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Strategia 22 Novembre, 2020 @ 11:00

Si chiude il Mese dell’educazione finanziaria: 3 spunti da cui ripartire

di Annamaria Lusardi

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Economista e professore alla George Washington School of BusinessLeggi di più dell'autore
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educazione finanziaria
(Getty Images)

WASHINGTON – Si è da poco conclusa la terza edizione del Mese dell’educazione finanziaria, una vera e propria kermesse di incontri ed eventi che dal primo ottobre al 6 novembre, inclusa la settimana mondiale dell’investitore, ha trasformato l’Italia in un laboratorio di idee. Il Mese nasce con uno scopo specifico: aumentare la consapevolezza circa l’importanza delle conoscenze finanziarie di base, l’abc della finanza. Non abbiamo scelto un mese qualsiasi per questo appuntamento annuale: ottobre è anche il mese della prevenzione del tumore al seno, è il mese in cui ci prendiamo cura della nostra salute. C’è un parallelismo tra benessere fisico e finanziario. Se avere una buona salute ci aiuta a stare bene e vivere meglio, così la conoscenza finanziaria ci aiuta a vivere più sereni e più sicuri. Seguire buone abitudini, come fare esercizio fisico, mangiare sano, non fumare fa ormai parte della nostra cultura. Con il Mese dell’educazione finanziaria, le buone pratiche finanziarie entrano nella nostra quotidianità per aiutarci a tenere sani e saldi i nostri conti.

I numeri del Mese dell’educazione finanziaria— 617 eventi organizzati da quasi 200 proponenti— ci parlano non solo dell’aumentato interesse verso questo argomento, ma anche del senso civico che il Mese ha messo in moto. Ad esempio, molti eventi sono stati dedicati a gruppi vulnerabili, come i giovani o le donne. Le iniziative si sono svolte principalmente in modalità virtuale, ma gli organizzatori provenivano da tutte le regioni in Italia, a testimonianza che l’interesse per l’educazione finanziaria si è diffuso in tutta la penisola, dal Sud al Nord. Tanti eventi diversi per target di riferimento e offerta formativa, ma accomunati da un unico tema: la voglia di futuro.

Voglio soffermarmi su tre caratteristiche del Mese dell’educazione finanziaria che desidero mettere in evidenza.

1. Il Mese ha trasformato il Paese in un vero e proprio laboratorio di idee.
Lo avevamo notato fin dalla prima edizione, ma la terza ha scatenato davvero la creatività di tutti. Abbiamo fatto educazione finanziaria a teatro, ad esempio con la rappresentazione della vita di Charles Ponzi, un truffatore finito male, la cui storia ci insegna che in finanza, come nella vita, non esistono guadagni facili. Abbiamo imparato di finanza guardando film o rileggendo alcuni classici che avevano in sè pillole di finanza. Abbiamo partecipato a quiz che valutano la conoscenza finanziaria offrendo premi sempre più alti in relazione al livello raggiunto. Abbiamo fatto educazione finanziaria attraverso il dibattito, in occasione di tanti webinar che sono diventati lo strumento per relazionarci con gli altri. Non abbiamo potuto stringerci la mano o sederci vicino, ma la tecnologia ha accorciato le distanze e ci ha permessodi essere connessi e di incontrarci senza uscire dalle nostre case.
Vogliamo raccogliere tutte queste idee per far sì che continuino a crescere e a moltiplicarsi nel tempo, dando vita a grandi progetti. Il Mese è una finestra aperta sulla conoscenza finanziaria. Ottobre è il momento in cui si semina con la prospettiva di raccogliere i frutti migliori. E ci auguriamo che le iniziative crescano seguendo le linee guida dell’educazione finanziaria per i giovani e per gli adulti, strumenti di riferimento per insegnarla.

2. C’è stata una grande partecipazione delle università.
Sono da sempre i centri del sapere e della educazione d’eccellenza. E non si rivolgono solo agli studenti. Grazie alla loro terza missione (che potrebbe essere anche la prima) hanno il compito di educare l’intera società. E sono anche i centri della ricerca. La ricerca su questo tema è importantissima, anche per capire e sperimentare, ad esempio, come fare meglio l’educazione finanziaria ed aumentare la sua efficacia. Ben 74 eventi sono stati organizzati dalle università durante il Mese, inclusa la Giornata della ricerca dedicata in particolare ai giovani ricercatori.

3. Il ruolo dei Comuni.
Le strutture locali possono servire da grande collettore e stimolo per l’educazione finanziaria e diventare, in particolare in questo periodo di crisi, dei veri e propri hub di resilienza finanziaria. Avevamo notato una interessante iniziativa fatta dal Comune di Paglieta, in provincia di Chieti, durante la prima edizione del Mese. Il sindaco aveva organizzato delle lezioni di educazione finanziaria nella sala comunale utilizzando il materiale del portale del Comitato: www.quellocheconta.gov.it. Quando sono andata a trovarli per sapere di più di questa iniziativa, ho scoperto che erano stati gli studenti della scuola di Paglieta a insegnare agli abitanti del paese, inclusi i loro genitori ed amici. Ho capito da quell’esperienza che la vera rivoluzione, il vero cambiamento per aumentare la cultura finanziaria nel nostro Paese, deve proprio partire da lì, dalle realtà e istituzioni locali che capiscono e conoscono i bisogni delle persone, che sono vicine ai cittadini. Da lì dovrebbero partire iniziative come i centri di educazione finanziaria per le piccole imprese oppure progetti per le donne e per i più piccoli. Ogni Comune dovrebbe avere un nuovo ufficio. Potremmo chiamarlo l’Ufficio del Benessere Finanziario del Cittadino.
Quando sono tornata in modo virtuale a Paglieta questo anno si è parlato dell’idea di istituire un fondo pensione per ogni nascituro; una idea non solo azzeccata, ma che tiene conto di un fattore importantissimo nelle decisioni finanziarie: il tempo. Durante l’evento del Mese questo anno, due studenti della scuola di Paglieta hanno letto una delle mie lettere. Ne sono stata molto felice, perché sono finalmente servite per raggiungere uno dei loro obiettivi: parlare a tutti dell’importanza dell’educazione finanziaria.

Per finire, il Mese ha davvero rianimato uno spirito civico, un senso di responsabilità collettivo. Ad esempio, mettendo in primo piano i diritti delle future generazioni. Ha acceso l’interesse a investire nel nostro futuro, in cultura e formazione, nello sviluppo sostenibile che coniuga benessere e rispetto dell’ambiente e della natura. Ha fatto capire che il rischio zero non esiste. Infine, ha detto basta all’arte di arrangiarsi. In finanza bisogna essere preparati, l’improvvisazione è inutile.

La crisi ci permette di reimmaginare il nostro futuro. E non possiamo “ritornare al normale” come era concepito prima della pandemia, perché quel normale non andava già bene. Per ritornare all’analogia con la salute, la conoscenza finanziaria riesce a darci degli anticorpi che ci espongono di meno alle malattie e al malessere. E se dobbiamo parlare di contagio, il Mese ha diffuso tra tutti la voglia di cambiamento.

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