Renzo Rosso per il Ponte di Rialto e tutti i mecenati della moda scesi in campo per salvare i monumenti italiani

Renzo Rosso
(foto Getty)
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Ancora una volta il lusso si mobilità a sostegno dei monumenti italiani. Nel 2012, il gruppo Otb di Renzo Rosso aveva vinto l’appalto del Comune di Venezia per diventare finanziatore del restauro del Ponte di Rialto, con un contributo di 5 milioni di euro. Come riporta il sito di Otb, si tratta del primo restauro completo del ponte da quando è stato costruito, nel 1590. I lavori hanno avuto un impatto minimo sulla comunità veneziana e sul flusso dei pedoni che attraversano il ponte quotidianamente, e sono stati completati nel secondo semestre del 2016 (come previsto) e con un risparmio di costi. Con il denaro avanzato, l’imprenditore, da sempre profondamente legato alla città, ha deciso di restaurare anche il pavimento dei portici adiacenti, che conducono alla famosa Pescheria. Ora, a qualche anno di distanza, il 7 settembre si svolgerà l’evento di inaugurazione aperto al pubblico al quale saranno presenti, oltre a Renzo Rosso, il sindaco della città, Luigi Brugnaro, e altri ospiti istituzionali.

Al restyling hanno contribuito la Otb – capogruppo dei marchi Diesel, Maison Margiela, Marni, Jil Sander, Amiri, Viktor & Rolf, e delle aziende Staff International -, specializzata nella produzione e distribuzione di prêt-à-porter, e Brave Kid, attiva nella produzione di abbigliamento per bambini e distribuzione, e la Otb Foundation, onlus del gruppo Otb, operativa dal 2008 con centinaia di progetti di sviluppo sociale in tutto il mondo (finora più di 250).

Con un patrimonio stimato da Forbes in 3 miliardi di dollari (circa 2,5 miliardi di euro), Renzo Rosso ha sempre avuto l’imprenditoria nel sangue. A soli 15 anni ha preso in prestito la macchina da cucire della madre (è nato da una famiglia di agricoltori) e ha realizzato il suo primo capo di abbigliamento: un paio di pantaloni a zampa di elefante. Inizia a lavorare per l’azienda manifatturiera italiana Moltex e qualche anno dopo, nel 1978, fonda insieme ad Adriano Goldschmied, allora gestore della casa madre di Moltex, Diesel, per poi assumere il controllo completo della società nel 1985. Con il suo veicolo di investimento, Red Circle, oggi Rosso possiede partecipazioni in realtà diverse: dalle società attive nei sistemi di coltivazione verticale alla tecnologia passando per l’occhialeria.

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Non solo Renzo Rosso: chi sono gli altri mecenati d’Italia

Ma Rosso non è stato l’unico imprenditore del lusso italiano a contribuire a opere di mecenatismo negli ultimi anni. Se ci spostiamo a Roma, il restauro di quella del Babuino è stata finanziata da Brioni, quello della fontana di Trevi da Fendi (iconica la sfilata del marchio per festeggiare i suoi 90 anni di storia proprio alla fontana). E poi la scalinata di Trinità dei Monti, firmata Bulgari, che ha sborsato 1,5 milioni di euro. Senza dimenticare i 25 milioni di euro messi a disposizione da Diego Della Valle, patron di Tod’s, per il restauro del Colosseo.

A Milano invece, in occasione di Expo 2015, Versace e Prada hanno curato, in collaborazione con Feltrinelli, i lavori di recupero e valorizzazione dei fregi e delle facciate interne della Galleria Vittorio Emanuele II, mentre Giorgio Armani ha contribuito al rifacimento del prospetto della chiesa di San Francesco di Paola e alla ristrutturazione di Villa Necchi Campiglio (oggi bene Fai).

Anche Firenze ha beneficiato dei favori del lusso: prima Ponte Vecchio, con un nuovo impianto di illuminazione installato con il supporto dello stilista Stefano Ricci, poi gli Uffizi, che grazie ai Ferragamo hanno riaperto otto nuove stanze. Infine Gucci, che insieme al Comune di Firenze ha completato il progetto di valorizzazione di dieci arazzi cinquecenteschi esposti nella Sala dei Dugento di Palazzo Vecchio.