Investimenti in Insurtech: le linee guida del nuovo manifesto IIA

Italian Insurtech Summit
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Italian Insurtech Summit
Simone Ranucci Brandimarte, presidente e vicepresidente di Italian Insurtech Association

L’Italian Insurtech Association, l’associazione senza scopo di lucro che riunisce imprese attive nel settore InsurTech, (come assicurazioni, promettenti startup, brokers, banche e intermediari finanziari) diretta da Simone Ranucci Brandimarte (presidente e vicepresidente), ha presentato il suo nuovo manifesto programmatico per il 2021.

Redatto dalla stessa Italian Insurtech Association, il manifesto fornisce sia uno sguardo principale sui prossimi trend futuri (dall’aumento delle polizze digitali al bisogno di accelerare l’impegno italiano in questo settore), sia un piano di tre aree di proposte programmatiche che tiene anche conto dell’utilizzo dei fondi previsti dal recovery fund.

Ecco nel dettaglio la vision e il manifesto redatto dall’associazione Italian Insurtech Association. 

La percentuale di polizze digitali crescerà dall’attuale 1,5-2% a livello europeo, ad un 30-40% in un decennio, coerentemente con lo sviluppo del consumatore digitale e con i cicli di trasformazione digitale che hanno riguardato già molte altre industrie. Lo sviluppo di polizze on demand, inoltre, aumenterà la penetrazione delle polizze danni che ad oggi, auto a parte, non superano il 3% a livello Europeo e che possono facilmente raggiungere il 10-15% a fronte di prodotti più flessibili, più contestuali, più integrati e di una filiera distributiva più ampia data dall’Open Insurance. 

Ci aspettiamo quindi in poco tempo un mercato assicurativo diverso, più digitale, più tecnologico e sicuramente più grande. Ad oggi il consumatore digitale (chi utilizza regolarmente e-commerce per beni e servizi) corrisponde già al 32% circa del totale del target assicurativo: tale valore sarà superiore all’80% entro il 2030 ed evidentemente il 100% nel 2040. La proliferazione di nuovi soggetti non assicurativi già impegnati o pronti a distribuire polizze e la nascita di ecosistemi completamente nuovi (mobilità, delivery, connected cars, etc) supportano lo sviluppo della nuova domanda. 

Ma se la domanda di un’offerta digitale sembra essere già matura ed incalzante, la progettazione è l’adeguatezza dell’offerta assicurativa stenta ancora, soprattutto in Italia, dove gli investimenti risultano essere, soprattutto nell’ultimo biennio, sotto le media europee. E purtroppo ad oggi, i segnali non sono dei migliori: serve un’accelerazione nell’adozione di modelli di offerta e servizio digitali adeguati alle nuove tendenze di consumo che passa anche attraverso un incremento degli investimenti.

Il 2019 è stato un anno record per l’insurtech con 6,8 miliardi investiti nel mondo attraverso 250 operazioni (+62% rispetto ai 2,6 miliardi rispetto al 2018), ma in Europa sono stati investiti solo 897 milioni. Ed il 2020, con investimenti Insurtech superiori ai 7 miliardi di dollari, vede l’Italia attestarsi sotto l’1%, un ordine di grandezza in meno rispetto a Francia, Germaia e UK. La realtà è che l’Italia, negli ultimi cinque, ha assorbito meno del 5% del totale investito in Europa: è urgente colmare questo ritardo, che se confermato negli anni futuri, creerà anche nel settore assicurativo un Technology Gap che avrà come conseguenza un danno nel posizionamento competitivo dei nostri champions sia a livello Europeo che a livello nazionale.

Al fine di evitare che un gap di innovazione oggi, non si trasformi presto in un gap di performance e quindi di quote di mercato – magari a beneficio di attori stranieri fortemente tecnologici ed orientati sul nuovo consumatore emergente – nel medio termine, è necessario che l’Industria Assicurativa Italiana effettui oggi gli investimenti necessari all’adeguamento dell’offerta. Questo passa – come ogni processo di innovazione – attraverso adeguamento delle architetture tecnologiche e disegno di un’offerta nuova e digitale, ampio adeguamento delle competenze interne, e soprattutto tanta sperimentazione.  Tutto ciò comporta non solo investimenti di risorse economiche e di tempo, ma una corretta prioritizzazione da parte dei top managers, soprattutto dalle compagnie assicurative. 

Quello che sta oggi accadendo all’Industria assicurativa è già accaduta negli ultimi vent’anni in altri settori che hanno già vissuto l’avvento a la progressiva affermazione della digitalizzazione: il settore Editoriale, il Retail, i viaggi, il settore Bancario ed altri.  Ed esattamente come avvenuto negli altri settori, la velocità di reazione e di digitalizzazione non può essere demandata solo ai singoli attori bensì richiesta al sistema Paese, all’interno del quale Compagnie, Intermediari e Fornitori operano: se il sistema non creerà il contesto favorevole a tale veloce digitalizzazione, il settore assicurativo Italiano perderà di competitività. E’ questo un rischio che non possiamo correre. Nel 2019 il comparto assicurativo ha raccolto premi per 140 mld €, pagato sinistri per 96 mld €, raggiunto investimenti per 768 mld €, di cui 52% investiti in titoli di stato, impiegato oltre 325.000 persone. Parliamo di un’industria d’importanza vitale per il nostro paese.  La partita nazionale dell’insurtech si gioca dunque sulle competenze e sugli investimenti che verranno effettuati per offrire a tutti i lavoratori impiegati nell’industry l’opportunità di poter acquisire rapidamente competenze digitali. 

Come in altri settori, la mancanza di competenze ed un ROI positivo solo a medio termine rappresentano i principali limiti agli investimenti in Insurtech. L’ulteriore limite, specifico del settore assicurativo è la natura fortemente intermediata – per oltre il 90% – della distribuzione, che vincola gli investimenti rivolti al rafforzamento di un’offerta diretta e digitale dalle Compagnie Assicurative al Cliente Finale.  

Nonostante la domanda, lo sviluppo dell’offerta Insurtech rischia quindi di cadere in secondo piano, in quanto costosa, complessa, non profittevole nel breve e spesso avversata dalle reti distributive, quest’ultimo punto non giustificato in quanto la digitalizzazione crea benefici soprattutto per Agenti e Broker in quanto ne aumenta il mercato potenziale ottimizzando altresì la gestione del cliente finale. Ricordiamoci infatti che una digitalizzazione del settore garantirebbe la penetrazione di target ad oggi sotto-assicurati, aiutando a risolvere il problema del Protection Gap che è uno dei limiti del nostro paese.

Italian Insurtech Association: il piano del manifesto

Cosa fare, quindi per evitare che tali complessità sistemiche limitino il settore e creino rischi importanti per gli attuali protagonisti di mercato, come stimolare gli investimenti necessari e non più prorogabili per sviluppare il settore, come fare veramente per trasformare il 2021 nell’anno dell’Insurtech? 

La ricetta dell’Italian Insurtech Association passa attraverso un piano di 3 aree di proposte programmatiche, che anche in virtu’ del timing relativo all’utilizzo dei fondi di recovery fund, sembra quanto meno attuale ed  urgente:  

  1. AREA 1. Stimolo agli Investimenti in Insurtech tramite incentivi. In particolare:
    1. Incentivi Fiscali sugli investimenti in Start up da parte di Compagnie Assicurative, Fondi specializzati e Business Angels. Sugli investimenti in start up questo punto il governo si sta muovendo in modo accelerato rispetto al passato tramite iniziative e fondi dedicati: da tener conto la natura “specifica” delle Start up Insurtech che sarebbe favorita da introduzione di incentivi addizionali che incentivino l’ingresso nel capitale da parte delle Compagnie Assicurative.
    2. Incentivi Fiscali sugli investimenti in tecnologie da parte di Compagnie Assicurative, Broker e Agenti. La creazione di un fondo dedicato Sugli investimenti in start up questo punto il governo si sta muovendo in modo accelerato rispetto al passato: da tener conto la natura “specifica” delle Start up Insurtech che sarebbe favorita da introduzione di incentivi addizionali 
    3. Incentivi alla formazione Insurtech.up da parte di Compagnie Assicurative, Fondi specializzati e Business Angels. Sugli investimenti in start up questo punto il governo si sta muovendo in modo accelerato rispetto al passato: da tener conto la natura “specifica” delle Start up Insurtech che sarebbe favorita da introduzione di incentivi addizionali 
    4. Favorire accesso al credito da parte di Start up innovative e Intermediari per sviluppare assets Insurtech (Progetti Innovativi).

Tutto questo aumentando il credito di imposta o creando un fondo ad hoc.

2. AREA 2. Stimolo alla collaboratività di Assicurazioni e Banche con aziende tecnologiche e Start     up Insurtech. In particolare:

  • Incentivi economici alla creazione di nuovi progetti di sperimentazione e di scale up fra Compagnie Assicurative/Riassicurative e Start up Insurtech e aziende tecnologiche con la finalità di progettare/creare/testare iniziative Insurtech non necessariamente in grado di fornire un ROI positivo di breve (Progetti Innovativi). Gli incentivi potrebbero essere percepiti dalle Start up/Aziende tecnologiche, Dalle Compagnie o da entrambi.
  • Incentivi economici alla disponibilità di Brokers e Compagnie Assicurative/Riassicurative a supportare il progetto di sviluppo e di crescita di nuove Start up Insurtech mettendo a loro disposizione assets, conoscenze e  risorse al fine di potersi sviluppare.

Tutto questo aumentando il credito di imposta o creando un fondo ad Hoc.

3. Garanzia di creazione di competenze digitali diffuse nel comparto assicurativo, favorendo corsi di base gratuiti e realizzando un progetto di Rinascimento digitale che sia inclusivo e diffuso su tutta la filiera, fino all’ultimo degli Agenti a prescindere dalla Geografica. Non solo è necessario garantire una veloce diffusione delle competenze tecnologiche e digitali, ad oggi non sufficienti nella filiera Assicurativa, ma è necessario “rassicurare” tutti i lavoratori sulle esternalità positive che la tecnologia potrà apportare alla qualità del loro lavoro.

In sintesi, serve un piano industriale e sistemico che supporti l’Innovazione in generale in Italia ma che tenga conto che l’accelerazione di tale Innovazione in alcuni settori è prioritaria, sia per dimensioni del settore stesso che per stato di arretratezza rispetto alle esigenze di mercato. Non serve creare la ruota, basta ispirarsi a modelli di incentivo all’innovazione che hanno permesso all’industria Insurtech di accelerare e rendersi sempre più rilevante e competitiviva come il modello Francese, Quello Israeliano e quello Tedesco, senza necessariamente andare troppo lontano.

Il 2021 sarà l’anno della rinascita: avremo le risorse ed il mindset per per traghettare l’industria assicurativa italiana in un rinascimento digitale. Facciamo anche sia l’anno dell’Insurtech