho iniziato a lavorare in proprio nel 2013 le aziende che investivano nel digital non erano molte e io ero uno dei pochi consulenti specializzati in search engine marketing in grado di aiutare i brand a trovare le keyword giuste per arrivare al consumatore finale. Nel 2018 mi sono reso conto che la concorrenza stava aumentando e le aziende diventavano sempre più esperte ed esigenti. L’industria stava diventando più matura, era arrivato il momento di cambiare. In questo periodo mi sono confrontato spesso con il mio mentore per il business, Massimiliano Benedetti (business angel e board director per Yoox Net-A-Porter Group, ndr) e ci siamo trovati d’accordo nell’affermare che le aziende erano sempre di più alla ricerca di agenzie digitali a 360 gradi, in grado di seguire tutti i passaggi per l’acquisizione di un cliente. Avere un mentore di successo nel business mi ha aiutato molto a crescere e consiglio ai giovani imprenditori di identificarne uno. Tornando al passaggio da consulente a GA.Agency, una ragione che ha contribuito a questa decisione è stata rappresentata dal fatto che attualmente nel nostro campo sono sempre più le aziende che investono nell’ingaggio del cliente via online e sono aumentati anche i canali digital (social network, blog, etc.). Di conseguenza l’acquisizione non si gioca più solo su un canale, come era qualche anno fa con Google, ma si gioca su diversi canali digitali (per nominarne alcuni, sempre Google SEO & SEM, Facebook ads, Instagram ads, newsletter, remarketing su Google, Facebook, Criteo, influencer marketing e così via). Soprattutto i social hanno influito in questo cambiamento e sono ormai un asset fondamentale nel processo di acquisto.

Arriviamo a questo punto a GA.Agency. Da quali esigenze è nata la società e quali servizi offre?
Nel 2019 ho fondato l’agenzia, assumendo il mio primo collaboratore full time. Ora siamo un team di oltre 15 persone con ottime prospettive di crescita. GA.Agency si presenta sul mercato come una vera e propria boutique digitale di servizi personalizzati per le aziende di diversi settori, dal lusso al wellness: offriamo diversi servizi nel campo del digital: strategia, esecuzione e consulenza. Per il 2021 andremo a concentrarci sempre di più verso le funzioni di reportistica e analytics, per aiutare i nostri clienti a interpretare al meglio dati sempre più complessi ed essere di supporto per migliorare il tasso di conversione e usabilità dei vari siti. La maggior parte dei nostri clienti ci ha dato fiducia nel tempo e collabora con noi da diversi anni, (alcuni sono brand con i quali collaboravo già quando ero consulente e oggi lavorano con me ed il team di GA.Agency). Lavorare con un cliente per anni è molto importante: permette una miglior conoscenza delle dinamiche interne dei brand e una perfetta sintonia delle strategie di lavoro. Per queste ragioni suggerisco sempre che i brand scelgano l’agenzia a cui affidarsi con cautela e ripongano in questa fiducia in quanto più tempo si collabora insieme, più si possono ottenere risultati sempre migliori.

Tra i vostri clienti anche molti nomi del mondo del luxury. Come sta reagendo questo comparto al post lockdown e quali trend possiamo attenderci in futuro?
I colossi della moda e brand luxury stanno imparando a conoscere meglio i nuovi strumenti digitali e questo ha permesso a molti di loro di saper affrontare il periodo di crisi mettendo in atto le giuste strategie. Innanzitutto, come ormai sappiamo, vi è stata una vera e propria esplosione dell’e-commerce, logicamente, l’unico canale di acquisto rimasto effettivamente attivo in fase di lockdown, che ha visto l’arrivo di tutta quella clientela che prima si indirizzava verso il retail fisico e in questi mesi di incertezza ha imparato a utilizzare questa modalità di acquisto e la manterrà anche in futuro (in Italia, Francia e Spagna la crescita di questo canale è stata molto accentuata anche perché, prima del lockdown, i livelli di penetrazione erano più ridotti rispetto a quelli di Paesi come US e UK). Abbiamo assistito a processo di crescita della vendita online a una velocità davvero inaspettata: quello che doveva essere il 2026 sarà il 2021. L’e-commerce diventerà sempre di più il canale di vendita preferito, e su questo e tutte le attività collaterali (logistica, customer service, etc.) si concentreranno una gran quantità di investimenti. Più interessante e incerto invece il discorso relativo al futuro del retail che secondo me non scomparirà ma è destinato a cambiare, non sarà più solo un canale di distribuzione ma avrà differenti funzioni: sarà una sorta di touch point per interagire con il prodotto, diventerà una community hub per eventi dove gli appassionati del brand potranno incontrarsi di persona, permetterà esperienze di intrattenimento e personalizzazione e infine funzionerà anche come una sorta di canale promozionale per sponsorizzare brand e prodotto.

So che avete offerto una soluzione di consulenza gratuita alle aziende con fatturato superiore a 1 milione. In cosa consiste?
L’iniziativa risale allo scorso giugno e si protrarrà per i prossimi due mesi con l’obiettivo di supportare brand, provenienti da qualsiasi parte del mondo, nell’analizzare i loro investimenti digital già attivi. Quello che facciamo è offrire il nostro know-how per analizzare le strategie già messe in atto dalle aziende e aiutarli a capire cosa funziona bene e cosa è migliorabile. Si tratta di un’analisi di circa 10-20 ore da parte dei nostri esperti che culmina con una presentazione dei dati raccolti e dei nostri suggerimenti. Un’attività utile per le aziende che investono molto nei canali digitali, per ottenere una valutazione da parte di esterni esperti nel settore in forma completamente gratuita.

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