Tutti i segreti di Rousseau & Co: fare soldi con le piattaforme di voto online

Voto online
(Shutterstock)
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In principio c’era Rousseau, la piattaforma-totem del Movimento 5 Stelle costruita da Gianroberto Casaleggio, informatico che scriveva i software per Olivetti. Un sistema che faceva il bello e il cattivo tempo, sia dentro i 5 Stelle che nella politica italiana. Ma, nel mondo della tecnologia, anche gli “dei” invecchiano. Ecco affacciarsi allora, nel panorama delle piattaforme per raccogliere voti, SkyVote, che va a sostituirsi a Rousseau in gran parte delle attività di voto del Movimento.

SkyVote, che non ha nessuna parentela con la rete televisiva, è nata dentro Multicast, società 100% italiana che affonda le radici anche nel mondo della sicurezza informatica, guidata da Giovanni Di Sotto, laurea in ingegneria edile alla Sapienza di Roma.

Come funziona SkyVote

La prima dichiarazione che Di Sotto ha fatto trapelare, dopo l’accordo con Vito Crimi, suona così: “La nostra piattaforma non detiene i dati degli utenti, né questi saranno registrati. I dati degli iscritti al Movimento 5 Stelle saranno utilizzati solo in modalità temporanea e solo per permettere ai nostri sistemi un’identificazione sicura. Le operazioni di voto saranno totalmente anonime e i dati di chi ha votato verranno cancellati in maniera definitiva”.

SkyVote non nasce sotto il cavolo approfittando del contrasto tra Rousseau e i vertici del Movimento. Nel suo curriculum spiccano clienti come la Rai, la Confcommercio e perfino gli ordini dei giornalisti del Lazio e della Lombardia, oltre al Partito Democratico di Ancona. 

Fare soldi col voto online

“Le regole non scritte”, racconta un analista del settore fintech, “dicono che una buona piattaforma, dotata di reputazione e di un discreto numero di contratti attivi con clienti importanti, nel momento della sua acquisizione può essere valutata da 10 a 14 volte il suo profitto lordo”. Così le piattaforme per il voto sono diventate un vero business.

Multicast fa sapere in una nota che SkyVote non ha colore politico: il rapporto con il Movimento è “squisitamente professionale”. Inoltre, si legge “l’azienda non si presenta sul mercato come un’organizzazione open source” o come Change.org, piattaforma per petizioni. Multicast, insomma è un’impresa a tutti gli effetti, nata per offrire un buon servizio e ottenerne un fatturato. Fatturato che, nel corso del 2020, è raddoppiato e ha raggiunto il milione di euro.

La crescita del mercato del voto online

Spostandoci dalla capitale verso Milano, in Viale Monte Nero, troviamo la sede di Eligo, e-voting e consulting che affida a un video tutorial su YouTube il suo manifesto e le istruzioni per l’uso. Il costo del servizio varia in base al numero dei votanti, fino a 5000. La formula enterprise è più costosa di quella privata e si può scegliere tra la formula dell’abbonamento annuale e quella à la carte, pagando solo per l’evento da organizzare. La piattaforma è gestibile sia da smartphone che da pc e, assicurano i fondatori, sfrutta un sistema di crittografia che ne garantisce la sicurezza.

Per utilizzarla, basta iscriversi e attivare un sistema di votazione che verrà condiviso via mail con tutti coloro che sono coinvolti nell’evento. Le operazioni possono svolgersi sia online, sia in un luogo reale. La scelta del modello ibrido si spiega con il fallimento di alcuni sistemi di votazione di cui si è molto parlato durante le elezioni presidenziali statunitensi, tra attacchi informatici, manomissioni e hackeraggi che hanno gettato ombre sulla gestione del voto.

La formula Doodle

Un altro protagonista del settore è Doodle, il cui meccanismo semplifica ancora di più le cose. Doodle nasce in Svizzera da un’idea di Renato Profico come tool per agende e appuntamenti online tra professionisti, che possono sintonizzarsi in automatico con Google Calendar, Apple iCal e Microsoft Outlook. Oggi è disponibile in diverse lingue e offre anche un servizio per votare online.

Sul sito viene richiesto di cliccare alla voce “Programma un evento”. Devono poi essere inseriti i dati generali, il titolo della votazione o del sondaggio e una sommaria descrizione. Si fissano poi gli argomenti da sottoporre alla votazione e si spediscono gli inviti. 

“Il voto del futuro deve essere online”

La via più sicura per iscriversi a una piattaforma di voto online passa per lo Spid, la nostra identità digitale difficilmente edulcorabile. È la strada scelta dall’Entrerprise Contact Group di Napoli, la cui piattaforma è stata già venduta a oltre 800 sindaci per raccogliere dalla base dei loro cittadini le istanze su determinati argomenti di interesse pubblico. “In vista delle elezioni amministrative siamo disposti a concedere al governo l’uso della nostra piattaforma senza chiedere un euro, perché crediamo che il futuro del voto, pandemia o meno, debba essere online”, ha dichiarato a Repubblica Valentina Flaminio, ad di Enteprise Contact Group. “È il segnale di un Paese sviluppato a livello digitale e capace di risparmiare denaro pubblico”.