Dal sistema smart di irrigazione all’energia rinnovabile: la viticoltura sostenibile di Cantine Ferrari

Marcello Lunelli, vicepresidente delle Cantine Ferrari
Marcello Lunelli, vicepresidente delle Cantine Ferrari
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Un protocollo di sostenibilità che fissa regole precise e concrete nella viticoltura, anche per i produttori esterni, puntando a ottenere un’uva sana e di altissima qualità. È l’impegno delle Cantine Ferrari: un progetto di alta tecnologia che usa l’intelligenza artificiale per la gestione degli impianti di irrigazione per il risparmio idrico; un parco fotovoltaico per la produzione di energia rinnovabile; la certificazione biologica e di biodiversità per i vigneti di proprietà. Sono alcuni fra i risultati più consistenti che fanno del Gruppo Lunelli un protagonista nell’agricoltura sostenibile ottimizzando così l’obiettivo ambientale con quello d’impresa.

“Se ogni azienda è tenuta a essere responsabile a livello sociale, a maggior ragione deve esserlo un’azienda vitivinicola, il cui legame con il territorio è profondo e indissolubile”, dice Marcello Lunelli, vicepresidente delle Cantine Ferrari. “Curarsi e preoccuparsi della materia prima vuol dire investire sul proprio futuro”. Un insegnamento che arriva direttamente da Giulio Ferrari, che era vivaista e viticoltore prima ancora che enologo, e del nonno Bruno Lunelli. “La mia famiglia e io siamo oggi custodi di tale messaggio e con entusiasmo e convinzione ci impegniamo ad arricchirlo alla luce di nuove sensibilità, coniugando la qualità dell’uva con la salute del viticoltore e la tutela dell’ambiente”. L’applicazione del Protocollo Ferrari “per una Viticoltura di Montagna Sostenibile e Salubre” è un impegno anche per gli oltre 600 viticoltori trentini che conferiscono la propria uva alle Cantine Ferrari e che sono chiamati a rispettare uno stringente disciplinare guidati dagli agronomi della casa.

cantine ferrari interno
Cantine Ferrari.

Nel progetto sono stati coinvolti partner in grado di dare un importante supporto scientifico, come la Fondazione Edmund Mach, che dal 1874 svolge a San Michele all’Adige attività di ricerca, formazione e consulenza nel settore agricolo. Ma anche Csqa, ente specializzato in filiere agroalimentari, che ha certificato il protocollo. Questa pratica, oltre a garantire una migliore qualità dell’uva prodotta, ha considerevoli ricadute sulla biodiversità del territorio circostante anche grazie all’introduzione di arnie all’interno dei vigneti di proprietà, ottenendo così la certificazione ‘Biodiversity Friend’ da parte della World Biodiversity Association. Spiega Marcello Lunelli, che attraverso l’applicazione di una serie di regole codificate sulla base dell’esperienza maturata dagli agronomi Ferrari in anni di sperimentazioni, nei loro vigneti di proprietà l’obiettivo è quello di capitalizzare questi risultati mettendoli a disposizione dei conferenti. “Fermo restando che, precondizione fondamentale per una base spumante Trentodoc di eccellenza, è la posizione in alta quota del vigneto; quello che proponiamo è un forte cambiamento nelle pratiche colturali fin qui utilizzate”. Un cambiamento che riporta in primo piano la salute e sicurezza dell’operatore e la salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo. “Anno dopo anno abbiamo ripensato le modalità di gestione del suolo rimettendo al centro il terreno e la sua fertilità come primo protagonista della qualità. Abbiamo minimizzato al massimo i residui chimici, fino ad arrivare all’attuale divieto totale di utilizzo di diserbanti e di concimi chimici, in favore di pratiche tradizionali come il sovescio e di fertilizzanti naturali come il letame”.

Cantine Ferrari esterno
Cantine Ferrari

L’impegno del Gruppo Lunelli per la sostenibilità ambientale e il rispetto del territorio non si limita al protocollo. È stato portato a compimento un innovativo progetto sviluppato insieme alla startup trentina Bluetentacles, con l’obiettivo di ridurre sensibilmente il consumo idrico nei vigneti da cui nascono le bollicine Ferrari Trentodoc e i vini delle Tenute Lunelli. Dopo la certificazione biologica dei vigneti di proprietà, l’introduzione, fra i primissimi al mondo, dei nuovi sistemi di potatura di Simonit e Sirch e la collaborazione con Novamont per i teli di pacciamatura biodegradabili, il Gruppo Lunelli continua a innovare, sperimentando un nuovo sistema di irrigazione ‘intelligente’, sviluppato da Bluetentacles. La startup, che il Gruppo Lunelli aveva sostenuto nel 2018 nella campagna di reward-crowfunding nell’ambito del progetto Katana, ha iniziato nel 2019 la sperimentazione in alcuni vigneti del Gruppo, fra cui quelli circostanti Villa Margon, dove sono stati installati controller per una gestione di precisione da remoto dell’irrigazione. La soluzione Bluetentacles, sia nelle componenti hardware che software, consente la riconversione degli impianti esistenti, integrandoli con tecnologia IoT e intelligenza artificiale, in modo che l’irrigazione avvenga solo quando serve davvero. Questo permette non solo un risparmio idrico ma anche di riduzione dei consumi energetici, necessari per il pompaggio dell’acqua, nonché la diminuzione di sostanze chimiche e fertilizzanti, grazie a un miglior stato vegetativo e di salute delle piante ben irrigate.

L’impegno ambientale sul fronte energetico è testimoniato anche dalla realizzazione in sede di un parco fotovoltaico da 250 Kw, nonché dalla scelta di acquistare esclusivamente energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. Ciò si traduce, a regime, nell’azzeramento delle emissioni riconducibili ai consumi elettrici e in un risparmio pari a mille tonnellate di Co2. Tali iniziative confermano innovazione, eccellenza e sostenibilità come valori storici del gruppo. Già un secolo fa, nel fondarla, Giulio Ferrari poneva l’accento sul tema del rispetto e la valorizzazione della terra di quelle terre. Ferrari fece grande il suo vino unendo al personale culto per la qualità uno spirito da innovatore illuminato che lo portò prima a scegliere le montagne del Trentino come territorio ideale per la produzione del Metodo classico e poi a individuare in Bruno Lunelli il degno successore in grado di dare continuità al suo operato.

La ricerca dell’eccellenza senza compromessi ha portato le Cantine Ferrari ad ottenere una serie consistente di riconoscimenti: dalla Medaglia d’Oro all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 e a Parigi nel 1937, alla conquista per tre volte del titolo di “Producer of the Year” ai “Champagne and Sparkling Wine World Championships”, fino alla nomina di “Cantina dell’Anno 2019” dalla Guida Vini del Gambero Rosso, passando per i massimi punteggi ottenuti ogni anno dalle più autorevoli guide del settore, fra cui i “Tre bicchieri” del Gambero Rosso che commenta così la sua scelta: “Godetevi le migliori bollicine d’Italia, che sono anche fra le migliori al mondo”. Giudizio condiviso da Wine Spectator che invita Ferrari alla sua Wine Experience, inserendolo, unica bollicina italiana, nella degustazione “Best of Italy” e definendolo “World Class Sparkling Wine”.

Leader in Italia, oggi Ferrari esporta i suoi Trentodoc in oltre 50 Paesi: Giappone, Germania e Stati Uniti sono i mercati più rilevanti di un export in continua ascesa. Così come l’immagine dello spumante più famoso: di recente protagonista anche in Formula 1, dove è hanno sostituito il tradizionale Champagne nella rituale celebrazione del vincitore sul podio, diventando così l’oggetto del desiderio di tutti i piloti che aspirano a vincere il Gran Premio.