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Business 20 Luglio, 2020 @ 4:13

5 consigli di Michael Page per efficaci colloqui di lavoro in remoto

di Forbes.it

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Non c’è dubbio che nel giro di poche settimane l’emergenza sanitaria globale abbia cambiato radicalmente il modo in cui le aziende sviluppano il loro business e che abbia accelerato alcuni cambiamenti legati a procedure e processi. Anche con riferimento ai processi di ricerca e selezione del personale.

Come spiega Tomaso Mainini, Senior Managing Director PageGroup Italia: “La Digital Trasformation aveva già portato alcuni cambiamenti e il processo di selezione era già allineato alla gestione da remoto. Per essere competitivi, veloci e sicuri di raggiungere tutti i migliori talenti, le aziende avevano iniziato ad utilizzare nuove modalità di gestione delle interviste, dalla gestione di un colloquio in videocall alla gamification. La possibilità da un lato di poter intervistare candidati lontani in tempi rapidi e dall’altro di stimolare il candidato a dimostrare problem solving e creatività, sono elementi di vantaggio che gli HR devono oggi cogliere con l’obiettivo di attrarre e assumere i migliori talenti”.

Ma questa innovazione del processo di selezione è qui per restare o verrà messa da parte nel momento in cui la situazione sanitaria dovesse consentirlo? “Quest’ultimo periodo, a mio avviso, ha quindi accelerato un processo che era già in moto e che per alcuni settori, su tutto il digital ed il technology, era ben consolidato. Una volta superato questo periodo straordinario, questa modalità di attivare e gestire i processi di selezione continuerà perché sono evidenti i benefici e riguarderà sempre più spesso anche i processi di onboarding e induction. Negli ultimi anni in PageGroup abbiamo incorporato la tecnologia video all’interno dei processi di selezione e questo ci ha permesso di svolgere normalmente i colloqui tra candidati ed aziende. In quest’ultimo periodo siamo quindi riusciti ad essere flessibili e pronti ad adottare il necessario distanziamento sociale senza fermare i processi, utilizzando la video intervista in tutte le fasi del processo di selezione, compresa l’offerta e la negoziazione, e non solo al primo step del processo”.

Per gestire processi di selezione da remoto con continuità e successo, è importante farlo con le modalità giuste, adatte alla nuova situazione.

Michael Page ha quindi pensato a una guida che offre indicazioni su come attrarre i migliori talenti con attività di employer branding, valutare correttamente cv e lettere di presentazione, ma anche su come utilizzare al meglio la tecnologia video per individuare il candidato ideale.  Istruzioni valide sia dal lato delle aziende che da quello dei candidati. E proprio su questo punto ci concentriamo di seguito, riportando un estratto della guida realizzata da Michael Page.

I consigli per le interviste video

Alimentazione, connessione e dispositivo

Può sembrare ovvio, ma se si utilizza un laptop, assicurarsi che sia correttamente caricato o collegato per tutta la durata dell’intervista è un dettaglio importante. Non sarebbe professionale perdere la linea nel bel mezzo della conversazione. Assicuratevi di scegliere un luogo con una connessione internet affidabile. Computer portatili e desktop sono preferibili a tablet e smartphone, anche non tutti i candidati hanno accesso ad ogni tipo di tecnologia.

Luce, sfondo e dress code

Cercate di organizzare il vostro spazio in modo che ci sia una buona fonte di luce naturale. Il colore di sfondo chiaro è il migliore. Evitare librerie o poster come background. Non indossate una t-shirt e dei jeans solo perché non si è in un contesto formale. Devi essere professionale come di persona.

Distrazioni

Dovreste stare lontano da tutte le distrazioni per condurre un’intervista. Scegliete una stanza tranquilla ed assicuratevi che tutte le persone siano consapevoli che non dovrete essere interrotti.

Camera

Assicuratevi che la fotocamera sia in linea con gli occhi. Se troppo alta, gli intervistati vedranno la parte superiore della testa e, se troppo bassa, il volto tagliato. I candidati dovrebbero essere in grado di vedere chiaramente la testa e le spalle, quindi evitate di sedervi troppo vicini alla camera. Durante l’intervista, non commettete l’errore di guardare la persona sullo schermo. Mentre il candidato vi sta parlando è importante guardarlo per vedere anche il linguaggio del corpo, ma fate domande e provate a guardare nella camera per dare la sensazione di guardare negli occhi il candidato.

Pause

Spesso nelle video call c’è un ritardo. È una buona idea aspettare sempre qualche secondo prima di rispondere ad una domanda. Questo è molto utile per evitare l’interruzione del vostro intervistato a metà della frase.

Business 8 Luglio, 2020 @ 12:44

Ferrero, Feltrinelli e Lamborghini sono le tre aziende dove vorrebbero lavorare gli italiani

di Forbes.it

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Lamborghini produrrà mascherine e visiere per combattere il coronavirus
Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato di Lamborghini negli impianti della casa automobilistica (Courtesy Lamborghini)

Gli italiani sognano di lavorare in FerreroFeltrinelli e Automobili Lamborghini. Sono queste le tre aziende italiane più attrattive come potenziali datori di lavoro premiate con il Randstad Employer Brand 2020, il riconoscimento assegnato da Randstad sulla base di una ricerca globale dedicata all’employer branding.

Commissionata da Randstad all’istituto di ricerca Kantar TNS e condotta su quasi 185.000 persone in 33 Paesi in modo indipendente (nessuna azienda si può iscrivere volontariamente per partecipare) con un’analisi approfondita su più di 6.100 aziende a livello globale, la ricerca Randstad Employer Brand ha misurato il livello di attrattività percepita delle aziende italiane da parte dei potenziali dipendenti. In Italia sono state intervistate circa 6.300 persone di età compresa tra 18 e 65 anni, un campione rappresentativo di occupati, studenti e non occupati, a cui è stato chiesto quali fattori rendano un’azienda attrattiva tra le 150 selezionate con oltre 1000 dipendenti con sede in Italia e conosciute da almeno il 10% della popolazione.

La classifica – Il Randstad Employer Brand 2020 è stato assegnato alle tre organizzazioni più ambite dai potenziali dipendenti. Al primo posto nelle preferenze degli italiani c’è Ferrero, votata dal 77,7% degli intervistati. In seconda posizione si colloca Feltrinelli, scelta dal 69,4% del campione. Chiude il podio Automobili Lamborghini indicata dal 69,3% dei potenziali dipendenti.

Ferrero è risultata in cima alle preferenze degli italiani anche negli ambiti sicurezza del posto di lavoro, ottima reputazione, atmosfera di lavoro piacevole e work-life balance.

Cosa cercano i lavoratori – Il fattore più importante per gli italiani al momento di scegliere un datore di lavoro è l’equilibrio fra vita professionale e privata, indicato dal 52% del campione, seguito da un’atmosfera di lavoro piacevole (51%), retribuzione e benefit interessanti (47%), sicurezza del posto di lavoro (46%) e opportunità di carriera (36%). Se guardiamo alle risposte dei colleghi europei, retribuzioni e benefit interessanti occupano la prima posizione (votati dal 59% degli intervistati), davanti a atmosfera di lavoro piacevole (51%), sicurezza del posto di lavoro (48%), work-life balance (47%) e opportunità di carriera (36%).

Per le lavoratrici sono molto importanti l’equilibrio fra lavoro e vita privata (54% contro il 50% dei colleghi), l’atmosfera di lavoro piacevole (55%, +9% sui colleghi), la sicurezza del posto di lavoro (47%, +3%) e la flessibilità (39%, 12 punti in più dei colleghi). I colleghi, invece, sono più attenti a retribuzioni e benefit (48% contro il 46% delle donne), opportunità di carriera (37%, +3% sulle dipendenti), solidità finanziaria (38%, +9%) e buona reputazione (24% contro il 17% delle colleghe).

Ma le differenze più evidenti emergono per fasce di età: i giovani sotto ai 25 anni cercano più degli altri un’azienda che valorizzi la diversità e l’inclusione (23%), oltre metà dei Millennials (il 54% dei 25-34enni) dà la priorità all’atmosfera di lavoro piacevole, per la generazione dei 35-54enni sono molto importanti retribuzione e benefit (48%), mentre gli over 55 guardano soprattutto alla solidità finanziaria dell’azienda (40%).

 Cosa offrono le aziende – Nella percezione dei potenziali dipendenti, però, ciò che offrono le aziende italiane non corrisponde alle loro aspettative. Sia l’attuale datore di lavoro sia il resto delle imprese si concentrano soprattutto sulla solidità finanziaria e sull’ottima reputazione, che nei desideri dei lavoratori occupano rispettivamente la sesta e l’ottava posizione. Il work-life balance, in cima alle priorità dei dipendenti, si trova solo al sesto posto nell’offerta dell’attuale datore di lavoro e al nono in quella della media delle imprese italiane. L’atmosfera di lavoro piacevole, il secondo obiettivo dei lavoratori, è solo la quinta priorità del datore di lavoro e l’ottava del resto delle aziende, mentre retribuzione e benefit, al terzo posto fra i lavoratori, si colloca in sesta posizione fra ciò che offrono le l’imprese e solo in decima nelle proposte dell’attuale datore di lavoro.

I settori più ambiti – I settori più attraenti per i potenziali dipendenti sono media, automotive, servizi informatici, industria aeronautica e largo consumo. Secondo il campione intervistato, il settore media offre prevalentemente solidità finanziaria, ottima reputazione e lavoro interessante. Alla solidità finanziaria l’automotive affianca le nuove tecnologie e un’ottima reputazione, il largo consumo un’ottima reputazione e la sicurezza del posto. Industria aeronautica e servizi informatici sono primi per uso delle nuove tecnologie e puntano su stabilità finanziaria e ottima reputazione.

Come cercano lavoro gli italiani – Nell’ultimo anno il 17% degli italiani ha iniziato a lavorare per un’altra azienda, l’83% non ha cambiato lavoro e il 28% di questi ultimi ha intenzione di farlo nei prossimi dodici mesi. Per tutti il work-life balance è il primo fattore su cui si basa la scelta del datore di lavoro, seguito da atmosfera di lavoro piacevole e da retribuzione e benefit interessanti.

I contatti personali sono anche nel 2020 il canale più utilizzate per trovare un nuovo impiego, indicati dal 29% del campione, anche se in calo rispetto al 38% che li aveva votati un anno fa, seguiti dalle agenzie per il lavoro (26%). Le ricerca di nuove opportunità si svolge sempre più online: LinkedIn è il terzo canale più utilizzato ed è cresciuto di ben dieci punti rispetto al 2019 (23%), e cresce anche l’uso di siti web come Subito.it (21%, +5%), Infojobs (20%, +4%), Google (17%, +5%) e portali specializzati in annunci di lavoro (19%, +6%), fra cui emergono Indeed (60%) e Jobs.com (32%). Il 16% cerca direttamente nella sezione “Lavora con noi” dei siti aziendali, solo il 9% si rivolge ai servizi pubblici per l’impiego, il 7% ai recruiters, il 6% alle fiere del lavoro. Più di una persona su dieci consulta i social media per trovare un impiego, soprattutto Facebook (79%), poi Instagram (32%), Twitter (13%) e Snapchat (11%).

Perché cambiare lavoro – Per oltre la metà di chi ha cambiato lavoro o ha intenzione di farlo nei prossimi dodici mesi la motivazione è economica: il 53% cerca uno stipendio più elevato, il 50% benefit più interessanti. Il 15% di chi ha cambiato per avere una busta paga più pesante non ha però ottenuto nessun miglioramento, il 20% ha visto il suo stipendio crescere fino al 5%, il 20% fino a un +10%, il 10% fino a un +15%, il 14% fino a un +20%. Per quasi sette intervistati su dieci (68%), invece, le ragioni sono prevalentemente emotive: circa uno su due non si sentiva più motivato (il 49% di chi ha cambiato, il 52% di chi vuole farlo), il 40% percepisce troppa distanza fra i propri valori e quelli aziendali, più di un terzo ha un cattivo rapporto con manager e colleghi (38% di chi ha già cambiato, 32% di chi lo farà).

Le motivazioni economiche coinvolgono quasi tutte le fasce di età, con il 54% degli under 25, dei Millennial (25-34enni) e della Generazione X (35-54enni) che lascerebbe l’attuale datore di lavoro se ricevesse uno stipendio più elevato altrove. I benefit sono particolarmente ricercati dai Millennial, che nel 53% cambierebbero se trovassero un datore di lavoro più generoso su questo fronte. Il cattivo rapporto con il superiore è una buona motivazione per cercare altre opportunità soprattutto per Millennial e Generazione X (34%). Per i 35-54 spesso la propensione al cambiamento deriva da una mancanza di motivazione (53%) o da una mancata corrispondenza fra i propri valori e quelli aziendali (42%).

I benefit più richiesti dai lavoratori – Il disallineamento fra aspirazioni dei lavoratori e l’offerta delle aziende risulta evidente anche analizzando i benefit più desiderati e più ricevuti dai potenziali dipendenti. I benefit più richiesti sono l’assistenza sanitaria (indicata dal 78% del campione), l’orario di lavoro flessibile (78%), benefici supplementari per le vacanze (come ferie annuali e periodo sabbatico, 74%), il rimborso totale o parziale delle spese di viaggio o mobilità (74%), formazione interna o formazione continua sovvenzionata (70%). Fra questi il più riconosciuto dalle aziende è l’orario di lavoro flessibile, ottenuto dal 46% del campione, seguito da assistenza sanitaria (39%), formazione (38%), rimborsi per le spese di viaggio o mobilità (21%) e supplementi per le vacanze (20%). Quasi tre Millennial su quattro (73%) sono interessati a una vacanza aggiuntiva come benefit aziendale, i colleghi più giovani desiderano un’assicurazione viaggi (63%), i 35-54enni aspirano a un piano mensa o ai pasti sovvenzionati, mentre i lavoratori senior oltre i 55 anni richiedono più spesso l’assistenza sanitaria (86%).

Business 6 Luglio, 2020 @ 10:42

Slash worker: chi sono gli accumulatori seriali di professioni e perché lo fanno

di Forbes.it

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ragazzi scherzano su una panchina
(GettyImages)

di Amalia Verzola

Social media manager, life coach e architetto. Organizzatrice di eventi, formatrice in azienda e project manager. Il mondo del lavoro è diventato sempre più liquido, complice una crisi strutturale che non sembra attenuarsi e che si farà sempre più aspra a causa del COVID-19. Crollato il mito del posto fisso, si sgretolano ormai anche i percorsi lavorativi lineari. Se il mondo del lavoro è in assetto da guerra, accumulare posti di lavoro all’apparenza inconciliabili diventa tattico. Fenomeno congiunturale o scelta consapevole?

Si chiamano slash worker, cumulano attività lavorative differenti, e lo fanno per scelta. I dati Eurostat mostrano che nel 2018 il 5% delle persone nell’UE-28 con un titolo di istruzione superiore aveva più di un’attività lavorativa. Secondo la ricerca condotta da ACTA su un campione di 900 freelance italiani nell’ambito del progetto finanziato dalla Commissione Europea I-WIRE, gli intervistati sono diventati autonomi per scelta, per essere indipendenti, dare spazio alla propria creatività e poter avere maggior presa sul proprio lavoro e sulla propria vita. Un cambiamento culturale di spessore, se si considera che la maggior parte degli intervistati è disposta a pagare il prezzo della precarietà pur di poter decidere in autonomia il proprio percorso professionale. Dalla ricerca emerge infatti che gli intervistati sono globalmente soddisfatti della loro condizione lavorativa: l’11,8% è sempre soddisfatto, il 51% è spesso soddisfatto, e solo il 7% non lo è mai. Un nuovo paradigma del lavoro che merita interesse, e che rappresenta un’occasione per ripensare il rapporto tra dipendente e azienda, declinandolo sul piano dell’agilità.

Profili fluidi, caratterizzati da identità professionali plurime e un mix di competenze all’apparenza inconciliabili, spesso legate a passioni personali. Dalle analisi emerge che il 31% degli intervistati svolge 4 o più professioni differenti. Se molto spesso è la necessità di dover sbarcare il lunario a costringere a impegnarsi su più fronti lavorativi, ancora più spesso questa ibridazione è una scelta consapevole. “Questo fenomeno interessa più generazioni, e non soltanto quella dei Millennials – sostiene Marielle Barbe, autrice di Profession Slasheur (Marabout, 2017) e coach/formatrice/consulente/keynote speaker –. Queste figure professionali sono animate dalla curiosità, dal desiderio di apprendere, ma anche e soprattutto dal desiderio di dare un senso alle proprie attività lavorative. E quello che emerge dai dati, è che si tratta di una scelta deliberata”. Alla rarefazione degli impieghi stabili, gli slash worker reagiscono con una narrazione positiva, trasformando la precarietà in opportunità. Percorsi ibridi che da un lato rappresentano una risposta strategica alla crisi del mondo del lavoro, e dall’altro una vera e propria sfida per le aziende, che si trovano così a dover rivedere i loro modelli manageriali per poterli adattare ad una cultura del lavoro più elastica.

Trasformazione digitale, obsolescenza delle competenze, sovrapposizione sempre più problematica di lavoro e vita personale, nomadismo lavorativo e smart working. La crisi del lavoro è una crisi multipla, e in essa convergono molti elementi da tenere in considerazione. Nell’era ATAWAD, acronimo che sta ad indicare AnyTime AnyWhere AnyDevice, sono proprio il work-life balance e la formazione continua a diventare criteri di orientamento professionale sempre più rilevanti. “Le aziende devono considerare l’individuo nella sua globalità, e proporre nuovi modelli di gestione delle risorse umane, più agili – suggerisce Barbe –. Bisogna accompagnare questo cambiamento culturale per prevenire la demotivazione sul lavoro”. L’attrattività di un’azienda sta anche e soprattutto nell’attenzione che essa presta al benessere dei dipendenti. “Ma non esiste un modello univoco – sostiene Barbe–. Valorizzazione dei talenti e esaltazione delle competenze multiple, mobilità interna, flessibilità, creatività e innovazione. È necessario investire su una strategia che punti a preservare il benessere psico-fisico dei dipendenti e che riconosca il valore aggiunto dei profili atipici”.

Il colosso francese BNP-Paribas l’ha capito da tempo. Già nel 2015 veniva infatti lanciata l’iniziativa #tribudesagiles, finalizzata a valorizzare internamente le competenze multiple dei dipendenti attraverso delle missioni di corta durata al servizio di altre équipe, spalmate però sul tempo di lavoro. Un progetto innovativo che non solo fa suoi i principi della sharing economy, ma rappresenta anche un nuovo modello manageriale, più agile, semplificato. L’innovazione non è però solo una prerogativa del settore privato. Il governo canadese ha lanciato nel 2016 l’iniziativa Canada’s Free Agents, un modello sperimentale che permette ai funzionari pubblici di costruire la loro carriera impegnandosi su progetti a scadenza periodica. E in accordo con le aspirazioni del momento. Una sperimentazione agile che ha un duplice obiettivo. Da un lato, accompagnare l’evoluzione professionale dei dipendenti, garantendo un allineamento costante delle missioni di lavoro con gli interessi personali. Dall’altro, testare un approccio più elastico per poter mobilitare competenze su progetti puntuali, in una logica orientata all’innovazione e al problem-solving.

La crisi sanitaria attuale ha accelerato quel processo di trasformazione del mondo del lavoro che era in atto già da parecchi anni. La sfida principale, oggi, è quella dell’agilità. Restare in ascolto, decostruire, tentare, innovare, adattarsi rapidamente. Le metriche della performance lavorativa, in futuro, si baseranno sempre più sulla capacità di reinventarsi. E gli slash worker, spesso guardati con sospetto, sembrano avere tutte le carte in regola per poter affrontare con efficacia le sfide di una società in continua evoluzione.

Business 23 Giugno, 2020 @ 2:28

Milano ai vertici mondiali per la creazione di “green jobs”, dice Linkedin

di Forbes.it

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Milano, Bosco verticale - sostenibilità e edilizia green
(shutterstock.com)

Milano conferma la sua anima green. Secondo una ricerca appena realizzata da LinkedIn, Milano è al 7° posto nella Top 10 mondiale delle città con la più alta concentrazione di professionisti dei “green jobs”, ovvero delle attività legate all’ambito della sostenibilità ambientale.

 Sostenibilità ambientale: lavorare nella green economy piace sempre di più

Già avviati verso un processo di consapevolezza circa l’importanza della tutela ambientale per uno sviluppo futuro sostenibile, il lockdown pare aver dato a tutti, dai governanti alle aziende ai cittadini, la speranza di poter riuscire a raggiungere la cosiddetta climate neutrality entro il 2050.

A confermare questa tendenza verso le attività “green”, arriva dunque la ricerca realizzata da LinkedIn che, grazie al suo punto d’osservazione preferenziale, evidenzia come il settore della sostenibilità stia crescendo in termini di offerta lavorativa e interessi e specializzazioni dei professionisti.

Guardando al futuro, una delle poche conseguenze positive legate all’attuale crisi sanitaria è da riscontrarsi nel settore della sostenibilità. La crisi ha contribuito a ridurre l’inquinamento, e ciò potrebbe dare una certa carica a iniziative relative alla sostenibilità ambientale, che erano necessarie da tempo. E da questo punto di vista, le amministrazioni locali di città come Milano, Manchester o Liverpool hanno già annunciato dei piani volti a ripensare le modalità con le quali queste città possono essere più rispettose dell’ambiente”, ha commentato Mariano Mamertino, Senior Economist di LinkedIn.

Per svolgere questo studio LinkedIn ha utilizzato i dati relativi ai suoi 675 milioni di membri per identificare le tendenze nel mercato del lavoro alla luce della maggiore consapevolezza e le azioni concrete nei confronti del cambiamento climatico e della sostenibilità. I dati sono rappresentativi dei membri iscritti a LinkedIn. Il monitoraggio delle offerte di lavoro pertinenti al mondo della sostenibilità e i membri che utilizzano la parola sostenibilità per descrivere il proprio ruolo lavorativo, sono elementi che hanno permesso a LinkedIn di tracciare un quadro dello stato delle professioni legate alla sostenibilità

Offerte di lavoro per “green job” in Europa: numeri in aumento di quasi del 50%

Due gli aspetti più rilevanti ricavati dall’indagine LinkedIn focalizzandoci sull’Europa:

  • Il numero di professionisti nel campo della sostenibilità in Europa è aumentato del 13% nell’ultimo anno, registrando un incremento maggiore della media globale del 7,5%;
  • Anche la domanda di “green job” è cresciuta, con un aumento dei posti di lavoro legati alla sostenibilità in Europa pari al 49%.

Le città nel mondo dove ci sono più professionisti della sostenibilità ambientale

Per chi entrare a far parte del settore della green economy rappresenta la propria aspirazione, ecco la classifica stilata da LinkedIn delle prime 10 città nel mondo con la più alta concentrazione di professionisti nell’ambito della sostenibilità:

1. Stoccolma (Svezia)

2. Helsinki (Finlandia)

3. Amsterdam (Olanda)

4. Zurigo (Svizzera)

5. Vancouver (Canada)

6. Londra (Regno Unito)

7. Milano (Italia)

8. Auckland (Nuova Zelanda)

9. Melbourne (Australia)

10. Washington (Stati Uniti)

Con Milano dunque al 7° posto a livello mondiale, l’Italia è uno dei paesi migliori per una carriera nell’ambito dei “green jobs”.

Life 30 Maggio, 2020 @ 4:05

LinkedIn: assunzioni in Italia in lieve ripresa. I 5 ruoli più ambiti dai candidati

di Forbes.it

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LinkedIn
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Il lockdown ha segnato profondamente l’economia mondiale con la maggior parte delle attività chiuse nei paesi avanzati. Il tasso di disoccupazione è così salito alle stelle e ci vorrà molto tempo perché la situazione si normalizzi, in Usa Goldman Sachs prevede ci vorranno almeno due anni. Tuttavia, una leggera speranza che con la ripartenza il trend negativo stia cominciando a invertirsi ce la dà LinkedIn.

Analizzando il LinkedIn Hiring Rate (LHR), ovvero l’indice che corrisponde alla percentuale di membri di LinkedIn che hanno aggiunto un nuovo datore di lavoro al proprio profilo nello stesso mese in cui è iniziato il nuovo lavoro, diviso per il numero totale di membri di LinkedIn in quel paese, il più grande network professionale al mondo ha rilevato come i dati sulle assunzioni dipingono in generale un quadro in lento recupero:

  • In Cina, dopo 12 settimane di graduale ripresa, il tasso di assunzioni si è lentamente stabilizzato ai livelli del 2019, ma non sono ancora visibili segni di una crescita totale delle assunzioni rispetto a un anno fa.
  • In Europa, dove i paesi sono parecchie settimane indietro rispetto alla Cina, si sta assistendo proprio all’inizio di una ripresa, in particolare in Francia, dove i tassi di assunzione stanno iniziando a salire dai minimi di aprile.
  • Negli Stati Uniti il tasso di assunzioni si è stabilizzato nelle ultime due settimane, attestandosi attorno al -34% rispetto allo stesso periodo nel 2019. Potremmo vedere presto segni di ripresa, ma qualsiasi miglioramento considerando le decine di milioni di posti di lavoro persi, potrebbe ancora voler dire enormi livelli di disoccupazione per mesi o anni. Ci si aspetta una ripresa lunga.

LinkedIn, Italia: tasso di assunzioni in leggero rialzo

Focalizzando lo sguardo sulla situazione nel nostro Paese, LinkedIn ha rilevato che in questa fase della crisi, il tasso di assunzioni in Italia sta iniziando a stabilizzarsi. Viene registrato un -44% anno su anno, rispetto ai dati aggiornati al 23 maggio, che rappresenta comunque una crescita di 18 punti percentuali rispetto al -62% anno su anno, segnalato qualche settimana fa.

I lavori più ambiti in Italia secondo l’analisi LinkedIn

In un periodo nel quale l’impatto economico del COVID-19 si fa sentire in tutti i settori in Italia, ci sono comunque settori industriali che hanno continuato ad assumere, e ruoli professionali che hanno continuato a registrare un gran numero di candidature. Tra questi ruoli, i 5 che hanno registrato un numero maggiore di candidature tra marzo e aprile 2020 sono:

1) Legal Specialist

Principali competenze richieste: Legal research, legal writing, corporate law

Settori industriali: Energia, Servizi in ambito Corporate, Finance

2) Director of Operations

Principali competenze richieste: Business planning, business strategy, operations management

Settori industriali: Software & IT Services, Trasporti e Logistica, Beni di consumo

3) Logistics Manager

Principali competenze richieste: Logistics Management, supply chain management, warehouse management systems

Settori industriali: Manifattura, Beni di consumo, Software & IT Services

4) Direttore delle vendite

Principali competenze richieste: Sales management, business planning, marketing strategy

Settori industriali: Software & IT Services, Corporate Services, Manifattura

5) Customer Specialist

Principali competenze richieste: Customer experience, problem solving, customer service

Settori industriali: Beni di consumo, Finance, Entertainment

Video 29 Maggio, 2020 @ 11:31

Cingolani, Canegrati e Sfondrini a confronto sul futuro del lavoro. Rivedi il video dell’evento HP

di Forbes.it

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Gli ospiti dell’evento organizzato da HP in collaborazione con Forbes

Tre grandi ospiti per tratteggiare il futuro del lavoro. E tre domande per comprendere cosa le aziende possono fare fin da subito.

  • Come è già cambiato il modo di lavorare, di comunicare e di apprendere?
  • Cosa servirà per una trasformazione sia operativa che culturale? Con quali investimenti?
  • Come cambieranno i luoghi di lavoro e quale sarà la dotazione del futuro di un lavoratore?

Con le risposte di:

  • Roberto Cingolani, chief technology & innovation Officer di Leonardo e membro della task force di Vittorio Colao,
  • Tino Canegrati, AD – HP Italy
  • Riccardo Sfondrini, responsabile Direzione Centrale Acquisti Intesa Sanpaolo

E’ la sintesi di quanto andato in scena ieri nella tavola rotonda virtuale “La tecnologia come abilitatore per un nuovo modo di lavorare” organizzata da HP in collaborazione con Forbes e di cui vi proponiamo il video completo.

Life 28 Maggio, 2020 @ 2:24

Goldman Sachs: i danni all’occupazione potrebbero trascinarsi anche per due anni, specie negli Usa

di Forbes.it

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Coronavirus: lockdown covid-19
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Articolo di Sergei Klebnikov apparso su Forbes.com

Con la pandemia di coronavirus che sta causando il caos nell’economia degli Stati Uniti, il tasso di disoccupazione è salito alle stelle e potrebbe rimanere elevato per i prossimi due anni poiché molte perdite di posti di lavoro non verranno recuperati rapidamente, afferma Goldman Sachs in una recente nota.

Aspetti chiave

  • Goldman prevede che il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti a causa della pandemia da coronavirus raggiungerà un picco del 25%, secondo una nota recente firmata dal suo capo economista Jan Hatzius.
  • È probabile che il tasso di disoccupazione possa rimanere elevato più a lungo del previsto: mentre molti lavoratori sono in “congedo temporaneo”, non tutti saranno riassunti rapidamente, sottolinea la banca d’affari.
  • L’elevata disoccupazione persisterà a causa delle politiche che [negli Usa] scoraggiano i lavoratori dal tornare alla propria attività, afferma Goldman.  Goldman afferma: “Rispetto a un sistema di tipo europeo più focalizzato sulla conservazione del lavoro [tramite sussidi salariali], molti dovranno trovare nuovi posti di lavoro”.
  • Paesi come gli Stati Uniti che fanno affidamento su maggiori sussidi di disoccupazione hanno quindi “creato significativi incentivi contro il mantenimento dei rapporti di lavoro esistenti”, che si indeboliranno nel tempo.
  • La maggior parte dei lavoratori americani ora ottiene entrate più elevate dalla disoccupazione di quanto non riceve dall’impiego, specialmente nei settori a basso salario, osserva Hatzius.
  • Ciò si tradurrà in una situazione in cui il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti rimarrà intorno al 12% fino alla fine del 2020 e rimarrà ancora dell’8% fino al 2021, “ben al di sopra dei livelli della maggior parte delle altre economie avanzate”, prevede il massimo economista di Goldman.

Dichiarazione di rilievo

“Concludiamo che la crisi della disoccupazione negli Stati Uniti non ostacolerà una ripresa economica a breve termine, ma è anche improbabile che scompaia rapidamente”, ha riassunto Hatzius.

Fatto sorprendente

Il tasso di disoccupazione è salito a livelli record in quasi tutti gli Stati il ​​mese scorso: in 43 Stati la disoccupazione è salita a livelli storici in aprile, secondo una recente analisi del Bureau of Labor Statistics.

Grandi numeri: oltre 38 milioni

Questo è il numero di americani che hanno presentato domanda di sussidio di disoccupazione nelle ultime nove settimane, secondo i rapporti settimanali sulle richieste di indennità di disoccupazione del Dipartimento del Lavoro.

Contesto chiave

Il coronavirus ha causato il più alto tasso di disoccupazione negli Stati Uniti dalla Grande Depressione del 1929. Il tasso di disoccupazione ha toccato un picco nell’era post-Seconda Guerra Mondiale, salendo al 14,7% il mese scorso, rispetto al 4,4% di marzo. Prima dello scoppio del coronavirus negli Stati Uniti alla fine di febbraio, il tasso di disoccupazione era al minimo da 50 anni, con un tasso pari al 3,5%.

Forbes Italia 25 Maggio, 2020 @ 4:25

Il lavoro non sarà più lo stesso, un evento di Hp e Forbes spiega come cambierà

di Forbes.it

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Gli uffici come li conosciamo esisteranno ancora? O forse lo smartworking è destinato a ricoprire uno spazio sempre più grande dell’ambito lavorativo anche una volta usciti dall’emergenza? E allora come dovranno cambiare i processi di lavoro, le infrastrutture e le dotazioni tecnologiche delle aziende? E ancora, quale cambio culturale sarà necessario per i manager e per tutti i lavoratori?

Se il lockdown è stato un poderoso acceleratore per l’adozione della tecnologia nelle aziende, ora è il momento di trasformare la risposta a un’urgenza in un’opportunità per traghettare le imprese italiane nel futuro.  E’ il momento quindi di passare dalla reazione all’evoluzione.

Proprio di questo passaggio si parlerà il 28 maggio in una tavola rotonda virtuale dal titolo “La tecnologia come abilitatore per un nuovo modo di lavorare”, organizzata da HP e Forbes.

All’evento, che si aprirà con un intervento speciale a cura di Roberto Cingolani, fondatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia e membro della task force di Vittorio Colao, parteciperanno Santino Canegrati , a.d. di HP Italy e Riccardo Sfondrini, direttore acquisti di Intesa Sanpaolo.

L’incontro sarà moderato da Marco Barlassina  editor in chief di Forbes.it.

E’ possibile iscriversi già da ora, cliccando su questo link.

Business 18 Maggio, 2020 @ 4:25

Il Decreto Rilancio ha lasciato un buco sui licenziamenti, ma la loro revoca è dietro l’angolo

di Massimiliano Carrà

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Un lunedì a rischio licenziamenti. È questa la situazione controversa che milioni di lavoratori italiani stanno vivendo in queste ore a causa del buco normativo creatosi tra l’entrata in vigore del cosiddetto decreto Cura Italia e quella prossima del decreto Rilancio.

Per capire cosa sta succedendo è opportuno però fare un passo indietro e tornare al 17 marzo, giorno in cui è stato ratificato il decreto Cura Italia. Infatti, per “non permettere a nessuno di perdere il lavoro a causa del coronavirus”, il governo Conte ha inserito all’interno del suddetto decreto il blocco dei licenziamenti individuali e collettivi per la durata di 60 giorni.

Ciò significa, che fino al 17 maggio, ossia ieri, nessun datore di lavoro avrebbe potuto licenziare un proprio dipendente, se non per gravi motivi disciplinari. Ma attenzione: visto che il nuovo decreto Rilancio (che estende il blocco dei licenziamenti per altri tre mesi) non è stato ancora ratificato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, è come se lo scudo attivato dall’esecutivo giallorosso sui lavoratori italiani oggi si fosse spento, permettendo quindi alle aziende di poter procedere ai licenziamenti. Un vero e proprio buco normativo.

Licenziamenti: le aziende rischiano una condanna

Anche se il rischio di veder crescere i casi di licenziamenti nella giornata di oggi è concreto, è opportuno precisare un aspetto fondamentale che può far star tranquilli tutti i lavoratori italiani e che consiglia alle aziende di evitare di intraprendere strade tortuose: un eventuale licenziamento intercorso nella giornata di oggi sarebbe infatti facilmente impugnabile e quindi revocato.

I pareri raccolti dalla nostra redazione presso diversi studi legali specializzati in diritto del lavoro è sostanzialmente unanime: “Anche se dal punto di vista tecnico – visto che il Decreto Rilancio non è stato ancora ratificato – è possibile avviare una procedura di licenziamento, tuttavia il suddetto decreto è stato già approvato”, pertanto le aziende si esporrebbero a rischi non indifferenti.

Ciò significa, sottolineano gli esperti, che “i licenziamenti possono essere facilmente impugnati, e successivamente revocati, con annesse condanne per i datori di lavoro”.

Business 15 Maggio, 2020 @ 3:06

Twitter consentirà ai dipendenti di lavorare da casa per sempre

di Forbes.it

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Twitter, la sede di San Francisco
La sede di Twitter a San Francisco (shutterstock.com)

Articolo di Rachel Sandler per Forbes.com

Twitter darà a tutti i suoi dipendenti il ​​diritto di lavorare da casa anche dopo che l’emergenza coronavirus sarà rientrata, ha annunciato la società martedì. Questo è il cambiamento più radicale riguardante le politiche di telelavoro in ufficio da parte di una grande azienda tecnologica nel mezzo alla pandemia.

Aspetti chiave

  • I dipendenti possono scegliere di tornare in ufficio o continuare a lavorare da casa per sempre se sono in grado di compiere il proprio lavoro da lì, ha dichiarato la società in una e-mail interna segnalata per la prima volta da BuzzFeed News.
  • Twitter con sede a San Francisco ha dichiarato che non aprirà i suoi uffici prima di settembre e continuerà a vietare i viaggi d’affari e gli eventi aziendali dal vivo per il resto dell’anno.
  • Twitter aveva già intrapreso azioni prima della pandemia per ridurre la sua presenza a San Francisco costituendo una forza lavoro più distribuita.
  • L’annuncio segue quelli simili di altre grandi aziende tecnologiche: Google e Facebook consentono ai dipendenti di lavorare da casa fino alla fine del 2020, mentre Amazon e Microsoft hanno esteso le loro politiche fino alla fine di ottobre.

Dichiarazione rilevante

“Ci siamo posizionati in maniera univoca per rispondere rapidamente e consentire alle persone di lavorare da casa data la nostra enfasi sul decentramento e il supporto di una forza lavoro distribuita in grado di lavorare da qualsiasi luogo. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che possiamo fare funzionare questo sistema”, ha detto il portavoce di Twitter.

Contesto chiave

Le aziende tecnologiche della Silicon Valley e di Seattle, tra cui Twitter, sono state tra le prime a incaricare i propri dipendenti di lavorare da casa, anche prima che i funzionari locali emettessero ordini per mettersi al sicuro. Sebbene questa azione da sola non abbia comunque risparmiato i centri tecnologici dal svilupparsi di focolai più gravi, gli esperti di salute pubblica affermano che queste azioni probabilmente hanno contribuito al successo del distanziamento sociale nelle prime fasi.

Notizia correlata

Anche se alcuni stati iniziano a riaprire le attività commerciali, le grandi aziende nelle principali aree metropolitane stanno ancora indirizzando i propri dipendenti a lavorare da casa. Gli annunci delle principali aziende tecnologiche indicano che i normali lavori d’ufficio non torneranno più gli stessi per ampie fasce della popolazione fino almeno dopo l’estate.

Cosa tenere sottocchio

Altre società potrebbero seguire l’esempio di Twitter e rendere permanente il telelavoro.