“Codice rosso per l’umanità”: il rapporto sul clima dell’Onu è “la campana a morto per i combustibili fossili”

clima incendi
(foto Milos Bicanski/Getty Images)
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Questo articolo di Robert Hart è apparso su Forbes.com

Le temperature globali sforeranno probabilmente il limite di 1,5° C di aumento fissato dagli accordi sul clima di Parigi entro i prossimi 20 anni, a meno che non vengano intraprese azioni rapide e drastiche per ridurre le emissioni di gas serra. Ad affermarlo è un ampio rapporto sul clima stilato Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental panel on climate change, Ipcc), la principale autorità mondiale sul tema.

I fatti chiave

  • L’Ipcc ha avvertito che sono in atto cambiamenti climatici che “non hanno precedenti” nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Il pianeta è stato probabilmente più caldo nell’ultimo decennio di quanto sia mai stato negli ultimi 125mila anni.
  • Anche i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera sono al punto massimo degli ultimi due milioni di anni, secondo il rapporto. Agricoltura e combustibili fossili stanno portando anche i livelli di protossido di azoto e metano ai massimi da 800mila anni a questa parte.
  • “Non c’è dubbio che l’intervento umano abbia riscaldato l’atmosfera, gli oceani e le terre emerse”, si legge nel rapporto. Si tratta di un’attribuzione di responsabilità molto più netta e chiara rispetto a tutti i pronunciamenti passati dell’Ipcc.
  • Anche nel migliore dei casi, alcuni dei cambiamenti – per esempio, l’incremento del livello dei mari – resteranno irreversibili per millenni.
  • L’Ipcc ha affermato che è possibile evitare lo sforamento della soglia degli 1,5° C se saranno adottate misure drastiche e immediate.
  • Il cambiamento climatico provocato dall’uomo colpisce già ogni regione del pianeta, secondo lo studio. Le inondazioni estreme, la siccità, gli incendi, le ondate di calore e le tempeste sono destinate ad aumentare di frequenza e gravità se il riscaldamento continuerà.

Il contesto

Il rapporto rappresenta la fotografia più aggiornata e completa della situazione climatica. Dimostra che i gas serra prodotti dalle attività umane sono responsabili di un innalzamento delle temperature di 1,1° C a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Quello appena pubblicato è il primo vasto studio dell’Ipcc dal 2013 e, rispetto ad allora, la scienza offre un quadro molto più chiaro. Le precedenti ricerche dell’Ipcc erano legate a grossi sviluppi politici, come la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1990, il Protocollo di Kyoto del 1997 e gli accordi di Parigi del 2013-14. Gli scienziati sono ora molto più sicuri nell’assegnare la responsabilità degli eventi climatici più estremi – come la bolla di calore sugli Stati Uniti o le inondazioni avvenute in Europa e in Cina quest’anno – al cambiamento climatico, e al contempo sono molto più chiari nell’attribuire la responsabilità del cambiamento stesso all’azione umana. Senza inversioni di rotta tali da ridurre le emissioni, avverte il rapporto, il mondo continuerà a riscaldarsi, gli eventi meteorologici diventeranno più estremi e il livello del mare si alzerà. A dispetto di alcuni progressi nel mantenimento delle promesse fatte, il mondo è ancora molto lontano dal raggiungimento degli obiettivi climatici. Le emissioni legate ad alcuni settori sono tornate ora ai massimi storici, dopo un rapido recupero rispetto alla flessione dovuta alla pandemia.

Un fatto collegato

Il Nordamerica ha dovuto affrontare una serie di pesanti ondate di calore e di incendi quest’anno, tra cui la brutale bolla di calore che ha ucciso oltre 100 persone nell’Oregon, 30 nello stato di Washington e quasi 500 nella provincia canadese della Columbia britannica. Gli scienziati sono convinti che condizioni tanto estreme sarebbero state “pressoché impossibili” senza il cambiamento climatico. Anche alcune zone d’Europa stanno sperimentando temperature estreme – quasi da record in varie aree -, che stanno provocando incendi. Il cambiamento climatico ha contribuito inoltre a enormi inondazioni in Europa e in Cina e alla tempesta di neve che ha lasciato vaste aree del Texas senza energia elettrica all’inizio del 2021. Secondo l’Ipcc sono possibili anche eventi ancora più estremi, e non è escluso che si raggiungano punti di non ritorno, con cambiamenti drammatici, forse fuori controllo. Tra gli altri, sono possibili l’annientamento delle calotte polari – che porterebbe a un significativo aumento del livello dei mari – e il collasso delle correnti oceaniche che influenzano i modelli climatici.

La citazione

Il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha descritto il rapporto come “un codice rosso per l’umanità”, che deve far suonare “la campana a morto per il carbone e gli altri combustibili fossili, prima che distruggano il nostro pianeta”.

Il numero

14mila. È questo il numero di paper scientifici analizzati dall’Ipcc per stilare il rapporto.

Che cosa aspettarsi

Il rapporto sottolinea la necessità di adottare misure immediate in vista di importanti colloqui previsti per novembre nel Regno Unito, e quella di costruire un consenso su ciò che dovrà essere fatto. Il Cop26, organizzato a Glasgow, è visto come una grande occasione perché i leader mondiali affrontino il problema del cambiamento climatico e come un seguito del Cop21, che portò alla firma degli accordi di Parigi.