La startup che vuole rivoluzionare le consegne a domicilio “in un batter di ciglia”

I fondatori di Blink. Da sinistra: Marco Boretto, Jacopo Berlusconi (dietro), Giulio Cantoro e Marco Turetta. Con loro nel team anche Pierluigi Omar Giancola.
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Articolo tratto dal numero di marzo 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

In un colpo d’occhio la realtà accelera. Succede a Blink (in inglese vuol dire battito di palpebra, ndr) che ha debuttato sul mercato nella primavera 2020 ed è stata selezionata prima da Techstars e, da marzo, anche da YCombinator, il secondo e il primo incubatore degli Stati Uniti e quindi del mondo. È come avere l’ingresso nel paradiso delle startup. “Per quanto ne sappiamo siamo i primi nella storia a fare contemporaneamente i due programmi”, dicono super emozionati Jacopo Berlusconi e Giulio Cantoro, entrambi di 26 anni, che hanno creato una piattaforma per la consegna dei pacchi che hanno chiamato Blink per dare l’idea della velocità. E, aggiungiamo noi, per ‘strizzare l’occhio’ alle smart city e alla sostenibilità.

Tutto qui? Sì, perché the last mile is the new holy grail, come dicono gli americani. L’ultimo miglio, la fase di consegna di un oggetto al cliente, è il sacro Graal della logistica contemporanea, l’oggetto misterioso della mobilità nelle grandi città e chi si avvicina alla soluzione viene immediatamente notato, soprattutto dopo l’esplosione dell’e-commerce per effetto della pandemia “A noi l’idea è venuta dalla frustrazione di cittadini che vedono furgoni parcheggiati male, di conseguenza traffico difficoltoso, e aria irrespirabile. E allora ci siamo domandati: che cosa possiamo fare?”.

Cantoro, nato a Palermo, cresciuto a Pesaro, studi a Bologna, è laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano. Berlusconi, che non ha alcun imprenditore in famiglia nonostante il cognome e le origini milanesi, è anche lui un laureato del Politecnico ma in ingegneria energetica. Si conoscono all’Alta Scuola Politecnica e cominciano a pensare, insieme con Marco Turetta, il terzo co-fondatore, di fare qualcosa insieme. “Non vedevamo solo il problema del traffico e dell’inquinamento. Eravamo anche clienti che dovevano stare in casa ad aspettare che arrivasse qualcosa comprata online, senza sapere quando”, raccontano. 

“Da ingegnere mi metto ad analizzare i sistemi di consegna e con i miei studi di logistica mi rendo conto che i prodotti vengono consegnati con lo stesso modello utilizzato dai corriere per la consegna dei pacchi ai negozi”, aggiunge Giulio. “Non può esserci una soluzione alternativa?”. 

La risposta è l’uso di mezzi leggeri, come quelli utilizzati dai rider per il food delivery. Bici, quindi, e scooter. Quando è ancora solo un progetto Blink vince Switch2Product, una competizione del PoliHub. Jacopo e Giulio prendono coraggio e si finanziano da soli, i primi capitali arrivano con il bando FabriQ Quarto del Comune di Milano, che finanzia i progetti innovativi capaci di avere un impatto sociale. Ma i pony express non c’erano già negli anni Ottanta del secolo scorso? “Sì, ma tecnologia e modello sono diversi”, spiega Jacopo. “L’obiettivo non è portare una busta al commercialista nelle prossime due ore o la pizza quando hai fame. L’obiettivo è consegnare un pacco che deve arrivare da un magazzino fuori città fino a casa tua”. 

“Sai quanto incide la logistica nel traffico urbano?” ritorna a bomba Jacopo. “Fino al 30%. E i furgoni, anche quelli elettrici, occupano spazio pubblico, spesso in modo irregolare, hanno un impatto sulla viabilità e sulla qualità dell’aria”. Il last mile poi è anche il tratto più costoso delle consegne. Il campo di attività di Blink è quella che gli esperti chiamano mobility of goods, la mobilità dei prodotti. Nelle città ogni giorno non ci sono solo le persone a muoversi ma anche migliaia di pacchi. Come si muovono può fare la differenza. 

“Perché non possiamo avere solo biciclette per far arrivare a casa gli acquisti fatti online?” Dalla risposta a questa domanda è nata la missione della startup: spostare una buona parte della logistica dell’e-commerce su mezzi leggeri, avvicinando la merce al punto di destinazione con i furgoni per poi affidare alle due ruote il fatidico ultimo miglio. “È tutta una questione di software e noi quello facciamo”.

Blink ha fatto la sua prima consegna nell’aprile 2020. “Siamo partiti in pieno lockdown ed è stato uno choc. Avevamo avviato il primo progetto pilota con alcuni negozi che vendono online e in tv sentiamo l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte che annuncia: da domani tutto chiuso. Ma abbiamo tenuto duro, per due mesi ci siamo inventati un servizio di spesa online, in estate abbiamo avuto il primo cliente e da settembre è cominciato il lavoro con l’e-commerce”. Da quel momento la crescita è stata impetuosa, + 200% al mese, e adesso Blink gestisce diverse migliaia di consegne al mese. 

In programma c’è il lancio del servizio in altre città: l’obiettivo è poter garantire la consegna same day, nello stesso giorno dell’ordine online, in 10 città. Ma Milano resta il centro dello sviluppo. “Qui gira tra il 7% e il 15% dell’e-commerce in Italia”, ricordano Jacopo e Giulio, che per dedicarsi a Blink, hanno lasciato un lavoro, rispettivamente in Bosch e in Edison. “La startup è stata una scelta”, dicono all’unisono. Jacopo ha le spalle larghe dell’ex giocatore di rugby e Giulio ha trascorsi di business significativi: “Durante l’università a Bologna con i miei coinquilini rivendevamo gli appunti universitari e la componente del nostro successo era la delivery: facevamo le consegne dove veniva richiesto”. In un batter d’occhio.