Thor, la rivalità coi fratelli, la app di fitness e le nuotate con gli squali: Chris Hemsworth si racconta a Forbes

Chris Hemsworth
(foto Getty Images/Getty Images for the Critics Choice Association)
Share

È famoso per i blockbuster della Marvel, come Thor e la saga degli Avengers. Ma Chris Hemsworth è da sempre un appassionato ambientalista, oltre che un produttore e un imprenditore. Nel recente documentario National Geographic Shark Bay with Chris Hemsworth, cerca di indagare il motivo per cui gli squali attaccano l’uomo. Un fenomeno in crescita negli ultimi anni: i loro attacchi sono diventati più numerosi in Australia e in diverse parti del mondo, anche a causa del cambiamento climatico. Chris, che da tempo ha deciso di lasciare Hollywood, dove torna solo per lavoro, vive a Byron Bay, in Australia, sua terra natale, e affronta ogni nuova sfida con un grande entusiasmo. Ha saputo amministrare molto bene se stesso e consigliare i suoi fratelli, che hanno trovato entrambi la loro strada nel mondo del cinema.

“L’imprenditoria mi interessa da quando sono ragazzo”, racconta, “perché sono convinto che un attore, un artista, per essere vincente debba essere imprenditore di se stesso ed essere in grado di calcolare costi e i ricavi di ogni operazione. Altrimenti rischia di disperdere energie e, alla fine, di concludere nulla. La creatività e il talento non bastano: servono anche concretezza, realismo e spirito pratico”.

Hemsworth veste i panni di Thor dal 2011 e incassa 15 milioni di dollari a film, più una percentuale sui profitti. Ha collaborato inoltre con brand come Hugo Boss, Giorgio Armani e Tag Huer. Nel 2019 ha lanciato la sua prima avventura imprenditoriale, un’app di salute e fitness: Centr, insieme alla Ward Blacket Investments, la società di investimenti della sua azienda di management Forward. Il programma di Centr, a cui hanno aderito oltre 100mila membri, è utile a dare accesso a trainer professionisti direttamente online, per allenarsi a casa o in palestra. Inoltre fornisce consigli sui pasti da consumare durante l’allenamento e su sessioni di meditazione mirate a mantenere un perfetto equilibrio psicofisico.

Chris ha realizzato per questo progetto diversi video vicino alla sua casa di Byron Bay, insieme alla moglie, Elsa Pataky, spagnola e anche lei attrice. Insieme hanno tre figli, che cercano di crescere lontani dai riflettori mentre Chris continua a essere molto richiesto come supereroe e nelle pellicole d’azione. Nel 2022 sarà uscirà Thor: Love and Thunder, mentre già nel 2021 sbarcherà su Netflix il film di fantascienza Escape from Spiderhead, di cui Chris è co-produttore. 

Ha deciso da tempo, dal 2015, di lasciare Los Angeles per trasferirsi in Australia. Come mai?
Mia moglie e io siamo convinti che l’Australia ci garantisca una vita con una maggiore dimensione umana, più normale. Anche lei, come me, si è innamorata subito di Byron Bay. Ho dei ricordi magnifici dell’infanzia nel mio paese. E penso che questo abbia contribuito a rendermi sicuro e ad avere successo. Voglio che anche i miei figli abbiano la stessa sicurezza, in modo che credano di poter fare qualsiasi cosa. Spesso portiamo i nostri figli in gita con un caravan, a fare il barbecue sulla spiaggia o a campeggiare. A nessuno qui interessa chi siamo. Non ci sono paparazzi, per la gente sono solo Chris, il vero me stesso. E dal punto di vista del business, si sta creando una folta comunità di produttori e registi che girano direttamente qui, anche nel caso di blockbuster. 

Lei è, dal 2016, testimonial dell’ente del turismo australiano, per cui ha recitato in uno spot ispirato al mito di Crocodile Dundee. Nel 2019 avete anche lanciato una campagna da 38 milioni di dollari, Philausophy.
Il film su Crocodile Dundee ha fatto conoscere il mio Paese al mondo e ha portato molti turisti qui, è un mito! Nella vita vera non mi sento altrettanto eroico, ma di certo amo l’Australia. Sono cresciuto tra Melbourne e l’outback di Bulman, una piccola comunità circa 400 chilometri a sud-est di Darwin, nel Northern Territory. Le memorie più belle della mia infanzia hanno a che fare con bestiame, fattorie, stockmen, coccodrilli e bufali. Sono tuttora più vivide rispetto a quelle della città, dove pure ho vissuto forse più a lungo. Quando ero adolescente, la mia famiglia si trasferì a Philip Island, l’isola famosa per i pinguini che ogni sera salgono a riva. Ma ciò che rende unica l’Australia è che vanta una forte economia, un’ottima assistenza sociale e un sistema educativo altrettanto efficiente. Siamo totalmente indipendenti, con le nostre risorse e i nostri prodotti. Penso che abbiamo un grande potenziale per il futuro. Vivere l’Australia è un’esperienza che segna per tutta la vita, perché si entra a contatto con una natura ancora intatta, come quella dell’outback o della foresta pluviale, con un oceano così azzurro e ricco di pesci da sembrare un enorme acquario. 

Cosa l’ha spinta a partecipare a un documentario sugli squali con il National Geographic?
Amo moltissimo l’avventura e il surf. In fondo, sono cresciuto in una terra selvaggia, popolata da canguri, coccodrilli, bufali, serpenti e animali velenosi di ogni tipo. Ho sempre avuto un legame molto forte con l’oceano, che si è intensificato ancora di più da quando viviamo qui. Sono stato incredibilmente affascinato dagli squali, dal pericolo che possono rappresentare per l’uomo e dal fatto che sono troppo spesso ingiustamente considerati creature malvagie. In questo documentario imparo addirittura a nuotare con loro, dimostrando il contrario. Sono convinto che la loro minaccia possa essere evitata grazie alla tecnologia, che adoro. In questo documentario si dimostra come la si può utilizzare per evitare incidenti con questi animali. Mi ha interessato, in particolare, scoprire tutte le nuove tecniche per riuscire a proteggere l’uomo e la natura stessa. 

L’idea di Centr è nata dalla sua passione per la tecnologia?
Volevo mettere insieme una comunità di esperti capaci di occuparsi del benessere del corpo e dello spirito. Ho dovuto imparare in fretta, per poter partecipare al progetto, dato che volevo seguire ogni fase. Si è trattato di un’incredibile opportunità. Il mio intento è condividere le esperienze di trainer personalizzati a un livello sempre più globale, accessibile a tutti. Per me è sempre stato importante il benessere psicofisico. Fare sport mi dà un’energia incredibile e penso che aiuti a essere più produttivi sul lavoro. Nel mio caso, lo sport è anche una parte essenziale della mia professione, visto che giro molte scene di persona, senza stuntman. Ho cercato di approfondire personalmente tutte le tecniche e i metodi migliori. Ho fatto ricerca con la stessa determinazione con cui mi preparo per un ruolo.

Lei ha ammesso di avere uno spirito molto competitivo, sia nella vita privata che nel lavoro…
Essendo il secondo di tre fratelli – Luke e Liam, forse non a caso, sono entrambi attori come me – sono cresciuto in un ambiente molto maschile. E sì, eravamo molto competitivi tra noi, specialmente quando eravamo più giovani. In particolare tra me e Liam ci fu qualche problema quando lui, più giovane di me, si propose per il ruolo di Thor. Ma alla fine scelsero me! E devo dire che mi riempì il cuore vedere, anche se c’era una certa rivalità, come Liam fosse felice per me. Credo che un po’ di competizione faccia bene per stimolare l’ambizione, in ogni professione o business, ma non deve divenire invidia o gelosia, altrimenti può portare alla rovina. Adesso io e i miei fratelli ci siamo calmati, perché tutti, alla fine, abbiamo avuto le nostre soddisfazioni. Anzi, nei momenti più duri, ci siamo sempre aiutati e supportati.

Qual è la soddisfazione più grande che ha avuto nel suo lavoro?
Quando ho cominciato a guadagnare molto, ho telefonato a mio padre, che era in una situazione finanziaria difficile, e gli ho detto: “Papà, dammi il numero di conto corrente!”. Poi gli ho versato una cifra molto consistente, con cui sapevo che sarebbe stato a posto per molto tempo. È stata la soddisfazione più grande della mia vita. Oltre, ovviamente, a quella di diventare padre io stesso. Mi mancano molto mia moglie e i miei figli quando devo viaggiare per lavoro e non posso portarli con me. Mi dà sicurezza averli vicini. Sono convinto che il mio successo professionale dipenda anche da questo.