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Design 30 Gennaio, 2021 @ 3:00

I nuovi progetti di Rimadesio, tra collezioni sostenibili e un’accademia per la formazione tech nel design

di Valentina Lonati

Giornalista freelance. Scrivo di arte, design e teatro.Leggi di più dell'autore
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Davide Malberti

La casa, un organismo fluido. Forse dall’esperienza della quarantena abbiamo imparato proprio questo, a mettere in discussione quella rigidità nella ripartizione degli spazi – la zona giorno, la stanza da letto, lo studio, la cucina – sulla quale è stato eretto il concetto moderno di abitazione. E mentre sperimentavamo la vita domestica nella sua accezione più stringente e totalizzante, la nostra visione della casa cambiava, si espandeva, diventava quasi liquida. Una visione a cui Rimadesio dà forma concreta fin dal 1956, quando fu fondata in Brianza da Francesco Malberti e Luigi Riboldi. Specializzata in sistemi per la suddivisione degli ambienti – dalle librerie alle porte scorrevoli fino alle cabine armadio – e in arredamento, è una delle aziende fiore all’occhiello dell’industria del design italiano.

Una storia solidissima, costruita mattone dopo mattone con lo sguardo di chi sa che la strada giusta non conosce scorciatoie. Una strada a volte dritta e altre tortuosa, fatta di una caparbia difesa del Made in Italy anche quando la crisi economica spingeva a guardare oltreconfine; di pionierismo nel campo della sostenibilità in tempi non sospetti, con l’uso di vernici ecologiche all’acqua già nel 2008, impianti di pannelli fotovoltaici di grandi dimensioni e un percorso di conversione all’elettrico della flotta aziendale; di attenzione scrupolosa ai materiali, con l’elezione del vetro e dell’alluminio, entrambi altamente riciclabili, come protagonisti dei propri arredi. Tutte scelte che negli ultimi mesi si sono rivelate strategiche nell’affrontare le sferzate del Covid-19. “Per la prima volta in 64 anni abbiamo dovuto fermare la produzione per sei settimane consecutive. Non era mai successo”, racconta Davide Malberti, amministratore delegato di Rimadesio, alla guida dell’azienda insieme al fratello Luigi, direttore finanziario. “Contrariamente alle aspettative, però, dopo il periodo di confinamento domestico avevamo un portafoglio di ordini non cancellati che ci ha fatto ripartire con ottimismo. A luglio abbiamo realizzato il nostro fatturato mensile più alto di tutti i tempi, pari a circa 7,5 milioni di euro, mentre novembre è stato il secondo mese record dell’anno. Risultati che hanno fatto chiudere il 2020 con una leggera flessione rispetto ai 61,1 milioni di euro del 2019. E invece di dover rinunciare a del personale, stiamo addirittura assumendo nuove figure tecniche nel comparto digital. La verità? Ad aprile non ce lo saremmo mai immaginati”.

Il rimbalzo di Rimadesio nasconde anche una tendenza rilevante, destinata a lasciare un’impronta profonda nel settore dell’arredo. “I mesi di quarantena ci hanno insegnato l’importanza di sentirci bene tra le mura di casa, e di poter strutturare gli spazi a seconda delle esigenze. In Rimadesio abbiamo registrato un picco di ordini di porte scorrevoli, che permettono di suddividere gli ambienti in aree con funzioni diverse, magari da dedicare alla didattica a distanza, l’home office o semplicemente al relax”, prosegue Malberti. C’è la necessità di ripensare la propria abitazione dunque, rendendola più rispondente alle trasformazioni della vita quotidiana. Ma soprattutto, lo scenario di Rimadesio si inserisce nel contesto più ampio di un nuovo interesse nei confronti della casa. “Negli ultimi vent’anni abbiamo trascurato i beni durevoli per investire in altri settori come vacanze, ristorazione o estetica, iniziando a vivere fuori casa gli incontri sociali. Negli anni Settanta e Ottanta non era così: la casa era un luogo di aggregazione, il fulcro dell’interazione sociale dove si invitavano amici, conoscenti, parenti. Pian piano abbiamo perso questa abitudine. Ma la qualità della vita dipende anche da quella della casa. E questo lo abbiamo riscoperto proprio quando siamo stati costretti a viverla 24 ore su 24”.

Una nuova centralità dell’ambiente domestico che spinge Rimadesio a guardare con positività al futuro, tanto da aver inaugurato, in un anno come il 2020, un progetto ambizioso come la R-Academy all’interno della sede di Giussano, un luogo dedicato alla formazione e all’approfondimento della tecnologia, dei materiali e delle finiture dell’azienda, pensato per accogliere clienti, professionisti e giornalisti. Con l’annullamento dell’ultimo Salone del Mobile, l’headquarter showroom è servito da vetrina per presentare la nuova collezione New Interiors – firmata da Giuseppe Bavuso, designer con cui l’azienda collabora dal 1989 – una linea di soluzioni per l’arredo composta dall’evoluzione del sistema polifunzionale Modulor (tra i prodotti best seller dell’ultimo periodo); il vano attrezzato Vanity, dedicato alla cura di sé; e il tavolo Francis, concepito per inserirsi sia negli spazi domestici che professionali. Versatilità, si diceva. E sempre nel 2020 sono stati aperti flagship store in tutto il mondo, da Londra a Nuova Delhi fino a Bogotá, raggiungendo quota 55 punti vendita monomarca tra Italia ed estero. Nel 2021 sono poi previste altre aperture a Houston, New York e Kuwait City. Rimadesio sembra non volersi fermare. “Cosa ci ha fatto capire la pandemia? Che non abbiamo sbagliato un granché. La nostra filiera è interamente made in Italy, dalla progettazione alla produzione, e negli anni abbiamo sempre dato priorità alla qualità a tutti i costi, a prescindere dal vantaggio economico. Perché il vero made in Italy non è solo un’etichetta, ma il frutto di capacità, creatività e intelligenza. Tutte qualità che quest’anno hanno fatto la differenza”.

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