Prada e Riccardo Muti, due eccellenze italiane insieme per i giovani musicisti

Riccardo Muti Miuccia Prada Fabrizio Bertelli
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Due eccellenze italiane conosciute a livello internazionale si alleano per sostenere i talenti della musica. Il numero uno dell’arte italiana, il direttore d’orchestra Riccardo Muti, e il gruppo Prada hanno unito le forze a beneficio di decine di musicisti. 

Dal 4 al 15 dicembre, la Riccardo Muti italian opera academy si terrà alla Fondazione Prada di Milano, negli spazi del Deposito dove lo studio Amo è solito firmare set per sfilate di moda. Siamo nel polo culturale progettato da Rem Koolhaas, nella torre della fondazione che allestisce mostre ed eventi che contribuiscono a fare di Milano una delle metropoli più innovative d’Europa. Sarà interessante vedere come verranno coniugate le ragioni dell’acustica con i linguaggi visivi.

La Riccardo Muti italian opera academy

La Riccardo Muti italian opera academy è un percorso di formazione – cui potrà assistere anche il pubblico –  per aspiranti direttori d’orchestra, professori d’orchestra, pianisti accompagnatori e cantanti. Giovani che sotto la guida di Muti apprendono i segreti dell’opera italiana. Per questa edizione è stato scelto il Nabucco di Giuseppe Verdi (Va, pensiero è una delle sue più celebri pagine). Giunta alla settima edizione, dal 2015 l’Academy si svolge ogni estate a Ravenna, ma quest’anno trasloca a  Milano, la città dove Muti è stato per 19 anni alla testa del Teatro alla Scala. “Sono arrivato qui nel 1962,  come Totò e De Filippo finito nella nebbia venendo da giù”, scherza il maestro, che è di Napoli e ha radici pugliesi.

Muti, Miuccia Prada e Patrizio Bertelli – presenti all’incontro con la stampa – sono amici da sempre. Al punto che, spiega il maestro, “Prada firmò i costumi dell’opera Attila quando la diressi al Metropolitan di New York nel 2010. Amano la cultura con la C maiuscola, quella fatta di armonia e di bellezza”. A settembre Muti ha ripreso i lavori con la Sinfonica di Chicago, fra le prime cinque al mondo ma inattiva  – causa Covid – da un anno e mezzo. 

Due grandi nomi italiani, dunque, fanno sinapsi in una fase storica in cui è cosa conclamata che il piccolo non è bello, che l’unione fa la forza e la forza risiede nel connubio tra aree apparentemente distanti. In questo caso, musica e moda. Prada – per dirla con Francesco Vezzoli – “ha creato a Milano una delle realtà espositive con maggiore credibilità al mondo”. Ora si apre, come mai aveva fatto prima, alla musica e lo fa puntando sull’eccellenza assoluta per crearne altre.

Il passaggio del sapere

La Riccardo Muti italian opera academy consente a giovani super selezionati di comprendere l’opera italiana: un genere da noi inventato nel Seicento.  “Anni fa – continua il direttore – mi resi conto che, a tacere di curricula strabilianti, troppi giovani non sapevano nulla dell’opera italiana. Così come mi fu chiaro che per tanti spettatori l’ascolto dell’opera italiana era un divertimento. E ciò offende la nostra cultura, il nostro mondo operistico, i nostri musicisti. In una parola: noi. Si pensa che quando va in scena un’opera italiana conti sentire l’acuto del soprano o del tenore. Il nostro melodramma è altro”. Dal podio, Muti spesso ricorda la serie di copyright e brevetti italiani, perché sono di nostra invenzione, oltre all’opera, il pianoforte, violino, il rigo musicale, il nome delle note.

Riccardo Muti ricorda. E fa. Nel 2004 creò una startup, l’Orchestra Cherubini, oggi realtà con quartier generale fra Ravenna e Piacenza che ha visto crescere quasi un migliaio di giovani, ora professionisti in carriera. Nel 2015 decise di fondare l’Italian opera academy grazie al sostegno di mecenati, rosa ora allargata all’azienda Prada. 

Per propensione al rischio, senso della visione e capacità di guardare oltre gli steccati della professione stretta stretta, Muti ha il piglio dell’imprenditore. A cui si aggiunge l’impegno del passaggio generazionale del sapere: “Ho 80 anni. Appartengo a un mondo dove ho assimilato informazioni che oggi non si trovano nei libri, ma fanno parte di un mondo leggendario”, dice. Un sapere che renderà i ragazzi dell’Academy di dicembre musicisti più completi.