Paolo Glisenti Expo
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“Portiamo a Dubai la bellezza che unisce”: il commissario generale dell’Italia a Expo 2020 racconta il nostro padiglione

Dopo le Olimpiadi di Tokyo, è Expo 2020 Dubai il più grande evento globale post-pandemia. Dal 1 ottobre, il mondo torna a incontrarsi nel segno della mobilità, della sostenibilità e delle opportunità: le tre colonne di Expo, che per sei mesi accende le connessioni delle menti che generano il futuro. Connecting Minds, Creating the Future: così s’intitola, infatti, l’Expo 2020, la  prima a svolgersi in un paese arabo. 

“La bellezza unisce le persone” è il motto del Padiglione Italia. Che – nomen omen – parte proprio in bellezza: il 29 settembre ha vinto il premio come migliore progetto imprenditoriale dell’anno ai Construction innovaton awards negli Emirati Arabi Uniti. Èrealizzato da Cra-Carlo Ratti associati e Italo Rota, con Matteo Gatto & associati e F&M ingegneria. D’impatto i tre scafi rovesciati, rosso-bianco-verde, sulla sommità della struttura: il tricolore più grande della storia. “Il riuso degli scafi capovolti è come una scelta di sostenibilità che si riallaccia a un’antica tradizione dei popoli di mare e pescatori d’Europa e del mondo. Dal punto di vista strutturale è una vera e propria sfida”, commenta Sandro Favero, fondatore di F&M ingegneria, capo progetto per la progettazione strutturale. “I tre scafi rovesciati,  con una lunghezza che varia dai 40 ai 50 metri, sono sostenuti da pilastri verticali in acciaio e formano la copertura del padiglione. Il Padiglione Italia occuperà una superficie di 3.500 metri quadri circa, sarà alto oltre 25 metri e collocato in un’area di grande visibilità all’interno del sito di Expo 2020 Dubai”.

Tra le anime di quest’edizione, c’è Paolo Glisenti, commissario generale dell’Italia a Expo 2020 Dubai. Lo abbiamo incontrato.

Che atmosfera si respira in questi giorni di stretta finale?
Orgoglio per l’obiettivo che è ora a portata di mano. Orgoglio per l’intero team, per gli architetti e costruttori del Padiglione Italia e per i 40 universitari nostri volontari. Orgoglio per essere parte di un gruppo di 190 paesi partecipanti, un numero mai visto prima in un’Esposizione universale. E tutto questo, in un passaggio della storia drammatico e straordinario allo stesso tempo.

Il motto allude alla bellezza che unisce le persone. Come intendere questa bellezza?
Non in senso estetico, tantomeno estetizzante. Noi portiamo a Expo Dubai la bellezza generata dall’integrazione dei saperi e dei talenti, dal legame tra il genio e l’ingegno. È la bellezza generata dalla connessione tra le tante diversità e competenze del nostro Paese. È la bellezza che identifica nel mondo il nostro fare e il nostro saper fare, lo stile di vita italiano nella memoria e nella contemporaneità. Già nel 1954 John Kenneth Galbraith scriveva che il futuro di crescita e prosperità dell’Italia sarebbe stato legato alla sua bellezza.

Il percorso espositivo dà risalto all’Italia della manifattura, della scienza, della tecnologia, della cultura e della formazione. Possiamo dire che, rispetto alle Expo precedenti, in questa edizione l’Italia intende dare visibilità a tutti i suoi saperi?
Expo potrà essere un’importante leva di branding per le imprese e l’intero sistema paese. Intendiamo mostrare come la creatività sia l’elemento centrale ispiratore delle nostre eccellenze scientifiche, tecnologiche e culturali. Una creatività multidisciplinare che determina la competitività dei nostri prodotti, delle nostre imprese, delle nostre università, legate sempre più alla sostenibilità e alla resilienza.

Per l’Italia cosa voleva dire esporre nel 2015 e cosa vuol dire esporre nel 2021?
Innanzitutto, partecipare a Expo Dubai significa proporsi in un’area del mondo, dal Mediterraneo allargato, con al centro i paesi del Golfo arabico, all’Africa settentrionale sino al Sudest asiatico, che oggi genera la crescita più forte di scambi commerciali e la maggiore spinta verso l’innovazione. Vuol dire presentarsi a una platea di 3 miliardi di persone – quante vivono in un raggio di 5 ore di volo da Dubai – che nei prossimi 10 anni determinerà la più forte domanda di consumo e istruzione, ma che vivrà anche i più drammatici cambiamenti climatici. A queste persone l’Italia presenterà un modello di decarbonizzazione energetica, di sostenibilità resiliente ai futuri shock che colpiranno ambiente e salute determinando nuovi rischi sociali ed economici. Porteremo l’Italia della migliore biodiversità e del più sano rapporto tra alimentazione e benessere, l’Italia dell’agricoltura innovativa che lavora a stretto contatto con la medicina personalizzata. Così ci presenteremo alla maggioranza dei visitatori di Expo che formano la generazione giovane, la Generazione X, protagonista dei grandi cambiamenti.

L’impianto generale dei contenuti del Padiglione Italia è stato forse rimodulato dopo il lancio del Pnrr?
L’Italia ospiterà a Expo numerosi progetti del Next Generation Eu, del Green Deal e del Farm to Fork, con innovazioni, produzioni e soluzioni legate strettamente agli obbiettivi indicati nel Pnrr e che ne dimostreranno la base di robustezza, durata e qualità. Il padiglione che le nostre imprese hanno costruito, allestito e digitalizzato contiene molti progetti pilota del Pnrr. A cominciare dagli obiettivi della missione trasversale del Pnrr, la missione giovani, che ci vedrà svolgere ogni giorno attività formative ed educative legate alle nuove competenze, le cosiddette soft skills.

Nell’aprile 2022, nel fare un bilancio del semestre di Expo, cosa si augura sia accaduto?
Rafforzamento dei brand value del made in Italy, in una crescente prospettiva di ‘created with Italy’, cioè di manifattura che incorpora competenze creative acquisite e integrate lungo le filiere d’impresa nazionali e internazionali. Crescita dell’attrazione degli investimenti esteri verso le nostre piccole e medie imprese innovative e verso le nostre startup, che qui incontreranno molti incubatori e acceleratori. Aumento dei flussi turistici, che nei prossimi anni verranno soprattutto da questi paesi. Infine, maggiore internazionalizzazione delle nostre università, catturando la domanda formativa delle nuove generazioni asiatiche, arabe, mediterranee.

Il mercato mediorientale è tra i più veloci, reattivi e con maggiore disponibilità finanziaria al mondo. Questo cosa vuol dire per l’Italia? Cosa vuol dire essere lì ora? 
Expo può essere un’occasione importante per riaffermare su questi mercati la qualità delle nostre filiere d’impresa, per promuovere l’affidabilità dei nostri prodotti, per consolidare la sicurezza dei nostri sistemi di approvvigionamento e di commercializzazione. Tre fattori di competitività – qualità, affidabilità e sicurezza – che in quest’area del mondo sono diventati, dopo la pandemia, fattori determinanti.

Tutt’uno con i capovolgimenti geopolitici.
Di fatto, i paesi che domineranno la scena durante Expo assorbono oggi il 30% dell’export italiano e mostrano i più sostenuti ritmi di crescita commerciale. Un dato su tutti: nel 2022 il valore delle merci che arriveranno nel Mediterraneo via cargo dai paesi arabi e dai mercati asiatici supererà per la prima volta il valore delle merci trasportate sulle rotte dell’Atlantico e del Pacifico. È un segnale inequivocabile di come il baricentro dell’economia mondiale si sia spostato da questa parte del mondo.

Un commento sulla struttura del Padiglione Italia. In che senso questa struttura ci identificherà come l’Italia del secondo ventennio del Duemila?
Il nostro padiglione sarà un modello unico di architettura narrativa, cioè di quell’architettura che racconta la storia e l’identità del Paese. La nostra storia è sempre stata legata a una visione marittima, dai tempi dell’Impero romano ai nostri giorni. E il nostro padiglione racconterà qui a Dubai l’Italia in perenne navigazione verso nuove terre, verso le altre civiltà, verso la scoperta di popoli e culture. È l’Italia in costante navigazione verso il futuro.

Time ritiene che la riproduzione del David di Michelangelo, nel Padiglione Italia, sia una delle più forti motivazioni a visitare Expo 2020. Quanto è impressionante?
Sono sincero, ogni volta che vedo il gemello digitale del David, entrando nel Padiglione, mi emoziono. Ogni volta che guardo il suo viso, che fisso i suoi occhi, nei quali Michelangelo ha inciso due piccoli cuori, mi rendo conto di cosa significhi oggi, dopo la pandemia, ammirare da vicino, fino quasi a toccarlo, il più grande simbolo della vittoria del bene sul male.

Si prevede che il Padiglione Italia sarà visitato da 5 milioni di persone. È una stima ambiziosa?
Questa era la nostra stima prima del Covid. Oggi pensiamo che saranno molti di più, contando quanti potranno visitare il Padiglione virtualmente da casa propria e di persona, in uno dei 600 eventi che lo animeranno durante i 6 mesi di Expo.

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