L’Italia investe 81 milioni in Reithera: chi è l’azienda romana che sta sviluppando il vaccino anti-Covid

staff reithera, azienda produttrice vaccino italiano
foto apparsa sui social di Reithera
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staff reithera, azienda produttrice vaccino italiano
Foto del team di Reithera apparsa sull’account Facebook dell’azienda.

Dopo i ritardi e i tagli delle dosi da parte di Pfizer e AstraZeneca, adesso l’Italia punta su Reithera, la società biotecnologica italiana che sta sviluppando un vaccino contro il Covid-19. E lo fa investendo, tramite Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (partecipata al 100% dal Mef), 81 milioni di euro. Inoltre, in attuazione delle previsioni dell’articolo 34 del decreto-legge 14 agosto 2020, la stessa Invitalia acquisirà una partecipazione del 30% del capitale della società, a seguito di un aumento del capitale di Reithera.

“E’ un accordo importante per ridurre la dipendenza del nostro Paese in un settore delicatissimo per la tutela della salute dei nostri cittadini”, spiega in una nota ufficiale congiunta Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 e amministratore delegato di Invitalia. “La produzione italiana di vaccini andrà ad aggiungersi a quelle realizzate all’estero, rafforzando la capacità di risposta nazionale alla pandemia e accelerando così l’uscita dalla crisi”. Soddisfatti anche Antonella Folgori e Stefano Colloca, soci di Reithera: “Siamo orgogliosi di aver concluso l’accordo con Invitalia, il cui intervento potrà accelerare lo sviluppo del vaccino italiano, a cui Reithera sta lavorando con professionalità e dedizione fin dall’inizio della pandemia”.

Gran parte dell’investimento effettuato da Invitalia (69,3 milioni), sarà destinato alle attività di Ricerca & Sviluppo per la validazione e produzione del vaccino anti-Covid e la restante quota (11,7 milioni) sarà utilizzata per ampliare lo stabilimento di Castel Romano, alle porte di Roma, dove sarà prodotto l’antidoto. Inoltre, le agevolazioni concesse, in conformità alle norme sugli aiuti di Stato, ammontano a circa 49 milioni di euro: 41,2 milioni a fondo perduto e 7,8 milioni di finanziamento agevolato.

A che punto è il vaccino italiano: servirà solo una dose

Secondo quanto spiegato dalla stessa società, il vaccino italiano di Reithera presenta un’importante novità rispetto ai suoi ‘competitor’ già autorizzati e in via di distribuzione: non avrebbe bisogno del secondo richiamo. Ciò significa che per ottenere l’immunità contro il Covid-19 basterà una singola dose. Inoltre, a differenza del farmaco prodotto da Pfizer e Biontech, può essere conservato a una temperatura da frigo (tra i 2 e gli 8 gradi centigradi) e, nel peggiore dei casi, può essere adeguato in poco tempo alle diverse varianti.

Dopo i buoni risultati ottenuti nella Fase 1 della sperimentazione (effettuata anche grazie ad un finanziamento della Regione Lazio ed in collaborazione con l’Istituto Spallanzani), che ha dimostrato la sicurezza e l’ “immunogenicità” del vaccino, la società romana passerà ufficialmente, anche grazie all’investimento effettuato da Invitalia, alla fase 2, quella relativa ai test di sicurezza ed efficacia (che arruolerà a febbraio circa 900 volontari), i cui dati dovrebbero essere disponibili in primavera. Se tutto dovesse andare per il verso giusto, la fase 3 dovrebbe partire in estate e potrebbe allargarsi anche all’estero (arruolando circa 10 mila volontari).

L’obiettivo, ovviamente, è quello di arrivare in tempi rapidi (entro il 2021) ad ottenere le necessarie autorizzazioni da parte delle Autorità di vigilanza sia europee che italiane per poter somministrare il vaccino, con una capacità produttiva a regime di 100 milioni di dosi all’anno (anche per questo Reithera ha previsto nel breve termine 40 nuove assunzioni).

La storia dell’azienda

Specializzata in biotecnologie e nella progettazione e sviluppo di prodotti farmaceutici (con una specifica expertise nei vaccini contro le malattie infettive), Reithera è controllata al 100% da Keires AG (società svizzera di diritto privato) e ha la sede nel Tecnopolo di Castel Romano, in provincia di Roma.

Fondata nel 2005, sotto il nome di Okairos, da Riccardo Cortese, insieme a Stefano Colloca, Antonella Folgori e Alfredo Nicosia, la società di biotecnologie ha cambiato il suo nome in ‘Reithera’ nel 2014, dopo che la casa farmaceutica britannica GlaxoSmithKline ha acquisito per 214 milioni di euro il marchio e i brevetti di Okairos. Tra l’altro proprio con GSK – sottolinea l’azienda romana sul suo sito – è stato strutturato un rapporto di servizi per l’ulteriore sviluppo e miglioramento della  piattaforma vaccinale e per l’avanzamento di vaccini contro diverse malattie infettive.

Da quel momento in poi, Reithera ha perfezionato la sua esperienza nella manifattura di lotti di vaccino per studi clinici secondo le regole GMP e tecnologie all’avanguardia, costruendo una sua officina biofarmaceutica approvata da AIFA. E nel luglio 2019 ha sviluppato e brevettato una tecnologia innovativa per la generazione di nuovi vaccini contro malattie infettive e ha sviluppato nuovi processi per la manifattura di vettori virali per terapie avanzate.

Già in passato, la società italiana ha generato dei vaccini contro la Rsv, l’Ebola, l’HCV e la malaria. Con un team di 77 dipendenti, età media tra i 25 e i 35 anni, e con le quote rosa che sono largamente rappresentate (oltre il 70% del personale scientifico è formato infatti da risorse femminili), Reithera ha un fatturato che nel 2019 si è attestato a oltre 19 milioni di euro.