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Across
25 Novembre, 2019 @ 12:31

Aziende, come passare dalla pubblicità alla vendita

di Forbes.it

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lead generation: come vendere con la pubblicità online
(shutterstock)

La pubblicità come strumento effettivo di vendita. A investirci sono soprattutto le imprese medie e grandi. I dati Nielsen parlano chiaro: i budget pubblicitari, seppur con qualche calo negli ultimi anni, sono tendenzialmente cresciuti nel tempo. D’altronde lo diceva già Henry Ford negli anni Venti: “Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo”.

Le soluzioni digital hanno potenziato il nesso tra l’ADV e la vendita, consentendo alle imprese di raggiungere obiettivi di marketing molto più concreti e ambiziosi. Per questo un numero sempre maggiore di aziende di medie e grandi dimensioni oggi sceglie di affidarsi ad Agenzie Web in grado di garantire non solo visibilità al proprio marchio ma soprattutto clienti concreti interessati ai loro prodotti e servizi.

Across, web agency specializzata in lead generationOggi Forbes ha scelto di parlare di Across, company torinese attiva in oltre 18 paesi a livello mondiale, che si è distinta sul panorama italiano del digital, e in particolare del Performance Marketing, per la sua interessante crescita, oltre che per le soluzioni innovative proposte sia per il mercato B2C che per quello B2B. L’azienda è stata recentemente premiata da Deloitte all’interno della prestigiosa classifica Technology Fast 500 EMEA 2018, per aver registrato un tasso di crescita medio del 281% nel corso del triennio 2014-2017.

Le aziende che si rivolgono ad Across sanno esattamente cosa otterranno: un flusso costante di lead sempre nuove e interessate, ovvero liste di contatti di potenziali clienti. In altre parole prospect di livello, che hanno mostrato un interesse deciso ai servizi e prodotti proposti e che hanno risposto positivamente alla campagna pubblicitaria, recandosi negli store per l’acquisto dei prodotti sponsorizzati, acconsentendo a farsi ricontattare per avere maggiori informazioni su un servizio o per prenotarlo e molto altro ancora.

Si chiama Lead Generation quella che fa Across, ed è la pubblicità dei risultati, quella che porta alle imprese i numeri, accorciando il processo che parte dalla promozione e arriva alla vendita. In che modo? Con un approccio pubblicitario tarato sulle esigenze di specifiche fette di consumatori. Un’ADV che è di fatto più vicina al singolo utente.

Tutto questo è possibile grazie a un approccio multicanale e multi device a 360° che non solo consente di raggiungere determinate fasce di consumatori sui diversi canali online, dai social ai portali di informazione (la cosiddetta pubblicità nativa), dall’Email Marketing alle campagne via SMS, ma consente anche di segmentarli in base alla provenienza, al genere, all’età, agli interessi e allo status socio-economico. Una svolta non da poco se si pensa che oggi la maggioranza dei consumatori si aspetta di trovare sul web servizi inerenti alla propria area geografica e di ricevere offerte specifiche, tarate sui propri interessi.

La fruibilità da mobile è un altro punto decisivo di questo approccio. Oltre il 50% dei consumatori usa il proprio smartphone per fare ricerche, compiere azioni di acquisto e prenotazione online. Ne consegue che una pubblicità personalizzata e a portata di smartphone aumenta le performance in termini di risultati finali.

Strategie di branding e di performance si uniscono in un approccio pubblicitario che, se da un lato diversifica i contenuti in relazione alle potenzialità dei singoli canali raggiungendo specifici segmenti di utenza, dall’altro integra queste diverse strade ottimizzando il budget a disposizione e garantendo il ROI.

Le soluzioni di Across soddisfano dunque appieno l’esigenza primaria di tutti gli imprenditori, ovvero raggiungere prospect di qualità per il proprio business in maniera rapida e continuativa.

L’analisi dei risultati, che sono tracciabili in tempo reale, è un punto fermo dell’azienda non solo per correggere il tiro delle campagne in corso d’opera, ma anche per garantire il raggiungimento degli obiettivi prefissati, di cui è massima espressione il pay per performance, ovvero la possibilità per le imprese di pagare solo per i risultati raggiunti.

La sfida della Digital Agency di Torino per il futuro è quella di accorciare ancora di più la distanza tra la pubblicità e la vendita, garantendo alle imprese prospect sempre più interessati alla loro proposta commerciale. Per questo Across sta investendo in ricerca, per sviluppare soluzioni innovative di intelligenza artificiale e per implementare processi proficui di Lead Management, funzionali a massimizzare la trasformazione dei migliori prospect in clienti effettivi.

Innovazione 11 Ottobre, 2019 @ 10:00

Cosa sta per accadere agli Innovation Days Italy

di Forbes.it

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Roberto Ruggeri è ceo e partner di Digital Innovation Days Italy.

Un’esperienza immersiva nel mondo digitale con tre giorni di formazione, networking e intrattenimento. È questa, in sintesi, la descrizione degli Innovation Days Italy che si terranno al Talent Garden di Milano il 17, 18 e 19 ottobre 2019. L’evento fondato nel 2014 e portato al successo da Eleonora Rocca, è da anni uno dei più attesi e seguiti d’Italia in ambito digital marketing, e in questa sesta edizione lo sarà ancora di più grazie a case study presentate da aziende e agenzie tra le più celebri e molte altre sorprese alle quali il team organizzativo sta lavorando.

“L’elemento che contraddistingue l’evento in un panorama ormai molto eterogeneo, è la qualità degli speakers”, dice a Forbes.it Roberto Ruggeri, ceo e partner di Digital Innovation Days Italy. “Anche quest’anno abbiamo ricevuto il supporto di aziende al vertice nelle rispettive industry, con cui condividiamo valori e vision. Panelist di aziende come Luxottica, American Express, GroupM, Barilla, Moleskine, Snapchat, Facebook, Unilever, Enel, Discovery Channel, Leroy Merlin, Conde Nast, Ernst and Young, Intesa, IBM, Nielsen, Mip-Politecnico di Milano, Gruppo Armando Testa, Open Influence, Glovo, ci racconteranno le loro esperienze con la speranza di ispirare tutti i partecipanti affinché, finito l’evento, si sentano pronti a tornare alla propria vita professionale con rinnovata voglia di fare e curiosità per i temi trattati, da quelli più classici come la digital trasformation e i social media, a quelli più attuali come automazione e fintech”.

Non a caso il digital è solo uno dei canali di una strategia che deve necessariamente ormai essere omnichannel: “Nell’ultimo ventennio”, continua Roberto, “abbiamo avuto un’evoluzione piuttosto netta del marketing mix: dalle leve teorizzate nel 1960 conosciute come 4p (product, price, place, promotion), si è passati alle 4c (consumer, cost, convenience, communication) e le 4e per i social (engagement, experience, enhance, emotion): il target al centro di tutto. Questo preambolo per dire che probabilmente quello su cui siamo indietro è proprio la comprensione che si debba partire sempre dal target, facendo attenzione, perché da un concetto di one to many, si è passati ad un marketing sempre più one to one, che, grazie ad intelligenza artificiale, voice search, machine learning, chatbot e più in generale all’automazione, permette alle aziende di interagire con il consumatore attraverso il canale giusto, nel momento giusto, con il giusto tone of voice. Questo ovviamente vale anche per la parte paid, mi è capitato di recente ad esempio, di vedere capi di abbigliamento americani nelle ads di Facebook. Perché nessuna azienda italiana del medesimo mercato ha colto l’opportunità di parlare a un prospect che l’algoritmo di Facebook presumeva potesse essere interessato a quel determinato prodotto?”.

Secondo Ruggeri, in ambito retail invece il più grande trend è la convergenza tra fisico e digitale, dove i confini tra le esperienze diventano sempre più impercettibili. “Gli store come luoghi dove trascorrere il tempo, vivere esperienze e raccontarle alimentando il passaparola digitale”.

Roberto, che è anche un imprenditore si sofferma anche sullo spirito creativo che anima il nostro paese, dove però, “paghiamo lo scotto di un ambiente molto poco favorevole con burocrazia e pressione fiscale che mettono continuamente a dura prova qualunque impresa. Siamo arrivati ad un total tax rate del 65% dei profitti e ciò rende di fatto, lo Stato, socio di maggioranza, un socio che si preoccupa di godere degli utili finché è possibile e che abbandona la nave alle prime difficoltà con pretese esattoriali che non lasciano scampo. Nel resto d’Europa si adottano provvedimenti per incentivare le aziende e ridurre questi pesi, mentre in Italia non si fa altro che predicare l’abbassamento delle tasse e alla fine ci si limita a cambiarne solo il nome. Come se non bastasse, per districarsi tra le mille imposte, vengono sprecate tantissime ore che potrebbero essere dedicate alla produttività. Purtroppo finché non ci si renderà conto che chi produce non è nemico, bensì miglior alleato della crescita e che un atteggiamento meno punitivo per i fallimenti può sicuramente incentivare il fare impresa, non riusciremo mai ad avere anche noi gli Steve Jobs del caso. Di garage ce ne sono a volontà anche in Italia”.

Ma non ci sono solo aspetti negativi: oltre alle difficoltà, “credo sia corretto evidenziare ulteriormente anche gli aspetti positivi, tra cui la qualità delle nostre risorse umane e il valore del brand made in Italy nel mondo, gli stranieri sono sempre ben disposti a pagare il cosiddetto premium price per i prodotti del nostro paese”, conclude Roberto.