Abramovich ha una polizza contro le sanzioni: un prestito miliardario al Chelsea

Roman Abramovich assiste a una partita del Chelsea (foto Paul Gilham/Getty Images)
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Questo articolo è apparso su Forbes.com

Mentre cresce il rischio di sanzioni economiche contro i miliardari russi dopo l’invasione dell’Ucraina da parte del presidente Vladimir Putin, Roman Abramovich ha una polizza assicurativa multimiliardaria: il suo amato Chelsea. Il club che Abramovich ha acquistato per circa 190 milioni di dollari nel 2003 e che ha portato fino alla vittoria della Champions League nel 2012 e nel 2021, l’anno scorso è stato valutato da Forbes 3,2 miliardi di dollari. Ma il Chelsea deve al suo proprietario due miliardi di dollari.

Le ripercussioni

Kieran Maguire, docente di finanza del calcio all’università di Liverpool, spiega che questa polizza mette Abramovich in una posizione di forza, che potrebbe decidere di sfruttare se le sanzioni diventassero pesanti. Ora non si può più escludere nemmeno lo scenario peggiore per i tifosi del Chelsea. “Se volesse, Abramovich potrebbe chiedere la restituzione del prestito concesso al Chelsea”, dice Maguire. “In quel caso, il club fallirebbe. E Putin potrebbe dire: ‘Beh, avete cominciato voi'”.

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La situazione evidenzia che la crisi in corso potrebbe avere un impatto sul mondo dello sport. Molte squadre si stanno affrettando a tagliare i legami con la Russia. Lo Schalke 04, squadra della Bundesliga tedesca, ha annunciato che rimuoverà il logo del gigante energetico russo Gazprom dalle sue maglie. Il Manchester United deve ancora comunicare la sua decisione riguardo la sponsorizzazione con la più grande compagnia aerea russa, Aeroflot, che in seguito alle sanzioni non potrà più operare nel Regno Unito. Infine, la decisione più importante è quella della Uefa, che ha deciso di spostare la finale di Champions League della stagione in corso, prevista in origine a San Pietroburgo.

Forbes calcola la fortuna di Abramovich in 13,3 miliardi di dollari, guadagnati principalmente dalla produzione di acciaio e metalli. Il suo nome è stato più volte in cima alla lista dei potenti che molto probabilmente dovranno affrontare il prossimo round di sanzioni britanniche su beni e interessi commerciali. Nell’ultima settimana, il Parlamento inglese è stato costretto ad affrontare il tema del flusso di denaro russo verso Londra. I politici statunitensi e dell’Unione europea temono infatti che le lacune nelle regole del Regno Unito facciano perdere d’efficacia alle loro misure punitive contro l’aggressione russa.

Le cifre

L’attacco più significativo è arrivato da Chris Bryant del Partito laburista, che ha detto alla Camera – mentre era protetto dall’immunità parlamentare – che Abramovich “non dovrebbe più essere in condizione di possedere un club di calcio nel Paese”. Bryant ha aggiunto che il Regno Unito “dovrebbe prendere in considerazione il sequestro di alcuni dei suoi beni, inclusa la sua casa da 152 milioni di sterline (200 milioni di dollari)”. I portavoce di Abramovich non ha risposto alle richieste di commento.

Gli ultimi conti annuali di Fordstam Ltd, la società a capo del Chelsea, confermano un prestito di due miliardi di dollari “fornito dal signor Roman Abramovich”. Nell’ultimo anno, Abramovich ha prestato al Chelsea altri 26 milioni di dollari, nonostante la vittoria della Champions League 2021.

Maguire descrive i prestiti come un’assicurazione sulle sanzioni. “Il club non ha le risorse per restituire i soldi”, dice Maguire. “Potrebbe essere incastrato, perché Abramovich potrebbe chiedere indietro i soldi”. Maguire dice che Abramovich potrebbe effettivamente sostenere che i suoi beni sono congelati e che ha bisogno del denaro.

Un potenziale acquirente del Chelsea avrebbe bisogno di molti soldi. Il prezzo pagato per il Newcastle United da un consorzio guidato dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita – circa 300 milioni di dollari – mostra che potrebbe esserci più appeal nei club più piccoli, perché gli acquirenti possono farli crescere e costruirli a loro piacimento.

La situazione di Abramovich, secondo Kenneth Cortsen, economista sportivo presso l’University College of Northern Denmark, solleva una questione più ampia: se la Premier League, o qualsiasi organizzazione calcistica europea di alto livello, debba ripensare a chi lasciare acquistare un club.

Qualche riflessione sulle proprietà in Premier

Prima di permettere l’acquisto di un club di Premier League si esaminano una serie di fattori, tra cui l’assenza di condanne penali, di violazioni contro un ente sportivo governativo e la situazione finanziaria. (Abramovich li passa tutti). Ma l’aumento degli stipendi dei giocatori, la pressione di competere ai massimi livelli e l’impatto del Covid-19 sono solo alcune delle questioni con implicazioni economiche che hanno reso il calcio più vulnerabile. La lega ha accettato di esaminare le circostanze della vendita del Newcastle e, ora, del Chelsea. Le ricadute della guerra russa in Ucraina hanno solo complicato le cose. Su questo la Premier League ha rifiutato di commentare.

“La Russia non è stata simbolo positivo per gli sport internazionali negli ultimi anni, con doping sistematico, sportswashing (cioè la pratica di ripulire la propria reputazione attraverso lo sport, ndt) e altri incidenti legati a un capitale reputazionale negativo”, afferma Cortsen. “Perché permettiamo di concedere la proprietà di alcuni dei più importanti asset sportivi sul suolo del Regno Unito a persone con legami con la Russia, dato tutto quello che è successo?”.

Ovviamente, il solo fatto di esserne in grado non significa che Abramovich provocherà il collasso finanziario di uno dei club più famosi d’Europa solo per fare un dispetto al governo britannico. Tuttavia, il miliardario ha fatto vedere di che cosa è capace quando ha aiutato a formare la Superlega, salvo poi guidare l’esodo dalla Superlega stessa. L’opzione di distruggere il suo adorato Chelsea è ancora sul tavolo.

“Si è parlato di solidarietà e di protezione della piramide calcistica europea”, afferma Cortsen. “Ma allo stesso tempo, si è lasciato fare i propri interessi economici alle persone, senza davvero che cosa significhi”.

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