Djokovic ha comprato l’80% di una biotech danese che cerca una cura per il Covid

Djokovic Australian Open
Novak Djokovic in allenamento a Melbourne, prima dell’espulsione dall’Australia (foto Daniel Pockett/Getty Images)
Share

Quando è diventato socio di maggioranza di QuantBioRes, un’azienda danese di biotecnologie che lavora a una cura per il Covid-19, Novak Djokovic non poteva immaginare quanto quell’investimento sarebbe diventato importante. Non per le sue tasche, ma per la sua carriera.

Il serbo, escluso dall’Australian Open dopo una lunga lotta con le autorità australiane perché non vaccinato, ha comprato l’80% di QuantBioRes nel giugno del 2020. Vale a dire, poche settimane dopo avere annunciato in un video su Facebook la sua contrarietà ai vaccini. L’amministratore delegato, Ivan Loncarevic, non ha voluto rivelare alla Reuters il valore dell’operazione. Ha spiegato invece che QuantBioRes ha una dozzina di scienziati al lavoro tra Danimarca, Australia e Slovenia per sviluppare una cura per il Covid. Una cura e non un vaccino, ha precisato.

Che cos’è QuantBioRes

Sul suo profilo LinkedIn, Loncarevic afferma che QuantBioRes ha raccolto 450 milioni di corone danesi – circa 60 milioni di euro – da fondi pubblici e privati della Danimarca e del resto dell’Unione europea. Djokovic ha una quota del 40,8%. La moglie, Jelena, possiede invece il 39,2%.

L’azienda ha sede a Copenaghen e utilizza una tecnologia chiamata Resonant Recognition Model (Rrm, ‘modello di riconoscimento risonante’). A svilupparla è stata, come ha scritto il Sole 24 ore, la ricercatrice serba Irena Cosic, oggi docente del Royal Institute of Technology di Melbourne. La stessa città in cui si gioca l’Australian Open. 

QuantBioRes, si legge ancora sul Sole 24 ore, è controllata da Djokovic attraverso la società Tulua Doo Beograd-Stari Grad, con sede in un complesso sportivo di Belgrado con 14 campi da tennis. QuantBioRes ha chiuso il 2020 con una perdita di 1,1 milioni di corone danesi (147mila euro) e un patrimonio negativo per 600mila corone (80mila euro). Cifre molto piccole, sottolinea l’articolo, “rispetto alle enormi quantità di fondi di solito necessari nel settore della ricerca biomedicale”.

Loncarevic ha dichiarato alla Reuters che spera di avviare un trial clinico nel Regno Unito in estate.

Che cosa fa la società in cui ha investito Novak Djokovic

Secondo un paper firmato dagli stessi Cosic e Loncarevic, pubblicato a giugno sull’International Journal of Sciences, la tecnologia Rrm può essere utilizzata per sviluppare composti chimici in grado di inibire la replicazione del coronavirus.

Gli stessi autori, peraltro, a gennaio avevano scritto un altro paper, uscito sullo stesso giornale, in cui appoggiavano, alla luce di un modello Rrm, l’uso dell’ivermectina per curare il Covid. L’ivermectina è uno dei trattamenti ‘alternativi’ sostenuti dai no vax, ma la sua efficacia contro il coronavirus è stata smentita anche di recente da uno studio italiano. L’Agenzia europea per i medicinali e la Food and drug administration – l’ente statunitense che regola i prodotti alimentari e farmaceutici – raccomandano di non utilizzarla per il trattamento del Covid.

Djokovic, la scienza e gli sponsor

Lo stesso Djokovic ha sostenuto più volte teorie contrarie al consenso scientifico. Nel 2020, per esempio, si è detto convinto che la struttura molecolare dell’acqua possa essere modificata con il pensiero. Le sue convinzioni sul Covid e i vaccini, però, rischiano di avere un costo molto maggiore. Innanzitutto a livello economico: l’esclusione dall’Australian Open gli ha impedito di accedere a un montepremi che regala 2,8 milioni di euro al vincitore.

Va precisato che Djokovic ha guadagnato con le vittorie sul campo solo 4,5 dei 34,5 milioni di dollari incassati lo scorso anno. E i suoi sponsor, come ha raccontato Forbes nei giorni scorsi, per ora non lo hanno abbandonato. La banca austriaca Raiffeisen e il marchio svizzero di orologi Hublot hanno confermato la collaborazione con il serbo, mentre Asics, Head, Lemero, NetJets, Peugeot e Ultimate Software Group non si sono ancora esposti. Solo Lacoste ha detto che “si metterà in contatto il prima possibile con Novak Djokovic per rivedere gli eventi che hanno accompagnato la sua presenza in Australia”.

L’aspetto sportivo

Poi c’è il risvolto sportivo. Il rifiuto di vaccinarsi è già costato a Djokovic la partecipazione all’Australian Open, il torneo del grande slam che ha vinto più volte in carriera (otto). Il ministro dell’immigrazione del Paese, Alex Hawke, ha infatti deciso di cancellargli il visto per timore che galvanizzasse il movimento no vax.

Ora Djokovic, che potrebbe perdere la vetta della classifica mondiale proprio perché non ha potuto raccogliere punti a Melbourne, rischia di saltare anche il Roland Garros, prossimo torneo del grande slam. Pochi giorni fa il ministro dello sport francese, Roxana Maracineanu, ha dichiarato infatti che “il passaporto vaccinale sarà obbligatorio per gli spettatori, ma anche per gli sportivi professionisti, francesi e stranieri”. Un’esclusione che per Djokovic, che condivide con Roger Federer e Rafael Nadal il record di 20 slam vinti in carriera e a maggio compirà 35 anni, può significare perdere una delle ultime occasioni per staccare i rivali. Dagli sforzi di QuantBioRes e delle altre aziende che cercano una cura anti-Covid, dunque, potrebbe dipendere il suo posto nella storia del tennis.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it Iscriviti