Dai viaggi nello spazio alla lotta contro la pena di morte: Richard Branson si racconta a Forbes

Richard Branson Virgin
(foto Robert Prezioso/Getty Images)
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“Gli uomini d’affari dovrebbero essere, prima di tutto, esseri umani”, dice Richard Branson, fondatore di Virgin Group e grande filantropo. Di recente, durante il Sxsw di Austin, in Texas – festival del cinema e delle arti, ma anche dell’imprenditoria, della politica e dell’high tech -, ha presentato il suo ultimo progetto, sviluppato assieme a Celia Ouellette, responsabile business di Initiative For Justice, e Sabrina Butler-Smith, di Witness To Innocence. E ci ha raccontato la sua visione per il futuro, ispirata a un mondo migliore anche dal punto di vista sociale, oltre che economico e scientifico.

Branson, il cui patrimonio è stimato da Forbes in 5,7 miliardi di dollari, si è messo alla guida di una grande campagna che ha l’intento di sviluppare un’imprenditoria impegnata e sociale. “Sempre più business tengono a far sentire la sua loro voce contro la pena di morte, a favore dei diritti umani”, afferma. “Come imprenditore, uomo d’affari e leader, sento la responsabilità di intervenire su questo problema”.

La lotta di Branson contro la pena di morte

Branson non teme di certo le sfide. Al Tribeca Film Festival 2016 aveva presentato il documentario Don’t Look Down, distribuito da Prime Video, sulla sua trasvolata dell’Atlantico a bordo di una mongolfiera. Oggi è pronto ad andare nello spazio. “Essere un avventuriero e un imprenditore non è poi tanto diverso”, aveva ammesso al festival di cinque anni fa. E il suo pensiero non pare di certo cambiato. Branson vive da molto tempo su un’isola caraibica, Neckar island, nelle British Virgin Island, è sostenitore dell’home working fin da prima della pandemia ed è impegnato nella causa ambientalista, a tutela degli oceani e contro il cambiamento climatico. Oggi sente prima di tutto l’urgenza di agire, e subito, contro la pena di morte.

È tra gli alfieri della Business Leaders Against the Death Penalty Declaration, assieme ad altri imprenditori attivisti di tutto il mondo. All’iniziativa, partita dall’Inghilterra, hanno già aderito Arianna Huffington, co-fondatrice dell’Huffington Post, Helene Gayle, dirigente della Coca-Cola Company, Ben Cohen e Jerry Greenfield, co-fondatori di Ben & Jerry Ice Cream, il miliardario Mo Ibrahim, leader nel campo delle telecomunicazioni, e l’ex amministratore delegato di Tiffany & Co. Alessandro Bogliolo. Nella sua lotta alla pena di morte, Branson è stato ispirato dai movimenti di protesta del Black Lives Matter.

“Per me hanno rappresentato un momento di riflessione sulla nostra società, sul mondo, su cosa deve essere cambiato”, spiega. Non a caso, negli Stati Uniti la maggior parte delle persone condannate a morte sono afro-americane. “La pena di morte è qualcosa di barbarico e inumano, un simbolo di oppressione e di inuguaglianza sociale e razziale. Mi sono sempre speso per i diritti umani e contro questa pratica. So di tantissimi casi di innocenti che sono stati giustiziati, negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Questo mi ha fatto comprendere come la pena capitale sia arbitraria e imperfetta. Basta guardare al numero dei condannati a morte negli Stati Uniti: nella maggior parte dei casi, sono di colore o poveri”.

Tra i casi che più hanno colpito Branson c’è quello di Anthony Ray Hinton, che ha trascorso 28 anni nel braccio della morte in Alabama prima di essere scagionato, nel 2015. “Era stato incastrato per un duplice omicidio che non aveva commesso”, ricorda Branson. “Tutto perché la polizia e i pubblici ministeri avevano bisogno di condannare un uomo di colore. Questi comportamenti sono stati definiti come ‘discendenti diretti del linciaggio’. Sono convinto che la pena di morte sia diventata uno strumento di controllo politico e di oppressione in molti paesi, contro cui anche gli imprenditori devono combattere in prima linea”.

Il ruolo dei governi

Come possono intervenire i governi in tutto questo? “Ora più che mai, i governi devono essere responsabili delle finanze pubbliche, dato che le economie dei paesi hanno subito un duro colpo a causa della pandemia”, dice Richard Branson. “I fondi pubblici dovrebbero essere spesi sempre di più nell’assistenza sanitaria per tutti, nelle scuole, nelle infrastrutture. E il coinvolgimento di tanti importanti leader aziendali nella campagna dimostra una crescente disponibilità a parlare di questioni di disuguaglianza, come il pericolo di giustiziare persone innocenti, e della necessità di responsabilità fiscale”.

Fin dal 2016, Branson ha coinvolto anche il figlio Sam nella campagna contro la pena di morte. “Mio figlio è stato attivo nell’azienda fin da giovanissimo e ha fondato la sua compagnia di produzione cinematografica”, dichiara il miliardario. “Realizza documentari su storie e argomenti importanti, che aiutano a cambiare in meglio il pianeta, a partire da campagne su temi scottanti quali droghe e guerra. Ed è impegnato assieme a me contro la pena di morte. Per me, come imprenditore, è stato sempre fondamentale creare qualcosa che conti, che mi faccia pensare, alla fine di una dura giornata di lavoro, che ho fatto la differenza. Ho trasmesso questo principio ai miei figli”.

Il rapporto con i figli

Il figlio Sam, 36 anni, è adesso un imprenditore sociale, un esploratore, un filantropo e un attivista ambientale. Per creare consapevolezza sul problema del cambiamento climatico, ispirato dalle imprese del padre, ha partecipato a una spedizione di tre mesi attraverso l’Artico. Subito dopo ha fondato Sundog Pictures, una piattaforma per raccontare storie capaci di avere un impatto positivo. Nel 2020, insieme a Hillary e Chelsea Clinton, ha creato HiddenLight, uno studio di produzione globale che vuole dare una visione diversa e più umanistica del mondo. È inoltre co-fondatore di Big Change, organizzazione benefica che sfida lo status quo sul sostegno e la guida ai giovani e incuba idee imprenditoriali che possono portare cambiamenti sociali a lungo termine. Con il cugino Noah ha creato anche The Virgin Strive Challenge, per raccogliere fondi per Big Change attraverso sfide estreme. Insegnante di yoga e meditazione, Sam ha seguito un corso in filantropia strategica, ha studiato al Cordon Bleu London e al Musicians Institute. Nel 2021, come musicista e cantautore, ha pubblicato il suo primo singolo, Colours Fade, con lo pseudonimo Waves Rush In.

“Siamo tutti avventurosi in famiglia”, dice Richard Branson. “Amo la vita e l’avventura, che si tratti di lanciare una nuova impresa, di andare nello spazio o di scendere nelle profondità degli oceani su un sommergibile. I miei figli hanno preso molto da me e sono fiero di loro. Credo di avere trascorso anche molto tempo con loro, forse più di tanti altri padri. Come ho fatto? Credo nel sapere delegare, nel lavorare da casa, con i bambini che ti giocano attorno sul pavimento. Per questo incoraggio le mie aziende a essere flessibili. Chi vuole lavorare da casa dovrebbe essere in grado di farlo, al pari di chi preferisce andare in ufficio tutta la settimana o solo in alcuni giorni. Penso che chi lavora per me sia più produttivo se è soddisfatto”.

I suoi figli prenderanno, quindi, le redini delle sue imprese in futuro? “Mia figlia Holly è al vertice della nostra fondazione e anche Sam è molto coinvolto. Penso saranno ottimi ambasciatori per il Virgin Group. Credo che un’azienda abbia bisogno di volti forti che la rappresentino. Quando sarò pronto a farmi da parte, saranno in grado di prendere il mio posto”. Holly, 39 anni, sognava di diventare medico, si è laureata allo University College di Londra in medicina e psicologia e per un periodo ha praticato come dottore. Nel 2008 ha deciso però di entrare in Virgin Group come membro del Virgin management leadership team, lavorando in tutte le aziende del gruppo. “Volevo avesse una prospettiva generale di tutto”, commenta Richard Branson.

Holly è oggi presidente di Virgin Unite – il ramo dedicato alla beneficenza del gruppo Virgin -, fondatrice fiduciaria di Big Change, co-presidente di We Day Uk e patron di Virgin Money Giving. Nel 2018 ha pubblicato il bestseller internazionale WEconomy: You Can Find Meaning, Make A Living, and Change the World, scritto assieme a Marc e Craig Kielburger. Avventurosa come il padre, ha scalato il Monte Bianco, completato maratone e preso parte a spedizioni per raccogliere fondi. Vive a Londra col marito e i tre figli. Sam, invece, si divide tra Bali e Londra con la moglie e i due figli.

Richard Branson, imprenditore grazie alla madre

“Ho creduto fin dal principio che, se si è convinti di avere una buona idea, bisogna metterla in pratica”, afferma Richard. “Quando avevo quindici anni ero contro la guerra in Vietnam e contro il sistema educativo di allora. Avviai così la mia rivista, Student, nel 1966. Quello fu il mio trampolino di lancio per cominciare poi tante nuove imprese, dalla musica agli aeroplani. Per me il business non è veramente business se non si crea qualcosa in cui si crede. Molti dei più grandi imprenditori di successo hanno creato nel garage di casa, ma ce l’hanno fatta perché credevano fortemente nelle loro idee”.

Quanto alla nascita del suo spirito imprenditoriale, Richard Branson spiega di essere “sempre stato il tipo di persona che non si arrende. Ma è stata mia madre (Eve Branson, anche lei imprenditrice e filantropa, attivista per i diritti dei bambini, fondatrice e direttrice dell’Eve Branson Foundation. È morta di Covid l’8 gennaio 2021, a 96 anni, ndr) a darmi la forza: mi ha insegnato a non guardare mai indietro con rimpianto, ma, se qualcosa non funziona, a passare oltre. Troppo spesso le persone perdono tempo a rimuginare sui fallimenti, invece di focalizzare le loro energie su un altro progetto. Bisogna sempre ricordare che un fallimento non è mai una battuta di arresto, ma solo un’occasione di apprendimento”.