La bellezza in un’app: l’imprenditore piemontese che vuole cambiare il turismo con la realtà aumentata

Giorgio Proglio tabUi
Giorgio Proglio, fondatore e amministratore delegato di tabUi
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L’app tabUi risponde a un’esigenza così fondamentale che viene da chiedersi: possibile che nessuno l’abbia pensata prima? In un’unica piattaforma raccoglie informazioni sul turismo di prossimità consigliando percorsi, visite a monumenti, musei, luoghi, hotel e ristoranti: dalle cucine stellate alle osterie ruspanti. “È  una piattaforma molto semplice, a tratti anche banale, ma credo che sia proprio questo che la rende così unica”, spiega Giorgio Proglio, 46 anni, creatore e amministratore delegato di tabUi.

Nata nel cuore delle Langhe, l’azienda di Proglio ha trasferito a Torino il quartier generale. “Abbiamo bisogno di un contesto dinamico, di contaminazioni con l’università e con altre startup”, spiega il ceo, che tuttora risiede a Grinzane, in provincia di Cuneo, dove per 16 anni fu sindaco Camillo Benso, conte di Cavour. La piattaforma ha due anni, è in grande fermento e coltiva prospettive internazionali. Anche solo per il nome, però, avrà sempre un taglio piemontese: in terra sabauda il ‘tabui’ è il cane da tartufi.

Giorgio Proglio è il diciottesimo ospite della serie #Fattore R. Riscrivere per Rinascere.

Nell’Italia dei campanilismi, lei riunisce in un’unica app tutte le bellezze del Paese. Un’altra unificazione firmata da un piemontese.
E lo realizzo in un modo molto semplice. L’app geolocalizza l’utente e fornisce tutte le informazioni relative alle esperienze che può fare nei dintorni, tenendo conto delle sue esigenze, specificità e richieste.

E la realtà aumentata?
È la vera innovazione di tabUi. Attraverso la fotocamera dell’app è possibile riconoscere i punti di interesse che ci circondano. Ad esempio, osservando un castello su una collina e inquadrandolo con l’app, possiamo conoscerne il nome, la storia e la strada più breve per raggiungerlo. Se ci troviamo in mezzo al mare, possiamo farci raccontare la storia di un’isola che vediamo in lontananza. Se ci troviamo in una città, tabUi ci dà la direzione per raggiungere un monumento o un angolo caratteristico. Quante volte, viaggiando, ci siamo chiesti che cos’è quella costruzione che vediamo in lontananza dalla macchina? Grazie alle informazioni che appaiono in sovrimpressione sullo schermo dello smartphone o del tablet, da adesso potremo avere tutte le risposte.

Avete mappato l’intero territorio italiano partendo dalle Langhe. Com’è stato il processo?
Abbiamo iniziato dai paesaggi vitivinicoli delle Langhe, Roero e Monferrato. Poi abbiamo offerto la possibilità di inserire i contenuti e, così facendo, la community si è scatenata. Sono apparsi i primi contenuti fuori “zona”, dal Trentino alla Toscana, e a seguire tutta Italia. I contenuti continuano a crescere giorno per giorno grazie al caricamento dei nostri utenti e grazie ad accordi con gli enti locali del turismo.

Chi sono i vostri concorrenti?
Ad oggi il nostro competitor è Google. In realtà facciamo due mestieri diversi, nel senso che a Google si fa una domanda e il motore di ricerca restituisce dei risultati. A tabUi non si chiede nulla, ma è lei che, in base ai nostri interessi e posizione gps, ci consiglia cosa fare e cosa vedere.

Spesso le idee imprenditoriali sono lampi. Come è nata tabUi?
L’idea di un’app del genere mi frullava in testa da tempo. Durante un giro in mountain bike sulle mie colline, incontrai un ciclista norvegese che lamentava il fatto di non trovare online informazioni complete su percorsi, cose da vedere e da fare nella nostra zona. Era una classica domenica di nebbia autunnale. Il giorno dopo convocai i miei soci in ufficio per spiegare l’idea di tabUi. E così partimmo.

Quanti siete in tabUi? Che professionalità avete a disposizione o state cercando? 
Siamo in otto, ma prevediamo assunzioni nei prossimi tre anni. La squadra è formata da grafici, sviluppatori, social media manager e content editor. Questi ultimi hanno il compito di verificare la mole di contenuti che arrivano dalla rete, dai nostri utenti.

In barba agli algoritmi, insomma.
È il primo filtro che garantisce la qualità di tabUi e siamo convinti che solo un umano possa farlo bene al 100%.

TabUi ha sede a Torino, ma nasce nella provincia di Cuneo. È un territorio vivace in termini di spinta verso l’innovazione?
Si può fare molto di più. Cuneo viene detta la Provincia Granda, e non a caso: è un territorio molto vasto e frammentato. Le Langhe, la mia terra, hanno un motore turistico di grande forza, le montagne del cuneese hanno una vocazione per il mondo outdoor, la pianura per l’agricoltura. Non mancano industrie alle quali sono molto legato, anche come vice presidente della piccola industria di Confindustria Cuneo. C’è un problema, tuttavia, e sta proprio nell’estensione di questa provincia e nella dispersione del suo sistema turistico. Del resto, l’idea di tabUi nasce proprio con l’obiettivo di integrare tutti i sistemi facendo rete, anche e soprattutto con il contributo dell’utente.

Nel 2020 avete fatturato  300mila euro, le previsioni per il 2021 parlano di un milione e mezzo. Una stima piuttosto ambiziosa.
È quanto ci aspettiamo con il nuovo piano di investimenti. La pandemia da un lato ha rallentato alcuni sviluppi, ma allo stesso tempo ha accelerato alcune dinamiche. Penso, per esempio, al turismo di prossimità, esploso dopo i lockdown. Il previsionale è molto ambizioso, ma ci impegniamo a raggiungerlo.

Se volessimo tradurre questi obiettivi in numeri?
Intendiamo colpire un cluster di 20mila imprese italiane e raggiungere un fatturato di 12 milioni. Cosa non facile, ma possibile. Dobbiamo investire nei download, che per noi sono il vero valore. Solo in questo modo riusciremo a portare tabUi nelle imprese. Tim ha rinnovato con noi la partnership e questo ci rende orgogliosi. È un vero partner con un ottimo rapporto di fiducia che permette a entrambi di crescere sul progetto.

Siete partiti con vostri capitali. Tuttavia in ottobre avete lanciato la prima campagna di equity con Fondazione Cariplo e Backtowork24. Perché?
Abbiamo deciso di aprire la nostra prima campagna di equity stimolati dal mercato. Probabilmente faremo un secondo round nel 2022, ma non ne siamo ancora convinti. Questa prima campagna è andata benissimo, tanto da chiudere l’aumento di capitale in soli sette giorni. Stiamo ragionando anche su altre forme di aumento di capitale, ma per ora nulla è deciso. Abbiamo lavorato con il crowdfunding perché era la nostra prima esperienza di questo tipo e volevamo dare maggiore sicurezza ai nostri investitori. Utilizzare una piattaforma con un nome importante è stato fondamentale per la buona riuscita dell’operazione e relativa riconoscibilità sul mercato. Tra l’altro, per noi l’operazione è stata una grande palestra, il confronto con analisti del settore ci ha permesso di mettere a terra il progetto e lo sviluppo per i prossimi anni con un approccio consapevole e maturo.

Avete 107mila utenti, 500mila contenuti, 35mila esercenti. Quanto stimate che potrebbero lievitare questi numeri entro il 2023? 
Puntiamo a un primo step di 500mila utenti e a più di un milione di contenuti. Per il 2023 abbiamo ipotizzato di raddoppiare i nostri utenti. Aumentando la base si accelera anche l’acquisizione di nuova clientela “pagante”. Oggi il numero per noi più importante è il download. Dovremo accelerare moltissimo sulla brand awareness di tabUi, in modo da renderla un’applicazione diffusa e di riferimento per la maggior parte degli italiani.

Pensate anche al mercato extra-italiano?
Abbiamo già fatto test all’estero, nello specifico a Miami, in Florida, in Arabia Saudita in occasione della Dakar e in tutte le capitali Europee. Il risultato è stato soddisfacente, tanto da farci ragionare sullo sviluppo internazionale.

Il Pnrr e il turismo. Un suo commento.
È un’occasione unica che dobbiamo sfruttare al meglio , ottimizzando gli investimenti e le risorse. L’Italia, con i suoi 60 milioni di turisti l’anno, è al quinto posto tra i paesi più visitati al mondo. Il comparto turistico ha bisogno di sviluppare un ecosistema integrato in grado di innalzare la competitività delle imprese e di puntare su un nuovo tipo di promozione turistica, basata sulla sostenibilità, sull’inclusione e sulla digitalizzazione dei servizi. Noi ci siamo, le aziende sono pronte, ma ora attendiamo seri progetti esecutivi.

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