All’asta la Blue Box di Steve Jobs e Steve Wozniak: hackerava i telefoni

blue box di steve jobs e steve wozniak all'asta
fonte immagine: https://www.bonhams.com/
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blue box di steve jobs e steve wozniak all'asta
fonte immagine: www.bonhams.com

Dopo lo Steve Jobs day, il rimpianto imprenditore americano finisce ancora una volta sotto i riflettori dei media insieme all’amico Steve Wozniak. I due fondatori di Apple, infatti, saranno i protagonisti di un oggetto molto particolare che sarà battuto all’asta dal famoso banditore internazionale Bonhams: un raro circuito ideato per la cosiddetta Blue Box, ossia uno strumento molto utilizzato negli agli anni scorsi dai “phreaker telefonici” (coloro che studiano e sperimentano i telefoni) per hackerare i sistemi telefonici e avvalersi di un servizio telefonico gratuito.

All’asta a partire dal 5 novembre alle ore 10.00 locali di Los Angeles ad un prezzo di vendita iniziale che dovrebbe oscillare tra 8 e 12mila dollari,  l’oggetto “realizzato da Steve Wozniak e commercializzato da Steve Jobs” ha una triplice storia intrinseca che potrebbe senza dubbio scatenare i possibili acquirenti e far innalzare il prezzo di vendita.

Steve Wozniak, Steve Jobs e la storia del circuito di Blue Box all’asta

Entrando nel merito della storia che riguarda questo circuito che andrà all’asta, come rivela la stessa Bonhams, l’oggetto è stato acquistato da colui che l’ha inviato alla casa d’asta direttamente da Wozniak nel 1972  durante un viaggio insieme da Sunnyvale, in California, a Los Angeles. Ma non è finita qui, perché proprio in quell’anno, il co-fondatore di Apple ha iniziato a dar vita in autonomia alle sue prime blue box digitali. 

E qui entra in gioco l’amico Steve Jobs. Secondo quanto raccontato da Adam Stockhouse, specialista di Bonhmas, nella descrizione del prodotto (della grandezza di 51 x 72 mm, con cavo per altoparlanti e connettore per batteria da 9 volt), la Blue Box, infatti, fu il primo e vero rapporto di collaborazione commerciale tra i due amici, anche se lo vendettero separatamente (in tutta la California) sotto due nomi diversi. Wozniak scelse “Berkeley Blue” e Jobs, invece, “Oaf Tobar”. Una discordanza che si ebbe anche sui dati della produzione: Steve Jobs raccontò che erano state prodotte oltre cento Blue Box, Steve Wozniak, invece, circa la metà. 

Nonostante la diatriba sui numeri e sul nome, è indubbio che la realizzazione della Blue Box fu indispensabile per entrambi. Come evidenzia la casa d’asta Bonhams, se da una parte Steve Wozniak nella sua biografia ammise: “Fino ad oggi  non ho mai progettato un circuito di cui fossi più orgoglioso: un insieme di parti che potrebbero fare tre lavori contemporaneamente invece di due. Penso ancora che sia stato incredibile”, dall’altra Steve Jobs era sicuro al 100% che “senza la Blue Box non ci sarebbe stata Apple”.