Connettività, assicurazioni e nuove acquisizioni: il rinnovamento mobile di Telepass

Gabriele Benedetto, amministratore delegato di Telepass (Courtesy Telepass)
Share
Gabriele Benedetto, amministratore delegato di Telepass (Courtesy Telepass)
Gabriele Benedetto, amministratore delegato di Telepass (Courtesy Telepass)

“Un nuovo capitolo della nostra storia sta per iniziare. Una nuova fase, ancora più entusiasmante, è alle porte”. Gabriele Benedetto, ceo di Telepass, è semplicemente felice, come capita in pochi momenti nella carriera di un manager. Il nuovo capitolo è quello aperto, a metà ottobre, dall’ingresso nel capitale del fondo Partners Group, che ha rilevato il 49% della società del gruppo Atlantia per 1,056 miliardi, valutandola quindi oltre 2 miliardi, dieci volte il fatturato.

È il miglior riconoscimento possibile per un percorso di innovazione intrapreso nel 2016 che, in poco più di tre anni, ha cambiato il volto dell’azienda da tutti conosciuta per quello scatolotto grigio sul parabrezza dell’auto. 38 anni, un figlio di 7 e un’antica passione per Dylan Dog – “Sono un bonelliano della prima ora, in casa ho un soppalco con tutta la collezione dal primo numero” -, Benedetto ha trasformato rapidamente quello che era un benestante esattore di pedaggi autostradali in un dinamico protagonista della smart mobility, con una piattaforma di servizi che vanno dal pagamento del parcheggio al lavaggio dell’auto lì dov’è parcheggiata, dall’acquisto dello skipass alle polizze assicurative. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare come ha fatto, perché comincia un nuovo capitolo nella storia di Telepass e che cosa porterà. “Siamo starti bravi a far coesistere una storia di 30 anni con l’attenzione a una mobilità che cambiava e sta continuando a cambiare. Non è facile, né scontato soprattutto quando i conti vanno bene. Ma abbiamo capito che quel che è stato vero per 30 anni non è garantito per i prossimi tre, cinque o dieci”, attacca Benedetto.

Cominciamo allora dalla tradizione. Quali sono gli elementi che hanno sostenuto la trasformazione?
Il telepedaggio in Italia è fatto da una sbarra che si alza all’inizio del viaggio e una alla fine, nessuno percepisce che stiamo riunendo 26 servizi di mobilità, tanti quanti sono i gestori autostradali, in un unico servizio di pagamento. Come lo abbiamo fatto? Siamo la più vecchia fintech d’Italia! Gestiamo un circuito di pagamento invisibile per offrire un’esperienza di mobilità. C’è poi la leadership tecnologica sull’apparato di bordo. Finora quello a onde corte, che io chiamo ‘la saponetta’, e dal 2021 quello connesso, che renderà ogni auto una smart car permettendo l’attivazione di nuovi servizi. A piano abbiamo 100 milioni di investimenti in tecnologia fino al 2023.

Questa è la tradizione. Che cosa è cambiato in Telepass negli ultimi tre anni?
C’è stata una ricerca continua e direi ossessiva dell’innovazione, che abbiamo provato a rendere concreta. Ci siamo fatti contaminare dalle startup, abbiamo investito quando ne abbiamo trovate di coerenti con la nostra visione di mobilità. Ne continuiamo a guardare tante. Ora ci appassionano quelle sulla montagna e sul corporate travel. Ci piace lavorare con loro e farci travolgere dalla loro passione.

Il mondo dei pagamenti digitali è in grande fermento. In molti scendono in campo. Quale visione c’è dietro le vostre scelte?
Non ci siamo allontanati e mai ci allontaneremo dai pagamenti in mobilità. Anche quando abbiamo toccato il food, quest’estate con la prenotazione e il pagamento via app dei pasti in Autogrill, lo abbiamo fatto dall’angolo della mobilità. A questo resteremo fedeli: non ci interessano i pagamenti generici o le carte prepagate, come stanno facendo molti operatori. Noi cerchiamo di creare sempre nuove esperienze di mobilità basate su forme di pagamento in continua evoluzione ma che devono rimanere invisibili rispetto al servizio.

Il 2020 è stato un anno orribile per la mobilità. L’emergenza sanitaria non ha messo in discussione la vostra visione?
Direi di no. A fine ottobre abbiamo registrato una crescita netta di 370mila abbonamenti su 7 milioni di clienti. Telepass è un’espressione del bisogno di mobilità insito in ogni essere umano e siamo ripagati da un abbonamento in perfetto stile subscription economy. Questo è piaciuto al fondo: la resilienza di un modello basato su una piattaforma di abbonamento a un ecosistema di mobilità. 

Perché l’ingresso di Partners Group è l’inizio di un nuovo capitolo?
Telepass è già un leader europeo nel mercato dei mezzi pesanti per quanto riguarda il telepedaggio: siamo in 16 Paesi con il 35% di market share, ma è ancora italiano se pensiamo al ruolo di piattaforma di servizi per la mobilità integrata. Quello che il fondo ci porta è la capacità di accelerare la crescita tramite acquisizioni all’estero. Ha comprato la nostra visione e il nostro piano senza stravolgerlo con l’obiettivo di esportare il modello Telepass in Europa e replicare quel che abbiamo fatto in Italia sui servizi di mobilità e le assicurazioni. 

Si apre quindi una stagione di shopping?
Sì, e anche con tempi veloci. Guardiamo con interesse a società simili a noi in Francia, Spagna e Portogallo senza dimenticare operatori di mobilità che abbiano raggiunto una buona scala. Siamo sicuri di poter creare valore esportando le nostre piattaforme di pagamento per la mobilità e di assicurazioni. In questa ricerca non distogliamo l’occhio anche dall’Italia dove non escludiamo possano nascere opportunità a breve. 

Che cosa state guardando in Italia?
Non posso dire nulla ma abbiamo un’idea che potrebbe stupire molti.

Quindi il futuro di Telepass può riservare anche qualche sorpresa. Quali saranno le linee di sviluppo, oltre le acquisizioni?
Spingeremo sulla connettività dei veicoli, a partire dal 2021. Con il nuovo dispositivo connesso sarà possibile, ad esempio, far pagare la benzina all’auto o aprire un cancello soltanto avvicinandosi con la propria auto. Ma c’è a piano anche la volontà di guardare alle aziende. Con il Covid la mobilità è diventato anche un impegno aziendale e la sfida è portare le nostre soluzioni alle imprese, creando un’unica piattaforma per la gestione della mobilità dei dipendenti. C’è poi un altro importante filone di sviluppo…

Quale?
Le assicurazioni. Vogliamo che almeno il 10% dei nostri clienti possano essere in qualche modo assicurati con noi. Se consideriamo che abbiamo 12milioni di veicoli in circolazione…L’unico limite è la fantasia: dobbiamo trovare prodotti legati alla mobilità e possibili grazie all’uso intelligente dei dati. Un esempio? Il rimborso del pedaggio per chi impiega più del 50% del tempo medio di percorrenza di una tratta specifica. Non vogliamo diventare una compagnia di assicurazione, bensì offrire servizi innovativi legati sempre alla mobilità.

Ha scritto su Linkedin che la sua idea di leadership è sapersi mettersi in gioco. Questa capacità le viene dalla sua esperienza di consulente?
No, da quella di arbitro di calcio, che ho fatto fino a 25 anni. Devi prendere decisioni importanti in poco tempo e con poche informazioni a disposizione. E poi devi sempre correre più degli altri.