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Business 17 Febbraio, 2021 @ 2:02

Perché il calcio in Italia è un asset sportivo, economico e sociale da rilanciare

di Matteo Rigamonti

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Coppa Italia finale tribuna
Il ct della Nazionale Roberto Mancini, il presidente Figc Gabriele Gravina e il presidente della Lega Serie A Paolo Dal Pino assistono all’Olimpico alla finale di Coppa Italia 2019/2020 tra Napoli e Juventus (Shutterstock)

Il calcio come asset strategico di un’industria, quella sportiva, da preservare e valorizzare. Che al secondo anno di emergenza Covid 19, però, si trova a dover affrontare ancora oggi i duri colpi inferti dalla pandemia. Un’emergenza che minaccia la serenità della più grande realtà associativa sportiva italiana, con i suoi quasi 1,5 milioni di tesserati e 65mila squadre e una produzione stimata vicina ai 4 miliardi di euro senza considerare l’enorme indotto.

È pari a circa 900 milioni di euro la perdita complessiva stimata per la Serie A dalla Federazione italiana giuoco calcio (Figc) alla fine della stagione 2020/2021, principalmente a motivo dell’interdizione dell’accesso dei tifosi agli stadi per ragioni di sanità pubblica, che impatterà per oltre il 60%, e il resto attribuibile al conseguente depauperamento del valore delle sponsorizzazioni. Ai 200 milioni di euro di perdita già accertati per la scorsa stagione si sommano infatti i 700 milioni di minori ricavi per le squadre di A attesi al termine di quella in corso. Una perdita che, osservano Serie A e Figc, si aggiunge al danno patrimoniale costituito dal deprezzamento del parco giocatori, il principale asset delle squadre di calcio, pari a 1,5 miliardi di euro. Senza contare l’impatto, per certi aspetti forse ancora più grave, della chiusura dei campionati delle leghe dilettantistiche e giovanili.

Il paradosso è che proprio i giocatori rappresentano la principale voce di costo per i club (circa il 70/80% dei fatturati) contribuendo, loro malgrado, all’instabilità finanziaria che aleggia sulle teste di presidenti, manager e direttori sportivi, minacciando purtroppo la sicurezza delle migliaia di persone che nel calcio e intorno ad esso lavorano, dagli allenatori a chi gestisce le strutture, dai servizi ai media che beneficiano dei diritti sportivi, in primis la tv.

La Figc ha stanziato 21,7 milioni di euro con il Fondo salva calcio, mettendo a disposizione risorse già disponibili a bilancio federale, con particolare attenzione ai più piccoli: 5 milioni alla Lega B, altrettanti alla Lega Pro e ai Dilettanti, fino a 3 milioni per i calciatori e altri 3 a tecnici e preparatori. Al calcio femminile sono stati riconosciuti 700mila euro nel 2020. A questi sono seguiti altri 5 milioni come contributo per le spese sanitarie sostenute e altri 6,5 milioni di euro per il sostegno e la promozione del calcio giovanile a gennaio 2021, così suddivisi: 2 milioni per i club di Lega B, 2 milioni per quelli di Lega Pro e 2 milioni per quelli dilettantistici, cui si aggiungono 500mila euro per le società di puro settore giovanile. La Federazione a inizio gennaio ha riconosciuto inoltre più di un 1 milione di euro al Fondo di solidarietà per calciatori, allenatori e preparatori atletici di calcio e al Fondo di solidarietà per calciatori e tecnici per il settore dilettantistico, con una devoluzione volta a riconoscere un aiuto economico diretto ad alcuni tra i soggetti più esposti.

Tra i risultati rivendicati dalla presidenza uscente della Figc – quella di Gabriele Gravina che mercoledì 13 gennaio 2021 ha depositato la sua ricandidatura per il triennio 2021-2024 e le elezioni si terranno il 22 febbraio a Roma – ci sono l’impegno presso le istituzioni per chiedere una maggiore attenzione verso l’intero settore e favorire meccanismi di sgravio fiscale alle imprese del calcio e forme di tassazione agevolata. Una interlocuzione culminata, lo scorso dicembre, nel via libera del Parlamento al rinvio dei versamenti fiscali e previdenziali per tutte le società sportive, professionistiche e dilettantistiche, a partire dalla prima rata del prossimo 30 maggio.

Di lavoro da fare per il futuro presidente ce n’è ancora parecchio. Tra le priorità evidenziate da Gravina nel suo programma per la rielezione ci sono: il rilancio di due asset strategici come i settori giovanili da innovare e l’impiantistica da rimodernare e valorizzare; la governance da ridisegnare per valorizzare ulteriormente la dimensione socio-economica dello sport più amato dagli italiani; e infine la sostenibilità economica e finanziaria da garantire con misure di equilibrio gestionale e garanzie (Gravina propone la progettazione di un budget-tipo e l’introduzione del salary cap come negli sport statunitensi), il potenziamento delle iniziative di marketing e un maggiore coinvolgimento, anche digital, dei tifosi, in Italia e nel mondo, la crescita della redditività anche grazie, ma non soltanto, alla tanto dibattuta reintroduzione dei proventi del betting. È anche in questo quadro che si inserirà la più squisitamente sportiva discussione sulla riforma dei campionati.

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