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Investimenti 12 Settembre, 2020 @ 11:41

Il real estate dopo Covid visto dalla prospettiva del crowdfunding immobiliare

di Matteo Chiamenti

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Giacomo Bertoldi, ceo di Walliance (Courtesy Walliance)

Articolo pubblicato su Forbes Italia di settembre 2020

Il 2019 è stato un anno record per gli investimenti nel mercato immobiliare italiano, con 12,3 miliardi di euro impiegati, come recita una recente ricerca a cura di Nomisma. Tutto faceva presagire prospettive rosee anche per il 2020, ma la crisi economica innescata dal Covid-19 ha cambiato le carte in tavola e gli operatori del settore si sono dovuti confrontare con uno scenario inedito e per certi versi imprevedibile. Per comprendere quali dinamiche possano intervenire sul mercato, abbiamo chiesto un parere a una realtà che lo interpreta da una prospettiva fuori dagli schemi canonici: Walliance, piattaforma italiana di investimenti immobiliari online specializzata nel real estate crowdfunding. A rispondere alle domande di Forbes Italia è il ceo Giacomo Bertoldi.

L’attualità ci porta a riflettere su quella che è e che è stata l’emergenza Covid-19. Da conoscitore del settore, il coronavirus come ha impattato le prospettive del mercato immobiliare, sia in chiave immediata che prospettica?

Le prospettive del mercato stanno radicalmente cambiando soprattutto nel comparto commerciale e terziario. Il modo in cui verranno utilizzati gli uffici condivisi, e la richiesta di spazi commerciali di medie e grandi dimensioni, tenderanno ad indebolirsi: il primo in virtù della riconosciuta capacità delle persone di lavorare in smart working, per la seconda in virtù della crescita dell’e-commerce e quindi della minor necessità espositiva dei negozi.

In riferimento invece al mondo del real estate crowdfunding?

Il real estate crowdfunding sta attraversando una forte crescita, malgrado la pandemia, che sta preoccupando ancora diversi investitori, e nonostante il fatto che molti di questi siano in attesa delle exit delle prime operazioni nelle quali hanno già investito, per poter investire nuovamente.
È evidente come il mercato immobiliare rimanga un pilastro importante a livello italiano ed Europeo e in quanto tale, riconosciuto dagli investitori immobiliari.

Walliance come ha vissuto questi mesi?

Walliance ha pubblicato tre progetti immobiliari in piena pandemia, tutti finanziati in poche ore. Il network di investitori ha dato fiducia alla nostra struttura ed è particolarmente attento alle variabili rischio-rendimento-durata quanto alla diversificazione in prime e secondary locations in Italia e all’estero.
Abbiamo ascoltato attentamente il nostro network di investitori attraverso specifiche survey rilasciate in momenti diversi tra marzo, maggio ed il mese di luglio ed abbiamo dunque proposto loro unicamente progetti immobiliari in linea con le richieste. Lo stesso strumento di ricerca lo abbiamo anche utilizzato per capire come fossero mutate le esigenze dei nostri utenti. Ci siamo chiesti: Come vorrebbero sentirsi quando decidono di investire, quando investono e dopo che hanno investito? Di quali nuove funzionalità avrebbero bisogno?
Ci siamo concentrati quindi sull’esperienza di consumo sfruttando a pieno questo periodo per dedicarci alla vetrina più importante di quella che è la nostra attività: la nostra piattaforma. Infatti, anche se Walliance è rimasta e rimarrà sempre Walliance, abbiamo deciso di lanciare contemporaneamente un nuovo sito – implementando tantissime nuove features – ed un rebranding completo: una nuova palette di colori molto più accattivante, un nuovo carattere tipografico ed un logo che rendano l’idea di una Walliance più matura, in continua crescita.

Fosse un investitore che decide di iniziare la sua avventura nel real estate oggi, su quali asset class si concentrerebbe?

Sicuramente partirei da piccoli asset residenziali in prime locations con l’obiettivo di aumentare costantemente la numerica di unità sviluppate. Terrei maggiore attenzione ad attività di trading immobiliare così da acquistare a forte sconto unità ed immobili da ristrutturare.

Lei è un giovane imprenditore, ma possiede già una consolidata esperienza professionale. Come ha vissuto questo periodo? Quali sono state le principali difficoltà da affrontare e come le ha gestite? Cosa pensa le possa avere insegnato, imprenditorialmente parlando?

È stato un periodo (e tutt’ora lo è) molto difficile per via delle molteplici incertezze. Considerando tuttavia che “l’incertezza è la condizione perfetta per incitare l’uomo a scoprire le proprie possibilità”, abbiamo avuto modo di lavorare a lungo sul significato degli investimenti immobiliari per Walliance, così da disegnare nuovi prodotti di investimento e funzionalità da offrire al mercato, che presto rilasceremo.
Il nostro team ha lavorato duramente da remoto, rimanendo in costante collegamento quotidiano con gli stakeholders, così da monitorare anche l’andamento delle operazioni di cantiere con la ripresa post-lockdown.
In questo periodo ho certamente imparato a concentrarmi sulle alternative, consapevole che nella vita professionale purtroppo, tante scelte così come in questo contesto, non sono da noi gestibili.

Tornando su Walliance, so che avete in serbo numerose novità per la seconda parte dell’anno. Vuole anticiparci qualcosa?

Walliance sta attraversando un momento di riorganizzazione, necessario in seguito all’incremento della produttività.
Stiamo implementando la nostra struttura aziendale con nuove figure, nuovi prodotti di investimento e un’esperienza utente completamente nuova, pensata per dare la chiara sensazione all’investitore di avere un portafoglio di investimenti immobiliari di livello.
Integreremo poi la nostra struttura con degli Account Manager dedicati agli investitori HNW.
Infatti rilasceremo un piano premium per gli investitori con un portafoglio superiore ai 100k, aggiungeremo nuovi prodotti di investimento nella formula a debito (sia sul mercato italiano che su quello francese), e verrà creato un private fund dedicato ad investitori professionali e istituzionali con dotazione iniziale di 2 milioni di euro. Tutto questo con un occhio che già guarda ai mercati oltreoceano!

Business 6 Agosto, 2020 @ 12:58

Lo stop da Covid non fermerà gli immobili. Parla Daniele Palermo, presidente di Tempocasa

di Forbes.it

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Daniele Palermo, presidente Tempocasa

Non sarà un altro 2008. Per il mercato immobiliare quella di questi mesi sarà solo una fermata temporanea, che non pregiudicherà i piani di sviluppo degli operatori più dinamici. A dirlo è Daniele Palermo, presidente Tempocasa, che anzi conferma l’obiettivo di crescita nel medio termine fino a diventare la seconda o terza rete di intermediazione immobiliare in Italia.

Palermo ricorda la stagione 2007/2008, “quando i prezzi erano cresciuti in maniera spropositata prima di scoppiare per la crisi dei mutui”. Anni in cui la rete Tempocasa si era contratta, come quelle di tutti i competitor, per poi ripartire e raddoppiare fino agli attuali quasi 500 punti vendita.

Oggi invece, “tolti i primi 15 giorni di assestamento, non c’è una crisi forte. Il calo del mercato potrebbe arrivare a fine settembre per il termine della cassa integrazione. Però bisognerà vedere anche quale direzione prenderanno i fondi che arriveranno dall’Europa. Possiamo tuttavia prevedere che a fine anno le compravendite saranno numericamente più basse a causa dei due mesi di stop”.

In questo periodo però Tempocasa non è stata con le mani in mano: “Il mercato immobiliare si è fermato per due mesi, durante i quali l’abbiamo comunque tenuto acceso, lavorando sul digitale e mantenendo così i clienti interessati all’acquisto. Soprattutto per quelle case che hanno uno sfogo esterno, esigenza divenuta particolarmente importante dopo il Covid”. Addirittura durante il periodo più duro della crisi sanitaria Tempocasa ha aperto cinque agenzie, portando il totale a 447. “E credo arriveremo a 500 nel 2021 – aggiunge Palermo – anticipando di un anno quanto previsto dal nostro piano di sviluppo”.

Merito di un modello che ha nella formazione e nella capillarità della presenza sul territorio le sue armi più importanti. “Il nostro concetto può essere sintetizzato in: un punto vendita per ogni zona. Cosa che permette maggior controllo e minore dispersione economica. Abbiamo lavorato molto anche sulla formazione degli uomini. Perché c’è una forte domanda da parte dei giovani per intraprendere questa professione e solo la formazione può aiutarli a vendere meglio e quindi a trovare soddisfazione anche economica dal loro lavoro. C’è poi anche la fase di programmazione. Una volta all’anno organizziamo un corso per tutta la rete che si chiama MyGoals, dove pianifichiamo l’obiettivo dell’anno successivo. Si condividono gli obiettivi e si spiega come hanno fatto le persone a raggiungerli. Poi ci sono incontri bimestrali e trimestrali con i ragazzi per controllare gli obiettivi. E ogni mattina il titolare dell’agenzia programma un incontro che serve a pianificare l’obiettivo della giornata”.

Oggi i 447 punti occupano 2.600 persone, comprese 80 posizioni manageriali. Ma Palermo ha già nel cassetto altri obiettivi: raggiungere prima le 700 agenzie, arrivando così a nuotare tra i pesci grossi dell’intermediazione immobiliare e, successivamente, accelerare ulteriormente fino al target che si è dato per la sua presidenza: quello dei 1.000 punti vendita. Con o senza un trend rialzista del mercato immobiliare.

Business 14 Febbraio, 2020 @ 7:24

Covivio, lo sviluppo in Germania vale più di un miliardo

di Massimiliano Carrà

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Rendering del progetto Symbiosis che nascerà a Milano – courtesy Covivio

Covivio non si ferma più e mira ad ampliare il suo patrimonio di 24 miliardi di euro. Durante la presentazione dei risultati contenuti nel bilancio aziendale del 2019, Alexei Dal Pastro, amministratore delegato Italia della società immobiliare, ha rivelato la cifra stimata per la prossima operazione appena annunciata: 700 milioni di euro.

Come già preannunciato nella giornata di ieri da un comunicato stampa di Covivio (di cui Leonardo Del Vecchio è il principale azionista), Dal Pastro ha confermato che la società provvederà a lanciare un’Opa (offerta pubblica d’acquisto) per acquistare la totalità delle azioni dell’azienda immobiliare Godewind Immobilien AG, che detiene diversi uffici in Germania. Si tratta di un’OPA amichevole.

L’Opa, come ha sottolineato Dal Pastro, segue l’acquisizione del 35% delle azioni di Godewind Immobilien AG che si è già realizzata. Come già accennato, il controvalore totale stimato dell’operazione è di 700 milioni di euro e permetterà a Covivio di inserire nel suo portafoglio 10 immobili da uffici in alcune delle principali città tedesche.

Alexei dal Pastro (ad Italia di Covivio) – courtesy Covivio

Covivio: i tempi e i modi dell’acquisizione di Godewind

La scelta di acquisire Godewind Immobilien AG da parte di Covivio nasce da un mix di due fattori ben precisi. Infatti, come dichiara Dal Pastro “in Germania eravamo presenti solo dal punto di vista residenziale, adesso, visto che siamo sempre aperti ad esaminare nuove opportunità, abbiamo deciso di puntare sul nostro asset immobiliare predominante: gli uffici”. L’Opa sarà effettuata nel mese di marzo, mentre due mesi dopo, e quindi a maggio, si dovrebbe provvedere al delisting di Godewind e alla successiva integrazione  all’interno del gruppo che è quotato a Parigi e Milano.  Inoltre, Dal Pastro per sottolineare che l’acquisizione è una vera e proprio opportunità per Covivio, ha confermato che la valutazione di questi 10 uffici, presenti nelle principali città tedesche, è di 1,2 miliardi di euro.

Le mosse future in Italia e negli hotel

Infine, riguardo il futuro, Dal Pastro ha confermato che in Italia Covivio continuerà a concentrarsi sugli uffici, tenendo sempre in auge nuove possibilità nel settore degli hotel “che è un asset class molto interessante nel nostro mercato”.

Nel nostro Paese Milano resterà la città principe per gli uffici, sia per i tanti progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana in corso. Anche perché, come evidenzia Dal Pastro sulla base dei risultati del bilancio del 2019, gli immobili nel capoluogo lombardo rappresentano il 90% del portafoglio italiano di Covivio, non includendo la parte locata a Telecom Italia.

Rendering progetto Vitae che nascerà a Milano – courtesy Covivio

Riguardo le altre città italiane, su tutte Roma, Firenze e Venezia, saranno delle mete interessanti non per il settore degli uffici, ma per nuove opportunità future in materia di hotel. Tra l’altro a inizio 2020 la società immobiliare, tramite la sua controllata Covivio Hotels, ha acquistato otto hotel (quattro in Italia) per la cifra di 573 milioni di euro. “Ovviamente – conclude Dal Pastro – va considerato che abbiamo l’obiettivo di mantenere una leva finanziaria al di sotto del 40%”.

BrandVoice
23 Gennaio, 2020 @ 9:44

Il modello a stelle e strisce dell’intermediazione immobiliare

di Forbes.it

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Mercato immobiliare: Remax Italia, building 2

Meglio soli che male accompagnati? Nient’affatto. Per gli agenti immobiliari una terza via tra la vertigine dell’autoimprenditorialità e la tranquillità di lavorare comodamente alle dipendenze di qualcun altro c’è ed è già percorribile. Lo è da quasi 50 anni, da quando Re/Max è entrata nel mercato della compravendita di immobili con una duplice innovazione, quella degli studi associati e in franchising.

Fondata nel 1973 da Dave Liniger e Gail Main a Denver, Colorado, Re/Max è sin dalla sua prima ora, sia pure in forma ancora embrionale, ciò che poi diventerà compiutamente negli anni a venire. Real Estate Maximums il significato del nome scelto, ovvero il “massimo dell’intermediazione immobiliare”; un gruppo tra i più diffusi al mondo che ha presto varcato i confini degli Stati Uniti per raggiungere oltre 110 paesi con più di 8.000 agenzie e qualcosa come 130mila consulenti immobiliari – così vengono chiamati in Re/Max – affiliati.

A portare Re/Max in Italia è Dario Castiglia, che oltre ad esserne il fondatore è anche ceo e presidente: dopo la maturità classica lascia Genova con la famiglia per trasferirsi nel 1977 a Toronto, Canada, dove prosegue gli studi in economia e commercio. Ed è nel 1996 che, concluse le prime esperienze di lavoro in terra canadese, Castiglia decide di avviare lo sviluppo del franchising immobiliare nel suo paese d’origine. Un’avventura più che ventennale e che quest’anno, in occasione della convention internazionale Re/Max R4 di Las Vegas, è stata impreziosita dal prestigioso riconoscimento interno “dedizione e lealtà” dimostrate verso il gruppo e nel conseguimento degli obiettivi.

Re/Max Italia conta oggi oltre 450 agenzie e più di 4.000 consulenti immobiliari; secondo previsioni interne chiuderà il 2019 con un fatturato di circa 80 milioni di euro, in crescita del 24,2% rispetto all’anno precedente. In aumento anche il numero di transazioni gestite (+18%) per un valore atteso di circa 2,6 miliardi di euro. “Stiamo continuando a registrare dati positivi”, assicura Castiglia, come peraltro dimostrano i “110 nuovi contratti di franchising siglati quest’anno” e “prevediamo l’apertura di oltre 50 nuove agenzie nei primi mesi del 2020”. Non si ferma nemmeno il reclutamento di nuovi consulenti immobiliari: più 14% nel 2019 senza contare quelli da inserire all’interno delle nuove agenzie di prossima apertura.

Immobiliare: Dario Castiglia, founder e ceo e presidente Remax Italia
Dario Castiglia, founder e ceo e presidente Remax Italia

Essere in proprio ma non da soli” è il motto che piace ripetere a Castiglia, che a Forbes Italia spiega: “Siamo un’aggregazione di imprenditori che però restano autonomi”. Con un duplice vantaggio, dettaglia il ceo: quello di avere alle spalle, oltre alla forza di un brand riconoscibile e affermato come quello della mongolfiera bianca, rossa e blu di Re/Max, un sistema integrato che ha come suo punto di forza un team di professionisti qualificati a supporto di chi vuole avviare l’attività. Ma anche una modernissima dotazione di strumenti di marketing e tecnologici il cui fiore all’occhiello è il profondo e ampio database condiviso di dati e immagini per oltre 34mila immobili in vendita sul territorio nazionale, 4 milioni in tutto il mondo. L’agente Re/Max, infatti, non ha vincoli territoriali e può vendere immobili persino all’estero.

Quella di non vincolare l’operato degli agenti a una predeterminata area geografica ma di concedergli massima libertà d’azione è una scelta che, come ha recentemente sottolineato Castiglia ai microfoni di Forbes Leader, permette di sviluppare al meglio una strategia di vendita customer oriented: “Noi crediamo molto nel cliente per la vita, non nel mordi e fuggi della compravendita occasionale; se riusciamo a fare in modo che questo cliente si possa trovare bene con noi, siamo sicuri che sarà lui, in prima persona, a condividere con noi tutte le sue esigenze future”. Contribuendo, è facile immaginarlo, a creare sempre nuove e ulteriori opportunità di business.

Operativamente è al broker o franchisee, che sceglie di aprire l’agenzia, che fanno capo tutti i consulenti immobiliari, collaboratori che a tutti gli effetti partecipano in modo paritario a costi e ricavi trattenendo una determinata parte delle provvigioni in rapporto ai risultati conseguiti sul campo. Da qui il concetto di studio associato che, grazie all’ampiezza e profondità della rete, consente a Re/Max di creare sinergie, economie di scala e penetrare con maggiore efficacia i mercati; mettendo però, al tempo stesso, a disposizione degli associati tutti i più moderni strumenti tecnologici e di marketing di cui dispone, oltre, come detto, al ricco portafoglio di immobili in vendita.

Quello di Re/Max Italia è un modello che ha consentito ad alcune agenzie-studi associati di crescere fino a contare 30-40-50, talvolta 100 associati (e negli Stati Uniti ce ne sono addirittura alcune da oltre due o tre centinaia di associati). Lo testimoniano le quasi oceaniche e periodiche convention dedicate al network di consulenti e broker affiliati, nazionali e internazionali. Numeri e dimensioni al cospetto dei quali, tuttavia, Re/Max non intende far mancare mai la giusta dose di attenzione al singolo cliente. “Da sempre impostiamo il rapporto in termini di totale trasparenza”, conclude Castiglia, “non è un caso, infatti, che in Europa abbiamo persino un codice unico di etica nei rapporti coni clienti”.

In Re/Max non temono né la crescita di soggiorni e affitti brevi né la rivoluzione tecnologica e digitale in atto: “Ci occupiamo prevalentemente di compravendite, non riteniamo che gli affitti brevi possano intaccare il nostro business”, taglia corto il ceo per l’Italia. Mentre “le innovazioni tecnologiche e digitali rappresentano un punto di forza, non certo un ostacolo, destinato a venire sempre più in nostro aiuto”. È anche per questo motivo che il sito internet è stato completamente ridisegnato quest’anno con un design coerente all’immagine del brand, compatibile con tutti i più moderni device mobili, pronto a supportare gallerie di immagini interattive, video a 360° e la drone cam al fine di rendere sempre più esclusiva l’offerta al cliente. La sezione My Re/Max è stata invece ideata per seguire l’avanzamento delle trattative e tenere sempre in contatto agenti e clienti finali. Non poteva mancare il blog istituzionale con curiosità e notizie sull’andamento del mercato immobiliare e che offre spunti sempre aggiornati.

Investimenti 16 Gennaio, 2020 @ 5:56

Investimenti immobiliari mai così forti in Italia: la calamita è Milano

di Massimiliano Carrà

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Il settore immobiliare in Italia continua a volare e nel 2019 stabilisce un nuovo record: 12,3 miliardi di euro di investimenti, il valore più alto mai registrato finora. Battuto quindi il precedente record del 2017, quando gli investimenti nel settore immobiliare si erano attestati a 11,2 miliardi di euro, e surclassato del 36% il precedente valore registrato nel 2018. 

È questo uno dei riscontri più importanti riportati da una ricerca effettuata da CBRE. La più grande società di consulenza immobiliare al mondo però non si è limitata solamente a fornire un quadro generale sull’anno appena concluso, ma si è anche soffermata su altri fattori. Tra questi, i numeri dell’ultimo trimestre del 2019, i settori che hanno trainato il mercato immobiliare e le città italiane che hanno guidato gli investimenti.

Partendo dal primo fattore, è indubbio che il quarto trimestre del 2019 abbia giocato un ruolo decisivo. Infatti, come riportato da CBRE, proprio in questo arco di tempo sono stati effettuati il 40% degli investimenti totali registrati durante l’anno, ossia 4,9 miliardi di euro.

Decisivi per la crescita, sottolineano gli autori della ricerca, sono stati: la politica monetaria accomodante della Bce sui tassi di interesse, il cambiamento di governo avvenuto in corso d’anno e la crescita progressiva del potenziale inespresso del Paese rispetto alle dimensioni dell’economia, nonché di alcuni settori del Real Estate.

Milano e gli uffici trainano il mercato immobiliare

E se dal punto di vista dell’arco temporale è il quarto trimestre dal 2019 ad aver trainato gli investimenti immobiliari in Italia, dal punto di vista geografico e settoriale il merito va al duo rappresentato da Milano e dagli uffici.

Infatti, se da una parte il capoluogo lombardo ha attratto il 40% degli investimenti totali, ossia 4,6 miliardi di euro, (3,1 miliardi nel 2018) il comparto degli uffici da solo ha catturato 5 miliardi di euro (3,4 miliardi nel 2018). Di questi, oltre 3,6 miliardi di euro derivano proprio dagli investimenti effettuati nel capoluogo lombardo. 

Positiva, ma leggermente sottotono la situazione per Roma. La Capitale infatti registra performance in linea con l’anno precedente, ossia 1,9 miliardi di euro di investimenti.

Vola il settore degli hotel

Anche se non è il settore immobiliare che ha attratto più investimenti, il comparto degli hotel si piazza alle spalle di quello degli uffici e fa registrare una crescita record. Grazie ai 3,3 miliardi di euro raccolti, nel 2019 il settore degli hotel ha attratto il 141% di investimenti in più. Nel 2018 infatti si erano attestati a 1,3 miliardi di euro. 

Come sottolinea la ricerca di CBRE, al record hanno di certo contribuito due transazioni: l’acquisto del portafoglio Belmond da parte di LVMH e quello degli hotel IHC realizzato da Oaktree. Ma non è tutto. Visto che in pipeline vi sono alcune grosse transazioni, come quella da parte di Covivio , CBRE prevede che l’anno appena iniziato sarà ugualmente positivo.

Riguardo gli altri settori del mercato immobiliare, cresce la logistica che fa segnare volumi di investimento di oltre 1,3 miliardi di euro, male invece il retail che registra una decrescita, passando da 2,2 miliardi di euro del 2018 a 2 miliardi nel 2019, e quello residenziale che è passato da 763 milioni di euro di investimenti, raccolti nel 2018, a 687 milioni di euro di investimenti.  

Investimenti 14 Gennaio, 2020 @ 12:31

La casa più costosa della Gran Bretagna potrebbe essere venduta per $275 milioni

di Forbes.it

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Di Isabel Togoh per Forbes.com

Il magnate e miliardario dell’immobiliare Cheung Chung Kiu sta per accaparrarsi una casa di 45 camere da letto nel raffinato quartiere di Knightsbridge a Londra, a un prezzo di 275 milioni di dollari. Se l’acquisto fosse completato, l’abitazione diventerebbe la più costosa del Regno Unito e la proprietà una delle case più costose del mondo.

  • Cheung, fondatore e presidente della CC Land Holdings, quotata a Hong Kong, sta acquistando la proprietà, 2-8a Rutland Gate, per $ 275 milioni (£ 210 milioni), secondo Bloomberg, citando una fonte ben informata sugli acquisti.
  • A quel prezzo, l’abitazione è destinata a diventare una delle più costose del mondo, battendo il record di $ 238 milioni che il gestore di hedge fund miliardario Ken Griffin ha pagato per un attico a Manhattan nel gennaio 2019. Sarebbe anche circa il doppio dei $ 183 milioni ( £ 140 milioni) pagati per una proprietà britannica di 300 anni nel 2011.
  • L’edificio della metà del XIX secolo si affaccia su Hyde Park ed è a due passi dei magazzini di lusso Harrods. Comprende 45 camere, parcheggio sotterraneo, diversi ascensori, finestre antiproiettile e una piscina.
  • I precedenti residenti includono il defunto principe ereditario dell’Arabia Saudita, Sultan bin Abdulaziz e l’ex primo ministro e miliardario libanese Rafic Hariri.
  • L’accordo è stato mediato da Beauchamp Estates, secondo quanto riferito da Bloomberg. Forbes ha contattato la società immobiliare per un commento.

Big numbers. Le maggiori vendite immobiliari in Gran Bretagna nell’ultimo decennio includono:

  • Park Place Estate a Henley-on-Thames, acquistata nel 2011 per $ 183 milioni (£ 140 milioni) dal miliardario russo Andrei Borodin, ex capo della Banca di Mosca.
  • Un appartamento all’interno dell’edificio One Hyde Park di Knightsbridge, che è stato venduto dagli sviluppatori Nick e Christian Candy per $ 177 milioni (£ 136 milioni) nel 2011.
  • Tre Carlton Gardens, situati vicino a Buckingham Palace e acquistati da Griffin a gennaio 2019, al prezzo di $ 125 milioni (£ 95 milioni).

Key background: gli esperti considerano l’acquisto di Rutland Gate come un segnale che il mercato immobiliare di lusso, che è stato sospeso per mesi a causa dell’incertezza relativa alla Brexit, si stia riprendendo. Dimostra anche come gli investitori stranieri stiano approfittando di una sterlina indebolita dalle trattative in stallo che hanno rovinato la fiducia delle imprese: la stessa proprietà è stata valutata $ 392 milioni (£ 300 milioni) nel 2012.

Trevor Abrahmsohn, amministratore delegato dell’agenzia immobiliare specializzata nel lusso Glentree International, ha detto a Forbes che la vendita è un segno di qualcosa di più ampio. “È il più grande segnale che la Gran Bretagna si sta ora muovendo nella giusta direzione, nell’era post Brexit. Questa vendita senza precedenti non è sorprendente.”

Liam Bailey, capo della ricerca globale presso Knight Frank, ha dichiarato in una e-mail che la domanda di immobili di lusso è cresciuta notevolmente dopo le elezioni  del 12 dicembre che hanno rotto una situazione di stallo politico e aumentato l’ottimismo del mercato. Ha detto: “Il numero di scambi nel centro di Londra a dicembre è stato il secondo totale mensile più alto dall’aprile 2014, con un forte aumento dopo il risultato elettorale”.

Tangent: Cheung, attraverso la sua compagnia, possiede anche l’importante grattacielo londinese noto come “The Cheesegrater” per la sua somiglianza con l’utensile da cucina.

Business 3 Gennaio, 2020 @ 9:24

I prossimi trend del mercato immobiliare visti da Mario Abbadessa

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Hines, il futuro del mercato immobiliare secondo Mario Abbadessa
Mario Abbadessa

articolo tratto dal numero di dicembre 2019 di Forbes Italia. Abbonati

Il futuro per l’immobiliare, settore tanto caro agli italiani, non sarà più nella casa di proprietà, ma nell’affitto intergenerazionale e a prezzi accessibili, oltre che nelle ristrutturazioni degli edifici storici. C’è da crederci se a dirlo è Hines, uno dei più grandi gruppi indipendenti del mondo a operare nel real estate, che gestisce a livello globale più di 120 miliardi di dollari. A guidare il business nel nostro paese è Mario Abbadessa, 35 anni, che di recente è stato anche nominato senior managing director dal board di Hines Global, risultando di fatto il più giovane manager di Hines a raggiungere questo traguardo a livello internazionale. “Un riconoscimento di stima e apprezzamento del lavoro svolto finora dal team Hines Italy”, dice Abbadessa, “nonché di fiducia per gli ambiziosi progetti che vedranno la luce nei prossimi anni sul territorio italiano”. Hines ha infatti investito oltre 2 miliardi di euro in Italia, in particolare a Milano e “abbiamo l’obiettivo di raggiungere i 5 miliardi di investimenti nel prossimo triennio”. Progetti definiti, dunque, con un approccio internazionale e con quella filosofia che ha sempre distinto Hines. “Non investiamo per rivendere, ma in un’ottica di lungo termine. Il nostro obiettivo è intervenire in una posizione per 30 anni per avere ritorni costanti in modo da poter remunerare i nostri investitori, che sono fondi pensione tedeschi, americani e giapponesi”. In passato sono stati effettuati interventi importanti come Porta Nuova, che sono serviti a ricucire alcune zone della città, “ma crediamo che il futuro non sia più quello”, continua Abbadessa. “Il futuro che noi vediamo in tutte le varie capitali mondiali è quello della riqualificazione dei centri storici, che sono il vero vantaggio dell’Italia e l’elemento distintivo rispetto ad altre realtà nel mondo, anche se sono stati un po’ abbandonati dai developer immobiliari perché hanno volumi complessi, richiedono particolari investimenti”.

Leggi anche: Le 30 città dove il mercato degli immobili di lusso sta crescendo più velocemente

Proprio per questo Hines continua a puntare con determinazione al capoluogo meneghino, “una città che va oltre il sistema paese, una eccellenza anche in Europa”. Al momento il gruppo sta lavorando ai progetti MilanoSesto, ex Trotto a San Siro e zona Bocconi. Ai primi due progetti saranno destinati il 60-70% degli 1,5 miliardi di nuova liquidità stanziati. Nell’area ex Trotto, Hines prevede circa 800 appartamenti da dare in affitto ad anziani e famiglie, comprensivi di due baby sitter ogni 30 appartamenti. MilanoSesto, il progetto di riqualificazione dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni, vede una sinergia tra Hines e Prelios. Inoltre, recentemente Hines si è aggiudicata la Torre Velasca, un simbolo di Milano e passata di mano per circa 160 milioni, a cui la società aggiungerà altri 60-70 milioni per i lavori di ristrutturazione, compresa la riqualificazione della piazza circostante. A vendere è stata Unipol, affiancata da JLL, che era divenuta proprietaria della torre dopo l’incorporazione della FondiariaSai della famiglia Ligresti. Ma opportunità nel settore, sia in ottica retail che per investitori istituzionali, ce ne sono anche altrove. “Restando in Italia, sicuramente Firenze rimane un ottimo mercato se consideriamo tutta l’area dello student housing, ma anche dei negozi e degli uffici. Per il 2020 abbiamo inoltre l’obiettivo di entrare a Roma. La capitale è un potenziale mercato perché i valori sono bassi e ancora non è stata esplorata”. Fuori dai confini nazionali le zone definite “calde” per il settore immobiliare sono paesi come Irlanda, Portogallo, Grecia, Germania, Francia e Spagna. “Anche Londra è interessante in contesto come quello della Brexit. Ma è bene sottolineare che, continua Abbadessa, “all’estero ci sono alcuni trend che in Italia si sono appena palesati. E mi riferisco alle varie strutture di student housing o di co-working. Tutti fenomeni che si devono ancora consolidare nel nostro paese”. Ma che, assicura Hines, ben presto vedremo anche dalle nostre parti.

Leggi anche: Dieci case da sogno in Italia in vendita da Sotheby’s