Evoluzione tecnologica, la spinta dell’open source di Red Hat

Gianni Anguilletti, VP Med Region, Red Hat
Gianni Anguilletti, VP Med Region, Red Hat
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Contributo a cura di Gianni Anguilletti, VP Med Region di Red Hat

Negli ultimi dieci anni, il settore del software infrastrutturale ha assistito alla nascita e al consolidamento di molteplici innovazioni tecnologiche, che hanno determinato una significativa accelerazione dei processi di trasformazione digitale. Cloud e Mobile Computing, Big Data e Intelligenza Artificiale, Container e Micro-Servizi, Network Function Virtualization, IoT ed Edge Computing sono fenomeni che hanno influito in maniera importante sullo sviluppo di relazioni sociali ed economiche sempre più digitali e hanno portato alla realizzazione di prodotti contraddistinti da crescenti livelli di indipendenza operativa. Come i veicoli a guida autonoma.

Contestualmente, però, si è verificato un evento altrettanto significativo, anche se forse meno appariscente: la definitiva consacrazione del modello di sviluppo open source come motore di innovazione digitale. Non è un caso, infatti, se una nostra indagine, condotta su un campione di grande rilevanza, ha evidenziato che il 90% delle organizzazioni si avvale di software open source a sostegno delle proprie attività. E in quest’ambito, Red Hat ha giocato, e continuerà a giocare, un ruolo da protagonista. Sia contribuendo allo sviluppo di tecnologie innovative, sia rendendole fruibili anche nei contesti più complessi.

Proprio attraverso la simmetria di questo approccio all’innovazione, Red Hat ha costruito quello che, dalla maggior parte degli analisti, viene oggi identificato come lo stack infrastrutturale/tecnologico più completo dal punto di vista funzionale, e più sostenibile dal punto di vista economico del mercato. Si tratta, quindi, di uno stack costituito da tre componenti principali: 

  • framework per lo sviluppo di applicazioni moderne, integrate ed integrabili, containerizzate e basate su microservizi; applicazioni che possono anche sfruttare i nuovi paradigmi AI, ML, Serverless, Edge Computing, IoT, AR / VR e adattarsi in modo “elastico” alle condizioni sempre più variabili in cui le aziende si trovano ad operare
  • tecnologie per la realizzazione di infrastrutture cloud ibride e aperte che permettano di sfruttare qualsiasi risorsa computazionale disponibile e gestire o accedere alle applicazioni in qualsiasi momento, ovunque e da qualsiasi dispositivo
  • strumenti di gestione e automazione di infrastrutture informatiche e processi che, oltre ad abbattere i tempi e i costi legati a queste operazioni, possono anche innalzarne il grado di intelligenza e affidabilità.

Per Red Hat, l’ultima decade è stata caratterizzata da un processo attraverso il quale abbiamo concretizzato la visione “Open Hybrid Cloud”, ossia la realizzazione di un portfolio di soluzioni che permette alle aziende di trarre il meglio da qualsiasi piattaforma infrastrutturale in termini di prestazioni, economia, sicurezza e scalabilità, senza alcun tipo di vincolo.  Sono certo, quindi, che il futuro vedrà un’ulteriore accelerazione dell’innovazione tecnologica e credo che gli ambiti che andranno ad esprimere tutto il loro potenziale saranno soprattutto Edge Computing e Artificial Intelligence, sui quali Red Hat è già al lavoro. Per esempio, in collaborazione con IBM, stiamo sviluppando funzionalità di navigazione autonoma che potrebbero trasformare l’industria navale e il futuro della ricerca oceanografica.

In questa direzione, il Mayflower Autonomous Shipping Project si propone di dimostrare le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale su navi senza equipaggio. Al momento del lancio, vedremo le tecnologie Red Hat supportare un caso d’uso disconnected-edge su una nave senza pilota che partirà da Plymouth, in Inghilterra, per arrivare a Plymouth nel Massachusetts, replicando la traversata oceanica che la Mayflower fece 400 anni fa. Ma il nostro lavoro sull’Edge non si ferma qui. Abbiamo recentemente introdotto una versione a minima occupazione di cluster OpenShift a nodo singolo che IBM sta portando sulla Stazione Spaziale Internazionale al fine di supportare il sequenziamento del Dna. Questi sono solo alcuni esempi di cosa ci riserverà il futuro, e sono convinto che il meglio debba ancora venire. E Red Hat continuerà ad esserne protagonista.