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Business 7 Luglio, 2020 @ 3:03

Serie A, l’impatto del Covid-19 sul calciomercato secondo EY

di Massimiliano Carrà

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serie a, impatto covid-19 su calciomercato
Photo by David Ramos – Getty Images

Il mondo del calcio continua e continuerà a risentire degli effetti economici scaturiti dalla pandemia da Covid-19. Se da una parte i club, in questi mesi, sono andati incontro a una svalutazione dei cartellini dei giocatori in rosa e a una diminuzione dei ricavi, dall’altra l’industria del pallone rischia di dover fronteggiare, in particolare la Serie A (finita nel mirino di diversi fondi di investimento), una delle sessioni di calciomercato tra le meno scoppiettanti degli ultimi anni, soprattutto in termini di operazioni e di spesa. 

Infatti, secondo quanto evidenziato da un’analisi condotta dalla società di consulenza EY, il valore complessivo delle sessioni 2020/2021 (che comprende la finestra estiva ed invernale) sarà di 830 milioni di euro, ossia il 40% in meno rispetto agli 1,4 miliardi di euro fatti registrare dal massimo campionato italiano nel calciomercato 2019/2020.

A calare, ovviamente, sarà anche il numero di trasferimenti. Secondo la società di consulenza, infatti, passeranno da 355 a 291.

Calciomercato, Serie A e Covid-19: i fattori critici

Partendo dal presupposto che – come evidenzia EY – il calciomercato “è vitale all’interno del business calcistico, sia da un punto di vista tecnico (per alzare il livello qualitativo delle squadre), sia finanziario (come fonte di finanziamento per le squadre minori che vendono i giocatori di valore)”; la società di consulenza ha evidenziato un problema fondante che si è riscontrato negli ultimi anni: “i club non sono in grado di ripagare i propri acquisti attraverso le cessioni”.

Infatti, prendendo a riferimento le attività di calciomercato dei 5 top campionati europei (Inghilterra, Italia, Spagna, Germania e Francia) EY ha potuto evincere che dal 2015/16 al 2019/2020, la cifra spesa per gli acquisti ha nettamente superato gli incassi delle cessioni: 5 miliardi contro 3,8 miliardi di euro. Ciò significa che si è andati incontro a un minus di 1,2 miliardi di euro. 

Detto ciò, è indubbio – sottolinea EY – che “la crisi economica legata al Covid-19 avrà un ulteriore impatto negativo sulla possibilità di spesa delle squadre” per due motivi principali:

  • diminuiranno le fonti accessorie per finanziare il calciomercato (quali surplus della gestione operativa derivante da ricavi operativi superiori ai costi operativi. Questo, tra l’altro, è un problema molto rilevante in Serie A, visto che già molti club hanno fatto ricorso a debiti verso banche e istituti creditizi e a versamenti da parte dei soci.
  • le squadre di Serie A subiranno una riduzione di cassa nella stagione 20/21 (circa 400 milioni di euro) principalmente imputabile alla contrazione dei ricavi da ticketing e da sponsor.

A causa di ciò, il Covid-19 – oltre ad impattare sul numero dei trasferimenti e sugli investimenti – creerà una vera e prova svalutazione. Tant’è che, secondo EY, i club saranno costretti a concentrarsi prioritariamente sugli acquisti necessari, offrendo eventualmente anche prezzi inferiori in base alle disponibilità finanziarie. Il valore medio sarà infatti inferiore del 23% rispetto al prezzo medio delle operazioni della stagione 19/20.

Investimenti 26 Giugno, 2020 @ 5:59

Perché i fondi di investimento puntano il calcio e la Serie A

di Massimiliano Carrà

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serie a, fondi investimento e calcio
Francesco Pecoraro – Getty Images

Investire nel calcio e in particolare nella Serie A, il massimo campionato italiano. Sembra essere questo il nuovo obiettivo dei fondi di investimento di private equity, da sempre alla ricerca di nuove opportunità e soprattutto di guadagni.

Nelle ultime settimane, come riporta anche il sito calcioefinanza, sono tante le offerte che sarebbero arrivate sul piatto della principale lega calcistica italiana: partendo da Cvv Capital Partners, fino ad arrivare a Bain Capital e ad Advent International.

Proprio quest’utlimo, che vede al suo interno tra le figure di spicco l’italiano Mattia Ambrosini, sarebbe l’ultimo, in ordine tempo, ad aver messo nel mirino la Serie A con un’offerta notevolmente più sostanziosa rispetto ai suoi competitor: 13 miliardi di euro (Bain Capital avrebbe messo sul piatto 3 miliardi per una quota del 25% del campionato di calcio italiano, mentre Cvv Capital Partners 2 miliardi di euro per il 20%).

Fondi di investimento a caccia della Serie A: i motivi

Investire in un asset svalutato per farlo crescere e rivenderlo a un prezzo superiore. Sembra essere questo il fil rouge che lega il mondo del private equity e quello del calcio. Ma andiamo con ordine.

L’industria del pallone, come ogni altro settore, sta vivendo un periodo molto difficile: entrate in calo (gli stadi a porte chiuse lo dimostrano), nuovi attori all’interno dei diritti tv, che risultano in discesa (l’avanzata delle piattaforme di video streaming, come Amazon, e l’ultimo accordo per il quadriennio 2021/2025 della Bundesliga, massimo campionato di calcio tedesco, ne sono un esempio), deprezzamento dei cartellini dei calciatori e delle rose e, infine, problemi di liquidità e conseguenti debiti crescenti.

Proprio quest’ultimo, sarebbe il motivo principale che sta spingendo i fondi di investimento di private equity ad addentrarsi nel mondo del calcio. Ma perché la Serie A? Difficile rispondere, ma anche qui i motivi che si celano dietro questa scelta sarebbero prettamente frutto di un calcolo di costo-opportunità. 

Infatti, secondo l’Annual Review of Football Finance 2020 redatto da Deloitte, il massimo campionato di calcio italiano è la quarta lega calcistica più ricca d’Europa, dietro a Inghilterra, Spagna e Germania. Quindi, anche se rientra tra i top campionati del vecchio continente, tuttavia rimane tra i meno fruttuosi e di conseguenza tra i meno “cari” dal punto di vista degli investimenti.

Questo permette agli attori in gioco di sborsare una cifra meno esosa rispetto agli altri 3 top club europei e rispetto alla normalità (vista la crisi innescata dal covid-19) e di puntare comunque su un campionato che negli ultimi anni sta tornando in auge non solo in termini di appeal, ma anche di investimenti. E l’acquisto di Cristiano Ronaldo, insieme alla successiva introduzione del decreto crescita, ne sono una dimostrazione. 

Business 17 Febbraio, 2020 @ 1:22

La Lazio all’assalto della Juventus. Chi vale di più in campo e fuori

di Massimiliano Carrà

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Ciro Immobile (Foto di: Marco Rosi – Getty Images)

Davide contro Golia. Potrebbe essere questa la frase che sintetizza lo scontro al vertice del campionato di Serie A tra la Juventus di Maurizio Sarri e la Lazio di Simone Inzaghi, che ieri grazie alla vittoria per  2 a 1 contro l’Inter di Antonio Conte si è aggiudicata il titolo di “anti Juve”, oltre che quello di sua bestia nera.

A differenza degli altri anni, infatti, la Juventus non è ancora riuscita a battere i biancocelesti, anzi ne è uscita sempre con le ossa rotte: prima perdendo in campionato e poi in finale di Supercoppa italiana. Tra l’altro sempre con il risultato di 3 a 1.

E ciò nonostante le diverse disponibilità economiche che, inevitabilmente, vi sono tra le due società e la conseguente differenza valoriale che intercorre tra la rosa bianconera e quella biancoceleste, che analizzeremo prendendo a riferimento i dati forniti dal sito Transfermarkt.

Lazio vs Juventus: il valore delle due rose

Sebbene sul campo la Lazio ha dimostrato di poter annichilire la Juventus, dal punto di vista economico il confronto è  ad armi impari. Infatti, tralasciando i bilanci delle due società e concentrandosi esclusivamente sul valore di mercato delle due rose, le differenze sono abbastanza evidenti.

formazione più preziosa Juventus – transfermarkt.it


Da quanto emerge dai dati di Transfermarkt, prendendo in considerazione gli 11 giocatori con il più alto valore economico di mercato di entrambe le squadre, emerge che il valore della rosa della Juventus è quasi il doppio rispetto a quello della Lazio: 560 milioni di euro contro 282,50 milioni di euro. 

formazione più costosa Lazio – transfermarkt.it

Prendendo poi a riferimento i dati della rosa completa (composta da 23 giocatori), la differenza economica tra Juventus e Lazio è sempre più ampia. Se infatti il valore della rosa bianconera aumenta fino ad attestarsi a 762,5 milioni di euro, quello della compagine biancoceleste non va oltre ai 326,4 milioni di euro.

In Borsa la Lazio batte la Juventus

E se le vittorie sul campo hanno permesso alla Lazio di pareggiare l’1 a 0 della Juventus dovuto al valore della sua rosa, la performance in Borsa Italiana del titolo biancoceleste permette alla società del presidente Lotito di ribaltare la partita e portarsi sul 2 a 1. Infatti, grazie al sogno scudetto (che manca in casa Lazio precisamente da 20 anni) l’aquila biancoceleste non sta volando solamente in campo, ma anche in Borsa. In 3 mesi, e quindi dal 17 dicembre ad oggi, il titolo della Lazio ha guadagnato il 56,7%. 

Tra l’altro, grazie alla vittoria di ieri, oggi le azioni del titolo Lazio stanno facendo registrare una crescita del 9% rispetto alla chiusura di Borsa di venerdì 14 febbraio, attestandosi quindi al prezzo di 1,95 euro per azione. La Juventus, invece, sempre prendendo a riferimento gli ultimi 3 mesi, ha ceduto il 5,2%. Infatti, se alla chiusura delle contrattazioni del 17 dicembre le azioni si attestavano a 1,314 euro per azioni, adesso (al momento della scrittura) si posizionano a 1,245 euro per azione. 

Classifiche 7 Gennaio, 2020 @ 3:40

Mbappé è il calciatore più costoso al mondo: Ronaldo fuori dalla top 20

di Massimiliano Carrà

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Mbappé nella classifica dei calciatori più costosi al mondo
(Shutterstock)

Con una valutazione pari a 265,2 milioni di euro è Kylian Mbappé il calciatore più costoso al mondo. È questo il responso della classifica stilata dal CIES, l’Osservatorio sul Calcio Internazionale, che analizza i giocatori dal valore più alto considerando i 5 top campionati europei (Serie A, Premier League, Liga, Bundesliga, Ligue 1).

Il talento francese, acquistato dal Paris Saint Germain nel 2017 per 180 milioni di euro, precede di 18 posizioni il suo compagno di squadra Neymar Jr. (costato al club parigino 222 milioni di euro) visto che la sua valutazione secondo lo studio del CIES si attesta a 100,4 milioni di euro. 

Anche se è il calciatore più costoso al mondo, Mbappé non è l’unico ad aver sfondato il muro dei 200 milioni di euro. Infatti al secondo posto di questa speciale classifica si piazza il giocatore del Manchester City Raheem Sterling con una valutazione pari a 223,7 milioni di euro.

Chiude il podio dei calciatori più costosi al mondo un altro giocatore della Premier League: Mohammed Salah. La valutazione del campione egiziano in forza al Liverpool si attesta infatti a 175,1 milioni di euro.

Calciatori più costosi: in Serie A vince Lautaro Martinez

Prima di scendere più nel dettaglio della top 10 dei calciatori più costosi al mondo, è importante sottolineare che sono 20 in totale i giocatori che valgono secondo il CIES almeno 100 milioni di euro. Tra questi solo due militano in Serie A e sono entrambi dell’Inter: Lautaro Martinez e Romelu Lukaku.

E proprio Lautaro Martinez è l’unico calciatore del massimo campionato di calcio italiano presente nella top 10 dei calciatori più costosi al mondo, grazie a una valutazione pari a 115,7 milioni di euro, poco più di 15 milioni in più rispetto al suo compagno di reparto che invece si attesta a 100,2 milioni di euro. 

“Delude” invece Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse della Juventus infatti scivola sempre più giù nella classifica stilata dal CIES (anche in virtù della sua età) e si deve accontentare della 49ª posizione, visto che la sua valutazione si attesta a 80,3 milioni di euro, ossia più indietro rispetto al suo compagno di squadra Paulo Dybala per il quale l’Osservatorio ha stipulato un valore di 91,2 milioni di euro. 

La top 10 dei calciatori più costosi al mondo

1) Kylian Mbappé (PSG): 265,2 milioni di euro
2) Raheem Sterling (Manchester City): 223,7 milioni di euro
3) Mohammed Salah (Liverpool): 175,1 milioni di euro
4) Jadon Sancho (Borussia Dortmund): 168,9 milioni di euro
5) Sadio Mané (Liverpool): 155,6 milioni di euro
6) Harry Kane (Tottenham): 150,5 milioni di euro
7) Marcus Rashford (Manchester United): 134,3 milioni di euro
8) Lionel Messi (Barcellona): 125,3 milioni di euro
9) Antoine Griezmann (Barcellona): 123,6 milioni di euro
10) Lautaro Martinez (Inter): 115,7 milioni di euro 

La top 10 dei calciatori più costosi in Serie A

1) Lautaro Martinez (Inter): 115,7 milioni di euro
2) Romelo Lukaku (Inter): 100,2 milioni di euro
3) Fabian Ruiz (Napoli): 91,4 milioni di euro
4) Paulo Dybala (Juventus): 91,2 milioni di euro
5) Nicolò Zaniolo (Roma): 86,3 milioni di euro
6) Cristiano Ronaldo (Juventus) 80,3 milioni di euro
7) Matthijs De Ligt (Juventus): 80,1 milioni di euro
8) Milan Škriniar (Inter): 70,2 milioni di euro
9) Rodrigo Bentancur (Juventus): 69,7 milioni di euro
10) Krzysztof Piatek (Milan): 67,8 milioni di euro

Leader 8 Agosto, 2019 @ 3:26

Rocco Commisso svela a Forbes i suoi piani per il rilancio della Fiorentina

di Forbes.it

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La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Rocco Commisso è il nuovo patron della Fiorentina. Forbes stima un patrimonio netto di circa 5 miliardi di dollari. (Imagoeconomica)

Articolo tratto dal numero di agosto 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Di Robert Kidd – Forbes Magazine Usa

Nella sua vita Rocco Commisso ha concluso un sacco di affari. Uno dei più veloci è stato quando ha avuto la chance di acquistare la Fiorentina. “Dalla lettera di intenti alla firma e chiusura, penso che siano trascorse meno di due settimane e mezza”, ha detto in un’intervista a Forbes. “Tra l’altro abbiamo firmato e chiuso lo stesso giorno, senza quella due diligence che in genere richiede due o tre mesi”. Commisso, con un patrimonio netto stimato di 5 miliardi di dollari, è il fondatore e ceo della società di telecomunicazioni Mediacom e presidente del club calcistico statunitense New York Cosmos. A 12 anni, è emigrato in America dall’Italia, e in passato non ha fatto mistero del suo desiderio di possedere una squadra di calcio italiana.

Giocatore di talento, Commisso ha guadagnato una borsa di studio per la Columbia University e ha giocato da semi-professionista dopo la laurea. Un mese dopo l’operazione sulla Fiorentina ha dichiarato che si è trattato della sua terza offerta negli ultimi tre anni. L’accordo per l’acquisto del Milan era fallito l’anno scorso.
Il prezzo pagato per il club toscano sembra si aggiri tra i 150 e i 200 milioni di dollari. I Viola hanno chiuso in 16esima posizione l’ultimo campionato di Serie A, a soli due posti e tre punti dalla zona retrocessione.

“L’obiettivo iniziale è fare meglio rispetto allo scorso anno”, ha dichiarato. Commisso non è l’unico patron americano nella Seria A. L’hedge fund Elliott Management infatti possiede il Milan e James Pallotta è presidente e comproprietario della Roma (ma la relazione con i tifosi giallorossi è un po’ complicata: a maggio, in una lettera aperta di 3.151 parole, ha descritto la stagione come un “completo disastro”). Allargando lo sguardo alla Premier League inglese, anche l’Arsenal, il Manchester United e il Liverpool hanno proprietari americani. “Mi piace l’idea di essere diverso da tutte le mie conoscenze che hanno investito nello sport in Italia e in Inghilterra, nessuna delle quali può vantare il mio stesso background. Ho passato molto tempo a giocare a calcio e me ne occupo da 60 anni. Investire è per lo più questione di passione. Il mio scopo nel calcio non è fare soldi. Non voglio di certo perderli, ma non sono qui come uomo d’affari che vuole monetizzare l’operazione. Sono qui soprattutto perché è il mio modo di restituire a questo gioco e all’Italia ciò che il calcio mi ha dato”.

I fan della Fiorentina si aspettano una ricca campagna acquisti durante l’estate, ma il nuovo proprietario del club ha ammonito che le regole di financial fair play imporranno delle vendite per bilanciare la spesa legata ai nuovi acquisti.

“Potrei investire altri soldi senza difficoltà per comprare più giocatori, ma se non sono autorizzato a farlo, che senso avrebbe?”, ha detto. “Chiaramente, se abbiamo un vincolo sugli investimenti in base ai ricavi che generiamo, dobbiamo trovare altri modi per alimentare maggiori entrate. Uno dei problemi che abbiamo riscontrato è che la Fiorentina ha una grande quantità di giocatori ma non necessariamente la giusta qualità. Quindi dobbiamo darci un gran daffare per essere sicuri di vendere, prima di acquistare”.

Secondo Commisso, le regole della Uefa per il fair play finanziario, che puniscono i club che spendono più di quanto guadagnano, rappresentano un “circolo vizioso” per squadre come la Fiorentina. Costruire un nuovo stadio per sostituire l’attuale, vecchio di 87 anni, è un progetto per aumentare i ricavi delle partite. Tuttavia, Commisso afferma che la strada è difficile (lo sa bene l’ex patron Della Valle) a causa della burocrazia e “potrebbe richiedere anni”. Un’altra sfida, più immediata, è il rafforzamento dell’immagine internazionale della squadra e del suo ruolo nel campionato italiano.

“In riferimento alla Serie A, non stiamo andando bene”, ha affermato. “I ricavi totali della massima divisione italiana sono circa un terzo rispetto alla Premier League. Siamo il quarto campionato in termini di fatturato, dietro Inghilterra, Germania e Spagna. “Al di fuori della Juventus, non esiste un club italiano che produca 300 milioni di dollari di entrate all’anno. I 20 club della Premier League invece generano (a livello aggregato) 5,4 miliardi di dollari. Significa che club come il Manchester United possono contare su 600, 700, 800 milioni di dollari entrate. Questo li mette nelle condizioni di comprare il mondo intero”.

Commisso vuole seguire l’esempio della Juventus nel tentativo di attirare più fan statunitensi. È convinto che allestire una partita del campionato di Serie A negli Stati Uniti possa essere una “grande idea”, ma dice che “ci sono molte questioni politiche che lo impediscono”. La Liga spagnola ha tentato di organizzare una partita a Miami la scorsa stagione, ma il Barcellona, una delle squadre coinvolte, ha fatto un passo indietro.

“Il mio compito è cercare di aumentare i nostri ricavi, il che va di pari passo con il volume delle sponsorizzazioni e dei ricavi commerciali”, ha affermato Commisso. “Ci sono alcune cose che potrebbero essere fatte subito. Per esempio qualificarsi per la Champions League. Ma è comunque un mercato competitivo. Quindi a distanza di un mese, penso che dovrò darmi un bel daffare per essere in grado di cambiare le cose radicalmente. Se mi date tempo, ce la farò”.

Business 14 Giugno, 2019 @ 3:21

Serie A: tra i big è corsa contro il tempo per mettere a posto i bilanci

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
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Pogba, De Ligt e Bale. Sono solo tre delle star del calcio mondiale che potrebbero sbarcare in Serie A nella prossima stagione, almeno a leggere le cronache dei media che si occupano di calcio. Nomi che eccitano le fantasie dei tifosi, anche se la realtà è un’altra: la priorità dei grandi club è mettere a posto i conti per la conclusione dell’esercizio, il 30 giugno prossimo, in modo da allinearsi ai dettami del Fair Play finanziario. C’è poco tempo, dunque, per completare cessioni che in qualche caso potrebbero risultare dolorose.

Vediamo qual è la situazione delle squadre più importanti del calcio nostrano, ricordando che sono tre i principali parametri monitorati dall’Uefa: non avere debiti scaduti; avere un patrimonio netto positivo o quanto meno dimostrarne il miglioramento anno dopo anno; non superare nell’arco dell’ultimo triennio un passivo totale di 30 milioni di euro calcolato sui bilanci al netto dei costi virtuosi, come le spese per settore giovanile e le infrastrutture. E proprio quest’ultimo è l’indicatore che crea più di qualche preoccupazione tra i club italiani.

 

Così l’Inter può aprire un ciclo vittorioso

Dall’arrivo della famiglia Zhang, l’Inter è la società di calcio italiana che ha fatto i maggiori progressi sul fronte dei conti. Dopo aver chiuso l’esercizio 2015/16 con ricavi per 187 milioni di euro e perdite per 59 milioni, lo scorso anno è salito a 297 milioni con l’ultima riga di bilancio a -17,8 milioni. Merito soprattutto della pioggia di sponsorizzazioni provenienti dall’Asia, che sono cresciute anche negli ultimi mesi, tanto che l’esercizio in corso viaggia un fatturato oltre i 350 milioni. La Juventus non è più così distante (411 milioni lo scorso anno, dato come gli altri al netto delle plusvalenze), tanto che il gap potrebbe essere colmato nel giro di un triennio grazie al maggiore potenziale di San Siro rispetto all’Allianz Stadium.

Questi progressi consentiranno al club nerazzurro di uscire dal settlement agreement dal prossimo esercizio, ma intanto entro il 30 giugno serviranno plusvalenze per circa 40 milioni in modo da centrare l’atteso pareggio di bilancio. In cima alla lista dei partenti c’è Icardi, che a bilancio ha un valore residuo di appena 2,5 milioni, per cui la sua cessione per 60-70 milioni consentirebbe da sola di mettere a posto i conti. Ivan Perisic invece si ferma a 9,9 milioni, per cui se partisse per circa 30 milioni, il club nerazzurro otterrebbe una plusvalenza di 20 milioni, che andrebbe integrata con cessioni minori. I nomi? Si parla di giovani come Gravillon, Dimarco, Colidio e Pinamonti, con l’auspicio (per i nerazzurri) che nessuno di loro esploda come fatto da Zaniolo quest’anno, arrivato a valere 50 milioni contro i 4,5 milioni (più il 15% in caso di futura rivendita) pagato dalla Roma la scorsa estate nell’ambito dell’operazione che ha portato Naingollan all’Inter.

 

Juventus in equilibrio, ma solo nel breve

Per la prima, anche la Juventus deve stare attenta a non sforare i parametri del fair play finanziario. Dopo aver chiuso l’esercizio 2016/17 con un risultato netto positivo per 43 milioni di euro (grazie soprattutto alla cessione di Pogba al Manchester United), lo scorso anno il club bianconero ha segnato un passivo superiore ai 19 milioni e anche per quello che si chiude a fine mese è atteso un rosso, stimato qualche mese fa dagli analisti di Intermonte intorno ai 50 milioni di euro. L’uscita dalla Champions League ai quarti di finale potrebbe rendere ancora più salato il conto, insieme con alcuni rinnovi contrattuali in corso di stagione, ma a riportare quasi in equilibrio la situazione sono gli incassi derivanti dal mercato invernale, con la cessione a titolo definitivo dei vari Audero, Sturaro e Cerri, ai quali si aggiunge il recente riscatto di Orsolini da parte del Bologna. Nell’ottica del triennio, la Juventus non corre alcun rischio (ricordiamo che il passivo nell’arco di tempo considerato non deve superare i 30 milioni), ma il club torinese potrebbe comunque mettere a segno una grossa cessione a breve per non correre grossi rischi la prossima estate, quando dal calcolo verrà sottratto il risultato del 206/17. I nomi più gettonati in uscita sono quelli di Costa e Dybala, ma difficilmente quest’ultimo finirebbe all’Inter, che come visto a sua volta è impegnata in primo luogo a vendere. Il club nerazzurro rientrerebbe in pista solo se l’operazione si concretizzasse da luglio in avanti.

Guardando in prospettiva, se la Juventus vuole confermarsi regina di denari in Italia e avvicinare i top club europei dovrà mettere in conto almeno una grossa plusvalenza ogni anno, considerato che i ricavi da gare (56 milioni nell’ultimo anno) non potranno crescere granché a fronte di uno stadio quasi sempre esaurito e che i ricavi commerciali stentano a decollare (115 milioni contro i 131 milioni dell’Inter, ma i bianconeri non hanno ancora contabilizzato l’effetto Ronaldo) senza vittorie a livello internazionale.

Questa situazione spiega il fervore del presidente Andrea Agnelli per dar vita dal 2024 a una super competizione tra i grandi club europei, ipotesi avversata da molti altri club per il ridimensionamento che ne deriverebbe per la Serie A.

 

I valori a bilancio dei calciatori della Juventus:

I valori a bilancio dei calciatori della Juventus

 

Milan, situazione da allarme rosso

Peggio delle altre è messa il Milan. La società rossonero ha un processo pendente davanti all’Uefa per la violazione dei parametri del Fair Play Finanziario nel triennio 2015-2018 e la sospensione del giudizio, motivata dall’organismo europeo alla luce dell’attesa sentenza del Tas di Losanna, non è positiva come è stata descritta da alcuni media. Con questa decisione, infatti, l’eventuale esclusione del Milan dalle coppe europee slitta al prossimo anno, mentre probabilmente sarebbe meglio scontare l’eventuale sanzione in quello in partenza, dato che la squadra ha mancato la qualificazione alla Champions e dovrà accontentarsi della meno munifica Europa League.

Dopo aver perso 75 milioni nel bilancio 2016/17 e 126 milioni lo scorso anno, anche l’esercizio in corso si avvia a chiudere in pesante rosso, tra gli 80 e i 100 milioni di euro. Difficile sperare nella clemenza dell’Uefa a fronte di conti così negativi anche sotto la gestione Elliott e proprio questo potrebbe spingere il club rossonero a concretizzare un paio di grosse cessioni entro il 30 giugno. Il principale indiziato è Donnarumma, frutto del vivaio e quindi in carico a zero: l’eventuale cessione per 50-60 milioni garantirebbe una plusvalenza piena. Stesso discorso per Suso, arrivato a parametro zero e con una clausola rescissoria di 38 milioni di euro, che almeno fino a questo momento non ha però riscontrato grande interesse sul mercato.

 

Roma e Napoli, situazioni divergenti

Tra le altre grandi, sia la Roma, che il Napoli non hanno problemi sul versante del ffp, tuttavia il club giallorosso ha già fatto sapere che ridurrà sensibilmente il monte ingaggi (che è il secondo più alto della Serie A dopo la Juventus, a quota 94 milioni), con i principali indiziati alla partenza che sono Dzeko (8,8 milioni lordi) e N’Zonzi (6 milioni), dopo che ha già lasciato capitan De Rossi (5,8 milioni).

Il Napoli ha accumulato un attivo di 60 milioni negli ultimi due esercizi e quello attuale viaggia verso il pareggio. Ed è per questa ragione che il club partenopeo sta corteggiando Icardi, oltre a sognare star internazionali come James Rodriguez, con l’obiettivo di rendere competitiva una squadra che si è confermata al secondo posto nell’ultimo campionato, ma con una preoccupante caduta nelle prestazioni e nei risultati nel corso degli ultimi mesi.