La storia di Wuang Chuanfu, il figlio di contadini diventato il re delle auto elettriche cinesi

Wuang Chuanfu
(foto flickr, licenza creative commons)
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Per Wuang Chuanfu l’espressione “dare la carica” non significa ciò che significa per il resto del mondo. O almeno, non solo. Wuang è, infatti, il fondatore di Byd (“Build your dreams”, “Costruisci i tuoi sogni”), nata come azienda di batterie ricaricabili a metà degli anni ’90 e oggi regina del mercato cinese dei veicoli elettrici, il più grande del mondo.

E l’immagine di una batteria in carica può essere anche una buona metafora della stessa vita di Wuang Chuanfu, a cui Forbes attribuisce un patrimonio di 21,3 miliardi di dollari (stima aggiornata al 23 luglio).

Chi è Wuang Chuanfu

Quella somma era inimmaginabile per la famiglia di Wuang Chuanfu, nato nel 1966 in un villaggio agricolo di una delle province più povere della Cina. La Cnn racconta che i genitori – entrambi contadini – morirono quando Wuang non aveva ancora iniziato le scuole superiori. Furono così il fratello e la sorella maggiore a doversi occupare della sua crescita.

Negli studi, però, il ragazzo si applica e dimostra buone attitudini. Tanto da arrivare a laurearsi in chimica alla Central south industrial university of technology di Changsha, importante centro culturale della provincia di Hunan. Già ai tempi dell’università, però, l’attenzione di Wuang inizia a essere rivolta soprattutto alle batterie. Tanto che, riporta Forbes, dopo la laurea il giovane si sposta a Pechino, dove frequenta e completa un master dedicato proprio alle batterie e ottiene il primo lavoro: vice-supervisore del Beijing nonferrous research institute, istituto di ricerca governativo.

La nascita di Byd

A metà anni ’90, però, come riferisce ancora la Cnn, Wuang intravede opportunità maggiori rispetto a quelle di una carriera da impiegato statale come chimico e ricercatore. Così convince i parenti – in particolare un cugino – a prestargli l’equivalente di circa 300mila dollari, che usa per affittare un edificio di circa 2mila metri quadrati e iniziare a produrre batterie ricaricabili. L’idea è di competere con quelle importate in Cina da colossi giapponesi come Sony, in quel momento leader del settore.

“L’importazione di batterie dal Giappone era molto costosa”, ricorda Wuang. “C’erano dazi e tempi di consegna lunghi. Studiai i brevetti di Sony, tra gli altri, e smontai le batterie per capire come fossero realizzate. Un processo che comportò innumerevoli tentativi e moltissimi errori”. L’intuizione, come riporta sempre la Cnn, è giusta: già nel 2002 uno studio condotto dalla Harvard business school stabilisce che Byd è uno dei primi quattro produttori mondiali di batterie ricaricabili e il più grande di tutta la Cina.

Il timbro di Warren Buffett

La logica conseguenza della crescita è che i grandi marchi iniziano a servirsi dei prodotti di Byd: Motorola e Nokia prima, Apple e Samsung poi. Senza dimenticare il ‘timbro’ sul valore di Byd apposto, metaforicamente e soprattutto economicamente, da Warren Buffett: su suggerimento di Charlie Munger, storico amico e partner, nel 2008 l’Oracolo di Omaha investe nell’azienda di Wang 230 milioni di dollari per acquistarne una quota del 10%.

Con un’altra intuizione azzeccata, come ricorda Forbes, nel 2003 Wang decide di spostare le proprie attenzioni sul settore automobilistico. In quell’anno, infatti, acquista una piccola azienda cinese statale in decadenza, Tsinchuan Automobile. Una mossa che alimenta un processo di crescita, espansione e differenziazione che porta Byd a sbarcare in California nel 2013, con focus sui veicoli elettrici. L’obiettivo a lungo termine, come riferito dal South China Morning Post, è molto ambizioso: dominare il mercato cinese delle auto elettriche e arrivare a vendite per mille miliardi di yuan (circa 131 miliardi di euro) entro il 2025.

Gli ultimi dati resi noti dall’azienda all’inizio di luglio raccontano di un gigante che ha ripreso a muoversi con forza. a dispetto della pandemia: le vendite di veicoli elettrici sono cresciute del 207,1% su base annua e del 26,6% su base mensile.