Lascia Fred Smith, il fondatore di FedEx che puntò il futuro della sua azienda al casinò (e vinse)

Fred Smith FedEx
(foto Alex Wong/Getty Images)
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A metà degli anni ’70, Fred Smith prese gli ultimi cinquemila dollari rimasti nelle casse della sua società di spedizioni, volò a Las Vegas e li puntò al casinò. Entro pochi giorni avrebbe dovuto saldare un conto da 24mila dollari. L’azienda perdeva un milione al mese per colpa della crisi petrolifera, che aveva fatto lievitare il costo del carburante. L’ultimo tentativo di ottenere finanziamenti dalla General Dynamics, un gruppo americano di forniture militari, era fallito. “Nessun laureato in economia raccomanderebbe la strategia finanziaria del gioco d’azzardo”, ha detto Smith. “Qualche volta, però, un po’ di follia, a inizio carriera, può pagare”. Al tavolo del blackjack, i cinquemila dollari divennero 27mila: quanto bastava per sopravvivere un’altra settimana.

La società di Fred Smith era la FedEx. Era nata nel 1971, aveva cominciato a operare nel 1973 e aveva perso 29 milioni di dollari in 26 mesi. “I 27mila dollari non erano decisivi, ma furono il segno che le cose sarebbero migliorate”, ha dichiarato Smith alla rivista Entrepreneur. Nel 1976, per la prima volta, la FedEx chiuse l’anno in attivo. Nel 2021 ha registrato un fatturato di 84 miliardi di dollari e un utile netto di 5,2 miliardi.

Poche ore fa Fred Smith ha annunciato che, dopo più di 50 anni alla guida della sua creatura, lascerà la carica di amministratore delegato il 1 giugno e diventerà presidente esecutivo. Il nuovo ad sarà Raj Subramaniam, attuale chief operating officer.

La storia di Fred Smith

Fred Smith non corrisponde al prototipo americano dell’uomo che si è fatto da sé. Nato nel 1944 a Marks, nel Mississippi, era infatti figlio di un milionario che aveva fondato una catena di ristoranti e una società di pullman, venduta alla Greyhound. Amante del volo e del football, divenne un buon giocatore nonostante una malattia alle ossa, che lo costrinse per anni a muoversi con le stampelle.

Nel 1959, assieme a due amici, creò una radio locale che, qualche anno più tardi, si sarebbe evoluta nella Ardent Records: una casa discografica ancora esistente, conosciuta soprattutto per la produzione di musica cristiana e dei primi due dischi dei Big Star. Smith lasciò la Ardent per iscriversi, nel 1962, all’università di Yale.

Il saggio

Proprio a Yale, tre anni dopo, Smith formulò l’idea alla base di FedEx. Scrisse infatti un saggio sul processo di trasporto delle merci in America, in cui descrisse come le aziende spostassero enormi pacchi in tutto il Paese tramite camion e aerei passeggeri. Concluse con la proposta di un modello alternativo, fondato sul movimento di pacchi più piccoli. Il voto fu una C, più o meno equivalente al nostro sette. Secondo Entrepreneur, il professore scrisse: “Il concetto è interessante e ben formulato, ma, per ottenere più di una C, l’idea deve essere anche attuabile”.

In un’intervista del 2002, Smith ha ricordato: “Questa storia è diventata famosa perché a tutti piace prendersi gioco delle autorità. A essere onesto, non mi ricordo neanche il voto. Probabilmente non era molto buono, perché non era un saggio su cui avevo riflettuto molto”.

Ciò nonostante, l’aneddoto è molto citato da Donald Trump, che si è definito “un amico di lunga data” di Smith e ha fatto della lotta alle élite un punto chiave della sua piattaforma politica. Smith ha talvolta criticato le politiche commerciali di Trump e lo ha accusato di avere rallentato l’economia statunitense. Ha invece sostenuto il suo taglio delle tasse, che, secondo il New York Times, ha fatto risparmiare alla FedEx 1,5 miliardi di dollari.

Il confratello di Bush

Più che a Donald Trump, la storia di Fred Smith è legata a un altro presidente repubblicano: George W. Bush. A Yale, infatti, Smith fu non solo membro della società segreta Skull and Bones – un “condotto verso la Corte Suprema, la Cia, gli studi legali e i consigli di amministrazione più prestigiosi del paese”, secondo il sociologo Rick Fantasia -, ma anche presidente della confraternita Delta Kappa Epsilon, di cui faceva parte anche Bush.

Secondo diverse fonti, Bush aveva considerato per due volte Smith per la carica di segretario della Difesa, dopo la vittoria alle presidenziali del 2000 e del 2004. Nel secondo caso, Bush sconfisse John Kerry, altro ex studente di Yale e amico di Fred Smith, a cui lo lega la passione per il volo. Da sempre repubblicano, Smith sostenne Bush.

Nel 2008 Smith ha fatto anche parte della campagna per le presidenziali di John McCain, che sfidava Barack Obama. Un impegno che non gli ha impedito di essere citato dallo stesso Obama, due anni dopo, come uno dei migliori dirigenti d’azienda d’America. “È un uomo molto riflessivo. È un esempio di persona che pensa a lungo termine”.

Il reduce

Se Bush aveva pensato a lui per il ruolo di segretario della Difesa, è soprattutto perché Smith era anche un reduce pluridecorato del Vietnam. Combatté nei marine tra il 1966 e il 1969 e, secondo Forbes, “sopravvisse a stento a un’imboscata dei Vietcong”.

Smith, in un’intervista a Fortune del 1998, ha affermato che gran parte del successo di FedEx “è dovuto alle lezioni imparate in guerra. Ero a capo di un gruppo di ragazzi di origine molto diversa dalla mia. Persone che lavoravano nelle fabbriche di acciaio o in stazioni di servizio, camionisti. Quell’esperienza mi diede una prospettiva diversa, rispetto alla maggior parte dei manager, su come pensano o agiscono i colletti blu”.

La nascita di FedEx

Fred Smith ha raccontato ad Entrepreneur che, di ritorno dal Vietnam, voleva “fare qualcosa di produttivo, dopo avere fatto saltare per aria così tante cose”. Con i quattro milioni di dollari ereditati dal padre e 91 milioni di dollari raccolti da vari investitori, tornò sull’idea espressa nel saggio a Yale. Elaborò un sistema in cui le merci confluivano in una struttura centrale, prima di essere trasportate in aereo verso la destinazione. I voli avvenivano di notte, quando le linee aeree erano quasi vuote. L’ultimo tratto del trasporto era affidato ai camion.

La prima notte di lavoro, il 17 aprile 1973, FedEx trasportò 186 pacchi, a bordo di 14 aerei, verso 25 città americane. Ora gestisce 680 aerei, spedisce prodotti in 220 paesi e muove 18 milioni di pacchi al giorno. È la 72esima azienda al mondo per fatturato negli ultimi dodici mesi e la quarta per numero di dipendenti: circa 600mila. Fred Smith ha un patrimonio di 5,2 miliardi di dollari, che lo rende, secondo la classifica in tempo reale di Forbes, la 572esima persona più ricca del mondo.

La Nfl

Nel 2003 Smith decise di investire una parte di quei miliardi per comprare una quota di minoranza dei Washington Redskins, squadra della National football league. Già quattro anni prima, la FedEx aveva siglato un accordo da 205 milioni di dollari per denominare FedEx Field lo stadio della squadra.

Nel 2021 Smith ha venduto la sua partecipazione. Non prima, però, di avere appoggiato, assieme alla FedEx, l’abbandono del nome Redskins, considerato offensivo nei confronti dei nativi americani. In una lettera di inizio luglio 2020, l’azienda definiva il nome incoerente con il suo impegno per una società più inclusiva e minacciava di stracciare l’accordo per lo stadio. Il 13 luglio la squadra diventò Washington Football Team. Da quest’anno si chiama Washington Commanders.

Fred Smith a Hollywood

Nel 2008 Fred Smith raccontò il suo viaggio a Las Vegas anche nel talk show del giornalista Charlie Rose. È forse la sua seconda dichiarazione più celebre. La prima risale al 2000: “Quattro anni fa, la famiglia FedEx ha perso cinque dei suoi figli. Quello è stato un terribile, tragico giorno. Ma oggi uno di quei figli, Chuck Noland, ci è stato restituito. Chuck, bentornato a casa”.

Sono le parole che Smith pronuncia, nei panni di se stesso, quando il dirigente della FedEx interpretato da Tom Hanks torna dall’isola deserta in Cast Away.

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