L’approccio open alla lotta al Covid: COVmatic, il sistema robotico di 30 giovani italiani che analizza 5mila tamponi al giorno

COVmatic
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Generazioni, valori e operazioni a confronto. COVmatic è l’emblema di un approccio “open” – open source e open innovation. Si tratta di 21 robot ad alta produttività e precisione, creati per processare tamponi: uno ogni 28 secondi, per una capacità potenziale di 5mila unità al giorno. Il sistema si trova nell’ospedale di Calcinate, in provincia di Bergamo, la più colpita dalla pandemia. Da una parte COVmatic, dall’altra il monopolio, i diritti esclusivi, i brevetti iper-protetti dei colossi farmaceutici, con gli inevitabili rallentamenti nella produzione dei vaccini. 

L’operazione COVmatic è il frutto di professionisti trentenni, più vicini alla generazione Z che alla X. Millennial per i quali la responsabilità sociale è un valore chiave. Hanno lavorato al progetto pro bono, mettendo a disposizione le proprie competenze. Super-competenze, anzi, perché questa squadra di trenta giovani, esperti di robotica, software e biotecnologie, raccoglie il meglio delle università e dei centri di ricerca: dal Politecnico di Milano all’Iit di Genova, fino al Mit di Boston.

Come è nato COVmatic

Alberto Cammarota COVmatic
Alberto Cammarota, promotore del progetto COVmatic

“Siamo partiti in tre. Io, Fred Parietti – cinque anni al Mit, ora una sua azienda nella Silicon Valley – e Alice Melocchi, che ha studiato al Mit e ora lavora tra Milano e la California”. A parlare è Alberto Cammarota, 32enne di Bergamo, stratega dell’operazione, consulente di Porsche Consulting e cofondatore del network L-Move.

“Nelle nostre telefonate riflettevamo sul fatto che si parlava di fase due, ma non c’erano risposte concrete sul tema dei test”, ricorda. “Così, pensammo a come applicare la robotica per arrivare a una soluzione. Alice e Fred individuarono la tipologia di robot, io attivai il mio network, coinvolgendo in primis il Rotary Distretto 2042. Prese così il via la raccolta fondi: 400mila euro in due settimane. Sono stati comprati così i macchinari, collocati nell’ospedale di Calcinate, dove è stato creato un nuovo concept di laboratorio biotech. Serviva un mix di competenze. Così coinvolsi un recruiter che in pochi giorni individuò trenta professionisti, da università e aziende, pronti a mettersi in gioco pro bono”.

È stato proprio Cammarota a mettere insieme la squadra e a ottenere il sostegno di Distretto Rotary 2042, Asst di Bergamo Est, Porsche Consulting e Multiply Labs.

Il progetto ha preso forma nell’aprile 2020, è diventato operativo in settembre e in sei mesi già ha quadruplicato i risultati. Oggi il sistema agisce per la finalità per la quale è stato ideato: cerca l’rna virale del Covid attraverso la robotica applicata  alla biologia molecolare. Archiviata la pandemia, sarà comunque scalabile, perché “si presta ad analisi che hanno un processo simile”, spiega Cammarota. “Penso, ad esempio, a quelle genetiche. Il nuovo concetto di laboratorio, ideato per il Covid, ha consentito di sperimentare nuove metodologie di lavoro. Basti pensare che l’ospedale di Calcinate ha già assunto ingegneri da affiancare ai biologi”.

L’approccio open

COVmatic

La chiave di volta sta nel fatto che non è stata inventata alcuna tecnologia: la novità sta nell’approccio, nell’avere incrociato competenze e saperi e averli convogliati in un processo ad alta efficienza. COVmatic è open source: una piattaforma web mette a disposizione di tutti i laboratori interessati l’intera documentazione di progetto e tutto il lavoro fatto in questi mesi. È l’emblema di un’iniziativa che fa capo a un giovane, Cammarota, che – per affinità – ha saputo coinvolgere il migliore capitale umano a disposizione.

Cammarota spiega di avere compreso, dopo anni da project manager, che “spesso si è tentati di costruire le squadre circondandosi di persone simili a sé. È un’idea invitante, perché rende molto più facile l’interazione, e forse può funzionare su piccola scala. Ma su larga scala il segreto è trovare la persona giusta per ogni ruolo, attorniandosi di persone diverse che, soprattutto a livello di soft skills, possano rendere il team veramente completo. In un progetto di open innovation, il cui valore potenziale cresce esponenzialmente all’aumentare dei componenti, è cruciale che ogni persona possa trasferire la visione e ispirarne altre. Quando ho pensato alle figure per il progetto COVmatic, avevo in mente persone, prima che ruoli”.