In vendita la casa stampata in 3D: costerà 238mila dollari

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Il rendering di una casa in 3d (Courtesy Sunconomy)
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Il rendering di una casa in 3d del progetto Genesis (foto Sunconomy)

L’azienda Sunconomy di Austin ha ricevuto il permesso dalle autorità texane per mettere in vendita, al prezzo di 238mila dollari, la prima casa monofamiliare stampata in 3D, nella località di Lago Vista. Finora la tecnica della stampa 3D ha realizzato giocattoli iconici, personaggi dei videogichi, protesi ortopediche, razzi. Ora è entrata anche nell’edilizia. 

Larry Haines, fondatore di Sunconomy, ha affermato che la sua azienda ha stretto una partnership con Forge New, società di costruzioni residenziali di San Francisco, per sviluppare una piattaforma chiamata We Print Houses. Le case che fanno parte del progetto Genesis includeranno tre camere da letto, due bagni con un garage separato, sistema di energia solare, eolico, batteria di riserva e un sistema per la raccolta dell’acqua piovana. Inoltre avranno le tecnologie Internet of things “by design”, cioè integrate per dispositivi e servizi di connessione. Secondo Haines, case di questo genere non sono destinate a deperire nei decenni, ma “dureranno secoli”.

Il nuovo mercato potrebbe avere ragione di essere per rispondere ai prezzi impazziti delle abitazioni. Un fenomeno in corso, per esempio, nella Silicon Valley, dove l’affitto medio di un appartamento a San Francisco è volato a 3.500 dollari al mese. In Asia, l’edificio di Bank of China firmato da sir Norman Foster a Hong Kong è costato un miliardo di dollari. 

Una casa stampata in 3D su Marte?

La sostenibilità promessa sarà integrata anche da Icon, una società di tecnologie per l’edilizia con sede in Texas, che ha recentemente raccolto 9 milioni di dollari per reinventare la costruzione di case a prezzi accessibili con l’uso di “stampanti 3D, robotica e materiali avanzati”. Le case saranno in grado di resistere a venti fino a 350 chilometri orari, a un tornado forza 5 e a  terremoti di magnitudo 8. Offriranno anche opzioni di energia rinnovabile a impatto zero, riducendo o eliminando le bollette energetiche. 

Nel 2016, Sunconomy ha firmato un accordo con il produttore russo di stampanti 3D Apis Cor per portare negli Stati Uniti una delle prime vere stampanti 3D per edilizia residenziale a prezzi accessibili.

E le ambizioni di Apis Cor vanno oltre la Terra. L’azienda dichiara infatti di possedere il know-how per moduli abitativi che potranno essere destinati alla Luna o a Marte, quando saranno raggiungibili. 

Apis Cor ha sviluppato la sua stampante 3D robotica su larga scala per costruire grandi strutture in cemento. Tra i progetti portati a compimento, una casa in 3D a grandezza naturale realizzata in sole 24 ore nella città di Stupino, nella Russia occidentale. Per adattarsi alle gelide condizioni meteorologiche della regione, il team ha utilizzato materiale isolante sciolto e asciutto in una parte della casa e una composizione di riempimento in poliuretano nell’altra. 

Il rischio della standardizzazione

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Un modello di una casa stampata in 3D della Sunconomy (foto Sunconomy)

Una nota critica arriva dal professor Andrew Colopy, assistente di architettura alla Rice University di Houston. “Fino a quando parliamo di case di dimensioni non superiori ai 100 metri quadri, possiamo sperare che la tecnologia porti cambiamenti positivi”, ha commentato. “Per metrature superiori, però, temo si possano creare problemi di stabilità. In questo caso bisognerà ricorrere a strutture di rinforzo in acciaio”.

Haines è convinto del contrario: “Con questa piattaforma mobile possiamo costruire una casa a tre piani di qualsiasi dimensione, utilizzando un metodo di costruzione originale, con il posizionamento di calcestruzzo geo-polimero all’interno e all’esterno di una trave in acciaio, con isolamento nel mezzo”. 

“Questo è il futuro”, insiste Haines. Ma Becky Collins, presidente della Homebuilders association of greater Austin, mette in luce i limiti di design e architettura di una casa stampata in 3D: “È vero che vengono su velocemente, ma il design è piuttosto limitato. Il rischio è che si somiglino tutte, senza mostrare l’originalità cui siamo abituati”.