Nella capitale verde d’Islanda, dove oltre il 50% delle auto vendute a gennaio sono state elettriche o ibride

Reykjavik (Getty Images)
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Articolo apparso sul numero di aprile 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Cosa troviamo sotto l’ombrello della crescita sostenibile di una città come Reykjavík? Prima di tutto il benessere dei cittadini. E ancora ambiente, efficienza urbana e la creazione di un contesto favorevole per aziende e startup. Le caratteristiche geomorfologiche dell’isola e la densità abitativa favorevole ancora oggi sono la chiave che fa snellire molti processi. Rimane affascinante conoscere cosa guida le scelte e le strategie di uno dei migliori esempi globali di città intelligente. Lo ha spiegato Óskar J. Sandholt, a capo del dipartimento Service & Innovation della città di Reykjavík.

Come cambia il ruolo delle città?
Quello che tutti abbiamo imparato è il concetto di resilienza. Oggi la cosa più interessante non è quanto puoi essere ‘smart’, ma come puoi essere una città vivibile. Secondo me, parlare di smart city è obsoleto da molti punti di vista. Molte città hanno lavorato per questo, focalizzandosi sull’uso di nuove tecnologie. Abbiamo visto però che i problemi persistono. Non ci sono stati benefit per i cittadini, non c’è stato un giusto equilibrio. È vero, le soluzioni tecnologiche portano beneficio alla maggior parte della società, ma non migliorano la vita di ognuno di noi. Il futuro non è business oriented, ma user oriented. Per questo penso che il concetto di ‘smart city’ sia oramai superato.

In che modo Reykjavík diventa più sostenibile?
La tecnologia ci ha sicuramente aiutato molto. Siamo sempre stati una città attiva e coinvolgente, e questo ha fatto nascere nuovi processi innovativi e partecipativi. Cito due programmi che hanno funzionato molto bene: il primo è Better Reykjavík, piattaforma online dove i cittadini postano idee, problemi, opinioni che vengono discusse e votate. L’altro è una sua nuova versione, Better neighbourhood, dove chiunque può suggerire un’idea per il proprio quartiere, con un budget specifico a disposizione. L’idea che ottiene più voti viene realizzata.

Cambia anche il ruolo della tecnologia?
La tecnologia è parte della nostra vita. Ma ci sono cose che continueranno a cambiare a prescindere da quello che noi facciamo. Prima di tutto il clima: le nazioni devono prepararsi a essere anche rifugi climatici e sono convinto che in Islanda vedremo sempre più persone stabilirsi qui per questo motivo. Un altro esempio? Lo smart working. Essere resilienti vuol dire essere in grado di adattarsi, trasformarsi, migliorarsi. Tutte le grandi città stanno lavorando in questa direzione.

Óskar J. Sandholt, a capo del dipartimento Service & Innovation della città di Reykjavík

Sul tema ambientale, l’energia geotermica per voi è sicuramente un successo…
Sì, la maggior parte dell’energia in Islanda è prodotta da fonti rinnovabili: 73% idroelettrica e 26,8% geotermica, pari a più del 99% del consumo totale di energia. Ora, dobbiamo essere in grado di sfruttare la crisi nel modo giusto, vuol dire perseguire seriamente l’obiettivo emissioni zero entro il 2030.

Reykjavik da dove parte?
Ci sono due progetti molto innovativi: CarbFix, che ha l’obiettivo di ridurre i gas serra trasformandoli in roccia. Un progetto di rilevanza internazionale sostenuto dall’Unione europea e guidato dalla Reykiavik Energy, con un potenziale altissimo per il riciclo dell’energia. Il secondo, che sta per partire e si concluderà entro il 2022, è l’implementazione di stazioni elettriche di ricarica per le navi da crociera nel nostro porto: chi vorrà fermarsi a Reykjavík dovrà usare questo sistema.

Il viaggio verso la resilienza necessita di investimenti importanti, è così?
É esattamente quello che stiamo facendo. Stiamo implementando strade, piste ciclabili, aree pedonali e trasporto pubblico, ma anche infrastrutture digitali. Accelerando gli investimenti, nei prossimi tre anni Reykjavik cambierà completamente diventando una città digitale con servizi sempre migliori. Un processo che avevamo previsto di sviluppare in dieci anni.

La smart mobility?
La smart mobility è il presente e il futuro. Storicamente, in termini di mobilità, Reykjavik era considerata più una città americana per via del traffico e delle auto. Poi abbiamo capito che invece volevamo essere più europei, con nuove forme di trasporto pubblico e nuovi quartieri. Oggi stiamo costruendo un sistema tranviario, presente nella maggior parte delle città europee. Abbiamo inoltre stilato il cosiddetto Green Plan.

Di cosa si tratta?
È uno dei risultati di questa crisi finanziaria per la nostra città. Un programma che si focalizza su tre importanti temi: sviluppo, carbon neutrality e qualità della vita. Prevede la costruzione di nuove infrastrutture, come piste ciclabili e parcheggi sicuri per le biciclette. In questo momento stiamo praticamente vivendo una rivoluzione elettrica. Nel mese di gennaio, le auto elettriche o ibride vendute hanno superato il 50%. Da un recente sondaggio è emerso un dato del tutto inaspettato: uno su cinque preferisce muoversi in scooter. Una crescita incredibile considerando che due anni fa quasi nessuno li usava. La stessa cosa sta succedendo con la vendita delle bici, sia elettriche che normali. Senza dimenticare il meteo che abbiamo qui al nord. Inoltre, si è aggiunto il servizio di car sharing Zipcar, per coprire l’ultimo miglio tra il trasporto pubblico e la propria abitazione o il lavoro.

Quanto è importante la collaborazione tra pubblico e privato?
Pubblico e privato hanno ruoli differenti, per questo secondo me il buon andamento della pubblica amministrazione ha bisogno del supporto dei privati. Deve esserci però un equilibrio, una chiara proposta di valore, fiducia e intesa. Una collaborazione di questo tipo può creare anche nuovi posti di lavoro. Come ho già detto, stiamo investendo in infrastrutture fisiche e digitali. Abbiamo visto partnership straordinarie nella nostra città. Ma in tutto quello che facciamo, i processi devono essere trasparenti e imparziali.

In questa trasformazione, l’incubazione di start up gioca un ruolo strategico?
Assolutamente sì. Stiamo lavorando a una iniziativa nata in Olanda – “Start up in residence Amsterdam” – che invita gli imprenditori di tutto il mondo ad affrontare delle sfide in collaborazione con le amministrazioni locali. Per esempio, come migliorare la qualità dell’aria. Credo che sempre più città europee cerchino questo tipo di metodologia. Un programma green in questa direzione è fondamentale.

Ha un messaggio per l’Italia?
So che Roma sta facendo un lavoro incredibile in una situazione complessa. Hanno avviato un processo di trasformazione davvero notevole. E lo stesso posso dire di Milano. Ma è anche vero che nessuno vuole che il crollo di un ponte, come è successo a Genova, accada di nuovo. Non è un tragico esempio di mancata chiarezza e trasparenza in una partnership tra pubblico e privato? Ripeto, la collaborazione è un’ancora molto importante per un futuro migliore. Ed è per questo che dobbiamo essere tutti molto attenti e rispettare le promesse che abbiamo fatto con apertura e trasparenza.