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Trending 10 settembre, 2019 @ 4:05

Cambiamenti climatici: servono 1.800 miliardi per adattarsi. E per guadagnarne altri 7mila

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Cambiamenti climatici

“Il cambiamento climatico è una delle maggiori minacce per l’umanità, con impatti di vasta portata sulle persone, sull’ambiente e sull’economia. Gli impatti climatici colpiscono tutte le regioni del mondo e attraversano tutti i settori della società. Le persone che hanno fatto il minimo per causare il problema, specialmente quelle che vivono in condizioni di povertà e fragili, sono maggiormente a rischio.”

Inizia così la presentazione del report realizzato dalla Global Commission on Adaptation (GCA), la commissione formata da 34 leader mondiali nei settori della politica, dell’economia e della scienza e guidata dall’ex segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, dall’amministratore delegato della Banca mondiale Kristalina Georgieva e dal co-fondatore di Microsoft Bill Gates.

Nello studio, dal titolo Adapt Now. A Global Call for Leadership on Climate Resilience, la GCA sostiene che è un urgente obbligo morale dei paesi più ricchi investire in misure di adattamento ai cambiamenti climatici a beneficio del mondo. I cambiamenti climatici, infatti, aggravano le iniquità esistenti allargando il divario tra le persone ricche e le persone che vivono in condizioni di povertà.

Se questo adattamento non dovesse accadere, i rischi ai quali si andrebbe incontro sarebbero davvero spaventosi:

  • Senza adattamento, i cambiamenti climatici potrebbero deprimere la crescita dell’agricoltura globale fino al 30 percento entro il 2050. Ne risentirebbero maggiormente i 500 milioni di piccole aziende agricole in tutto il mondo.
  • Il numero di persone che potrebbero non disporre di acqua sufficiente, almeno un mese all’anno, salirà da 3,6 miliardi di oggi a oltre 5 miliardi entro il 2050.
  • L’aumento dei mari e le maggiori mareggiate potrebbero costringere centinaia di milioni di persone nelle città costiere ad abbandonare le proprie case, con un costo totale per le aree urbane costiere di oltre mille miliardi ogni anno entro il 2050.
  • I cambiamenti climatici potrebbero spingere più di 100 milioni di persone all’interno dei paesi in via di sviluppo al di sotto della soglia di povertà entro il 2030.

Bill Gates ha affermato:

Le persone di tutto il mondo stanno vivendo gli impatti devastanti dei cambiamenti climatici. I più colpiti sono i milioni di piccoli agricoltori e le loro famiglie nei paesi in via di sviluppo, che lottano con la povertà e la fame a causa dei bassi raccolti causati da cambiamenti estremi di temperatura e precipitazioni. Con un maggiore supporto per l’innovazione, possiamo sbloccare nuove opportunità e stimolare il cambiamento in tutto l’ecosistema globale. L’adattamento è una questione urgente che necessita del sostegno di governi e imprese per garantire a coloro che sono maggiormente a rischio l’opportunità di prosperare.

Costi e strategie per adattarsi ai cambiamenti climatici

La ricerca rileva che un investimento di $ 1,8 trilioni a livello globale in cinque aree dal 2020 al 2030 potrebbe generare $ 7,1 trilioni in benefici netti totali.

Le cinque aree sulle quali è necessario investire per adattarsi ai cambiamenti climatici sono:

  • Sistemi di allarme: in particolare per le isole e le comunità costiere, i primi avvisi di tempeste, maree molto alte e altri fenomeni meteorologici estremi possono salvare vite umane. Un migliore monitoraggio del tempo e una semplice app per le comunità di pescatori delle Isole Cook, ad esempio, consentono loro di pianificare le uscite in base alle condizioni del mare
  • Infrastrutture: costruzione di strade, edifici e ponti migliori per adattarsi al cambiamento climatico. Un progetto a New York City ha voluto dipingere i tetti di bianco: una strategia che riflette il calore per raffreddare edifici e quartieri
  • Miglioramento dell’agricoltura della terraferma: qualcosa di semplice come aiutare gli agricoltori a passare a varietà di colture di caffè più resistenti alla siccità potrebbe proteggere i mezzi di sussistenza e prevenire la fame
  • Ripristino e protezione delle mangrovie: le foreste di mangrovie subacquee proteggono circa 18 milioni di persone dalle inondazioni costiere, ma vengono spazzate via dallo sviluppo. I progetti di ripristino potrebbero proteggere le comunità vulnerabili dalle tempeste e aumentare la produttività della pesca
  • Acqua: proteggere le risorse idriche e assicurarsi che l’acqua non venga sprecata sarà vitale in un clima che cambia

Ciascuno di questi investimenti, afferma la Commissione, contribuirebbe a quello che chiamano un “triplo dividendo”: evitare perdite future, generare guadagni economici positivi attraverso l’innovazione e apportare benefici sociali e ambientali. È quel dividendo che il rapporto ha valutato a $ 7,1 trilioni.

Tuttavia, lo studio afferma che il più grande ostacolo non sono i soldi, ma la mancanza di una leadership politica che scuote le persone dal loro sonno collettivo. È necessaria una “rivoluzione” nel modo in cui i pericoli del riscaldamento globale vengono compresi, nel modo in cui vengono pianificati gli interventi e individuate le soluzioni finanziate.

Tecnologia 29 luglio, 2019 @ 3:35

O lo streaming o la vita: da solo produrrebbe il 60% della CO2 di origine digitale

di Simona Politini

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ragazzo guarda un video su internet
(Shutterstock)

Guardare un video su YouTube o sprofondare sul divano per guardare, magari in un colpo solo, tutte le puntante della serie preferita in streaming su Netflix: semplici azioni della quotidianità che a noi danno piacere, ma che fanno male all’ambiente più di quanto possiamo immaginare.

Secondo uno studio realizzato da The Shift Project, un think tank francese che lavora per un’economia libera dalle emissioni di carbonio, infatti, quasi il 4% di tutte le emissioni di CO2 può ora essere attribuito al trasferimento globale di dati e all’infrastruttura ad esso necessaria. Una percentuale che potrebbe raddoppiare già nel 2025.

Il rapporto dal titolo “Climate crisis: The unsustainable use of online video – A practical case study for digital sobriety” punta il dito soprattutto sul trasferimento di video online ad alta intensità di dati: nel 2018, rivelano i ricercatori, il traffico video online ha rappresentato l’60% del totale dei flussi di dati mondiali divenendo responsabile di oltre 300 milioni di tonnellate di CO2 emesse nell’atmosfera, l’equivalente di quello che l’economia di un paese delle dimensioni della Spagna rilascia in un anno.

Video on demand: Netflix e Amazon Prime, un servizio streaming ad alto rischio ambientale

All’interno del traffico video online complessivo, sono principalmente quattro le tipologie che impattano in maniera negativa sul clima per via del massiccio utilizzo da parte degli utenti di tutto il mondo: al primo posto i ricercatori collocano i video on demand (Netflix, Amazon Prime, ecc.) che contribuiscono al totale del traffico video per il 34%, seguono le piattaforme di video per adulti (Pornhub, YouPorn, XVideo, ecc.) per il 27%, i video tube (YouTube, Daily Motion, Youku Tudou, ecc.) per il 21% e, infine, i video presenti sulle piattaforme di social network e altri (Facebook, Instagram, Tik Tok, Snapchat, Twitter, ecc.)  che contribuiscono per il 18%.

Una grave responsabilità ambientale pesa dunque sulle piattaforme come Netflix, Infinity TV, Now TV o Amazon Prime che stanno puntando sul mercato dello streaming on demand: dieci ore di film ad alta definizione (maggiore è la risoluzione di un video, più dati sono necessari) consumano più bit e byte di tutti gli articoli in lingua inglese di Wikipedia messi insieme, sottolinea lo studio.

Sobrietà digitale, un comportamento corretto per limitare le emissioni di CO2 legate alle nuove tecnologie

Trovare una soluzione per arginare le emissioni di CO2 generate dall’utilizzo delle tecnologie digitali online non è semplice: internet corre veloce e la ricerca di fonti di energia rinnovabili non riesce a tenere lo stesso passo. Tuttavia i membri di The Shift Project hanno un consiglio: sobrietà digitale.

Potremmo definire la sobrietà digitale come quell’insieme di comportamenti che prendono il via da una presa di coscienza sia da parte dei fornitori di contenuti video, che oggi mirano a massimizzare la quantità di contenuti consumati istigandone la fruizione indiscriminata, sia da parte degli utenti, che non percepiscono ancora abbastanza chiaramente le conseguenze di ogni propria azione.

Per aumentare la consapevolezza dell’impatto che la vita digitale quotidiana ha sul clima, The Shift Project ha quindi sviluppato Carbonalyser, un’estensione del browser Firefox gratuita in grado di misurare le emissioni di CO2 generate dall’attività internet.  Visualizzare questi dati dovrebbe farci comprendere, nella speranza dei ricercatori, l’impatto delle tecnologie digitali sui cambiamenti climatici. Per valutare questi impatti, il componente aggiuntivo: misura la quantità di dati che viaggiano dal browser internet, calcola il consumo di elettricità di questo traffico e calcola le emissioni di gas a effetto serra che il consumo di questa elettricità comporta.