Sensori e pareti mobili: ecco le aziende che lavorano per farci tornare in ufficio

Workplace: ragazzi al lavoro in un ufficio
(shutterstock.com)
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Workplace: ragazzi al lavoro in un ufficio
(shutterstock.com)

Questo articolo di Kristin Stoller è apparso su Forbes.com.

Dan Ryan, cofondatore e amministratore delegato di VergeSense, un’azienda che produce sensori per il luogo di lavoro, è convinto che molti capisaldi degli uffici tradizionali, come l’assegnazione delle scrivanie a singoli dipendenti, abbiano ormai fatto la fine dei fax o dei Rolodex. Ryan scommette su questa idea e aveva iniziato a farlo già prima che la pandemia, lo scorso anno, obbligasse gli uffici di tutto il mondo alla chiusura.

Dopo avere scoperto i limiti dei pochi metodi che esistevano per raccogliere informazioni sulle interazioni e i movimenti delle persone negli uffici, Ryan e il cto, Kelby Green, hanno lanciato VergeSense nel 2017. I loro sensori, basati sull’intelligenza artificiale, tracciano gli spostamenti dei dipendenti sul luogo di lavoro e permettono così ai clienti – società che comprendono Shell e Cisco – di vedere in tempo reale chi è in un ufficio, quali aree vengono utilizzate e se la capienza massima dei locali è stata raggiunta. In un primo tempo, la coppia creò la sua tecnologia con l’idea di aiutare le imprese a prendere decisioni più intelligenti e basate sui dati nel campo del real estate. Oggi però, spiega Ryan, quegli stessi dati saranno essenziali man mano che i dipendenti torneranno – con cautela – negli uffici.

“Molte società, in questo momento, stanno rivedendo il modo in cui pensano al luogo di lavoro fisico”, dice. “L’ufficio deve diventare molto più duttile, molto più flessibile”.

Con finanziamenti per 22 milioni di dollari da investitori come Tola Capital e Allegion Ventures, VergeSense, che ha sede a San Francisco, monitora oltre 3,7 milioni di metri quadri di uffici. Nonostante buona parte di questo spazio sia rimasto vuoto nell’ultimo anno, Ryan afferma che molti suoi clienti stanno pianificando il ritorno in ufficio e stanno investendo in tecnologie in grado di facilitare la transizione. 

Per esempio, spiega, alcune aziende stanno pensando di eliminare l’abitudine di assegnare scrivanie ai singoli dipendenti, a favore di un sistema di hot desking, in cui vari impiegati usano una sola postazione di lavoro fisica, a rotazione. I dipendenti le cui società usano VergeSense possono sfruttare la piattaforma per prenotare le scrivanie e le sale riunione.

“Il sensore riesce a interpretare l’ambiente fisico nello stesso modo in cui lo farebbe un essere umano”, dichiara Ryan. “Capisce se c’è o non c’è materiale su una scrivania, oppure all’interno di una sala riunioni (giacche, zaini, borse, etc.). Trasmette poi quei dati alla nostra piattaforma, in modo che le persone abbiano un quadro molto accurato che consente loro di capire se lo spazio è occupato o no”.

Il sistema, secondo Ryan, non solo favorisce il distanziamento sociale, ma può anche aiutare dal punto di vista sanitario. Di norma, gli uffici vengono infatti puliti piano per piano, con una certa cadenza. Grazie ai dati di VergeSense, gli addetti possono pulire in modo mirato gli spazi più utilizzati.

Strumenti come VergeSense porteranno i dipendenti ad avere paura di essere monitorati? Secondo Amy C. Edmondson, professore di leadership e management alla Harvard business school, dipende da come le società comunicano le finalità dello strumento ai loro dipendenti. “Se le persone lo vedono come qualcosa di minaccioso, come un modo per controllarle, saranno meno entusiaste”, dice. “Se lo vedono come un elemento rassicurante, che offre loro maggiori garanzie sulla sicurezza fisica dell’ambiente, allora lo apprezzeranno”.

Ryan afferma che VergeSense è stato progettato tenendo bene a mente la privacy, perché fornisce ai clienti un insieme di dati del tutto anonimi. L’azienda fa sapere che i suoi sensori elaborano immagini a bassissima risoluzione, in modo che sia impossibile ricavare informazioni associabili a un individuo.

A Calgary, in Canada, anche l’azienda di design modulare d’inverni Dirtt sta aiutando altre società a orientarsi nella fase del ritorno in ufficio. Le sue mura e porte possono essere create in poche settimane e possono essere facilmente spostate e riconfigurate in base all’evoluzione delle esigenze delle imprese. L’amministratore delegato, Kevin O’Meara, afferma che i suoi clienti stanno già utilizzando queste soluzioni per preparare i loro uffici al mondo del lavoro post-pandemia.

Prima della crisi sanitaria, per esempio, la maggior parte dei dipendenti svolgevano il lavoro individuale in ambienti aperti e il lavoro di squadra nelle sale riunioni. Ora, dice O’Meara, le aziende vogliono trasformare gli spazi chiusi in uffici individuali e quelli aperti in ambienti di collaborazione, in modo da incoraggiare al distanziamento sociale.

Soluzioni del genere saranno ancora necessarie quando sarà di nuovo sicuro tornare in ufficio? O’Meara pensa di sì.

“Un elemento da tenere in considerazione è la psicologia della gente”, afferma. “La autorità sanitarie possono anche giurare che è perfettamente sicuro tornare in ufficio come un tempo, ma le persone hanno i loro ricordi e saranno molto, molto caute. Occorre perciò progettare lo spazio migliore per sé, in base alla propria visione della situazione, e poi prepararsi a essere flessibili e ad ascoltare i dipendenti”.

Anche ora che le aziende investono in tecnologie che possono permettere il ritorno in ufficio, Steve Koenig, senior analyst di Smbc Nikko Securities America, prevede che gli investimenti in innovazioni che consentono modelli di lavoro ibridi proseguiranno. Koenig cita il software per i flussi di lavoro ServiceNow e la piattaforma di customer relationship management Pegasystems come esempi di società che potrebbero diventare, in futuro, celebri come Zoom, Slack e Microsoft Teams lo sono diventate lo scorso anno.

“Quando la pandemia ha colpito, le aziende sono state costrette a misure d’emergenza”, spiega Koenig. “Hanno dovuto fornire vpn e dispositivi a chi lavorava da casa: di fatto, l’equivalente di mettere un cerotto quando ci si ferisce. Ora le imprese più lungimiranti adotteranno queste tecnologie per garantirsi una maggiore flessibilità, che le aiuterà ad attrarre e mantenere i loro talenti”.